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Di Il Kiddo (del 16/04/2008 @ 09:30:04, in pisa bike expo, linkato 885 volte)

All’Expo Motori di Pisa, 8 marzo 2008

Il modo migliore di provare a conoscere un mondo, soprattutto se ne siamo attratti, è sicuramente quello di immergervisi completamente, cercare di entrare a farne parte.

Per chi segue le gare di moto di qualsiasi tipo o specialità, dalla nobile e danarosa velocità , allo sporco e povero enduro, o ne ha soltanto seguita a volte qualcuna, è normale rimanere affascinati dalla figura del pilota.

Concentrazione, distacco, tensione da tenere sotto controllo che esplode in adrenalina e determinazione ai limiti dell’aggressività. Spirito di corpo, intesa, amicizia prima, sportellate dopo.

Essere parte dello spettacolo, correre per far divertire il pubblico, andare al di là del semplice baloccarsi insieme agli amici per vedere chi sta davanti o fa il giro più veloce, ma sentire davvero la gara, stare sul pezzo per dimostrare quanto si vale mentre si compete con qualcun altro che vuole vincere almeno quanto te.

In poche parole, sentirsi un pilota.

Per me l’occasione si è presentata nella giornata di sabato del fine settimana durante il quale si è svolto l’Expo motori di Pisa,

una manifestazione in rapida e costante crescita che ospita, oltre ai canonici commercianti di abbigliamento e accessori, preparatori e rivenditori di moto e auto da sogno, anche diverse dimostrazioni delle varie specialità motoristiche: dal kart al freestyle con moto e quad, dal motard alle mini e pit bike. Insomma il paese dei balocchi, che richiama un sacco di gente a vedere soprattutto gli spettacoli: in pratica, il pubblico!

Intendiamoci, qualcuno a vedere, quando si è a girare in pista c’è sempre, ma in una occasione così è diverso: c’è lo speaker che urla il tuo nome (nel mio caso diceva quasi sempre “sorpasso ai danni del Kiddo”) e tanta, tanta gente; che riempie le gradinate, che si assiepa davanti ai cancelli, che riesce a farmi spengere la moto mentre cerco di entrare, facendomi bestemmiare contro quel branco di pecore che non si spostano mentre cerco di convincere un 520 (carburato a 300 metri sul livello del mare) a entrare in moto (a livello del mare) a furia di calcioni.

Vengono a vedere i piloti, vogliono lo spettacolo.

Le dimostrazioni di motard della giornata sono tre, io ho partecipato alle prime due. Alle 11 di mattina e alle 15,30 di pomeriggio.

La mattina familiarizziamo con la pista, in pratica un parcheggio di 100 metri per 100, tracciato con i copertoni, con un fondo di asfalto pessimo, brecciolino e bulloni. Parte dei bulloni sono riuscito a levarli dopo il giro di ricognizione, mentre con la coda dell’occhio tenevo sotto controllo il tratto sterrato, come si fa con una belva feroce alla quale si passa accanto e che non si vuole svegliare e che poi non è stato usato: la pioggia dei giorni precedenti lo aveva sciolto in un pantano che avrebbe fatto trasportare alle moto la terra per tutta la pista, tanto valeva correre con l’enduro tassellato.

Alcuni dei partecipanti, invitati dall’organizzazione, li avevo già incrociati a settembre a Vaiano, quando ero rimasto in soggezione per merito più che altro di un mezzo invero abbastanza inadeguato e di una certa mancanza di autostima, il non sentirmi insomma all’altezza della situazione. In quell’occasione ero rimasto impressionato dall’ostentata sicurezza degli altri piloti, che vedevo capaci e padroni della situazione.

Forse non tanto l’aver fatto un po’ (poca) di esperienza, quanto il fatto di trovarmi in mezzo a gente non del tutto sconosciuta, mi ha permesso di calarmi nella parte del pilota, almeno quanto gli altri.

Tempo di scaricare i nostri mezzi, formiamo un bel gruppo, come se ci conoscessimo da tempo.

Al via della prima partenza dell’americana

accade il miracolo: lo speaker mi chiede il nome, io gli rispondo “io sono i’kKiddo”.

