Considerazioni soggettive e politicamente scorrette sull’acquisto della moto da pista
Lo so, sono un parolaio.
Un monte di chiacchiere sull’essere “un alfiere del vero spirito del supermotard”, con il vecchio enduro da due soldi trasformato, impegnato in donchisciottesche battaglie contro le moto da gara vere dei miei presunti avversari, i racconti di eroici sorpassi ai danni di mezzi ben più performanti, a cercare ostinatamente di dimostrare che per divertirsi, ma anche per provare il brivido e la passione della competizione, o anche solo dello svago non conta quanti soldi si è disposti a sborsare, e che anche un cancello trovato in un angolo di un’officina, ignorato e schifato da tutti, può dare ancora tanto a chi sia disposto ad adottarlo, a prendersene cura, a credere ancora che possa dire la sua, come il maggiolino Herbie dei film di Walt Disney, e che la passione, ancora, non debba essere per forza veicolata solo dal portafoglio, dalle modifiche costose, dall’ultimo modello dell’anno prossimo.
Un monte di chiacchiere, dicevo, e alla fine anche il vostro amato “alfiere” ha ceduto all’evidenza che il povero DR 350 S non aveva veramente più un granchè da offrire. Mi sono lasciato trascinare dalla voglia di una moto che potesse dimostrarmi quanto potevo essere veloce, che avesse un gran motore, che andasse forte quanto e più di quello che mi sarei potuto immaginare, con la quale godere ogni volta che apro il gas, da imparare a sfruttare, sapendo benissimo che portarla al limite, per un amatore che riuscirà ad andare in pista si e no dieci volte l’anno come me, sarà un’impresa che durerà tutta la vita; un oggetto da rileccare, da curare, sul quale posare gli occhi tutte le sere, in garage, prima di tornare dentro casa.
Il problema è che, se prima avevo l’alibi della moto-troiaio, che non andava (comunque non è morta, magari chissà, potrà trovare qualche nuova applicazione in futuro, mentirei se dicessi che non ho già qualche idea in proposito), che gonfiava la benzina d’estate, che dovevo tenere sempre in fuori giri, adesso non ci son cazzi: o vai o non vai! Quella che ho preso adesso si alza di quarta, fuori carburazione e con un biondone di ottanta chili con le palle sul serbatoio, che sembra il toro della Marsiliana.
Il mio terrore era di entrare in pista e accorgermi che andavo più forte col DR, per fortuna non è stato così.
All’inizio della ricerca mi ero dato come primo obiettivo, per far cassa, di vendere una Motò Aprilia che avevo preso a mia moglie come regalo di anniversario, e che aveva accolto con un velato accenno di mancanza di entusiasmo, ma con il solito diplomatico e velato sarcasmo: “io il culo là sopra non ce lo metto!”.
Allora pensavo di tenerla come moto da città, pensando a quella simpatica motoretta come un curioso esperimento di motard primigenio. Niente di più sbagliato, la Motò è una sorta di custom, gnucca e pesante più a guidarla che da fermo, con una progressione che farebbe addormentare un bradipo.
Hanno messo il serbatoio dell’olio nel telaio, per motivi estetici, e infatti in materia di estetica rimane secondo me una delle più belle moto degli ultimi duecento anni (così mi cautelo in caso di processo); solo che sei seduto sopra al telaio, praticamente dentro. D’estate scalda da morire, tanto che mio fratello l’ha subito soprannominata “la lessa ’hoglioni”. Insomma alla fine l’ho rivenduta agli stessi soldi che l’avevo pagata (fiùùù), salvo farmi offrire almeno 1000 euri di più almeno una decina di volte la settimana dopo. Ma vaffanculo!. E poi la botta finale. Mi arriva una bolletta della luce per un conguaglio, della stessa cifra del valore della Motò. Addio moto da pista.
Passano un paio di mesi, arriva il Natale, faccio due piantini in casa, mi faccio vedere che sono nervoso per lo stress del lavoro, insomma prendo per sfinimento promettendo che non avrei più desiderato un’altra moto in vita mia (ma quanto mi faccio schifo, a volte, ma chi ci crede?!), insomma ottengo il permesso e mi metto alla ricerca.
Ovviamente le considerazioni che seguono sono un compendio di malcelata ignoranza, frutto del fatto che la maggior parte delle volte un amatore come me arriva all’acquisto senza aver mai avuto il tempo o la possibilità di provare VERAMENTE le moto che prenderà in esame, sfoderando una serie di pregiudizi che possono dire tutto o il contrario di tutto, e quasi sempre errati.
Dunque diciamo di mettere un ipotetico annuncio:
Motard da pista, preferibilmente ex cross, non targato, prezzo da vero affare, come nuova cercasi.
La scelta è fra giap (Honda, Yamaha,Suzuki, Kawa), italiana (Husky, TM o Vor), Austriaca (KTM).
