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Di Il Kiddo (del 27/05/2009 @ 22:13:24, in Gs, linkato 606 volte)

Quelli che il Gs…

Al GSR Toskana ’09 in compagnia dei Gs riders

Ci sono degli oggetti, delle motociclette, che caratterizzano il tempo a cui appartengono.
Decisamente, la nostra è l’epoca del Bmw Gs. Non solo perché, a dispetto del fatto che di sicuro non te la regalano, è la moto più venduta in assoluto, ma soprattutto perché rispecchia una ricerca di affidabilità e sicurezza, di versatilità e comodità che probabilmente sintetizza come nessun altro prodotto le esigenze del consumatore moderno. Il Gs nelle sue varie versioni, ma soprattutto con il granitico motore boxer bicilindrico raffreddato ad aria, è diventato col tempo un’autentica icona, una meta da raggiungere con i risparmi di una vita per alcuni, uno status symbol per altri; per tutti il miglior modo di spendere soldi su due ruote e un motore per la sensazione di sicurezza che riesce a trasmettere, dovuta certo in parte ad un’estetica imponente ma non “plasticosa” a dispetto di una insospettabile maneggevolezza, dovuta soprattutto all’effetto giroscopico dei cilindri orizzontali contrapposti.
In un momento in cui le altre case sembrano riuscire a proporre come ricetta per cercare di contrastare il “fenomeno Gs” soltanto il solito +plastica, +cavalli, +elettronica, il pubblico sembra apprezzare maggiormente una moto che ha costantemente rinnovato un progetto che potremmo definire “antico” senza mai snaturarlo completamente, puntando più sul cercare di allargare lo spettro di destinazioni di uso che non di esasperarne alcune a discapito di altre. In questo modo, non è difficile vedere Gs 1200 inseguire supersportive sui passi di montagna, o partecipare a corsi di off-road o a cavalcate. Un mezzo che include quindi le giuste parti degli ingredienti: storia, prestazioni (non esasperate, che non intimoriscono), affidabilità, capacità e praticità di carico, comodità soprattutto in due e per lunghi spostamenti, versatilità, tecnologia…
Non c’è quindi da sorprendersi se, nonostante il prezzo, sia la motocicletta più venduta in assoluto.

Gli amanti del modello ne fanno un autentico stile di vita; più che un oggetto di distinzione (che ti vuoi distinguere, hanno tutti quella…), un vero e proprio strumento per affrontare qualsiasi tipo di viaggio: dal tragitto fino all’ufficio o il giro del mondo, dall’autostrada con moglie e bagagli alla Transappenninica. Non potevano quindi mancare dei forum dedicati, dove riunirsi, scambiarsi consigli, racconti di viaggio e proposte per ritrovarsi. Fra questi, uno dei più importanti e dall’impostazione piacevolmente “familiare” è quello dei gsriders ( www.gsriders.org ), che hanno organizzato il GSR Toskana, un’occasione di ritrovo per gli iscritti al forum, ma anche per tutti gli amanti della scoperta di nuovi percorsi da assaporare in compagnia, sulle strade di una regione che sembra una inesauribile fonte di emozioni e paesaggi mozzafiato. Tutto questo con la competenza di un piccolo tour operator.


Nonostante la sigla G S stia per gelande strasse, vale a dire letteralmente “strade sporche”, e con essa si intenda la maxienduro per eccellenza, di regola i proprietari di queste moto amano trattarsi più che bene, ed è per questo che il ritrovo è fissato a Braccagni, provincia di Grosseto, al Resort Guadalupe ( www.guadaluperesort.it  , badatemi che robina…), dal quale si muovono alle 9,30 in perfetto orario, con una guida ad aprire il gruppo con tanto di giubbino arancio con logo “gsriders”, radiolina per collegamento fra le guide; uomo di collegamento al centro che si ferma agli incroci per segnalare la svolta, sempre con giubbino arancio con logo, e che poi riacquista la posizione al centro del convoglio; scopa per raccattare i ritardatari (che ogni tanto umanamente sclera e A) si fa una sparata a caso B) comincia a sparare bischerate nella radiolina), ma soprattutto, e qui so che mi prendo del bugiardo, ma ho le foto: furgone di assistenza!!! messo a disposizione dal concessionario Bmw di Grosseto.

