Nuove speranze
Una crisi, un dolore, a volte un lutto, perdite di ciò che ritenevamo un diritto fermo, saldo, una sicurezza della vita. Invece tutto, in un momento, può essere messo in discussione, cancellato. Ci si pongono davanti nuove sfide, alterazioni. Dalle macerie di ciò che era, si intravede la possibilità di ricostruire qualcosa di nuovo, se possibile più bello di prima.
Delle nuove speranze, dei nuovi sogni, sbocciano. Come dei bambini che si affacciano alle prime esperienze, ai primi viaggi, per riscoprire da capo quello che davamo per scontato, troppo vicino, poco esotico. Divertirsi con poco, far lavorare la fantasia, partire senza una meta precisa.

La sfida è quella eterna fra la voglia continua di emozioni forti, come un trofeo di Mario kart, come quelle che può regalare la Ktm della nostra prova e la ricerca della sicurezza di girare il mondo in completa libertà, dell’affidabilità di un libro prima della nanna, sensazioni che troviamo nella Bmw Gs 1100.
Nel nostro caso, la voglia di staccare la spina, nel senso letterale di quella della Wiiii, ci ha portato al Lago di Bolsena. Con le sue spiagge nere di sabbia vulcanica è la meta ideale per riposarsi dopo il trasferimento autostradale, durante il quale si fa apprezzare la stabilità della bavarese, forte delle tre ruote in luogo delle due dell’austriaca.

A dire il vero, durante la prova statica, avvertiamo che della Bmw non è particolarmente indovinata la posizione di guida: quando si ha l’altezza necessaria per arrivare ai pedali, diventa quasi inguidabile a causa del manubrio troppo vicino.
L’austriaca è decisamente curata nei particolari, con sella regolabile in altezza, paramani e grafiche in Silver. La posizione in sella è ottima, con la giusta triangolazione pedane-sella-manubrio. Quest’ultimo è un po’ stretto, come per la Bmw: su mezzi del genere avremmo preferito più controllo. Bisogna anche tener conto che così si agevola molto il passaggio fra le sedie e il divano di casa, però.
Ci prendiamo il tempo per spostarci di poco, e visitare Orvieto, il Duomo, le grotte che la fanno assomigliare ad un enorme groviera, il Pozzo di san Patrizio, essenziale per l’approvvigionamento di acqua della città. Ma non era più comodo il supermercato?



Dopo l’esperienza un po’ inquietante di un bell’acquazzone notturno, in tenda,

ci spostiamo verso Civita di Bagnoregio, la “città che muore”, ma a giudicare dalla quantità di turisti che la visitano, l’agonia potrà durare ancora per diverso tempo…

Sulla strada per il Parco dei Mostri di Bomarzo, sconosciuto quanto incantevole teatro di sculture di pietra che nascono dalla terra, passiamo dal bellissimo borgo di Vitorchiano, dove incontriamo Scemo-scemo, una statua scolpita in peperino da alcuni nativi dell’isola di Pasqua. Sembra che sia l’unico esemplare esistente al di fuori dell’isola, e adorna un piccolo parcheggio. Nata sfigata senza dubbio: dopo questa foto mi è finita la batteria della macchina fotografica!

Sulle strade dritte che costeggiano le cave di pietra toscana, santafiora e peperino, continuiamo
a bisticciarci per la Bmw, mentre l’arancione concede alla comodità soltanto una sella appena imbottita, in luogo di quella di plastica della concorrente.
Per la seconda parte del nostro viaggio lasciamo che sia proprio la strada a decidere, scegliendo le parti della cartina dove le linee gialle diventano più tortuose. Ci dirigiamo quindi verso l’interno, all’avventura, in direzione delle cascate delle Marmore.

A metà del percorso pedonale che risale le cascate ci affacciamo dal balcone degli innamorati. Una ragazzina ci chiede quanto ci si bagna, un nerboruto tutto tatuato gli risponde al posto mio “dipende da quanto sei innamorata”. Non credo che questa cosa sia vera.
Risaliamo in moto per infilarci dentro la stupenda gola scavata dal torrente Nera, che raggiunge i monti Sibillini, e il paese di Ussita, una località sciistica in estate, che come il mare d’inverno, la mente non considera.
Durante la scalata che ci porterà da Castelsantangelo sul Nera fino a Castelluccio (già decantata sul libro “Strade Traverse” del Kiddo) è la Ktm l’oggetto del desiderio. La ciclistica svelta e le ruote lisce, gli ingombri ridotti e il peso contenuto la rendono estremamente agile sul misto e ne fanno una macchina da libidine pura, nonostante i freni scarsamente modulabili, addirittura assenti e le sospensioni senza escursione, come la Bmw, del resto. D’altronde, sempre rispetto alla bavarese, è indicata per bambini più grandi, che imparano in questo modo l’equilibrio senza rotelline.
Di Bmw, nella percorrenza di serie di tornanti, si apprezza la linearità di erogazione, dovuta alla presenza dei pedali e del motore. Almeno per figura. Ottima per imparare il movimento della pedalata, è senza dubbio fonte di orgoglio per i babbi, che vedono muovere i primi passi sulle ruote ai propri virgulti a bordo di un mezzo che emula l’estetica di una moto che è già entrata nella storia.
Foto sibillini
Lo spettacolo che offre la vallata di Castelluccio di Norcia lascia ogni volta senza parole. Anche senza lenticchie in fioritura. Ne approfittiamo per riprendere un po’ fiato e per la merenda.
Ktm ci mette in difficoltà per le foto statiche: La mancanza del cavalletto la fa quasi sempre abbandonare in posizione sdraiata. Più evocativa del marchio che di un singolo modello, incarna alla perfezione lo spirito della casa di Matthigofen.