Allora io non sono uno che si fa tante menate sulle marche, tanto per citare per la seconda volta in un articolo la stessa persona (avvio il concorso indovina chi e quando, scrivetemi, in palio un DR 350 radiato trasformato motard) sul patire fo qualche distinzione, ma sul godere… ho anche provato il CR 450 e ho goduto come una bestia: veloce, intuitiva, leggera, non c’è da stupirsi che nelle piste non si veda quasi altro, però devo dire che secondo me le manca quel poco di personalità, non so, come se, piacendo così tanto a tutti, in fondo… perché deve piacere anche a me? Sarò strano…
Yamaha avevo anche trovato una buona occasione, bellina, ben tenuta, cerchi blu (allora i cerchi anodizzati blu sull’YZF 450 sono come le mele di Jennifer Lopez, valgono tutto il mezzo, ma puoi anche assicurarli, sai che prima o poi si sciuperanno e l’insieme perderà attrattiva), una chicca, insomma, a un prezzo più abbordabile di mille euro del CR più conveniente. Opzionata.
Suzuki e Kawa a prezzi da straccioni non ce ne sono. Meno mercato, l’RM l’ho provata per due o tre giri a Pomposa. Ma sono uno scarpone, e chi si accorge della differenza?
L’Husqvarna 450 SMR una volta me l’hanno data per fare un giro di un isolato. Quando davo gas non rombava: detonava, sembrava un’esplosione. E infatti mi sparava avanti che tutte le volte che levavo mi sorprendevo di essere ancora seduto sopra alla moto, se non fosse stato per il male al sedere, ovvio. Rimontai sull’XTX 660 che avevo al tempo e, giuro, mi scese una lacrima. Quella faceva “PRAM!”, la mia faceva “vrruummm”. E poi l’Huski è italiana (e perché non darne un valore aggiunto?, possiamo essere orgogliosi delle moto meravigliose che si fanno nel nostro paese?), è diversa per estetica, è più cattiva, ha la personalità che manca a tante altre…. Però, e lo vedo dalle moto di quelli che vengono in pista e girano per la strada, manca di affidabilità!
Prendere un’ Husky e pensare che magari a te non si fermerà, che sarai quello fortunato, è come mettersi con una zozza e pensare che non andrà con qualcun altro. Prima o poi puoi star sicuro che te lo metterà nel culo. Lo so che ti faceva godere di più, che la passione non è mai stata così travolgente, ma cosa ti aspettavi?...
Dicevo dei prezzi delle altre, della TM non ne parliamo. E poi dove vuoi andare con tutti quei pezzi fatti a mano dal pieno? Tsk , solo a guardarla..no, non la guardo neanche, ma chi si crede di essere?
E Poi la Vor… aaaah la Vor… quanto si può rimpiangere un marchio così ?! Un’ officina di due fratelli innamorati del loro lavoro… “le nere”, roba da tenere in salotto, da venerare…e chissà quel 530 come va, il vero bombardone. E poi a prezzi stracciati, con un CR te ne compri due, una la tieni per ricambio. Il Kiddo e il suo stupendo pezzo di meccanica artigianale! Si, è lei! Ancora una volta potrò dimostrare che anche e soprattutto quando si parla di moto, è il cuore che ha sempre ragione!
Ma chi voglio prendere in giro? La fabbrica ha chiuso, lo so che c’è un zoccolo duro di nostalgici che dicono che si trova tutto, che ci sono officine che continuano a fare i pezzi in piccola serie, ma negli avatar hanno sempre un annuncio di vendita, guarda caso, del loro oggetto di culto; ansioso come sono, comincerei a sentire rumorini che mi mettono il panico: e se si rompe, che pezzo sarà? Lo troverò? Quanto starò fermo? Ma per cinque volte l’anno che vado a girare, davvero mi devo mettere all’anima questo stress?!
Della mia fede quasi religiosa per le arancioni penso di non dover dare ormai più prova. Giro per Moto.it come ogni zombie motociclistico del web alla ricerca di qualcosa che faccia combaciare battiti cardiaci e portafoglio, quando vedo un 520 con qualche annetto sulle spalle, rimessa quanto basta, doppi cerchi; il proprietario mi garantisce che il motore gira bene, anzi ha girato pochissimo (…). Mi succede quello che volevo sentire, quando la vedo dal vero mi si annoda lo stomaco, è bellissima e può essere mia! Chissà quante emozioni, quanta adrenalina.
Vado a prenderla due giorni prima di Natale, ci sarà un po’ da lavorarci ma va bene, nel prezzo ci mettevo anche quei lavoretti per rileccarmela un po’. Appena scesa di macchina (la stronza è più alta del DR e mi fa sudare non poco per infilarcela) vado all’armadietto dei caschi in garage, trovo il tappo del 625 in ergal con “Kiddo” inciso sopra:
“vediamo se a questa Cenerentola gli calza questa scarpetta”.
Ci va, manca il tubo, lo troveremo.
Sul cavalletto che Gino mi ha “regalato” fa un figurone.
E’ qui, chiusa in garage che starai la maggior parte del tempo, è qui che ti vedrò la sera, quando torno da lavorare, stanco come una bestia. Ti accarezzerò la sella, a volte non resisterò alla tentazione di accenderti, perché almeno una volta ogni settimana vai accesa, per fare un giro della strada al buio, per rimetterti a posto prima che qualcuno chiami i carabinieri, per desiderare con tutto il cuore di portarti a sfogare prima possibile, per condividere quei meravigliosi momenti che valgono la spesa, per sognare come un bambino, quando rimango a guardarti come un’imbecille per un quarto d’ora , senza accorgermi che è l’ora di salire per cena.
