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Non lasciamo l'Italia in mano alla ignoranza. Marco Guidarini
 
Una cultura della prevenzione antiquata non risolverà mai un dramma moderno come gli incidenti sulle strade! I politici italiani (...tranne rare eccezioni) hanno come principale obiettivo quello di scaricare le responsabilità delle proprie inadempienze sui sudditi...guardandosi bene da responsabilizzare chi costruisce strade con standard di sicurezza del 1950. Lo scaricabarile è uno sport più difffuso del calcio...(in Italia)...quindi le dimostrazioni si sprecano: "Disegni di legge" senza conoscere minimamente la materia. Se almeno ci fosse l'umiltà di acquisire un minimo di cultura della prevenzione e del risk-management ci sarebbero molte meno vittime, molti meno incoscienti patentati, meno criminali liberi che continuano a guidare ringraziando dei giudici indulgenti e meno professionisti (Medici, Ingegneri, Poliziotti, Carabinieri)...mortificati nella propria professione. Le strade universali (e scientificamente collaudate) per risultati concreti sono sintetizzabili nell' acronimo R.I.S.P.A.C. = Ricerca, Innovazione, Sviluppo (per una viabilità sicura e sostenibile) Preparazione, Allenamento, Controlli. Queste strade sono quelle seguite dalla Scienza (dalla Medicina all'Aeronautica, al Motociclismo professionistico). Stranamente queste voci, da 50 anni ad oggi sono state incoscientemente trascurate da una "politica vecchia" che non ha mai investito nè sulla ricerca scientifica, nè sulla educazione civica nè sulla educazione stradale (indispensabile per diminuire gli incidenti).Così in Italia si pretende di fare prevenzione con il metodo che usava Don Abbondio nei "Promessi Sposi": raccomandazioni, prediche ed omelie. Poi non comprendendo il motivo dei fallimenti (6.000 vittime all'anno e 18.000 invalidi gravi) con "rumorosi sforzi" (di pensiero) si creano i presupposti per disamorare i cittadini verso il proprio Paese, obbligandoli a gettare via i soldi per spenderne altri (tutti coloro che hanno dei caschi jet omologati li dovranno gettare nella discarica..idem per le aziende)...(nel frattempo non si controllano i cinesi che vendono caschi pericolosi, cibi pericolosi, indumenti pericolosi in tutta italia ai danni del made in Italy!) . Ma il cittaddino italiano deve pagare ed acquistare...anche Chi ha buonsenso ed esperienza da vendere perchè in Italia non vale il know-how scientifico, la prevenzione la insegna Topo Gigio...). Così molti dovranno andare in ufficio vestiti come se andassero in circuito al Mugello... perchè se avranno un buon jet (omologato e pagato) un buon paraschiena (al cui utilizzo non è mai stata fatta nessuna campagna di educazioni) ed un sano buon senso (come molti motociclisti hanno)...con i iens saranno sanzionabili! In questo eccesso di prudenza speriamo almeno che lo Stato tuteli anche i propri Operatori (caschi, paraschiena, pantaloni tecnici e giubbetti antiproiettile per polizia e carabinieri) così come per gli scooteristi delle poste Italiane. La C.E. sanzionerà l'Italia per una incosciente politica sulle strade (6.000 vittime all'anno e 18.000 invalidi gravi) ma la colpa viene data sempre al cittadino-suddito. Nel Novembre 2009... io (Marco Guidarini, presidente A.M.I.) insieme al sig. Silvano Levantini (campione italiano di motociclismo...che di risk-management se ne intende) chiedemmo una audizione e quindi, ricevuti in Senato,, facemmo la proposta di ridurre l'importo dell'IVA dal 20% al 10% sull'acquisto delle essenziali protezioni "salvavita" (Casco e paraschiena)...sottolineando che lo Stato in primis doveva investire in educazione e dare anche un buon esempio ai giovanissimi di "percezione del rischio" educandoli e divulgando "una cultura della prevenzione" che insegna a scegliere i comportamenti e le protezioni più adeguate in ogni ambiente, anche sul lavoro. La stessa identica cosa si può dire per gli scarsi investimenti nella educazione alla prevenzione dell'AIDS... iniziando ad abbassare il prezzo dei profilattici, sul quale nè Stato nè Chiesa si degnano di intervenire (prediche ed omelie non fanno prevenzione!) Ippocrate lo sapeva già nel 450 A.C..Quindi, prima ancora che imporre caschi integrali per tutti e pantaloni tecnici per tutti (magari di una precisa marca e con l'IVA al 20%!!! )...lo Stato investa in RISPAC se vuole fare seriamente prevenzione! Noi motociclisti dobbiamo sperare che nessun politico acquisti azioni di aziende di profilattici...altrimenti ci verrà imposto a tutti l'utilizzo di "pofilattici tecnici" (es. profilattici con le bretelle catarifrangenti e con l'airbag posteriore..per evitare i rischi conseguenti ai "tamponamenti", visti i tempi,  tutto con l'IVA al 20%)...questi profilattici saranno obbligatori anche per delle semplici pomiciate! Tornando a RISPAC:insieme agli investimenti su: ricerca, innovazione, sviluppo è necessario