Ci sono persone che nonostante un aspetto pacato e tranquillo nascondono una determinazione e una forza di volontà invidiabili.
Penso sia senz’altro il caso di Alessandro Dinon, per me Alexd da quando l’ho conosciuto in occasione delle scorribande sui passi dolomitici lo scorso anno. Alexd è un motociclista incallito e fino ad ora ha girato un po’ dappertutto, per svago o per lavoro, con grosse BMW. Ad ottobre mi accennò che qualcosa stava friggendogli in testa, ma solo un paio di settimane fa, al telefono, mi travolge con l’entusiasmo di un torrente in piena raccontandomi in una ventina di minuti di monologo (io ero rimasto a bocca spalancata) che aveva deciso di battere il record del Guinnes dei primati del giro del mondo in solitaria in moto che è di 20 giorni, tentando di compierlo in 19.
Ha anche cercato di motivare questa sua decisione con una sorta di insofferenza legata all’età “Sai –mi dice- arrivato ai 35, ti accorgi che puoi fare qualcosa di importante, rivoluzionare la tua vita”. Certo, cosa di più naturale che cercare di battere un record del Guinnes? A questo proposito ho fatto un piccolo sondaggio che mi ha rivelato che la maggior parte dei 35enni cerca effettivamente di stravolgere la propria esistenza fondamentalmente in due modi: sposarsi se ancora non l’hanno fatto, mettere le corna alla moglie se non l’hanno fatto da sempre. Io ho messo sù “ilkiddo.it”, lui ha deciso di cercare gli sponsor per compiere l’impresa, ripensando così tutta la sua attività professionale in funzione di questo scopo.
Sicuramente è il coraggio che più gli invidiamo, la lucida follia di mollare il lavoro, la sicurezza, per affrontare un’impresa rischiosa sotto molti punti di vista, perché i pericoli per le strade sono tanti (il mondo, cazzo!), perché gli imprevisti organizzativi si possono presentare quando meno te li aspetti, perché di uno che arriva secondo non gliene frega niente a nessuno.
La sola cosa importante da tenere presente è che questa non è la romantica esplorazione di angoli di paradiso sconosciuti, questa signore e signori è una GARA e come tale comporta al ricerca di sponsor che finanzino l’impresa, soprattutto i passaggi aerei, che fanno lievitare il costo a quasi 70.000 euro. Ma si sa, i soldi non crescono sugli alberi e un eventuale main sponsor disposto a metter mano al portadenari deve esser sicuro di scommettere sul cavallo vincente. Per questo Alexd ha deciso di intraprendere un’altra impresa: dimostrare che può farcela imitando una delle tappe più dure del suo Across the world, quella prevista da Ancorage a Toronto toccando in una settimana i punti più estremi del Continente Europeo: Capo Nord e Gibilterra partendo da Jesolo. Questa impresa è stata portata a termine da Alessandro domenica 24 giugno in 206 ore (traghetti compresi) con una media giornaliera di 1500 km per un totale di 11913 km. Alla sua BMW 1200 GS Adventure Bombardata Come Poche è stato sufficiente un solo cambio gomme in Germania e NESSUN rabbocco di olio. Alexd ha dormito una media di 4 ore per notte, a volte riposando in un autogrill. Come racconta nel suo report, non sono mancati i momenti di sconforto, soprattutto in occasione di problemi di navigazione che hanno causato non poco ritardo, o quando la stanchezza ha preso il sopravvento, tenendo conto di quanto stress deve aver subito, nella solitudine del casco. In sostanza, un pazzo furioso.
Penso in tutta sincerità che se fossi l’amministratore delegato di una grossa società, i soldi per finanziarlo non glieli darei per non averlo sulla coscienza. Nel caso siate arrivati alla trentacinquina, il mio consiglio è quello di cominciare a guardare con interesse alla biondina del piano di sotto, senza che vostra moglie se ne accorga. Lasciate stare i record.
Per chi fosse incuriosito dal progetto di Alexd può andarselo a vedere su www.rtwride.com lì troverà delle informazioni più dettagliate.
Volevo solo spiegare ai ragazzi giovani che comprano le supersportive e/o naked sportive, e che trasportano giovani coetanee appollaiate su strapuntini invisibili di sella indossanti inevitabilmente pantaloni a vita bassa, di prestare attenzione alle terga al vento delle loro dolci metà. Può rappresentare anche, in molti casi, un bello spettacolo da vedere, lo riconosco, ma può anche essere sicuramente causa di distrazione per chi vi segue. Infine un invito per le signorine: almeno mettetevi le mutande, eccheddiamine!
Il motociclista è, salvo rare ma affascinanti eccezioni, un animale che tende notevolmente a socializzare.
Usualmente lo fa con i propri simili, cioè con gruppi che hanno mezzi con le stesse caratteristiche: gruppi di motard, custom, moto d’epoca, enduro e chi più ne ha più ne metta. A volte i gruppi ma più spesso i motoclub, aggregano tipologie di mezzi abbastanza diversi fra loro. E’ questa la prima cosa che mi è balzata all’occhio il 10 giugno al mio arrivo a Casina di Reggio Emilia, dove si teneva il secondo raduno del motoclub Tingavert: la varietà e la diversità dele moto accorse un po’ da tutta Italia. Per esempio, c’erano diverse Husky 125 motard 2 tempi, accanto a bombardoni stradali a 4 cilindri, accanto ai GS 1200 adventure bardati per il giro del mondo, accanto agli infiniti Kawa serie Z e così via, e questo mi ha fatto sorgere immediatamente spontanea una domanda: perché? Perché la diciassettenne in foto (cosa state pensando, schifosi, potrebbe essere mia figlia…) si spara 350 km di curve per arrivare al luogo del raduno del motoclub trovato su internet con l’Husky 125?