Lui mi fa “aaah, te sei Kiddo?” (è di Novara, quando calano parlano italiano).

Io sono felicissimo, finalmente ho chiuso il cerchio, qualcuno mi riconosce perché ha letto le mie Avventure, e non succede ad un raduno, mentre mi bevo il birrino sulla Raticosa, ma al via di una gara!

Invece è un ragazzo di KTMclubitalia, Pizzi, col quale avevo scambiato quattro chiacchiere qualche giorno prima sul forum. Vabbeh, comunque mi ha fatto piacere. Alla fine del turno ci fermiamo un bel po’ a parlare, assorditi dal fracasso dei kart che ci sfrecciano accanto.

Esco dalla pista spingendo la moto, a uno dell’organizzazione che mi apre il cancello faccio “ho conciliato: 4 punti sulla patente e 120 euro di multa”.

“ma come….” mi risponde il malcapitato, pensando che noi piloti non siamo soliti scherzare come i comuni mortali; poi capisce di aver a che fare con un bischero, e mi manda benevolmente a quel paese. 

Uscendo dalla pista mi piazzo nel paddock del Valentini, dove chiedo a Ghigo quanto gli bruci non essere in pista con noi, a causa di una recente operazione al ginocchio. In verità capisco che non gli importa molto, per lui l’importante è restare vicino agli altri piloti, alle moto, sentirne l’odore, metterci le mani, accudirci come dei figli adottivi, controllare che lo spettacolo sia bello da vedere, darci assistenza. Prendo nota: altra faccia dell’essere pilota. Quante ne ho da imparare…

Arriva un ragazzo con un’Aprilia 450 SXV nuova di pacca, lo sento parlare della scuola, che la mattina doveva studiare: un pischello. Per lui sarà normale sentirsi un pilota, prima di qualsiasi altra cosa. Fa parte di una generazione che ha iniziato col motard senza provenire, come normalmente accade, da qualche altra specialità spesso opposte come la velocità o il cross.

Io vengo dal turismo con le maxi enduro, e mi ritrovo a fare tutte queste considerazioni sul “cosa si prova ad essere pilota” senza riuscire a calarmi veramente nella parte.

Il babbo Valentini ci porta a pranzo, si scherza, si mangia, si racconta delle vecchie uscite, dei progetti futuri, di chi come il Polidori (che la mattina ha vinto la prima manche ed è caduto per doppiarmi perché “certo, con un passo così veloce…”) ha dato vita ad una trasmissione televisiva; dell’idea di una rivista che riguardi il motociclismo in Toscana.

Visto che ora dalle alte menti illuminate del giornalismo patinato del nostro paese è consolidata la teoria che ci vuole un mantra, una frase storica da ripetere all’inizio di ogni numero, io avrei proposto:
“due ruote e un motore non muovono il corpo ma muovono il cuore”.
Mi è stato subito obiettato che era troppo simile alla frase di quell’altra rivista nuova, quella per motociclisti gay.

In uno stand di un concessionario Benelli possiamo ammirare il nuovissimo mono da cross: una moto meravigliosamente bella (so che è un commento poco professionale ma qui sopra dico quello che voglio), frutto di un progetto dei fratelli Vertemati, dal quale dovrebbe derivare a breve il modello da supermotard. Qualcuno aveva già gli occhi vitrei. Nel frattempo riesco a dare un senso al CR 450 colorato di verde col marchio Benelli che la mattina ha girato con noi. Serviva per fare pubblicità in mancanza della moto vera e propria. In compenso il tipo che la guidava ha dato battaglia solo agli scarponi come me, e in più di un’occasione ha rischiato di pagare qualche scorrettezza di troppo col vecchio calcione sulla ruota davanti. Per fortuna dopo un po’ si è calmato. Piloti… che gente.

Prima di ricominciare a girare assistiamo allo spettacolo del freestyle col quad di Marco Maffei, un ragazzo della Versilia che ci si può immaginare a fare lo scemo nel parcheggio di qualche discoteca di Viareggio. Piloti, che esibizionisti!

Viene poi la volta della Da Boot Gang, freestylers noti ormai a livello mondiale (ne hanno cacciati di vaini questi pisani, eh?!).

