Homepage | Fotografie | Links | Contatti
\\ Home Page : Storico per mese
Di Il Kiddo (del 16/11/2007 @ 11:57:12, in Nico day Pomposa, linkato 727 volte)

La gara

Prima di tutto voglio mettere in chiaro che io quest’anno all’Iron non ci volevo andare,e neanche i miei compagni di squadra.
Rispetto a come era nata questa iniziativa, ideata come ritrovo di amici non troppo avvezzi alla pista e che all’inizio doveva addirittura comprendere dei tratti in bici sulla pista da cross accanto a quella di asfalto, questa volta c’era ben poco che poteva rendercela appetibile. Sapevamo che si erano uniti alla competizione dei professionisti, comunque piloti licenziati (almeno la metà in totale),e durante la gara la maggior parte delle tute che si vedevano passare portavano la scritta “trofeo” di qualche marca. Cosa ci facevamo noi a far la parte del piccione da impallinare?
La classifica finale, per quello che poteva interessarci, prevedeva di dividere “advance” e “open”, come due gare in una, ma anche fra gli amici con i quali l’anno scorso combattevamo ad armi quasi pari, ormai si è visto proliferare le moto racing, e sicuramente un bel po’ di esperienza in più.

Lodevole senza dubbio l’idea di raccogliere fondi per Nicolas Poudevigne, ma non era forse meglio un’altra occasione? Perché il “nostro” iron team? Perché buttare nella stessa arena Graziano Rispoli con la Suzuki RM-z 450 del Team Lux e il Kiddo col DR 350 Uoky-ancia?


Gli uomini del Team Lux

Fondamentalmente penso che la risposta sia nel fatto che per noi, come per i piloti “veri”, le occasioni di trovarsi dentro una gara non sono poi molte, o meglio, per un pilota è sempre un modo perfetto per allenarsi, per avere lo stimolo, l’adrenalina della gara, mentre per noi le occasioni di correre sono assolutamente inesistenti, fatta eccezione per qualche festa paesana o qualche pericolosissimo parcheggio.

Così eccoci, a distanza di un anno, di nuovo alla partenza sulla pista di Pomposa. (Link: Una volta nella vita)
Per la cronaca, il destino beffardo non ha voluto illuderci neanche per un attimo: al sorteggio per la griglia (niente qualifiche) veniamo estratti per partire in ultima fila, e quella rimarrà la nostra posizione fino alla fine della gara, salvo qualche raro momento, dovuto ai problemi meccanici dei nostri diretti avversari in classifica (i penultimi). Sono contento perché il mio ferro vecchio non mi ha tradito neanche questa volta: mentre qualcuno smadonnava per riaccendere il suo mostro, io me ne andavo come chi ha rubato la marmellata, infilandomi nella mischia. D’altronde qualcosa avevo imparato in merito di partenze alla gara di Vaiano…(Link: L'Intruso)

Come da pianificazione pregara, che vi risparmierò, io dovevo fare 20 giri, praticamente un martirio, considerando il ritmo da seguire. Passati i primi 3 mi hanno ripreso praticamente tutti quelli che avevo passato alla partenza (ma perché mi sono anche impegnato?), dopo i 5 comincio a venire doppiato. Che emozione… Rispoli… Quello che porta la scritta sulla tuta è già lontano, passato leggero come il peto di una farfalla, mentre subito dopo qualche ragazzetto coi brufoli anche sul casco ritiene indispensabile cercare di pesticciarmi i cerchi, lo mando affanculo, giuro che lo becco ai box!

Quando sono entrato mio figlio mi ha letto negli occhi la paura, che per fortuna sta passando.

Comincio a capire che se non mi invento delle traiettorie assurde non corro neanche grossi pericoli, anzi per quanto possibile provo a seguire quelle di quelli bravi, approfittando della loro presenza per imparare qualcosa che neanche un corso accelerato mi avrebbe insegnato. Butto giù la moto dove non pensavo potesse arrivare, trovo il limite delle gomme, distendo la gamba interna; riesco persino a passare, durante il mio secondo turno di venti giri, un paio di avversari. E poi, come sempre nel momento di maggiore tensione, un pensiero illuminante: ma si, in fondo sto facendo la cosa più bella del mondo, sto andando in moto!