investire in Preparazione sia degli utenti che dei progettisti di infrastrutture che continuano a disporre ovunque "cause di lesioni" (quali guard-rail ghigliottina e pali metallici nei punti più pericolosi:es. in esterno curva! E' incosciente che un segnale di pericolo generico abbia il maggior pericolo nel palo metallico di sostegno! (Perchè così precisi standard di sicurezza non vengono richiesti anche ad ANAS, Marcegaglia, Tubosider, Fracasso?). Purtroppo (non solo per i giovani ma anche per i genitori e per tutti i cittadini italiani) i nostri politici non hanno la più pallida idea della differenza tra "cause di incidenti e cause di lesioni così come al ministero delle infrasrutture sono sconosciuti i principi ergonomici di risk-analysis e risk-management. (nel motociclismo professionistico i più grandi progressi in sicurezza sono stati fatti limitando ed eliminando le cause di lesioni...non potendo agire sulle principali cause di incidenti come velocità e distanza tra piloti).La importanza della voce Allenamento è basilare per motociclisti ed automobilisti (come per piloti di aerei, forze di Polizia, Chi fa un lavoro a rischio, o uno sport) con la possibilità di allenarsi in appositi spazi e circuiti (utilissimi anche per briefing, esercitazioni di protezione civile e perfino recupero punti), ma in Italia non sono previsti investimenti in preparazione ed allenamento...gli autovelox sono meno impegnativi e rendono molto di più (per chi è ignorante in Economia!).L'allenamento (mai trascurato in Aeronautica, nel Motociclismo professionistico, da Chi fa uno sport o una professione a rischio ) non viene neppure preso in considerazione (in Francia o in Spagna allenarsi in pista costa la metà che in Italia!!!), Le migliori Aeronautiche del mondo investono miliardi di dollari in Preparazione ed allenamento del personale a terra ed in volo (chiamate formazione ed addestramento).Controlli (sia sugli utenti che guidano con imprudenza, sia sui progettisti ed amministratori che lavorano con imperizia e negligenza: C.I.I.N. è il nuovo termine proposto da A.M.I. per gli incidenti: conseguenze di imprudenza, imperizia, negligenza). I legislatori italiani non sanno che una banale scivolata contro un guard-rail ghigliottina a 40 km/h (in Fisica 11 metri/secondo) lascia poche possibilità di salvezza anche con casco, paraschiena e indumenti tecnici (che possono lavorare al 100% per scivolate senza ostacoli ma non altrettanto in caso di impatti contro corpi contundenti anche a basse velocità: per questo il maggior numero di vittime si verifica dove ci sono più ostacoli...non dove ci sono velocità maggiori). I controlli sul territorio e sullo stato psico-fisico (che solo gli agenti di Polizia e Carabinieri possono fare...non certo gli autovelox!!!) in Italia sono 10 volte meno che in Sapagna o in Francia! L' Italia spende per ricerca in sicurezza sulle strade (e per la ricerca scientifica) ovvero in R.I.S.P.A.C.(Ricerca, Innovazione,Sviluppo, Preparazione, Allenamento, Controlli) meno di 60 centesimi all'anno per cittadino (la Francia ne spende 10 volte di più), in Francia ogni per ogni 100 euro che un cittadino dà allo Stato come contributi lo Stato reinveste in prevenzione circa 6 euro... il "povero" cittadino italiano spende 100 euro e lo stato ne reinveste...60 centesimi... Vergogna! E' offensivo per tutti i motociclisti, per tutti i professionisti, per le Forze dell'Ordine ed anche per le aziende. Chi viaggia con prudenza (ad esempio gli amanti delle moto "custom", o gli enduristi) devono poter viaggiare con un buon casco omologato (anche jet), con un paraschiena, ma anche con un paio di jeans, per la bellezza di andare a fare una passeggiata in moto! Se molti vanno in ufficio con la moto (o con lo scooter) è anche perchè gli stessi politici non hanno saputo risolvere il problema del traffico (cosa che invece hanno saputo fare in tutte le altre città europee, diminuendo anche l'inquinamento). La prima regola per la prevenzione è il cervello (ed il buonsenso)...peccato che in Italia (come dimostra anche la politica sulla ricerca scientifica) conti meno dei piedi: un calciatore medio prende mille euro al giorno mentre un ricercatore prende mille euro al mese e deve decidere se scappara all'estero per fare ricerca o rimanere in Italia e prendersi del "bamboccione" da un ministro che prende 20.000 euro al mese e non capisce un "KAIZEN" (termine giapponese che indica "un miglioramento continuo che deve avere un individuo pensante ed una sociatà dinamica per garantire la Salute dello Stato). Per dirla in termini motociclistici: in Italia l'essere umano viene valutato "upside-down" in alto i piedi, in basso il cervello! .
Un tempo credevo che una dittatura fosse la più grande forma di violenza per un cittadino "pensante"...ma da anni sono convinto che l'ignoranza (soprattutto se associata a demagogia) è la peggiore delle dittature!
 
