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Di Il Kiddo (del 29/06/2008 @ 22:09:01, in Ospiti, linkato 511 volte)

Marco Guidarini, presidente dell'A.M.I., Associazione Motociclisti Incolumi ospite del Kiddo.it con alcuni preziosi consigli per neofiti e non solo. Medico all'Ortopedico di Chianciano, è un apripista nella teoria della scienza della guida sicura e della casistica dei potenziali incidenti che possono coinvolgere il motociclista. Se la tira perchè è anche pilota di aerei, ma parla davvero troppo! La persona che ogni appassionato di motocicletta si augura di incontrare una volta nella vita, anche perchè potrebbe allungargliela non di poco.

Dal libro “una guida per Chi guida di Marco Guidarini

La Primavera del Motociclista Ragazzi attenzione per i primi 3.000 km.!!!

Basta un pò di sole nel fine settimana e si dimenticano le temperature dell’inverno così (soprattutto chi vuole “conoscere” la moto nuova) inizia a programmare uscite primaverili sui curve e tornanti delle strade d’Italia. Un controllo preliminare (livelli liquidi, stato dischi e freni, pneumatici, controllo e lubrificazione della catena prima di partire) poi una leggera pressione sullo starter… e la sentiamo “cantare” .

Un minuto di riscaldamento da fermo (il tempo necessario per controllare se il casco è ben allacciato, le luci accese, stop e frecce funzionanti) poi si può partire con l’accortezza di mantenere il motore a regimi (non règimi come spesso si sente dire) bassi e medi, nei primi 10 minuti (le diverse parti meccaniche devono raggiungere la temperatura ottimale di esercizio gradualmente). Prima di ruotare (con gradualità) la manopola del gas bisogna pensare:

1) Le strade sono a rischio per: cause di incidenti (umidità, ghiaccio, sale, terra, fondo sconnesso)…e cause di lesioni (guard-rail, lampioni, muretti a spigolo, rotatorie, veicoli ecc.).……

2) La moto si comporta in modo “ anomalo” (il freddo, aumentando la densità dei fluidi, rende le sospensioni più rigide mentre in certe condizioni andrebbero ammorbidite come sul bagnato). I pneumatici (soprattutto alcuni “racing”) non entrano in temperatura ottimale e possono perdere aderenza anche senza “avvertire”(la improvvisa perdita di aderenza è un fenomeno insidioso!) soprattutto se manopola del gas e freno anteriore vengono usati come l’interruttore della luce (on-off) anziché con gradualità! In strada è sempre consigliabile una guida “soft” (vedi A.M.I. Riding School) anche viaggiando “allegramente”; un buon pilota ricerca sempre la gradualità in tutte le manovre (accelerazioni, frenate, pieghe e “traiettorie di sicurezza”), utilizza prima il freno posteriore (che avverte precocemente in caso di scarsa aderenza…motocross grande scuola!!!) ed il freno anteriore con molto “tatto” (un buon pilota ha il controllo di trazione nel polso destro, mentre ha l’A.B.S. nel piede destro ma soprattutto nelle dita della mano destra). La “manciata di gas” e la “pinzata” con la perdita di aderenza, rispettivamente del pneumatico posteriore ed anteriore è una delle cause più frequenti di cadute in low- side ed in hig side. E’ diffusa, purtroppo, l’abitudine di utilizzare solo il freno anteriore…un automatismo (o riflesso condizionato) che causa molte scivolate.

Traiettorie di sicurezza: in rettilineo al centro della propria corsia, mai troppo a destra. in curva si entra larghi(per vedere meglio) e si esce al centro della propria corsia. Fin dalle vacanze di Pasqua alcune zone turistiche richiamano visitatori che non conoscendo le strade guidano in modo poco sicuro facendo anche assurde inversioni ad U; e pur di scattare una foto (come se rubassero la Val D’Orcia) posteggiano disinvoltamente auto, camper e quant’altro proprio dietro al tornante che inviterebbe alla piega.