 L’autista, lui si, c’è da capirlo che si sia rotto le scatole, e viene da domandarsi il perché di tanta malcelata ansia nel fare un pur tranquillo giretto per la campagna fra Grosseto e Siena, soprattutto a bordo di mezzi che fanno dell’affidabilità il loro punto di forza. Quando facciamo i giri con le motard, a volte anche di 2-300 km in un giorno siamo certi di un guasto o un incidente con una media matematica di uno ogni 10 moto partecipanti. Forse dovremmo allertare la protezione civile…
Il percorso, con una ricetta magistralmente cucinata dallo Scuro, persona disponibilissima e dall’enciclopedica cultura delle strade della regione, tanto da costringerci ad un continuo e involontario confronto delle nostre competenze in materia, ci porta in direzione di Roccastrada,

per poi deviare per Roccatederighi e sulla veloce strada, deserta e pianeggiante, che conduce al Gabellino, punto di ritrovo per gli smanettoni e i vacanzieri diretti sulla costa per la sS 441, detta “di Prata”. Costeggiamo per un breve tratto le irreali forme delle colline metallifere e imbocchiamo i 5 chilometri che ci portano fino a Montieri. La salita, teatro di una prova speciale di rally, diventa il luogo dove alcuni Gs si staccano dal gruppo e possono finalmente esprimere doti di guida sportiva di tutto rispetto.
 Ecco un’anima di questa moto che non smette mai di stupirmi. La possibilità che dà ad ognuno di esprimere ciò che sente più vicino al proprio sentire la motocicletta
Ritorniamo sulla 441 per approdare all’Abbazia di San Galgano,

per continuare per Monticiano e arrivare alla Siena-Grosseto per la meravigliosa strada “degli abeti”.
Deviamo per la stupenda panoramica che passa da Fontazzi e Lupompesi, incrociando l’Eroica, la sterrata che ho già raccontato sul mio libro. Perché annoiarvi? Sono soltanto curioso di vedere le Gs in quello che dovrebbe essere il loro habitat naturale ma lo Scuro arrivato a Buonconvento ci fa deviare verso Asciano, e solo oltrepassato San Giovanni d’Asso entriamo sull’Eroica, che seguiamo per una decina di chilometri.
Qui li volevo: polvere, tantissima; 40 km all’ora, uno dietro l’altro. Roba da battere il casco contro il cupolino regolabile. Con la scusa delle foto vado avanti, e sicuramente mi salvo dal tremendo bagno di polvere, entusiasta come un bambino, con la felicità che solo uno sterratone veloce può regalare. Chissà come se la caveranno i Gs, in ordinata fila…


Finalmente li vedo emergere dalla polvere, qualcuno entusiasta quanto me per l’esperienza, altri raccolti in un mutismo preoccupante. Soltanto alla sosta per il pranzo a San Quirico d’Orcia capisco la ragione: alcuni non hanno gradito la deviazione “fuori programma”, anche se gli organizzatori mi hanno assicurato che era assolutamente prevista, reputandola una sorta di “dispetto”, capace solo di impolverare la moto (questo è poco ma sicuro) e far correre dei rischi inutili ad alcuni assolutamente digiuni anche delle più facili strade bianche. Quello che non riesco a capire è il perché della polemica: il percorso era assolutamente nello spirito “Gelande strasse”, e anzi in occasioni come queste si approfitta per lanciarsi in nuove esperienze, quelle che di solito da soli non si affrontano, e si sfrutta la compagnia e la disponibilità di aiuto da parte degli altri per acquisire sicurezza. Oltretutto in questo caso c’era anche il furgone di assistenza…
La carovana si dirige nel pomeriggio verso Pienza,

 ma i giochi sono fatti e la stanchezza comincia a farsi sentire, nonostante l’abitabilità delle muccone. I Gsriders tornano al Guadalupe Resort. Il giorno dopo giro in direzione delle terme di Saturnia e Pitigliano.
La strada  dei Gsriders non finisce certo qui, d’altronde sappiamo bene che estate o inverno che sia, quasi sempre, quello che si riconosce anche da lontano nella sagoma della moto che ci viene incontro è il becco di una Gs.


