Di Il Kiddo (del 27/03/2010 @ 11:32:22, in Gs, linkato 104 volte)
Un unico credo, Il Gièsse

Ogni felice possessore di qualsiasi genere di moto (della quale può dirsi completamente soddisfatto), considera la propria amata come l’unica capace di consentirgli le meravigliose sensazioni che riesce a provare. Entrare a far parte di un club monomarca ( o monomodello) rende ancora più labile la sottilissima linea che separa l’avere dall’essere. “Sono” perché “ho”. È abbastanza usuale, ascoltando le conversazioni fra appassionati o frequentando i forum in internet, assistere alla denigrazione dei modelli competitor del posseduto, spesso con epiteti poco edificanti, per arrivare alla totale demolizione ( la maggior parte delle volte senza nessun tipo di motivazione a suffragio) dell’odiato antagonista. Fra i peggiori, in questo campo, ritengo siano i proprietari del Gièsse. Supportati anche dall’inequivocabile verdetto dei numeri di vendita (ne hanno già venduti più di 500.000 !), sono così inesorabilmente convinti delle doti del proprio mezzo che sono disposti a sbilanciarsi sulla superiorità del Gièsse in qualsiasi campo di utilizzo della motocicletta. Semplicemente, non riescono a comprendere come mai qualcuno sia così ottuso da sperperare il proprio denaro nell’acquisto di qualcosa che non è una moto identica alla propria. Anzi, è assolutamente assurdo anche solo che qualcuno possa pensare di produrre un altro modello che non sia il Gièsse. Se il buon Dio ci ha dato la moto perfetta, perché piccarsi di preferire qualcos’altro? Capiamoci, io per primo sono convinto che mai il mercato si sia indirizzato su un prodotto così valido e polivalente, capace di incarnare come nessun altro il concetto di moto totale: perfetta per il turismo, la “sparata” sui passi o dalle inaspettate doti in fuoristrada ( ho assistito personalmente agli impressionanti “numeri” di Barbiero in sella ad un Gièsse adv, e posso dire che è davvero il manico, quello che conta). Però devo dire che questa innegabile serie di virtù può portare a pensare di essersi messi in garage non una moto, ma “la” moto. Forse perché ce ne sono tante, forse perché effettivamente quelli col Gièsse sono quelli che girano di più, mi trovo spesso, col mio motardone arancio, a frequentare gruppi di giessisti. Di solito succede che io sono quello che va forte, e loro sono quelli che stanno in fila. Almeno fino a domenica scorsa, quando mi sono trovato intruppato con i ragazzi del Bmw club Firenze. Alla fine di un tratto durante il quale ho fatto strada io, mi si avvicina un tipo, che mi domanda sornione: “ma secondo te, fra la tua e il Gièsse quale va meglio sul misto, a parità di pilota?” Di solito sono molto diplomatico “ma, sai, la mia è un po’ più sportiva, il Gièsse è molto comodo… ho visto fare delle cose fuoristrada…” “no, no, ma sul misto stretto. Perché io la tua l’ho provata al Mugello, sono andato fuoripista, ma se avevo il mio Gièsse… “ “mah, sarà stata sballata di assetto…” Lui se ne va scuotendo la testa, per niente convinto. Non esiste che la mia sia meglio in nessun campo. Non in questo universo. Mantengo un profilo basso, sono 8 contro 1, e l’intruso sono io. A fine giornata, dopo l’ennesima tirata in autostrada, che non facevo così tanto dai tempi delle medie, prendiamo un bel passo su una strada sporchissima di sale, attraversata dalle pozze della neve che si scioglie. L’amico che mi ha invitato a uscire poteva dirmelo che era una riunione di ex piloti bavaresi, perché questi cominciano a tirare come pazzi e fatico a tenere il passo, sentendo il posteriore scivolare. Prima di far partire anche la ruota davanti decido che è sufficiente non perderli di vista, riuscendo ad accodarmi raramente. Ora, io lo so di non essere un gran pilota, ma un paio di loro, i più veloci, mi lasciano indietro come un bischero quando la strada si fa più scorrevole, e alla sosta al bar chiedo la chiave del bagno per nascondermi dalla vergogna. Quando mi decido a uscire il mio nuovo amico mi si riavvicina. Ora sono spacciato, penso. “no, secondo me il Gièsse va meglio anche nel misto.” Durante la pausa caffè i miei compagni di viaggio danno il via alla valanga di commenti prosaici e sguaiati su tutti i maxienduro concorrenti, e io, demoralizzato per non essermeli messi dietro tutti, rimugino sulle possibili cause della mia débacle: le gomme lisce, le sospensioni… O forse è vero! E’ proprio lui, il Gièsse, ad essere davvero imbattibile in qualsiasi campo. Sono combattuto se aderire alla vera fede o intraprendere una personale crociata contro tutti i Gièsse. Di sicuro quando ce l’avevo io non andavo così forte. Ora ho capito, in questo caso “avere” significa “essere”. In pratica, sono quelli che non ce l’hanno, che sono delle pippe!
Angeli Custodi