Autocontrollo: anche se noi non lo percepiamo, in inverno perdiamo il feeling con la moto perché la utilizziamo più raramente o soltanto per brevi tratti, perciò perdiamo la precisione dei movimenti più fini, la sensibilità propriocettiva (che ci dà importanti informazioni sul comportamento della moto anche in caso di perdita di aderenza) e quindi la coordinazione per accelerazioni, frenate e pieghe, insomma perdiamo l’occhio, l’orecchio, il tatto (anche se non ci sembra…) proprio come accade ad un atleta o ad un pianista fuori allenamento. I meccanismi fisiologici che regolano la coordinazione necessaria alla guida (soprattutto la guida di una moto) sono complessi e delicati e possono “stararsi” per una influenza, una otite o una insidiosa labirintite e talvolta occorrono mesi per un completo recupero.

Massima attenzione nei primi 3000 km soprattutto se la moto è nuova. Quando si acquista una moto nuova o si riprende la moto, dopo una “astinenza”di alcuni mesi, la voglia di dare gas è talmente “prorompente” che spinge a mollare i freni…compresi quelli del “buon senso” (un noto detto motociclistico è sempre molto attuale: prima di accendere il motore accendere il cervello!).

L’euforia primaverile” non deve far dimenticare i fattori di rischio sopra elencati ai quali si aggiunge la scarsa conoscenza di una moto nuova che influirà in caso di manovre di emergenza (come una brusca frenata). L’idea confortante di avere di fronte la primavera, l’estate e l’autunno, per conoscere la moto, viaggiando sulle strade più belle d’Italia o all’estero, aiuterà a ruotare il polso da piloti (con entusiasmo cosciente) e la voglia prorompente di dare gas”…(che tutti abbiamo!!!) potrà essere sfogata al momento opportuno e nel posto opportuno…un autodromo dove vi è una “riserva di sicurezza”…al contrario delle strade italiane che sono senza riserva di sicurezza (“No forgiving roads”). Se invece l’esuberanza prevale sul buon senso, si rischia di passare la “bella stagione”,ogatafrangibile, infrangibile, reno anteriore).riore vengono con il meccanico o con il carrozziere …quando và bene!

4) L’abbigliamento deve proteggere dal freddo e da eventuali cadute: è consigliabile un abbigliamento invernale con protezioni (paraschiena, para gomiti, ecc.) oppure la tuta di pelle con paraschiena, una tuta impermeabile e, ovviamente guanti e calzature adeguate. 5) Un utile accorgimento è quello di assicurarsi prima una buona idratazione generale, con assunzione di bevande calde (non alcoliche) anche nelle soste. L’organismo per mantenere costante la temperatura interna (nucleo omeotermico) utilizza vari meccanismi, fra cui la vasodilatazione cutanea e la sudorazione quando è caldo e la vasocostrizione cutanea quando è freddo; L’alcoolemia massima tollerata dal codice della strada è di 50 mg /100ml di sangue. In una persona di 70 kg. questo livello viene raggiunto con due bicchierini di superalcolici, 2 bicchieri di vino, una birra grande (soprattutto se a digiuno). L’alcool, oltre ad influire negativamente sulle capacità di guida e dare una eccessiva sicurezza, dà una sensazione soggettiva di caldo, mentre in realtà inducendo una vasodilatazione cutanea aumenta la dispersione di calore dell’ organismo, provocando un “raffreddamento interno” fino (in casi estremi) alla ipotermia. Quindi se l’organismo è esposto al freddo è necessario mantenere una vasocostrizione cutanea per limitare la dispersione di calore ed apportare calore all’interno con bevande calde (non alcoliche).

 Molti avranno notato (con qualche preoccupazion) che dopo alcune ore in moto con temperature rigide, andando al bagno, vi sono serie difficoltà a trovarlo!!!… niente paura è sempre un effetto della vasocostrizione! Passato il freddo, tutto tornerà in condizioni normali! La primavera è uno dei periodi più belli per il motociclista, ma più che mai è necessario usare la testa anche per coloro che non la usano!