Ai box poi siamo tutti amici, tutti uguali, o quasi.

Questo è il motard, sport ruvido che predica la glisse, va presa con filosofia.

Alla fine faccio un totale di 55 giri, boia, ma io a lavorare ci andavo domani! La lotta per l’ultimo posto dura fino all’ultimo giro, e la vinciamo noi, nel senso che siamo “le bon dernieres”, come dice il mio compagno di squadra Gino a Nicolas. Chissà quanti se ne sarebbe messi dietro lui, quando era in forma, anche col DR…

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Il Kiddo (del 15/11/2007 @ 08:38:12, in Nicolas Poudevigne, linkato 789 volte)

Per Nicolas Poudevigne

 

 

 

Nicolas sorride. Nicolas mi guarda.

Nicolas corre con le pit-bike, scherza con Thoman Chareyre, fa freestyle con un trial, si esibisce in traversi da manuale, nel video che ripercorre la sua breve e splendida carriera. Il pubblico urla “Poud-gaz, Poud-gaz”.

Nicolas è su una sedia a rotelle.

Nicolas ci guarda correre, durante la manifestazione che è stata organizzata dal Team Lux per lui, con il pretesto della raccolta fondi per beneficenza, ma con quello molto più intimo, e molto più importante, di far sentire quante persone gli sono vicine, adesso che non può più correre, adesso che la sua gara, la sua battaglia, è per cercare di riacquistare una vita “normale”.

L’evento si chiama “Iron Team”, in pratica è una gara di endurance di supermotard per 32 squadre di tre piloti che devono percorrere 150 giri della pista di Pomposa, ed è stato ideato da Stefano Gramigna, in arte Steve, moderatore di Ultramotard. All’edizione di quest’anno si sono aggregati anche gli utenti di un altro sito di motardari, ovvero Bike and furious, ma rimane comunque un modo di ritrovarsi per amici divisi da centinaia di chilometri di distanza, uniti dalla stessa passione. Questa volta però, c’è un motivo in più per stare insieme, per ritrovarsi.

Difficile definire il rapporto che si crea fra un pilota, un astro nascente, e il pubblico. Quanto si è disposti a seguire, a idealizzare una persona, e cosa ci si aspetta da lui. Il pilota, il campione, diventa per noi un simbolo, un ideale, un modello da seguire e si pensa quanto ci piacerebbe riuscire a guidare così, a intraversare la moto in due tempi come faceva Nicolas.

 

Ci sono volte in cui il giocattolo si rompe, l’infortunio non si risolve con un “ma come faranno a tornare in sella con un polso rotto il giorno dopo?!”, ma è qualcosa di grosso, che non è facile per i dottori risolvere, che richiede mesi di coma farmacologico.

Nel nostro caso, da tifosi, o almeno da appassionati, ci è stato concesso di poter fare qualcosa per chi ci faceva, o ci avrebbe potuto far sognare. Il nostro modo di dimostrargli che gli siamo vicini, anche adesso che non è un balocco da usare per identificarci con lui, è quello di correre, di dare gas, come gli abbiamo visto fare durante il giro d’onore, portato in sella da Graziano Rispoli, mentre gli amici gli gridavano “forza Nicolas”, come quando correva.

Per qualche minuto, abbiamo visto Nicolas sorridere.

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Il Kiddo (del 09/11/2007 @ 11:04:03, in pista Sagittario, Latina, linkato 674 volte)

I Sommeliers d’Asfalto alla scoperta della pista del Sagittario

Un gruppo di amici, lo zoccolo duro di un gruppo di toscani innamorati del supermotard che si fan chiamare “Sommeliers d’Asfalto”.