Cosa la unisce a quest’altro meraviglioso esemplare di maschio che mi ha (giustamente, certo) chiesto 50 euri per fotografarlo?
Oppure a quest’altro; Andreone di Firenze, mentore e guida del gruppo toscano del club, goffo e demodè come la palandrana nera che si è cacciato addosso subito prima che cominciasse a diluviare al nostro ritorno, ma altrettanto affidabile…
Io penso che la risposta sta proprio nel fatto che, appunto, siamo animali sociali; nonostante i caschi e l’abbigliamento che spesso intimoriscono chi motociclista non è, l’atteggiamento da superuomo di qualcuno che pensa di smanettare meglio della media, o di avere un mezzo superiore, il fine di ogni animale a due ruote è quello di trovare propri simili. Un tempo bastava andare al motoclub più vicino, o ti ci portava un amico, e ci rimanevi finchè non arrivavi alla pensione, momento in cui fondavi, o entravi a far parte, della sezione “epoca”. Oggi, se compri una moto, per trovare qualcuno con cui uscire vai in rete. Ho comprato uno Z750 dopo 15 anni che non ci andavo, la sera stessa cerco in internet un gruppo di persone nel quale entrare, e la maggior parte delle volte, per un posizionamento favoloso nei motori di ricerca, trovo il Tingavert, o Tinga, come diciamo noi iscritti. Questa, se vogliamo vederla in termini da ragioniere, la ragione del successo di questo motoclub, che, se Andreone mi ha detto giusto, è passato in un anno e mezzo da poco più di tremila iscritti a più di trentamila (si, avete letto bene, 30.000 !). Un’espansione a macchia d’olio di un gruppo di appassionati di Casina che nel 2003 ha deciso di fondare il club e di conseguenza il sito del Tingavert, anche se quest’ultimo è collegato alla società di Davide, al centro nella foto.
Davide, che dice di ispirarsi a Google, sottolinea l’importanza di una sorta di controllo nelle argomentazioni dei forum, in modo che non siano offensive o riguardino temi di politica, o che non siano eccessivamente ripetitive, anche perché frequentemente vengono mandati agli utenti le liste degli articoli pubblicati sul sito, che riguardano la manutenzione della moto, report di viaggi o di esperienze, scritti dagli utenti stessi. Ma una così vasta partecipazione non può essere dovuta semplicemente ai servizi offerti dal sito, sicuramente ci deve essere qualcos’altro, che ho cercato di scoprire proprio partecipando al raduno. Il gruppo di toscani al quale mi sono aggregato, partiva da Firenze alle 8 di mattina, per riunirsi ad un altro gruppo delle province di Pisa e Livorno alla Lima. Poco dopo il passo dell’Abetone ritrovo il bivio che porta a Casa Coppi, preso in occasione del giro verso la Foce di Giovo (v. “figli di Annibale”); continuiamo poi per Piandelagotti, dove io e un altro paio di ragazzi addiriziamo un bivio. Ci vengono fortunatamente a ripescare, e con la scusa di riprendere il grosso del gruppo, costituito da una trentina di moto, aumentiamo notevolmente l’andatura, fino a quel momento fin troppo tranquilla, godendo di un percorso da sogno, veloce ma guidato, con asfalto pulito, quasi mai dissestato; all’inizio, nella zona di Appenninia passa attraverso un bosco da scenario da favola, ricorda i passi dei Pirenei, poi si apre per arrivare al paese di Villa Minozzo , dove diventa ancora più veloce e frequentato dagli smanettoni locali. Ora capisco perché tanto successo di un club che invita e tenerci aperto, con delle strade così… Dal paese in poi è vera libidine, da manuale della guida della moto, la strada larga invita alla guida sportiva, un’enciclopedia in pochi memorabili chilometri da bersi tutti d’un fiato che portano fin quasi a Casina. Al nostro arrivo al raduno troviamo anche i partecipanti partiti il sabato, qualcuno proveniente dalla Campania, tanto per citare i più lontani, e ammiro con rispetto la loro determinazione nel fare tanta strada per riunirsi agli amici del club. Parlando con qualcuno dei convenuti, indago sul motivo della loro partecipazione. Qualcuno stava cercando in rete delle persone con cui uscire, qualcun altro è esso stesso organizzatore di eventi (ad es. il Naked Fest, del quale sicuramente avremo occasione di riparlare), qualcuno spera di trovare persone con le quali imparare una guida maggiormente sportiva, mentre altri sono viaggiatori di lungo corso e partecipano ad una varietà di eventi, come l’Elefantreffen, tanto per citare l’unico che conoscevo nella moltitudine che mi ha descritto. La risposta che cercavo forse sta semplicemente in questo. Il senso di un gruppo così vasto di persone, la sua anima, potremmo dire, sta in ciò che ognuno spera di trovarci. Il suo valore è proprio quello di non lasciare ogni motociclista al solito ristretto gruppetto della domenica, ai soliti inevitabili giri intorno a casa, che diventano quasi sempre troppo ripetitivi, veloci e di conseguenza pericolosi, a non usare i sovrabbondanti cavalli dei motori attualmente in commercio sui viali di una città o per fare i cretini sulle solite due curve. E’ utile piuttosto ad ampliare gli orizzonti, a confrontarsi, imparare e conoscere nuova gente. E se la modernità consiste, per ottenere tutto ciò, nell’iscriversi ad un forum trovato al primo posto nei motori di ricerca, beh, decisamente ben venga.
Ritrovo alla Lima
 Garage
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