In letteratura, sono numerosi gli episodi in cui il provvidenziale intervento di una figura mistica, dalle capacità divine, interviene per aiutare le persone in difficoltà o per mutare adicalemente, col loro intervento, la storia degli uomini. Abbastanza noto è quell’episodio in cui un giovane dai capelli biondi e lunghi e dall’innegabile carisma, introdottosi nelle stanze di una giovane signorina, ne annunciò la gravidanza, senza che questa ne avesse mai goduto la parte più piacevole. Vabbeh; evento questo che avrebbe poi radicalmente mutato il corso della storia e dato vita alla società occidentale come oggi noi la conosciamo. Ma noi siamo qui per parlare di moto, e ci mancherebbe… Ho anche io il mio Angelo Custode, e gestisce un Motoclub dalle parti della Futa. In realtà, mi ha salvato il culo durante una gara a Jesolo, modificandomi l’assetto della moto in modo da farmi correre un po’ più dignitosamente. Ma l’intervento davvero soprannaturale, si è verificato proprio ieri. Stavo smadonnando nel disperato tentativo di accendere il Dr 350 senza neanche la speranza di riuscirci, e rassegnato in partenza a portarlo dal meccanico del paese per farmi ripulire di nuovo il carburatore, che squilla il telefono. E’ il mio amico Paolo. “Hei, vecchioooo, sei nel Mugello? Dai che vengo a riscuotere quella birra!” “Macchè -rispondo io- sono a Firenze, sto cercando di riaccendere il Dr, solo che è fermo da sette mesi…” “allora fai così: chiudi la benzina, inclini la moto dalla parte sinistra a 40 cm da terra per una ventina di secondi, poi dai 3 pedalate senza dare gas, vedrai che alla terza si accende” Faccio come mi dice, ancora senza la minima speranza, e infatti la moto non va. “Macchè, è morta ti dico” “allora adesso apri la benzina e dai tutto gas, trova la massima compressione sulla pedivella e vedrai che adesso va.” e nulla. “questa non ha proprio voglia, se non si smonta il carburatore…” “Nooo, ripeti tutta la trafila, se non va in moto è perché non arriva corrente.” Richiudo la benza, riinclino, spedalo, riapro, sgasso, rispedalo. Niente. Richiudo, ripeto tutta l’operazione e mi pare di sentire qualcosa che si muove, là sotto. Ripeto ancora, il Dr sembra dare segno di vita. Al quarto ciclo fa un timido segno di mettersi in moto, al quinto si accende e si spenge subito dopo. Al settimo, sfumazza e borbotta, poi giocando col minimo, il gas e l’aria lo tengo in vita. Certo che la benzina è più vecchia di me… ma il Dr brucerebbe anche il vinsanto, e fiammeggiando dallo scarico esplode in tutta la sua virilità. Faccio un giro di prova, non mi ricordavo che andasse così bene, nonostante le gomme sgonfie. Che spettacolo! Richiamo il mio angelo custode: “Diavolo di un Paolino, mi hai riacceso la moto per telefono, meno male che non conoscevi mia moglie quando è rimasta incinta, sennò la ingravidavi con la forza del pensiero!”
Il Mio Mugello Motor Fest

