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Di Il Kiddo (del 10/02/2010 @ 22:47:33, in Itinerari, linkato 400 volte)

La scorciatoia

Come cucire Val d’Elsa, Chianti, Valdarno, Casentino e Mugello in poco più di tre ore


Ci sono giornate speciali, preziose e irripetibili, in cui uno può davvero credere di aver capito veramente tutto nella vita.
Mettete una domenica di febbraio, durante un inverno particolarmente freddo e piovoso, per la quale le previsioni avevano promesso sole e temperature in aumento.
Un gito di telefonate per sentirsi rispondere che “ma no, tanto è umido”, oppure “accompagno il nipote della mì donna al carnevale…” e ritrovarsi da solo, assolutamente certo di essere uno dei pochi, per una volta, ad aver fatto la cosa giusta.
L’idea mi frullava peiccapo da un po’ di tempo, ed era quella di cercare di riunire più aree geografiche della Toscana nel minor tempo possibile.
E’ possibile, se si osserva la cartina, procedendo verso nord-est partendo dalla zona della Val d’Elsa, collegandola con il senese, il Chianti, il Valdarno, il Casentino e infine il Mugello. La cosa può sembrare oziosa, stupida e inutile e infatti non ho motivo di sostenere il contrario.
Credo che sia interessante solo se si pensa a quanta diversità di risorse geografiche, economiche e addirittura linguistiche si possono attraversare in poche ore. Noi toscani siamo quelli che “parlano l’italiano”, anzi ci pregiamo di averlo inventato, ma siamo sempre capaci di distinguere l’enorme differenza fra la parlata di un fiorentino e di un aretino, di un livornese e un carrarino, pur senza avere un dialetto particolare.
Tutto è ancora più interessante se ci si trova ad attraversare così tante “aree culturali” differenti in così poco tempo. Una vallata può essere separata da un’altra anche solo da una fila di colline, ma questo non ha impedito alla gente del posto di sviluppare una propria distinta personalità e forma di cultura.
Ma veniamo al gas! Approfittando della clemenza della stagione parto da Colle val d’Elsa in direzione sud, per virare verso ovest sulla bellissima strada che porta ad Abbadia Isola, un piccolo borgo incredibilmente conservato, superato il quale si comincia a intravedere la stupenda fortificazione di Monteriggioni

 


Superato il parcheggio dei pullman si gira a sinistra per passare sotto la superstrada, che ovviamente evitiamo come la peste, verso Castellina Scalo. All’ingresso di ogni paese, anche poche case entra dentro il casco, inconfondibile, il profumo della rosticciana suiffoho. Vero stendardo della nostra cucina, il solo odore parla di famiglie riunite a tavola per il pranzo della domenica, di Brunello, di pappardelle al cinghiale e frittelle di riso per il carnevale.
Ma noi si va in moto, che mi frega di mangiare?
Anzi, meglio godersi il tepore del mezzogiorno, e accorgersi che se si imbocca la sterrata verso S. Leonino,

 

si può arrivare a Castellina percorrendo qualche km in più della strada più bella del mondo, paragonabile solo a quella che ci porterà poi a Radda in Chianti. Una vera giostra, quasi sempre deserta, pulita, tutta da godere stando attenti alle curve in ombra che rimangono bagnate.
A Radda trovo finalmente traccia di qualche motociclista che, in gruppo di poche Bmw, ritarda l’ingresso in trattoria per mostrare agli amici il filmato scaricato sull’IFone.
Il Chianti, nei racconti dimmì babbo di quando era bambino, era un luogo di miseria e scarsissime risorse. Vedere quanta fortuna siano riusciti a costruire le persone che lo abitano adesso è stupefacente. Certo, a volte non si intende bene quello che dicono perché magari sono tedeschi, ma tant’è… I paesaggi stupendi, il vino, la qualità della vita hanno richiamato da parecchio tempo un turista sempre più facoltoso, desideroso di accaparrarsi un pezzo del Chiantishire.
Continuo il mio giro in direzione di Badia a Coltibuono, ma non resisto alla tentazione di raggiungere Gaiole per un tratto dell’Eroica

 

 

che passa da Vertine. Ha piovuto fino a due giorni fa, ha ghiacciato, tornato caldo. Se fosse una sterrata vera non ci sarebbe stato da avvicinarsi. Ma questa è l’Eroica, che ho già raccontato nel mio libro. Non si permette alla vetrina di sporcarsi.