La nostra avventura prosegue in direzione di Arquata del Tronto


e poi di Amatrice, che si chiama evidentemente così per via degli spaghetti all’amatriciana.
Strade bellissime e semideserte, ideali per godere due ruote e un motore. O meglio, tre ruote e un motore finto; oppure due ruote, ma senza motore. Vabbè.
Raggiungiamo il lago di Campotosto, dove si intravedono le prime tendopoli, testimonianza muta e deserta, pare, del recente disastro provocato dal sisma in Abruzzo. La strada all’interno di un paesino subisce un improvviso restringimento a causa delle macerie di una casa completamente crollata. Travetti e tubature si mostrano sconciamente, facendoci tornare a una realtà dolorosa; un incubo a metà di un bellissimo sogno fatto di splendidi paesaggi.
La spiaggia formata dalla sabbia di un affluente del lago ci invoglia a testare i nostri mezzi con un po’ di fuoristrada.

Bmw tradisce una trazione decisamente migliorabile, con i fondi sconnessi la ruota motrice tende a pattinare. Le tre ruote danno invece una grandissima stabilità, ma rendono la moto un po’ impacciata nei cambi di direzione o nei passaggi stretti.
Ktm è decisamente più adatta al fuoristrada anche se non immediata, regala emozioni forti se ci si lascia andare in discesa e sui sassi: ginocchia sbucciate e Citrosil sono quasi assicurati.
Proseguiamo poi sulla veloce strada che collega l’Aquila a Teramo, dove l’aderenza degli pneumatici è minata dalla gran quantità di cacche di vario bestiame, ma patria di spensierati smanettoni locali. Diventa sempre più stretta, man mano che ci si avvicina a Fano Adriano. Da qui imbocchiamo la salita verso Prati di Tivo.
È il momento di sgranchirsi le gambe, prima su un percorso avventura, come se non ne avessimo avute abbastanza, finora,

e poi sulla passeggiata che arriva alla Madonnina, ai piedi del Piccolo Corno.
Perché non approfittarne per un altro po’ di sterrato?


Il giorno dopo torniamo verso l’Aquila, attraverso il traforo del Gran Sasso, all’interno del quale c’è EVIDENTEMENTE una base che ospita alieni!
Usciamo dall’autostrada ad Assergi, dove prendiamo la direzione di Campo Imperatore.
Non ci sono parole per descrivere la maestosità dello spettacolo che, dopo la prima serie di curve, si presenta davanti agli occhi. Un paesaggio lunare, dove solo pochissime tracce tradiscono la presenza dell’uomo su questo pianeta. Bestiame al pascolo: mucche, pecore. Solo erba, montagne altissime a formare una muraglia, rocce. Ci si sente un po’ perduti, piccoli piccoli, affascinati e distratti non tanto da particolari, ma dalla consapevolezza che, dovessimo stare su quel tratto di strada cento anni, non riusciremmo ad avere una esaustiva visione di insieme. E allora diamo il gas, che è meglio, che la moto ci permette di diventare parte integrante del paesaggio, e non di guardarlo attraverso un finestrino. (S. King)


L’unica testimonianza della presenza umana, il rifugio Duca degli Abruzzi, ospita un ristorante e un ostello.

Usciamo da Campo Imperatore, con la solenne promessa di tornare appena possibile, e ci riposiamo a Castel del Monte, con il campanile lesionato dal terremoto, e il nostro albergo che ospita un notevole numero di sfollati.
Il gestore ci racconta di come il turismo sia effettivamente crollato, e che di solito avevano l’animazione per noi bambini (la babydance due volte al giorno). I turisti, negli occhi delle famiglie che si divertono durante lo spettacolo dei pagliacci, sono una piacevole conferma di un ritorno alla normalità sicuramente prezioso. Si ha la netta sensazione di essere apprezzati, desiderati da una popolazione schietta, sincera, ospitale, amante del vino e della buona tavola.
Sarà per questo che i primi a tornarci sono stati proprio i motociclisti, le persone più intelligenti del mondo!
Da Castel del Monte, nel saliscendi verso la statale che ci riporterà a L’Aquila è un continuo mutare di paesaggio e di sensazioni di guida. A momenti è la Sicilia, in altri l’Elba; a volte ricorda il Trentino e spesso il Chianti nelle coste rocciose ai lati della strada. Zero macchine in una sequenza di curve senza respiro in quella che potrebbe essere la Mecca del turismo a due ruote.
L’augurio che facciamo alle persone che vivono in questi luoghi stupendi è proprio questo, di rinascere come meta del turismo motociclistico, e di far rinascere i paesi, le città, non come prima ma ancora più belli.
In questo resoconto, a volte leggero e scherzoso, abbiamo cercato di far capire quanta bellezza c’è da vedere, da riscoprire semplicemente andando a spasso in Abruzzo. Parlando con le persone, facendo capire quanto ci sentiamo vicini a loro, si può fare molto di più che con distratti gesti di solidarietà a distanza.
E poi si può fare enduro fino alla rocca di Calascio!

Quando si racconta o si fotografa un viaggio, quello che si porta a casa, che si può mostrare, sono le immagini dei punti di arrivo. Le curve, la strada che c’è nel mezzo, quella è roba tua, che rimane dentro al cuore di chi ha viaggiato.
Al massimo, si può portare con noi un bel ricordo. In qualche caso, delle nuove speranze.
Un enorme grazie ad Axel e Neri Nannini, che si sono prestati per troppo amore a fare da modelli per questo raccontino
la Krema delle avventure del Kiddo è narrata nel fantasmagorico volume "Strade Traverse", edito da Promoracing Editore 393 2608795