Dott. Marco Guidarini (Dr. Jekyll) medico Traumatologo presidente A.M.I. (www.motociclisti-incolumi.com) cell.328 3074089
 
----- Original Message -----
E' tempo di cambiamenti per chi fa delle due ruote il proprio mezzo per spostarsi su strada. La Camera dei Deputati infatti, ha approvato il disegno di legge numero 1720, in merito alle modifiche del codice della strada, che per certi versi rivoluzionerà l'utilizzo delle nostre moto.

Un disegno di legge che prevede non solo più l'utilizzo obbligatorio del casco omologato, ma anche del necessario abbigliamento tecnico, come guanti, giubbotto, paraschiena. Questo il testo del disegno di legge:

Art. 171 - (Dotazione di sicurezza per la conduzione di veicoli a due ruote)

1. Durante la marcia, ai conducenti, e agli eventuali passeggeri, di ciclomotori e motoveicoli è fatto obbligo di indossare indumenti e di tenere regolarmente allacciato un casco protettivo di tipo omologato, in conformità con i regolamenti emanati dall'ufficio europeo per le Nazioni Unite - Commissione economica per l'Europa e con la normativa comunitaria.

2. Ai fini di cui al comma 1:
a) per i veicoli fino a 11 Kw è obbligatorio l'utilizzo del casco integrale;
b) per i veicoli da 11 Kw a 25 Kw è obbligatorio l'utilizzo di un casco integrale, di guanti per la protezione delle mani, e di giacca tecnica con protezioni per spalle e gomiti;
c) per i veicoli da 25 Kw a 52 Kw è obbligatorio l'utilizzo di un casco integrale, di guanti per la protezione delle mani, e di giacca tecnica con paraschiena integrale e con protezioni per spalle e gomiti;
d) per i veicoli oltre 52 kw è obbligatorio l'utilizzo di un casco integrale, di guanti per la protezione delle mani e di una tuta tecnica o di una giacca tecnica con paraschiena integrale e con protezioni per spalle e gomiti e di pantaloni tecnici con protezioni per fianchi e ginocchia.

3. Sono esenti dagli obblighi di cui al comma 2, i conducenti e i passeggeri:
a) di ciclomotori e motoveicoli a tre o quattro ruote dotati di carrozzeria chiusa;
b) di ciclomotori e motoveicoli a due o a tre ruote dotati di cellula di sicurezza a prova di crash, nonché di sistemi di ritenuta e di dispositivi atti a garantire l'utilizzo del veicolo in condizioni di sicurezza, secondo le disposizioni del regolamento.

4. Chiunque viola le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 74 a euro 299. Quando il mancato uso degli indumenti e del casco riguarda un minore trasportato, della violazione risponde il conducente.

5. Chiunque importa o produce per la commercializzazione sul territorio nazionale e chi commercializza indumenti e caschi protettivi per motocicli, motocarrozzette o ciclomotori di tipo non omologato è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 779 a euro 3.119.