Marco Guidarini (Dr. Jekyll)

www.motociclisti-incolumi.com

un corso di pilotaggio aiuta a guadagnare secondi in pista…anni su strada!

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Di Il Kiddo (del 25/06/2008 @ 12:55:45, in raduno maxienduro, linkato 530 volte)

IL RAD1 MAXE

Oggi mi sono portato a casa un bel librone.

In libreria ho appena avuto il tempo di dargli un’occhiata, distratto dalla gente intorno, dalla fretta e dai bambini che mi tiravano la maglietta per farmi vedere qualcosa di importantissimo, ma ho capito subito che valeva senz’altro il prezzo e me lo sono infilato sottobraccio, entusiasta della scoperta. E’ pieno di illustrazioni, di racconti di viaggi, di esperienze, di foto, di facce, di persone interessantissime, di indirizzi internet, numeri di telefono

A casa, quando tutti saranno tranquilli e avrò qualche minuto per me, me lo potrò godere; un po’ per volta, senza tralasciare nulla. 

Il mio librone è pieno di tutti i contatti che ho preso al “raduno maxienduro”, delle persone che ho conosciuto, delle loro idee, dei progetti vari ed eventuali in comune, quelli ai quali potrò partecipare e quelli che sarò felice di raccontare.

 

 

 Avevo già parlato del progetto di Stradanova e del raduno (ma la parola in sé è sbagliata, insufficiente), nato per essere una sorta di chiave di accesso, un “entry level” al mondo del fuoristrada con le grosse moto usate soprattutto per il turismo a largo raggio.

Proprio nell’ottica di ampliare ancora di più le capacità di chi aspira a diventare en-turista (un neologismo, pensate come siamo avanti sul “Kiddo.it”) è stato pensato questo evento, che è diventato con l’aumentare delle adesioni una sorta di happening mediatico, coinvolgendo giornalisti della carta stampata, di programmi televisivi, anche in rete, e un punto di incontro per chi cerca le attrezzature più adatte, l’abbigliamento tecnico, l’organizzazione di viaggi verso le mete più esotiche, i resoconti di gare e la condivisione di esperienze di viaggi già compiuti, oltre alla possibilità di poter provare un fettucciato con la supervisione di istruttori, oppure l’emozione della guida con l’ausilio del road book.

Ovviamente non sono mancate le lezioni di guida in fuoristrada ad opera proprio degli organizzatori, per principianti; giusto un’infarinatura, per approfondire ci saranno i corsi veri e propri. E ancora i tours, in fuoristrada per principianti o avanzato, oppure su asfalto, solo per esplorare le stupende strade del Chianti o con istruttore di guida sicura.

Tutto questo all’interno del grande contenitore del raduno, che concentrava così tutto quello che si può pensare di dedicare alla figura del motociclista completo: quello cosciente di sé, dei suoi limiti, delle sue possibilità; dal momento in cui acquista la moto o decide di metterci le mani, regolando ad esempio le sospensioni, o facendo la regolare manutenzione (corsi anche di questo, ovvio), fino a quando si veste, organizza il percorso, affronta un tratto asfaltato o fuoristrada.

Ogni cosa è stata presa in considerazione, ogni aspetto valutato, ogni domanda avrebbe potuto avere una risposta, anche per merito di quella grande banca dati che erano proprio gli intervenuti al raduno: motociclisti spesso di grande esperienza, che hanno avuto l’occasione di confrontarsi, scambiare opinioni, fare nuove scoperte, elaborare progetti comuni.