Le idee veramente rivoluzionarie, le uova di Colombo, hanno in comune la prerogativa di lasciare sospesa una domanda: “perché nessuno ci aveva pensato prima?” Viviamo in un momento di grave crisi economica, destinata forse a mutare il nostro concetto di consumo -di mercato persino- che ha messo a dura prova la tenacia e la voglia di fare di moltissimi imprenditori, e di conseguenza, se non più gravemente, quelli che animano il mondo della moto. In questo panorama, si sente davvero il bisogno di Idee. L’ inesauribile immaginazione ed entusiasmo di Mauro Zecchi e Renato Chiarelli di Promoracing, parte integrante del M.C. Firenze, ha partorito il progetto di un evento che permettesse al pubblico di diventare protagonista, dandogli la possibilità di provare le moto fin troppe volte viste, lucide e inarrivabili, all’interno dei saloni. Che fosse questa, l’Idea scacciacrisi? Sicuramente è stata per me l’occasione di cimentarmi come “buttadentro” multimediale per una manifestazione nella quale ho creduto tantissimo fin dal momento in cui mi è stata ventilata come ipotesi. È il sogno di qualsiasi appassionato poter dire di far parte di qualcosa che si svolge all’interno di uno scenario così importante. La cornice ideale per provare le moto da strada, infatti, sarebbe stata ovviamente l’autodromo del Mugello, che ha da poco inaugurato anche la pista di motard al suo interno, e che è incorniciata da una immensa tenuta immersa nel verde; perfetta per organizzare una linea da mondiale, figuriamoci un fettucciato da cross o enduro! Spazio poi anche al trial, alle minimoto, al minicross, alla scuola avviamento enduro della Federazione.



L’idea era quella, almeno per questa prima edizione “numero 0” di prova, di mantenere un basso profilo, limitando al minimo la pubblicità, soprattutto per verificare la reale disponibilità delle Case produttrici. In realtà, quando si parla del Mugello, mantenere “un basso profilo” risulta fortunatamente difficile, e almeno da parte del pubblico l’interesse è stato davvero notevole. Le Case, dal canto loro, hanno risposto ai concessionari di zona che richiedevano la disponibilità dei mezzi da dare in prova quasi tutte allo stesso modo: “noi vi diamo le moto, basta che non ci chiediate soldi”. Così, fra qualche grande assente e qualche volenteroso desideroso di pubblicità, è stato possibile realizzare il sogno di tanti appassionati di girare, per una volta almeno, nella pista del Mugello.

O di testare il possibile prossimo acquisto sul Passo del Giogo.

Oppure di provare il brivido del supermotard.



Tutto questo al costo del biglietto di ingresso di 5 euro. Oppure, per qualcun altro, di poter spalancare il gas sui bellissimi campi che costeggiano la pista, vero e proprio Santuario della velocità. Diciamo che a fare fuoristrada all’autodromo del Mugello si prova un gusto un po’ perverso. Che so, come fare l’amore nel letto dei genitori della tua ragazza?! Di sicuro le piste, un fettucciato da cross e uno da enduro, erano rese impegnative dalla copiosa pioggia del venerdi, che ha zuppato terreno e addetti al percorso (fra questi un instancabile Mauro Pampaloni), ma che non ha impedito ai tanti appassionati allertati dal tam tam sui vari forum di offroad di passare due bellissime giornate di un febbraio straordinariamente clemente.
  
Malgrado le defezioni, alcune anche tardive e scoraggianti di alcuni importanti produttori, si può dire che si è fatto un importante passo avanti nel portare il mondo del fuoristrada in quello che sta diventando -grazie all’intelligenza e alla lungimiranza della direzione dell’autodromo- un vero e proprio polo del motociclismo nella sua accezione più ampia. L’esperimento potrebbe essere ripetuto a ottobre, magari con un po’ di tempo in più rispetto al mese e mezzo a disposizione per questa occasione per organizzare l’evento. Si sa, noi motociclisti rimaniamo degli eterni ragazzi ai quali piace sognare, siamo persone facili ad accendere di facili entusiasmi, che troppo spesso vengono spenti da freddi calcoli economici e dalla reale fattibilità dei progetti. Ma almeno in alcune occasioni, come questa, si può davvero dire: peccato per chi non c’era!


LE FOTO BELLE SONO PER GENTILE CONCESSIONE DI GIAMPIERO MIGNANI
www.giampieromignani.it

Una vera rivelazione: la Rieju, 250 e 450. La maggiore ha telaio Sherco e motore Yamaha Wr. La quarto di litro è, in pratica, la Gas Gas 250, che ha sempre motore Yamaha Wr. Pare infatti che la Casa indiana stesse per acquisire la Gas Gas; poi non se ne è fatto niente, ma di fatto le due moto sono identiche. Il pubblico sembra aver gradito molto la facilità di guida, anche perché non si può dire che fosse formato da soli campioni dell’offroad. Di sicuro, posso testimoniare la solidità e l’affidabilità dei mezzi, maltrattati per un interminabile week-end. Quando ho confessato che conoscevo solo la “Tango”, ho rischiato di brutto.
|
|
|