 

 

È ora di muoversi, raggiunta Gaiole si vira a sinistra verso Montevarchi, su una strada guidabile e divertente. Il panorama non è granchè. Meglio, così non distrae dalla guida.
Scavalcati i Monti del Chianti per arrivare a Cavriglia si scorge, un po’ inquietante, la sagoma del Pratomagno innevato.

 


Il Valdarno in sé non offre molti spunti al mototurista, a meno che non ami percorrere le sterrate che lo circondano e delle quali gli abitanti del posto sono piuttosto gelosi. Pianura, case, incroci. Fabbriche, attività commerciali, artigianali. Il paesaggio radicalmente diverso da quello che ci siamo appena lasciati alle spalle non attrae il turismo, né lo straniero. Attraverso in linea quasi retta verso Terranova Bracciolini e poi S.Giustino Valdarno (il paese dimmì nonno, che non ho mai conosciuto) per la Sette Ponti e proseguo poi per Talla.
La strada torna ad essere meravigliosa, deserta. Si passa dentro al bosco che aggira il Pratomagno sulla parte meridionale e si finisce a Rassina, anticamera del Casentino. Attraverso l’Arno per la seconda volta (la prima era stata a Montevarchi) dove è più giovane e turbolento.
A sinistra verso Bibbiena. Il Casentino è forse una delle aree della Toscana rimasta più impermeabile alla cultura del grande centro abitato. Linguisticamente vicino ad Arezzo, ha mantenuto anche nelle nuove generazioni una cultura propria, indipendente, fatta di valori antichi.
Per me il tempo stringe, affronterò il Valico di Croce ai Mori passando da Ponte a Poppi, Campaldino (devo davvero scrivere della battaglia fra Guelfi e Ghibellini?), Pratovecchio e Stia. Sono quasi certo che sulla Consuma troverei neve, e reputo la Croce ai Mori più agibile perché più basso. In parte ho avuto ragione, perché la strada era tutta percorribile, ma sul Valico e dietro qualche curva la neve non mancava

 

È una pista battuta dagli smanettoni, lo so, ma certo non oggi. Arrivo a Londa e poi Contea, in bocca al Mugello, in tempo per raggiungere l’autodromo all’inizio della celebrazione dell’anniversario del Motoclub Firenze.

 

Il Mugello è un’altra storia ancora: campi coltivati, aziende agricole, allevamenti; il posto dove trovi tutto perché ha imparato a cavarsela da solo, nonostante la vicinanza con la grande città, dalla quale anzi si parte per trovare un po’ di serenità e di aria buona. Tortelli di patate e persone gentili e schiette, amanti delle motociclette. Anche perché sennò, come farebbero a sopportarle così?
 Il mio giro finisce qui: 200 km, tre ore a passo svelto, cinque aree geografiche distinte e diversissime tra loro. Una sezione trasversale di Toscana. Una grande giornata.


 
Di Il Kiddo (del 17/07/2009 @ 14:13:49, in Itinerari, linkato 327 volte)

 

Da Follonica all'Amiata (e ritorno)

 

 

Itinerario dal mare alla montagna, per sfuggire alla calura estiva e alla salsedine


Non so se siete amanti della vita di mare: spiaggia, caldo, salsedine, orde di bambini, quasi sempre figli di altri, più furbi di me, che mi assediano per fare un castello di sabbia… la pesca dei granchi, passeggiate, costumini femminili che, di anno in anno, continuando a lavarli, si restringono sempre più… e allora perché non cedere alla tentazione di infilarsi, con 40 all’ombra, una bella tuta di pelle e avventurarsi verso l’interno della Toscana?
La partenza del nostro itinerario è Follonica, località balneare nota soprattutto per la pista di motard al palazzetto e per i tordelli di Torello dalla quale, dopo anni e anni di infruttuosi tentativi sono riuscito a trovare l’unica strada asfaltata che se ne dipartisse che non fosse un’asfissiante dirittone di 25 km almeno. Partiamo con un bel bombolone alla crema, checché se ne dica, ancora il miglior modo di iniziare una giornata, in Italia, oggi.

 

 Uscendo dalla città, si oltrepassa l’uscita Follonica est della Aurelia, per deviare dopo un km verso Montioni, e deviare a destra dopo altri 4 km di strada pianeggiante ma almeno ombreggiata per la strada della Marsiliana. Ci si ritrova subito immersi in una realtà distante anni luce da quella delle spiagge e dei sederi al sole (saremo cretini noi?...): saliscendi appassionanti, vegetazione, impossibile incrociare una macchina.