Ognuno è tornato senz’altro a casa col suo librone come il mio, avendo avuto la possibilità di partecipare a qualcosa che non solo prima non c’era, ma che non era neanche stato tentato e che inevitabilmente ha risentito di qualche difetto di gioventù (come ad esempio il Potter, uno dell’organizzazione, che se si chiama la gente a far vedere le bellezze della Toscana e poi c’è lui… l’è bell’e  finita!), della mancata possibilità di poter provare le gomme da fuoristrada come promesso, dell’eccessiva (secondo alcune testimonianze) difficoltà del tratto destinato ai principianti, complice senz’altro anche il maltempo che ha insistito fino a tutta la mattinata del sabato e che ha fatto diventare la piacevoli strade bianche nei dintorni di Greve impegnative in alcuni tratti.

La vera difficoltà per molti era proprio di riuscire a provare tutto, impresa a dir la verità alquanto ardua; di conseguenza, ognuno non può che avere una visione parziale e soggettiva di tutto ciò che è avvenuto nelle due giornate.

La mia, e qui mi si voleva, lo so, è quella della Guida!

Su strada, certo.

Penso sinceramente che le maxienduro e le maximotard come la mia siano strette parenti, e si rivolgano ad un pubblico abbastanza simile, dal momento che la progressiva stradalizzazione delle prime ha portato a modelli sempre più turistici e meno spartani, per arrivare ad un uso quasi sportivo, o sportivo del tutto.

Da parte di qualcuno degli invitati della stampa mi è stato anche chiesto dell’opportunità di avere una guida per giri su strada ad un raduno del genere, che comunque, chiamandosi “raduno maxienduro”, non presupponeva assolutamente che dovesse rivolgersi esclusivamente a chi voleva cimentarsi nell’off; anzi, personalmente ho visto un notevole interesse da parte di parecchia gente che ha preferito scoprire degli angoli del Chianti altrimenti solitamente nascosti, piuttosto che divertirsi a sommergere nel fango un gioiello da 20.000 euro, convinti dall’amico sicuramente più sgamato e padrone della situazione.

 E che poi tanto amico non è rimasto.

Il motard stradale permette inoltre di affrontare tratti sterrati, strade bianche che funzionino da collegamento, nel perfetto intento di “entry level” proprio dello spirito del raduno.

 Perfette, per esempio, quelle che portano da Gaiole a Vagliagli a Castellina in Chianti.

  Fin dal sabato mattina ho avuto il piacere di collaborare con Marco Guidarini dell’Associazione Motociclisti Incolumi (e sicuramente sarà nel futuro prossimo una pagina del mio librone che vorrò proporre): io stavo davanti, con un passo alquanto svelto, e lui se ne andava avanti e indietro guardando ed eventualmente correggendo chi partecipava al corso.

Sinceramente ho fatto il possibile perché la gente si divertisse, e ne ho avuto la conferma quando una ragazza di Firenze, quindi neanche tanto aliena alle strade del Chianti, mi ha chiesto se “ci sono delle cartine particolari per questo tipo di strade?”.

Centro!

La cosa che mi ha reso più felice in assoluto, e che mi ha fatto dimenticare anche il rimpianto per non aver potuto partecipare, invitato da Motociclismo sotto mia apposita e martellante pressione, a partecipare alla comparativa fra Stelvio, Grampasso e GS, le novità maxienduro tanto attese. Compratelo il mese prossimo e potrete dire “qui doveva esserci un mio amico”… No, eh?!

Un altro fine settimana non c’era? Ma porca puttana…

Anche per gli amici conosciuti, per quelli ritrovati da esperienze passate posso dire che ne è valsa la pena; e poi gli impegni sono impegni, quello che cerco di più sono le nuove esperienze, anche per il gusto di farne parte e poterle raccontare, e sinceramente, alla fine della musica, è con una punta di orgoglio che posso dire, a chi non c’era, peggio per voi!

Ci si vede l’anno prossimo, preparatevi a godere di percorsi su asfalto come non credevate possibile potessero esistere, legati da strade bianche sconosciute.

Non a me, certo… sono pur sempre il Kiddo!..