Il riferimento ai vini è assolutamente fuori luogo: il nome è dovuto ad una insana quanto pericolosa tendenza dei membri ad assaggiare fin troppo spesso con la pelle delle tute, a volte con quella delle natiche, il manto stradale. Nei Somms saranno passate, da circa tre anni che si sono formati, almeno una cinquantina di persone, ma penso ormai che seguano il principio di indeterminazione, non si sa mai se uno continuerà ad esserlo, e al momento che lo si osserva si influenza la sua possibilità di continuità. Insicurezza, quasi sempre, quasi su tutto: sull’affidabilità delle moto come sulla stabilità mentale di chi le usa. Solo una decina di persone in tutto hanno mantenuto una discreta continuità.

Direi le più adatte alla precarietà di equilibrio. Forse è per questo che conservano, come le motarde, un enorme fascino. In Toscana è famosa la pista del Mugello, chiaramente non adatte alle nostre moto. Per noi un mito è sempre stata quella di Latina, da ciò deriva la nostra determinazione a visitarla, prima o poi.

 

Tre ore e mezza di autostrada separano Firenze da Latina, senza contare il caricare-scaricare la moto dai carrelli o dai monovolume e il traffico.

Andrea, in arte BTB, si mette in testa di organizzare un raduno di Husqvarna proprio al Sagittario, per cercare di coinvolgere gente da tutta Italia, e noi, i suoi amici, che per dargli man forte ci uniamo con le nostre moto.

Alla fine le uniche Usky del raduno saranno la sua, quella di un romano che poi romperà la frizione, e la mia motosega, che è elettrica e arancione.

Gli altri che avevano promesso di venire si sono dileguati strada facendo, qualcuno bloccato dalla neve caduta proprio il giorno prima, qualcuno forse intimorito dalla distanza da percorrere.

E si che la pista ha valso la pena del viaggio , la spesa e la fatica. Larga, veloce, con un rettilineo da bombardoni (a loro agio i CRF 450, le LC4, le Aprilia MXV), con curve ampie, bellissima da guidare. Memorabile sicuramente la sequenza delle tre curve a sinistra prima dei paddock, da raccordare come una sola, seduti sul lato della sella e con la pedana a terra. Ci sarebbe anche lo sterrato, ma per le prove libere non lo fanno usare, anche perché i turni vengono divisi in venti minuti per i motard, venti per le stradali. Ai box sin dalla mattina si vede un po’ di tutto.

La pista è sicuramente sovradimensionata per un vecchio DR 350 come il mio, ma mette veramente a dura prova il talento nella guida. Talento che non manca sicuramente a Ghigno.

Si potrà non crederci, ma il vecchio Dr si è messo dietro anche un bombardone preparato per le gare: il 525 del Potter.

La Toscana è forse una delle regioni con la più alta densità di motard stradali, forse per i percorsi dell’Appennino, veramente godibili con le nostre moto e che permettono di fare giri di centinaia di chilometri di curve e itinerari da raccordare con strade bianche. La pista difficilmente, quindi, è il terreno abituale dove siamo soliti sfogarci. Ciò non toglie che alcuni di noi, prima di misurarsi con le stradali nel pomeriggio, si siano dati battaglia la mattina.

Altri due protagonisti della nostra giornata, altri due modi di intendere questo sport:

Paolino, che alla soglia dei 62000 km in sella al suo amatissimo Duke può farci ormai praticamente di tutto (peccato solo che rompa tanto perché non prende mai l’iniziativa di pensare da solo al proprio trasporto)

e il Frankye, che in foto è bellissimo, ma ha talmente troppo messo le mani sul suo 640 da riuscire a sciuparlo, ad esempio abbassandolo di circa 6-7 cm. Ci credo che sta con la moto spalmata e la pedana a terra, ma se col Potter c’era stata almeno un po’ di battaglia (3-4 giri), lui l’ho passato alla prima curva dopo il rettilineo.