 

 

 

 

 

 

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Di Il Kiddo (del 22/05/2009 @ 22:40:13, in KtmcubItalia, linkato 644 volte)

Il raduno di KtmclubItalia

di Davide Pizzighello e Kiddo


Qualche tempo fa, durante un’intervista radiofonica per l’uscita del mio libro, mi chiesero se il libro fosse bello. Io risposi che ero la persona sbagliata per rispondere a una domanda del genere, sarebbe stato come chiedere ad una madre se suo figlio le piacesse: per lei sarebbe stato comunque il più bello del mondo!
Allo stesso modo, è impossibile per me parlare obiettivamente del raduno che sono orgoglioso di aver aiutato a organizzare insieme ad altri ragazzi del forum di ktmclubitalia.it. Posso senz’altro dire che durante questo raduno ho potuto sfruttare tutto il bagaglio di esperienze che ho accumulato negli ultimi anni, come ad esempio l’elaborazione di un percorso, con tanto di soste per pranzo e rifornimenti; guidare gli altri cercando di non perdermi nessuno e di non far annoiare i più smaliziati; fare foto e aiutare il mio compagno di merende, Pizzi, a fare filmati; in sostanza adoperarci in quello che entrambi amiamo fare con competenza oramai professionale. Ultimo ma senz’altro più importante, riuscire a dare consigli di guida sicura a persone meno esperte, mostrare traiettorie di sicurezza, fare strada e aiutare a scoprire quanto può essere bello ed emozionante acquistare padronanza della moto, riducendo i rischi e aumentando la sicurezza.
Ma come dicevo, non voglio essere io a raccontare da solo come è andato il nostro raduno.
Ci tengo allora a dare la parola a Davide “Pizzi” Pizzighello, moderatore del forum.

Inizia alla grande questo 1° raduno NAZIONALE di ktm club Italia con la telefonata di Paolo Carrubba, direttore marketing e Comunicazione di KTM ITALIA e mi comunica che sarà presente nel luogo prestabilito come base del raduno un concessionario locale che esporrà alcune moto. Già questo mi lascia senza parole ma poi rincara la dose :" Vi mando giù solo per voi del club la 1^ in Italia di una serie limitata di EXC: la Champions’ Edition con design Red Bull KINI Racing". E conclude dicendo che il neck brace, da me espressamente richiesto per testarlo,arriverà con il concessionario.
GRAZIE a Vincenzo Cacciatore della concessionaria HUNTER motorcycles di Firenze per la disponibilità, la gentilezza e la pazienza dimostrata.
Si, una persona eccezionale e disponibile, che si presenta alee 7,30 di mattina con una furgonata di moto, consapevole del fatto che noi, dopo le foto, ce ne saremmo andati a spasso…
Il venerdi sera arriviamo al campeggio alle 21 e troviamo il prode Charlie ad attenderci. Poi ecco arrivare il Kiddo e Basìc. Facciamo cena e breafing svariando dall'itinerario al meteo. Dopo una fiorentina da 7 etti e mezzo andiamo nella nostra casetta e a me tocca dormire con Mistral (che si era presentato da me con uno zaino alpino enorme) in un letto matrimoniale per fortuna separato di alcune spanne. Charlie fa la guardia nel letto posto a fianco della porta d'ingresso.
Forse guardava che non entrassero le serpi!
SABATO
E' il gran giorno, la sveglia suona detonando alle ore 7, facciamo colazione e dalle 7.30 siamo già operativi con banchetto delle iscrizioni, striscioni KTM appesi in ogni dove (e ce ne hanno spazzato uno), moto già schierate per la foto iniziale e consegna dei buoni pasto.

Dopo il breafing tenuto dal sottoscritto e dal Kiddo con alcune indicazioni importanti,  ci si posiziona sulle nostre carotone e ci si mette in moto.
Mi sono rivisto nel video, mamma mia quanto gesticolo, e che aspetto minaccioso!
Però mi sa che te sei anche meno abituato di me a parlare a un pubblico. Ma come cavolo fai a speakerare??