Sinceramente mi vergogno un po’ ad ammetterlo, ma guardando lo spettacolo di quei ragazzi in volo esibirsi in meravigliose figure acrobatiche mi sono commosso. Lo so, di solito ci si emoziona davanti ad un bel film, leggendo una poesia, guardando i figli giocare… non è che non mi succeda, per carità, ma non mi definirei un “cuore tenero”. Sono rimasto incantato come un bambino a gustarmi lo spettacolo, senza quell’ombra di brivido che di solito prende temendo che qualcosa possa andare storto, ma soltanto per la poesia di quella perfetta armonia che si creava fra il pilota e la sua moto, della perfezione dei movimenti, della assoluta e profonda libertà che si deve provare volando per pochissimi secondi confidando in una assoluta padronanza del proprio mezzo. Spesso quando si vede correre qualcuno con un vero e totale controllo della propria moto si avverte una sensazione simile, ma solo questi ragazzi riescono a farla diventare un’espressione artistica.

Che piloti, che bestie!

“Alle quindici e trenta inizierà lo dimostrazione di motard nella pista piccola!”

È l’annuncio dello speaker che mi riporta alla realtà, subito dopo l’ennesimo backflip del KTM con la sella di Louis Vitton.
Nooooo ! Non io, non dopo tanta poesia, non il Kiddo dopo Vanni Oddera!
Vorrei andare dal Pizzi, strappargli il microfono di mano e urlarci dentro “nooo, non venite, tornate a casa a meditare sulle cose belle che avete visto finora!”
Invece i pecoroni si stanno spostando, verranno a vedere noi per potermi deridere belando. Rimettiamo le tute, cominciamo lo spettacolo. Ma perché il pilota di motard? Non potevo improvvisarmi atleta di rulla con la forma di pecorino?
Sembrerebbe che in una pseudo pista patetica come quella non ci sia molto da dire per nessuno, invece i piloti veri si vedono eccome: sopravvivo come al solito alle prime fasi dell’americana campando come un avvoltoio sulle boiate degli altri. Lo Scarpellini decide di mostrarmi come è fatta sotto la sua Aprilia ribaltandosi in avanti addosso ad una Yamaha 450, io riesco ad evitarlo e, pur arrivando ultimo, sono qualificato. Lotto come una bestia girando solo in seconda con la scarsa aderenza del mio bombardone, rischio la boccata a ogni curva e esco subito. Che pilotuccio…

Rimangono in fondo Emanuele Vitelli e Adriano Barni, che giocano al gatto col topo con  Marco Barsanti del Born Out Team. Vitelli il giorno dopo vincerà la prima prova del campionato regionale toscano. Piloti veri.

Quando usciamo lascio la mia bambina all’ammirazione della gente che passa, i commenti sono del tipo “guarda che meraviglia”, “certo che questa è roba per chi la sa guidare, proprio un mezzo da gara”. Io gonfio come un tacchino.

Saluto Vitelli, congratulandomi più che altro per la bravura. Io mi immagino una specie di piccola star locale, sono curioso di conoscere il tipo, se magari si monterà un po’ la testa; invece mi chiede lui della moto, mi consiglia le gomme, ragioniamo con complicità su quale parte delle gambe ci farà male il giorno dopo. Un bravo ragazzo. Ma si, via, in fondo siamo parte dello stesso mondo, siamo lo spettacolo; cerchiamo di dare il meglio dentro alla pista, temiamo il giudizio di chi viene a vederci, cercando sempre e comunque la cosa più importante, ossia di divertirci. Per questo non penso ci sia una grossa differenza fra noi che ci misuriamo in un piazzale impraticabile per far un po’ di show all’Expo Motori di Pisa e i campioni della MotoGP: può cambiare il contorno, ma le emozioni che si prova quando si accende il motore e ci siamo solo noi, chi sta davanti e chi sta dietro sono identiche, e in ogni caso è fondamentale non sentirsi diversi dagli altri, delle primedonne o tantomeno delle mezze calzette.

Siamo piloti, brava gente.

 

A Roberto Patrignani

 

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