Che dire, una giornata memorabile, alla fine un sacco di esperienza in più, la soddisfazione di aver realizzato un sogno, un raduno che non c’è stato, le pedane segnate a dovere,

un paio di cadute senza danni (il motard è bello anche per questo, oltre ai costi ridicoli in confronto alle sportive stradali),

Tanta stanchezza, soprattutto per chi è veramente troppo teso alla guida…

Cosa manca? Donne niente, mi dispiace più che a voi…

Minchia, già, la cosa più importante: il narratore!

Per me solo foto brutte, vatti a fidare degli amici, per fortuna che sono tanto bello da me…

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Il Kiddo (del 08/11/2007 @ 18:48:43, in dentro al casco..., linkato 598 volte)

Quando entrano di mezzo i quattrini…

Il mio lavoro vero, quello che mi dà da vivere, non è, ovviamente, il giornalista.
Per pura passione, e perché ritengo di avere una certa esperienza nel campo motociclistico, ho chiesto a Marco Gualdani di collaborare con lui ai tempi di MotorTime, rivista per la quale ho lavorato per una decina di mesi.
Successivamente lui ha trovato un lavoro “vero”, sulle pagine di FUORI, e ha mantenuto la sua promessa di sdoganarmi presso la rivista dei miei sogni. Così, dopo qualche mese dalla sua assunzione, forse per fare un favore a lui, hanno pubblicato un mio articolo sul corsivo in terza di copertina.
La data di uscita del numero di Fuori col mio corsivo è stata messa, in ordine di importanza nella mia biografia, subito dopo la nascita dei miei figli e il mio matrimonio. Diciamo che la mia attività paralavorativa non si ferma a importunare i pazienti redattori delle riviste, ma trova sfogo nel mio sito www.ilkiddo.it, dove raccolgo le mie esperienze “di motociclista incallito”. In pratica è una scusa bella e buona per andare in moto più spesso possibile, col pretesto che poi “devo scriverci su”, e per ora in casa mi hanno lasciato fare, nonostante la cosa si riveli spesso un pozzo senza fondo delle spese più varie: benzina, gomme, iscrizioni, tagliandi, accessori, modifiche e, come diceva una famosa pornostar, “chi più ne ha, più ne metta”.
Il fatto importante della pubblicazione su una rivista nazionale, è che, dopo avermi opportunamente schedato, mi hanno anche pagato! E quando c’è di mezzo i soldi, le cose cambiano, e non poco. In famiglia non sono più quello che sparisce un fine settimana per andare a girare con gli amici nella pista del Sagittario, ma devo assentarmi per un reportage, non torno la domenica pomeriggio bollito come un branzino dopo due giorni di enduro, ma avevo da fare degli importanti incontri di lavoro per la mia carriera di giornalista; non passo più le serate isolato davanti al computer per le mie bischerate, ma mi lasciano concentrare sul mio lavoro. Una pacchia, soprattutto per me che mi sono imbarcato in questa avventura per puro accrescimento dell’ego ed esaltazione di autoimmagine.
Ovviamente non rivelerò quanto mi hanno dato, ma posso semplicemente dire che adesso posso fare i conti in base al numero di articoli pubblicati, ad esempio con l’articolo di ottobre ci ripago la gomma che ho fulminato per il GS Ride, con due articoli la pompa radiale per il motard da pista, con due e mezzo il disgraziato del mio carissimo amico che mi ha fatto da webmaster per il sito, con quindici la macchina reflex digitale che NON porto quando vado a fare fuoristrada, con quattro pezzi il bollo alla macchina, e con cinque le extensions di mia moglie (sigh). Invio questo mio divertente corsivo alla redazione della vostra rivista sperando di poter continuare la nostra prolifica collaborazione, e certo di una vostra sollecita risposta, anelo che la vostra soddisfazione nel ricevere i miei più distinti saluti, sia perlomeno uguale alla mia nel porgerveli.
Carlo “Kiddo” Nannini.

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Pagine: 1