6. Gli indumenti e i caschi di cui al comma 5, ancorché utilizzati, sono soggetti al sequestro ed alla relativa confisca, ai sensi delle norme di cui al capo I, sezione II, del titolo VI

 
 

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Di Il Kiddo (del 23/04/2010 @ 18:32:25, in coast to coast, linkato 170 volte)

Da costa a costa (e ritorno)

 

Dedicato alla memoria di Francesco “Potter” Bracci

 

Il Presidente mi allunga una decina di fogli, la stampata del percorso che dovremo seguire in giornata.
“Sono un po’ preoccupato” mi rivela, sapendo che mai riferirei a nessuno una simile confidenza.
Gli rispondo “ma de che?! Il percorso l’ho fatto io…”
“no… è che mi sembrano tanti chilometri.”
Eppure è stato lui a lanciare l’idea, un venerdì sera durante una delle nostre birrette.
Il “Coast to Coast” col motard. Ha il sapore della scommessa, che si può anche rivelare non così impossibile da perdere. Del resto, l’impegno che richiede qualsiasi viaggio è in relazione al mezzo che si adopera per affrontarlo. E forse è per questo che abbiamo accolto l’idea con entusiasmo e come facciamo qualsiasi cosa: senza starci a pensare troppo.
Fuori dal nostro alberghino, sul lungomare di Cecina semideserto il fuori stagione, sono già schierati i ferri stradali più leggeri e divertenti che si possa immaginare. Raggiungere Rimini e contando anche l’ovvio ritorno, in totale si tratta di un 650 chilometri circa. Roba da manutenzione straordinaria per una qualsiasi racing, anche se nel nostro gruppo -i “Sommeliers d’Asfalto”- militano anche dual e bicilindriche. In pratica, superiamo appena la media di un cilindro a persona. Ma la nostra è una questione di filosofia: la libertà consiste nel non avere troppe necessità. Non dipendere dalle comodità, da qualsiasi cosa possa filtrare il gusto dell’avventura, della scommessa. Gli amici, qualche etto d’olio e due cose in uno zaino; il massimo del bagaglio che ci possiamo permettere di portare.
Evitiamo come la peste le strade dritte, raggiungendo Volterra attraverso Montescudaio e Montecatini val di Cecina. Come al solito ci facciamo prendere la mano, anzi il polso destro, e raggiungiamo Colle Val d’Elsa al ritmo di impazienti cavalli da corsa, quando in una occasione del genere sarebbe più intelligente comportarsi come maratoneti, con la consapevolezza che prima del tramonto ci sarà una parte del corpo che chiederà pietà per le lunghe ore su selle da fachiro e sospensioni da pista. Ma solo le persone mature fanno programmi, si gestiscono, pensano davvero alle conseguenze, e di certo non è il nostro caso. Dopo 80 chilometri è tempo per il primo rifornimento, e per cominciare a perdere qualche pezzo. La prima vittima è il cavalletto della moto di BTB. Non sarà un problema, almeno finchè ci sarà un palo al quale appoggiarla.
Attraversiamo in poche ore la Val d’Elsa, il Chianti, il Valdarno e il Casentino. La Toscana che amiamo girare per le strade che costringono a ritmi da infarto, un continuo di curve, paesaggi meravigliosi che purtroppo non ci soffermiamo quasi mai a osservare e qualche puntata in fuoristrada, dove il nostro percorso a tappe forzate si incrocia con l’Eroica.
Dopo l’ennesima sosta al benzinaio Sulla Sette Ponti in direzione di Talla, riesce a raggiungerci dalle retrovie Derapage per avvisarci che Greg è rimasto fermo. Ha perso le viti della corona.
“si, ma quante?”
“tutte” è la risposta.
“che moto ha?” chiede Klaudio
“una GasGas!” gli rispondiamo
“si, ma che marca!?”
“una GasGas...”
Non riesce a credere che ci sia qualcuno che ha dato un nome del genere ad una marca di moto.
Mentre il gruppetto in compagnia di Greg va a fare shopping di bulloni, noi ce ne andiamo a mangiare, e dopo un paio d’ore, a dispetto delle speranze ormai perse, riusciamo a ripartire.
Il nostro viaggio prosegue verso Bibbiena, Chiusi della Verna, il valico dello Spino, Pieve Santo Stefano, dove stavano allestendo per la gara in salita. E infine le larghe strade per raggiungere il valico di Viamaggio, dove si riuniscono i motociclisti toscani e romagnoli. Una babele di parlate fra il fiorentino, l’aretino e il romagnolo e di ogni tipo di motocicletta. Dopo l’ultimo tratto apprezzabile per la guida ci attende l’ultima tirata verso la costa romagnola. La parte che sapevamo più noiosa e che mette a dura prova il nostro amore per moto che fanno dell’essenzialità il loro motivo di esistere. Semafori, rotonde, traffico, autovelox. Una noia devastante, che ci fa piombare addosso tutta la giornata in sella. Festeggiamo sul porto di Rimini sotto un cielo che non promette niente di buono, e infatti durante la nottata trascorsa nel nostro ostello, zeppo di studentesse norvegesi e americane, sentiamo arrivare l’acquazzone che temevamo.
Sulla strada del ritorno che scegliamo più breve possibile e armati di tute antiacqua irrisorie, forse con l’aiuto di Qualcuno che da lassù veglia su di noi, riusciamo a scansare la pioggia. Le temperature si sono abbassate di brutto, e mi illudo che da Forlì, in lontananza, si riesca ad intravedere l’Abetone. Invece le montagne imbiancate sono proprio quelle del Passo del Muraglione: la nostra meta.
Una ventina di centimetri di neve, ecco cosa troviamo in cima al Passo; e al bar da Giovanni, la tv con la telecronaca della Superbike, prima di salutarci e sparpagliarci per le zone della Toscana dalle quali ognuno di noi proviene.
Non saremo mai sazi del nostro amore. Della nostra compagnia, dei nostri amici e di un'altra bella storia da raccontare. Pensando a qualcuno che abbiamo portato con noi anche questa volta, dentro al casco, dove stanno le emozioni più belle, i pensieri e i ricordi. Una persona con la quale ci saremmo presi per il culo, scherzato, riso, discusso, mandato a quel paese.
Una persona speciale, di quelle che lasciano un’impronta profonda in chi le conosce e che ci ha lasciato che ormai è un anno.
E che, dite quel che volete, aveva una nick veramente brutta: “Bra ra braaaa”…