Le foto su questa link

http://www.radunomaxienduro.it:80/index.php?catid=20&blogid=1

Il meglio delle Avventure del Kiddo è narrato nel libro, edito da Promoracing Editore, “Strade Traverse”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Di Il Kiddo (del 23/06/2008 @ 22:44:24, in Ospiti, linkato 933 volte)

Sono orgoglioso di iniziare un nuovo progetto su "il Kiddo.it": le collaborazioni con amici motociclisti conosciuti durante le mie "avventure", per voi, ad inaugurare questa nuova sezione,

B T B e la pista di motard in Toscana.

Di Andrea Leone 

E’ naturale per me andare in moto, anzi è una necessità, ci vado da quando sono riuscito ad andare in bici.

A 14 anni ho preso il vespino 50 special ereditato dai miei fratelloni, poi a 16 anni ho preso l’aletta rossa ereditata dai miei fratelloni, finchè poi i miei fratelloni hanno preso l’auto e io sono rimasto in moto. Non ricordo più nemmeno quante ne ho avute fra enduro, naked, custom, stradali, posso dire di esser stato fortunato e di averle provate un po’ tutte. Il mio più grande amore però è sempre stato l’enduro, ho iniziato con una aprilia 125 (il mitico tuareg rally prima serie) che avevo trasformato in cross e ci andavo al campetto sul fiume bisenzio perché era vicino casa, poi piano piano mi sono avvicinato all’enduro vero, ho partecipato a vari edizioni della Transcalvana orgnaizzata dal motoclub Pegaso con varie moto: Yamaha TT 600, Husqvarna 510, Kawasaki KX 125. Poi per un periodo sono passato alle stradali, Kawa GPZ 600, Kawa ZZR 600, sono andato in viaggio di nozze con un Suzuki SRAD 600 e mi sono (pardon ci siamo io e quella santa di mia moglie Chiara) fatti quasi 4.000 km per fare il periplo della Francia . . . poi cel’hanno rubata . . . poi l’hanno ritrovata in un fiume . . . che storia . . . quante storie . . .

 Poi sono arrivato alla soglia dei quarantanni, ho conosciuto un gruppo di scalmanati chiamati Sommeliers D’Asfalto . . . tutti col motard, io con una xtx 660, sono caduto e diventato subito membro, addirittura mi chiamano il Presidente (forse perché quando c’è da organizzare e coinvolgere sono il primo a mettermi al lavoro), ma il mio nick è BTB . . Born To Bike. Con loro e grazie a loro mi è riaffiorata una passione che avevo dimenticato ed ora il desiderio di viverla è più maturo e consapevole . . . ora posso viverla come piace a me . . . e soprattutto senza dover chiedere le chiavi a miei fratelloni . In realtà non vorrei solo vivere la mia passione per le moto, ma viverci dentro, farla diventare la prima cosa che faccio quando mi alzo e l’ultima quando vado a letto, per questo ho pensato di provare a raggiungere un sogno . . . ed ho progettato una pista da motard. Se c’è una cosa che non capisco delle persone è quando si lamentano di qualcosa e non fanno nulla per cambiarlo. Io vivo in Toscana, terra di motori si dice, ma se parti un attimo di traverso ti fermano per eccesso di velocità inerziale dela ruota posteriore e ti mettono ai domiciliari . Tempo fa ho preso una multa per la taga troppo orizzontale (un classico) il vigile ha scritto “la targa risulta parallela al piano stradale” . . . 180 € di multa. Non c’è più gusto a far nulla.