Sembra di essere in un videogioco, quelli che hanno credito infinito, quelli che per staccarti ci dev'essere la mamma che ti urla "E' PRONTA LA CENA!!!!"... E' un susseguirsi di curve bellissime, i panorami sono da famiglia del Mulino Bianco, l'Appennino toscano è verde ed in fiore, il sole splende sui nostri caschi.
A dir la verità mi sento un po' legato, è la prima vera uscita del 2009 e devo fare un minimo di rodaggio.Decido allora di fare la scopa, in coda al gruppo, a stretto contatto del MAGNIFICO Basìc e la sua 690 SMC.
Sembrerà strano ma ci capiamo al volo, basta un gesto o un movimento della testa e subito ci intendiamo. Sarà la passione che ci lega che ci da questo dono.
L'andamento è allegro ma non esasperato, gli utenti si comportano in modo eccellente, niente sorpassi al limite o staccate pericolose, ci si rispetta e ci si diverte insieme. BRAVI RAGAZZI!!!
Come prima tappa ci si spara il famoso "Muraglione", una serpentina di alcuni km che sfocia in una piazzetta già gremita di moto.


Noi non siamo tanti, ma devo anche dire che il periodo è veramente triste per i ritrovi in moto. Ho visto dei flop incredibili, negli ultimi tempi: forum con decine di migliaia di iscritti organizzare raduni con qualche decina di persone, gare di regolarità annunciate mesi prima con 15 partecipanti… una tristezza inaudita. Sarà la crisi…
Per questo il nostro gruppo, con avventori da Pescara a Varese, mi sembra un successo incredibile.
 La gente ci guarda incredula, mai visto 24 KTM  girare insieme per quelle strade. Pausa caffè e foto di rito e si riparte per altri magnifici paesaggi.

Ce n'è per tutti i gusti! Manuel, il nostro endurista, con una 125 per lo più in rodaggio, tiene botta. Un grande, piegava come un disperato, non si è mai lamentato del percorso non proprio congeniale alle sue ruote tassellate. COMPLIMENTI!!!
Si prosegue, varie sessioni di fotografia e video realizzate dal Kiddo e da me, ci si ferma per pranzo in un'accogliente praticello che dà su di un fiumiciattolo.
Siamo a Palazzolo sul Senio, e c’è anche una fontanella con l’acqua sulfurea (che schifo, ma dice che fa bene…)
 Sembrava di stare nei prati della Val d'Aosta. Distribuzione del pranzo al sacco e pausa che serve per conoscersi meglio. Francopower si è sparato 1 ora e passa col suo camper per portarci i panini e per deliziarci col suo impianto audio.GRAZIE 1000 frà!!!
Iniziano a sentirsi i consigli di guida, proprio come succede tra fratelli. QUESTA COSA E' FANTASTICA!!!

Si riprende e dopo varie session di foto/video ci si ritrova sul passo della Raticosa, 960 m.s.l.m.
E' difficile descrivere uno spiazzo pieno di moto,sembravamo tutti formiche che portano le provviste, c'erano moto di ogni tipo, marca, anno e colore. Secondo me c'erano più di 500 moto.
Come al solito c'erano gli stradisti che arrivavano praticamente nel piazzale in 4^ piena; mi facevano paura! BRAVE TESTE DI C@ZZO!!!

Il Kiddo ci fa notare che loro fanno la strada di quel passo avanti e indietro e rischiano la vita tutti i week end. Infatti 4 curve più sotto troviamo una Z1000 arancio spiaccicata al lato della strada. Il Kiddo mi fa cenno con la mano come a dire: "hai visto,come non detto!"
È un po’ l’espressione più triste di un motociclismo domenicale, quello delle solite due strade percorse fino alla nausea, senza il gusto di provare a esplorarne di nuove, tirando al limite, stupidamente sicuri di conoscerle così bene da poterle usare come piste. Noi motardari siamo sempre orgogliosi di ribadire quanto sia bello cercare sempre nuovi percorsi, nuove deviazioni, armati di cartina e spirito di avventura. Anche i percorsi di questo raduno sono stati scelti in precedenza, cercando di evitare più possibile le grandi arterie degli smanettoni primaverili.
Ed il susseguirsi di curve continua, il gruppo procede limitando al minimo le soste senza senso. Il caldo ci sfianca e inizia a farsi sentire la giornata di motard toscano.