 

 

 

 

 

Partenza dal lungomare di Cecina. Per la cronaca, chiuso al traffico.

Il bagagliaio.

 

Colle Val d' Elsa: la prima vittima, il cavalletto della moto del presidente. Meglio così, un peso in meno!

Monteriggioni in lontananza. Fermarcisi no...

Castellina in Chianti: ritrovo con i ringamboni che fanno solo qualche chilometro.

Sull'Eroica.

 

Vertine, sull'Eroica.

Riparazione di fortuna per Greg. Ci tengo a far notare che una comodissima e ampia e sicura piazzola di sosta -peraltro rarissima su strade di collina secondarie- si trova a soli dieci metri dal punto in cui si sono fermati questi disgraziati, ovvero nel bel mezzo di una curva. Si può vedere la mia moto comodamente parcheggiata in tutta sicurezza, mentre non solo Greg che aveva effettivamente la ruota piantata si era fermato per ben due ore in quel punto, ma anche altri 4 deficienti.

 Notare la tacca sul forcellone di alluminio...

 

Sosta a Bibbiena, in attesa per l'ennesima sosta al benzinaio (una ogni 80 km circa).

Klaudio, col Gièsse col navigatore e il posto per ilk passeggero, era la nostra ciambella di salvataggio; ha fatto benzina solo due volte. Greg 8.

Il valico dello Spino, scansando un posto di blocco dopo l'altro.

Un gran bell'esemplare di masculus motardis. Arancio anche nei capelli. Il numero di telefono è 33349939... per le ultime cifre fate un versamento di 200 euro sul mio c/c.

Sul Viamaggio, seguiranno gli ultimi Chilometri veramente belli, e poi strade dritte e noiose.

La Kidauta. Non so cosa significhi, ma a lei piace...

L'arrivo a Rimini. Finchè c'è un palo per appoggiare la moto, c'è speranza.

Ma che moto l'è?

La spiaggia accanto al porto di Rimini. Finalmente il Coast to coast è fatto!

Ora non rimane che tornare a casa.

Nel nostro ostello. 20 euri a notte, asciugamani a parte, internet, colazione e studentesse comprese...

Il meglio non l'ho potuto fotografare, sennò la Kidauta mi stroncava i ginocchini.

...Bè mì ventanni...

Sfigati e infreddoliti a spasso per Rimini. Un giubbotto nello zaino non ci entrava... 


Relax

 

 

Sul Muraglione, le mani mi si stanno per staccare.

 

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