Allora ho detto va bene, è giusto per strada si fa per bene, ma dov’è che si può sfogare l’istinto animale ? . . . dice vai in pista . . . dove . . . noi si va spesso a Pomposa (FE), 250 km andare e 250 km a tornare . . . perché le piste in Toscana non ci sono . . . perché il Mondiale lo fanno dove gli pare ma il Campionato Toscano lo fanno nei piazzali delle fabbriche . . . allora ci provo io a far la pista. Sono un geometra e sono un appassionato, ho trovato un terreno ideale, ho trovato una location ideale, ho trovato la volontà politica ideale, ho presentato un progetto di massima per avere un parere preventivo, ho coinvolto le persone giuste, un amico architetto, un amico ingegnere economico (il suo nick è Potter ma chiamatelo project manager per favore), insieme abbiamo preso contatti con alcuni sponsor, insieme stiamo mettendo su qualcosa che si avvicina ad un sogno . . . poi magari non se ne fa niente . . . poi magari lo fa qualcun altro . . . poi magari ci riusciamo davvero. Ma se io non provavo ad andare in bici ora mica ci andavo in moto . Fare una pista è un’impresa titanica, ma non è detto che una volta fatta sia finita li, devi riuscire a tenerla aperta, a tirarci dentro gente, a coprire le spese iniziali, a non rompere i maroni ai verdi, ai neri, ai rossi a tutti. Devi riuscire a fare una cosa che stia bene a tutti e prima di tutti a chi ci vive intorno, perché una pista non è come un campo di gioco dove devi riuscire a fregare l’avversario. . . in pista il tuo peggiore avversario sei te stesso.

Penso che per fare una pista serva tanta passione e magari un po’ di esperienza di chi la pista un po’ la conosce, sa l’emozione che può dare. Quella cosa che quando metti in moto il motore sai che stai per cercare il tuo limite contro una cosa che è senz’altro più avanti di te e senti l’adrenalina scorrere come un treno dentro e allora dai gas e freni e pieghi e appoggi il piede e cerchi di capire fin dove puoi osare combattendo contro il tuo istinto che ti dice che sei solo un uomo comune . . . succede che pensi di aver iniziato un ottimo giro di essere veloce . . . e quando imposti la staccata e freni e senti che la moto è tutta imbizzarrita e che il posteriore comincia finalmente quella cazza di derapata che forse è la prima volta che la fai bene è allora che . . . arriva un fulmine alle spalle che con violenza rompe il tuo attimo di gloria e ti chiede strada urlandoti nel casco op op op op op ooooh . . . è lo stronzetto che in pista ci va da una vita e ti passa all’interno come tu fossi un birillo da evitare beato lui . . . poi al box ti fa i complimenti perché con quella cazza di XTX diesel con le slick intagliate sotto una pioggia battente stavi andando alla grande . . . sei uno di loro. Meno male che tanto c’è quel tuo amico col Kappone da gara che va peggio di te e alla staccata tira lungo e tu lo passi col ghigno fra i denti . . . e ridi nel casco e magari ti vien di gridargli op op op . . . è l’attimo di follia in cui ti senti come lo stronzetto e sai che un limite bene o male lo hai già passato . . . Questa è la pista . Chi ha provato da neofita come me sa cosa dico.

 Di fatto la pista non è altro che una striscia di asfalto quindi tecnicamente non è molto difficile mettere giù un progetto, prendi l’annesso X della Sezione Supermoto pubblicato dalla F.M.I. e lo adatti alla realtà locale, poi ci metti tutto il contorno e cerchi di tirar fuori una cosetta carina. Credo molto nel progetto perché ho coinvolto prima di tutti il Comune, se vi dico che il Sindaco girava in Kart a Siena ci credete ?? va bo vorrei dirvi di più ma poi il project manager mi uccide. Riuscire a mettere insieme la fattibilità tecnica è già il 50% dell’opera, poi c’è la fattibilità economica, cioè chi ci mette i soldi e vuol sapere quanto ci guadagna, una cosetta come la mia che se tutto va bene ci fai un campionato motard a norma F.M.I. almeno di 2° categoria, comporta un investimento di almeno un milione di euro.

Un mio amico napoletano direbbe . . . nu malione pa fa brum brum, ma ttu si tutt scem .

Il meglio delle Avventure del Kiddo è narrato nel libro, edito da Promoracing Editore, “Strade Traverse”

 

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