Arriviamo davanti all'autodromo del Mugello e parcheggiamo davanti alla cancellata.

 Pausa per riprendere un po' il fiato e ci si incammina verso la nostra base, il campeggio MUGELLO VERDE. Un grazie va anche a loro, alle 2 cameriere che hanno dimostrato una pazienza infinita e a Lapo che ci ha praticamente dato carta bianca.
Sono le 18 e la prima parte del raduno è andata alla grande! Tutti sotto la doccia e pronti con mega birrazza davanti al ristorante. Arriva anche Kenzo e la sua adventure 990,dalla Svizzera in sella alla sua belva.
Alle 22, dopo un'oretta di attesa arriva il cibo.
Io cominciavo quasi a incazzarmi per l’attesa, oltre che per la fame.
 Avete presente il discorso di prima del videogioco con crediti infiniti? Ecco, la nostra cena è stata così!!! Antipasti ben forniti, salumi,crostini, funghi e altre delicatezze, poi è il turno dei tortelli serviti in 2 colori, il burro e salvia e il ragù fatto in casa. ECCELLENTI!
Già si sente un leggero appesantimento ma come fai a rifiutare la bistecca di maiale alla griglia, le salsicce e come gran finale la tagliata con rucola e grana...Intanto il vino accompagna le nostre chiacchere da salotto.
Si va a dormire satolli e contenti verso l'una.


DOMENICA

Ancora la sveglia rombante ci ricorda che il raduno deve vedere la seconda alba e allora iniziamo a sbaraccare le nostre cose, colazione e iniziano ad arrivare tutti i ragazzi. Alle 10 si parte con capostrada Basìc. Ancora curve, ancora panorami stupendi, ancora il sole a baciarci e ancora il solito clima di amicizia! Alcune persone che han preso parte al raduno di sabato non ci sono, è giusto che il week end si divida tra moto e famiglia. Ma si aggiungono altri 2 ragazzi e si tocca quota 20 moto KTM ancora unite!
Ritmo blando consono al giorno finale di questo raduno, peccato per la miriade di ciclisti che si annidano in ogni dove, in ordine sparso. Ci fermiamo a mezzo giorno davanti ad un bar,ci si disseta ci si scambia ancora consigli e battute e ci si rilassa un po'. Dopo una mezz'ora si decide di ritornare al campeggio. E via ancora curve!!!!!


Ci si saluta man mano che la gente prende la strada di casa, accompagniamo Kenzo e Charlie nei pressi dell'autostrada e li vediamo sparire all'orizzonte in sella ai loro gioiellini. Si arriva al campeggio, io carico la mia moto e quella di Mistralk sul furgone, bottiglietta di acqua e si parte in direzione Novara, 348 km più a nord.
Arriviamo sotto casa mia e tiriamo 2 somme. 700 km fatti in furgone, 320 km in moto, 150 € spese(cena del venerdì,pranzo e cena del sabato, pernotto, benzina alla piccola e gasolio nel furgone) e tanta tanta soddisfazione che non mi fa sentire la stanchezza e la fame!!!!

