Da Barberino di Mugello verso il lago di Suviana e il “pistino” di Monzuno in compagnia di “Apriliaontheroad” e del brutto anatroccolo.

Trovare la compagnia giusta per girare in moto è sicuramente fondamentale. A questo proposito, penso sia lampante il caso del mio amico Claudio, che l’estate scorsa mi chiese qualche indicazione su come trovare una due ruote a un prezzo più che abbordabile, dal momento che, amante come sono dei ferri vecchi, gli avevo parlato di mezzi dignitosi per cifre intorno ai mille euro. Scatenato nella ricerca dell’affarone, e dirottato a volte a miti consigli, alla fine approda ad una Aprilia Caponord. A lui la moto doveva servire soprattutto per andare al lavoro e al mare la domenica, magari in coppia, per cui l’acquisto mi sembrava perfetto, per lui. Magari un bel motociclettone, anche un po’ ingombrante, ma sicuramente qualcosa di evocativo, di sostanza; in fondo perché porsi dei limiti? Caponord poteva essere un buon punto di partenza.
I “problemi” sono cominciati quando, ovviamente, ha cominciato a spassarsela veramente, e ad avere sempre più voglia di girare, conoscere percorsi, gente, insomma a vivere la moto per davvero. Quindi, ha cominciato a venire con me. Solo che la maggior parte dei ritrovi ai quali ho partecipato ultimamente, erano di gruppi di motard, di smanettoni, come ad esempio il “rodeo ligure”, anticipato dall’organizzatore con un lapidario “non si va per paesaggi”.
Praticamente ho assistito a delle scene memorabili di Claudio intruppato in mezzo a dozzine di mono assatanati che cercavano inutilmente e con enorme fatica di passarlo, con lui che di volta in volta era sempre più veloce e teneva sempre meglio il ritmo; finchè un giorno, in trattoria, mi fa “devo alzare le sospensioni”, io lo guardo atterrito, chiedo il perché, “non faccio che fregare le pedane…” mi risponde. Io comincio a temere seriamente per l’incolumità del babbo del migliore amico di mio figlio maggiore, e mi auguro sinceramente che possa trovare una compagnia magari più “tranquilla”, anche perché quando faccio le foto per immortalare il meraviglioso mondo delle motard stradali, lui mi inquina le inquadrature, e fa decisamente la figura del brutto anatroccolo.
Dopo qualche tempo mi invita a fare un’uscita “dalle nostre parti” con un gruppo di “Apriliontheroad”, un sito di appassionati della casa veneta che è nato come “pegasocube.it”, poi si è allargato con la sezione “ETV 1000” e si è trasformato infine nella forma attuale.. Io ne sono felicissimo, sicuro che nell’ambiente giusto possa finalmente tramutarsi in un bellissimo cigno ed evitare a me dei mostruosi sensi di colpa, anche perché Claudio non fa che ricordarmi che “gli ho fatto ricomprare la moto” io.
Molto generosamente il mio amico preferisce lasciare a me l’onore della stesura del percorso, e io ne approfitto per portare gli aprilisti a spasso per un’affascinante fetta di Emilia e imbastire il primo capitolo di “strade traverse”.

Raduniamo così un gruppetto di una decina di moto che comprende tre Aprilia Pegaso e tre caponord. Partiamo dalla Piazza Mino di Fiesole e raggiungiamo Barberino di Mugello, passando sopra il lago di Bilancino. Oltrepassato il campo sportivo, invece di salire per la strada militare che porta al Passo della Futa, più conosciuta e battuta, imbocchiamo la prima strada traversa, in direzione Mangona, attraversando l’autostrada Firenze-Bologna.
La strada si arrampica in un susseguirsi di curve strette e in mezzo al bosco. Sbuchiamo a Montepiano, proseguendo sulla Provinciale di Vernio, in direzione Castiglione dei Pepoli, asfaltata con bitume ad alta aderenza: una gioia per la tenuta dei pneumatici.
A Castiglione viriamo in direzione del Parco regionale dei Laghi di Suviana e Brasimone. Strada larga, poco frequentata, sempre con asfalto rosso non sempre perfetto, ma bellissima da guidare e da guardare.
Ci fermiamo per una sosta fotografica sul Brasimone, per poi proseguire in direzione del Lago di Suviana. Ancora con l’adrenalina dei tornanti in discesa appena affrontati nei polsi, imbocchiamo la veloce quindicina di chilometri che porta al Ponte di Veruno e continuiamo per Vergato sulla Porrettana.
A Vergato deviamo in direzione Grizzana Morandi percorrendo una salita memorabile per gioia di guida, e una discesa altrettanto bella che ci fa tornare quasi a Rioveggio. Ritorniamo indietro in direzione della Toscana per un breve tratto fino a Sterlina, una località che ospita il nostro ristoro, dove ci rifocilliamo con crescentine (dei guanciali di pasta fritta) da guarnire con affettati, formaggi e sottoli. Uno spettacolo. A pranzo i motociclisti familiarizzano, e anche noi abbiamo modo di fare quattro chiacchiere. Io sono sempre affascinato da chi si fidelizza ad un marchio, forse perché mi è sempre sembrato di essere immune a questo tipo di sentimenti. Mi viene raccontato di come, semplicemente, i miei compagni sono rimasti folgorati dalla Pegaso Cube, dalla linea, dalla possibilità di trovare, anche a prezzi accessibili, un mezzo polivalente, affidabile, comodo anche in due, che portasse a lavorare tutti i giorni. Spesso si sottovaluta che dietro ai grandi numeri di vendita di un modello, ci sono fisiologicamente un gran numero di estimatori, e che la semplicità e la sfruttabilità di una moto non faranno notizia, ma diventano anche motivo di affezione.
Riprendiamo il cammino, un po’ appesantiti, in direzione Rioveggio, per deviare verso Monzuno.
La strada che scende dal Paese di Monzuno con una serie meravigliosa di tornanti e poi si dirige a Bibulano e risale fino a Loiano è conosciuta come “il pistino” per l’incredibile voglia che inevitabilmente assale chi la percorre di forzare il ritmo fino a trovare il limite. Può anche diventare pericolosa, anche perché è abbastanza trafficata e passa attraverso i paesi. Quindi occhio; però è davvero memorabile: in un quarto d’ora di guida è sintetizzato quanto di più bello si può trovare sull’Appennino.
I miei compagni di viaggio sembrano entusiasti, soprattutto quelli con il Caponord, che possono godersela in solitaria; tant’è vero che guardando il casco di uno di loro penso per un attimo che abbia la visiera bianca, poi mi accorgo che sono i denti che prendono tutta la parte aperta dal modulare: sta sorridendo!
Da Loiano ci dirigiamo verso Monghidoro per la ss. 65 in direzione del Passo della Raticosa. Inutile commentare questo tratto di strada: è sicuramente la più frequentata dagli smanettoni bolognesi, penso che qualcuno l’abbia anche portata come tesi di laurea: “quanto gas ti riesco a dare verso il Passo della Futa”. Dopo la sosta quasi obbligatoria sulla Raticosa, scendiamo esausti e felici verso Firenze, imboccando al Bivio la meravigliosa strada che passa accanto agli stabilimenti della sorgente Panna e sbuca a Grezzano, praticamente nel cuore del Mugello.
In tutta sincerità, vedendo Claudio in compagnia dei suoi simili, non so se ho assistito alla trasformazione in un bellissimo cigno, di sicuro so che tutte le volte che chiudevo la manetta del gas me lo vedevo comparire quasi immediatamente nello specchietto.
Evidentemente la scuola delle anatre, comunque, deve aver lasciato il segno.