Faccio un po' di ringraziamenti:
Al mio KTM 625,instancabile compagno d'avventura,mai un tentennamento, mai una sbavatura.Ti amo piccola(e domani ti faccio il bagnetto...)
Al Kiddo, maestro in sella e nella vita, scrittore di un libro bellissimo, agglomerante di passioni e persona su cui contare!!!
Così mi fai diventare rosso, anzi, arancione!
A Basìc che a vederlo non gli dai 1€( parole del kiddo)
No, dai, davvero ho detto una cattiveria del genere?!
e che poi si rivela un vero motociclista, rispettoso verso gli altri, dispensatore infinito di consigli, di poche parole ma buone!!!
A Mistralk che con me ha vissuto questi 3 giorni di raduno, condiviso consigli nei 3 mesi antecedenti, grande persona nella vita e spericolato a bordo del suo KTM (non hai più 20 anni...le botte le senti!!!).
Al marmoreo Charlie, pezzo di tronco in moto ma con la passione che trasuda da ogni parola che esce dalla sua bocca!
Allo svizzero Kenzo che nonostante un inconveniente ci ha raggiunto sparandosi quasi 400 km e che con noi ha condiviso le curve strette non proprio adatte alla sua ADVENTURE.
A Manuel che con un 125 ha dimostrato che la passione e l'amicizia si nutrono anche di miscela!
Alla banda dei milanesi capitanati da Dixi che guida come le fighette sull' F10.
A Carlo 56, un papà di famiglia che è rimasto folgorato da questo forum.Continua così!
Ai modenesi, compagni di cena e simpaticissimi kappisti.
Al gruppo dei toscani che ci han fatto passare 2 giorni bellissimi, le loro ricognizioni invernali passeranno alla storia.
Boia che freddo…
A duro perchè scrive come un forsennato e poi dal vivo dice 2 parole al giorno,grande!
Al gruppo capitanato da Francopower che col loro camper ci hanno reso la vita più facile!
Ai Sommeliers d'Asfalto, un gruppo di ragazzi troppo gentili, si sono attenuti alle disposizioni senza batter ciglio, pur giocando in casa!!!
Al pizzettone heavy metal di Webspider che da Ancona non c'ha pensato su 2 volte!!!!!GRANDE!!
E capace, oltretutto, di dimostrare che si può mettere la moto in macchina, oltre che la macchina in moto!

A tutti quelli non citati e che sono stati fondamentali per la riuscita di questo 1° RADUNO NAZIONALE KTM CLUB ITALIA!!!


Davide Pizzighello
Kiddo

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Di Il Kiddo (del 05/05/2009 @ 22:30:44, in Gs, linkato 778 volte)

 

 

Col Gualo a scuola di off-road


Una mia prof ai tempi del liceo diceva:
“più cose si sanno, più si sa di non saperne”.
Benché chi mi conosce bene sia portato a sostenere fermamente il contrario, io non sono uso peccare di vanagloria, ma quando penso che mi sto avvicinando a grandi passi  al quarto di secolo da quando per la prima volta inserii la prima sul mio Fantic Raider 50, mi viene inevitabile pensare a me stesso come ad un veterano della guida della motocicletta.
Diciamo che posso pensare di non essere l’ultimo dei bischeri.
Dopo l’ennesima drammatica esperienza in fuoristrada alla Sgommata di Pomino, però, mi sono imposto di provare a frequentare finalmente un corso, una scuola dove arricchire la tecnica di guida, perfezionare la capacità di portare sullo sterrato i bestioni che mi hanno sempre affascinato.
Di corsi di guida in fuoristrada ce ne sono veramente un’infinità: sembra che tutti i migliori manici del Belpaese, pur di non mollare la manetta, si mettano a insegnare agli impediti come me.
La domanda più spontanea che viene in mente è: “ma questi corsi, servono davvero a qualcosa?”
Se uno è, o è stato un grande pilota, sarà davvero in grado di insegnare agli altri, riuscirà a trasmettere qualcosa a chi si trova a frequentare un corso?
Dal momento che chi impara a guidare una moto si affida dapprima ai consigli di un amico, e poi col maturare dell’esperienza al proprio istinto, non si ha quasi mai una preparazione “scientifica”, una base teorica su quali siano i principi, gli equilibri, la dinamica e la distribuzione delle forze che ci permettono di condurla.
Similmente, a volte si fanno attività sportive, si compiono sforzi fisici senza un’adeguata preparazione sui movimento giusti o sbagliati.
Bisogna partire prima di tutto dal concetto fondamentale che la moto è una prosecuzione del nostro corpo, uno strumento che obbedisce a pressioni e spostamenti di pesi. Per questo i grandi piloti sono capaci di compiere e di esaltare il ”gesto atletico”. In parole povere, quello che per noi è una scesa da infarto, per il pilota è un’opportunità di mettere alla prova la propria abilità tecnica, una frenata sull’erba bagnata si trasforma in un insieme di spostamenti di pesi e pressioni da modulare sull’’impianto frenante, una serie di ostacoli da superare una sequenza scientificamente razionalizzabile di precisi gesti da compiere. Un gesto atletico, appunto.
E chi, meglio di un istruttore di educazione fisica può essere in grado di formulare questa serie di regole sempre valide alla guida, soprattutto in fuoristrada?
Esatto! L’altro prof, quello col fischietto che ci minacciava un 3 in pagella perché vi nascondevate dietro una colonna a fumare insieme a quello sfaccendato del Marilli invece di correre in tondo. Oppure quello della palestra che insiste per farci vedere come si fa lo squat senza rischiare un’ernia, ma che assume nel farlo posizioni a dir poco ridicole. Certo, se questo ipotetico professore fosse poi un veterano dei rally africani come il Faraoni o la Dakar fin dalle prime edizioni (quando si portavano le bottiglie di benzina nello zaino sulla schiena e le moto si riparavano con un martello e del fil di ferro) e avesse poi la giusta loquacità e capacità di spiegare i concetti in maniera chiara e diretta, sarebbe un insegnante degno di rappresentare la scuola più blasonata di off che si possa immaginare.
Ovvero, sarebbe il Gualo!

E' quello a destra, quello a sinistra è uno di Novoli che sta dicendo: "siamo quì per divertirci", come si può vedere perfettamente dall'espressione divertitissima.

 


Certo nel caso del Gualo va messa anche in conto una notevole capacità imprenditoriale di sé stesso , del proprio carisma e immagine; possiamo anche sbilanciarci nel sostenere che poter condividere i ricordi di una persona del genere, che snocciola con incredibile naturalezza nelle poche pause che si concede, valgono sicuramente da soli il prezzo del corso.
Alla scuola del Gualo convergono in maggioranza quei viaggiatori che in sella a pesanti bicilindriche si spingono un po’ dappertutto in giro per il mondo e che non di rado si trovano a dover affrontare strade sterrate, non sempre agevoli, a volte piste nel deserto, magari carichi di bagagli.

Per comprendere le più comuni situazioni che si possono imparare ad affrontare, al corso si impara prima di tutto la gestione del peso sulla pedana interna, spostando il peso del corpo all’ esterno della curva, dal momento che “non si può condurre la moto o evitare un ostacolo ad alte velocità, se prima non si capisce le dinamiche dei pesi a bassa velocità”. Per questo, dopo una lezione teorica in aula, si affronta una gimkana di paletti in pedi sulle pedane, e poi si esegue un percorso sterrato dove si impara a condurre le moto (a disposizione degli allievi praticamente tutta la gamma di moto da fuoristrada Bmw) in piedi a bassa velocità.
Sembra incredibile quanto si riesce ad apprendere da questo semplice esercizio, e non sorprendetevi se nei giorni seguenti  al corso vi ritroverete a ripeterlo da soli sulla vostra moto mentre tornate dal lavoro.

Segue poi la frenata di emergenza, da effettuare prima col solo freno posteriore, poi con la frenata integrale. Importantissimo disinserire ABS, ASC, e diavolerie elettroniche varie, che “in fuoristrada non servono”, anche se vi verrà naturale un sequel di bestemmie mentre spippolate come deficienti per spegnere tutte le lucine che lampeggiano sulla strumentazione come un albero di Natale. Il problema ovviamente è riuscire a gestire 250 kg di ferro e plastica che sbandano e vanno dove vogliono; e se nel campetto scuola pari e rassicurante sembrava una cosa ancora fattibile, è diventata una manovra suicida, dopo, provare a ripetere le stesse manovre sull’erba bagnata. Prima, la ruota pattina; seconda, pattina ancora, ma l’Hp2 comincia a muoversi (ed era meglio quando pattinava), 50 metri dopo sei in terza, il Gualo urla “STOP”, ma io avevo fatto il furbo, e avevo levato prima. Il Gualo mi si incazza (e aveva ragione).
Altri esercizi: salita e discesa.


Sulla salita vo bene (che ci vuole?) peso centrale sulle pedane, si apre il gas, quella mi viene bene.
Un ragazzo molto più capace di me si pianta a metà col Gs 1200, forse per una macchinazione del nostro maestro, che ne approfitta per mostrarci come funziona la “compagnia della spinta”: pilota in sella sulla  moto bloccata che grava col peso sulla ruota posteriore, prima e un filo di gas. I compagni che afferrano le forcelle (mai spingere da dietro, oltre alla lapidazione col fango si rischia che le mani scivolino e vadano dentro la catena) si fanno tirare dagli altri con l’altra mano, e così via fino ad esaurire la manovalanza. Incredibilmente l’ippopotamo emerge dal fango, tutti esultano. Rimane il quesito: “ma se invece che nel campetto a Castelfalfi fossimo stati nel mezzo della Mauritania, quanti scapaccioni si prendeva il cretino che non sa leggere la cartina?”
La discesa ovviamente è più difficile, ovvero: se si tratta di lasciare andare la moto e farla frenare dal motore non ci sono problemi, il bello è quando su una scesa ripida e fangosa si deve rallentare un Gs 800 con tutti e due i freni, per poi fermarsi in fondo e girare fra il Gualo e il paletto, in piedi e gestendo lo spostamento del peso gravando sulla pedana interna (come fra i paletti). Ovviamente faccio schifo, manca poco investo il Gualo, metto i piedi in terra, e lui mi si riincazza.
Superamento di ostacoli in sequenza: alleggerire l’anteriore, colpetto di gas, si evita di prendere botte con la ruota davanti o sotto al motore. Io faccio: BONK, TOK, ruota, sottocoppa, ruota, sottocoppa. Alla trentaduesima volta che ci riprovo penso che il Gualo si sia persino stufato di brontolarmi, invece mi dice: “lo vedi che va meglio?”. Sono commosso, bagno a gommapiuma degli occhiali con una lacrimuccia e mi avvento su una imitazione di touille ondulée col sedere indietro e le braccia distese per alleggerire il carico sull’avantreno. Stessa cosa, lasciando il manubrio addirittura quasi lasco per i tronchi che formano le inguidature nel terreno, praticamente l’incubo di ogni viaggiatore in fuoristrada. Dai, ce la posso fare, forse non mi bocciano. Provo addirittura a derapare in curva, ma forse è meglio non esagerare…


Il guado che dobbiamo affrontare lo passiamo la prima volta senza neanche accorgerci che c’è. Poi ci fermiamo e il Gualo ci spiega che ci sono due modi per affrontarlo: o lentamente, dopo essersi accertati che il fondo non nasconda qualche tranello, oppure con decisione, magari con un bel colpo di gas al limite dell’impennata. Sul modo lento mi zuppo semplicemente, ma non c’è troppo da sbagliare. Su quello veloce, mi si brontola che ho poca decisione nel cercare di impennare la moto. “eh, no, porca della pupattola, ora te lo fo vedere io se la tiro su, ‘sta littorina!”. BROOOO, passo il guado su una ruota, solo che dopo tocca frenare perché c’è la curva, ma levo il gas troppo tardi. Frenata di emergenza, slitto sul fango, cazzo entro nel bosco! FRUSH, mi infratto nella macchia. Pruni dappertutto, emergo dai rovi, il Gualo si complimenta con me per come ho affrontato il guado. “Che figura”, faccio io, ma lui ne approfitta per farmi vedere come si tira su la moto.
Sono senza speranza. Mi bocciano di sicuro.
Per finire tutti a sfogarsi sul fettucciato, che serve da sfogo per gli allievi e per riassumere tutte le nozioni apprese durante la giornata.
Il giorno dopo giro panoramico all’interno della Tenuta di Castelfalfi, ma purtroppo non sono potuto rimanere a divertirmi. Dovevo prepararmi per gli esami di riparazione.
Di sicuro posso dire che se è vero quello che diceva la mia prof di chimica, adesso so quanto sono ignorante in materia di fuoristrada, per cui sono quasi uno scienziato… o no?!

 

Il meglio delle Avventure del Kiddo è raccontato nel libro "Strade Traverse", edito da Promoracing Edizioni

http://www.ilkiddo.it/dblog/articolo.asp?articolo=53

 


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