 Ci allarmiamo dopo 4 o 5 km: un fischio regolare ma che non varia con il cambio di velocità ci fa temere per un guasto alla moto. Spengiamo il motore, il suono continua: sono le cicale. Anche lontano dal mare, incredibile.
Proseguiamo fino a sboccare vicinissimo a Massa Marittima. Impossibile non fermarsi per vedere la stupenda piazza con il Duomo.

Scendiamo in direzione di Gavorrano, per passare accanto al lago dell’Accesa, dove è possibile fare il bagno, ma noi fuggivamo proprio da questo, e continuiamo invece per Ribolla. La strada torna ad essere bella salendo verso Roccastrada, e scende e sale di nuovo con un dirittone panoramico verso Civitella Marittima.

Invano cerchiamo di raggiungere Paganico per una delle stradine interne segnate sulla cartina: quella che oramai è diventata una superstrada, la Siena-Grosseto, ha fagocitato misteriosamente ogni attraversamento. Veniamo risucchiati senza possibilità di uscirne, coinvolti nel flusso delle orde di auto di coppiette marcianti verso la missione di una abbronzatura perfetta, lui al telefonino, lei con i piedi sul cruscotto. Riusciamo a conquistare Paganico e seguiamo le indicazioni per la “strada del vino” di Montecucco. È veramente bellissima

Si viaggia fra i filari di viti su una strada  panoramica e poco frequentata, a volte dissestata per lavori. Ma per noi supermotards toscani, questo non è certo un problema!
Si continua per Cinigiano: in un continuo susseguirsi di curve si assiste al cambiamento della vegetazione, che diventa sempre più costituita da sempreverdi e piante di montagna. Decisamente il panorama cambia, e la temperatura anche.

Ci avviciniamo a Monticello Amiata, per scendere verso Arcidosso su un nastro di asfalto ombreggiato e divertente. Superato il centro abitato di una città piuttosto importante a ridosso dell’Amiata, intraprendiamo la ripida salita alla montagna. Perché tutte le volte che, fosse anche ferragosto, salgo su una strada di montagna in moto, mi balena nella mente il pensiero idiota: “stasera accendo il caminetto?”

Il paesaggio è mutato di nuovo: alberi ad alto fusto ombreggiano una tipica strada delle montagne più alte dell’appennino italiano (sembra quella della Secchieta, dai…), massi arrotondati a volte enormi, posati ad arte da una volontà capricciosa e dal notevole estro artistico incombono sulla carreggiata. Noi saliamo ammirati fino alla cima, dove l’immancabile santuario raggiungibile a piedi offre un panorama stupendo sulle vallate circostanti.

Ritorniamo verso Follonica e chiudiamo il nostro giro passando da Triana, Roccalbegna e Murci,
che ospita un parco eolico. Di solito la presenza delle pale per l’energia eolica è ostracizzata per motivi paesaggistici, senza considerarle per la forma di progresso e civiltà che rappresentano. Decidiamo di immortalare il nostro arrivo in questa importante località, che ha dato i natali ad uno dei miei compagni di viaggio. Non gli ho chiesto in quale delle due case del paese, se in quella di destra o quella di sinistra.

Da Murci a Scansano è una pista di kart: asfalto perfetto, una curva dietro l’altra; una dozzina di km di divertimento puro! Scansano ci fa tornare al paesaggio bruciato dal sole al quale eravamo abituati. Le strade sempre bellissime, soprattutto mano a mano che ci avviciniamo a Grosseto con i campi coltivati e ben curati, le fattorie e le viti.
 Passiamo accanto agli insediamenti etruschi di Bagno Roselle per battere infine in ritirata sulla Aurelia, che in 20 minuti ci devasterà molto più di una giornata intera in sella.
Togliere finalmente la tuta di pelle è davvero un sollievo, ma se Dio vuole, domani potrò rimetterla, per andare a provare le moto elettriche nella pista del Palazzetto.


 

Il meglio delle avventure del Kiddo è narrato nello stupefacente volume, edito da Promoracing editore, "Strade Traverse"

 
Di Il Kiddo (del 25/04/2007 @ 21:02:48, in Itinerari, linkato 721 volte)

Itinerario fra il Giogo e la Colla in compagnia di un amico che parte.

 

Io di sicuro non sono Raymond Chandler, ma mi è tornato in mente il libro sull’amicizia virile. Come il protagonista del libro, infatti, da un paio di mesi mi sono dovuto rassegnare all’idea di dover salutare Marco, amico fraterno più che direttore della rivista per la quale ho lavorato per quasi un anno, da quando presi parte alla Transappenninica (vedi articolo), cavalcata sulla quale mi proposi di fare un resoconto. Per lui un impiego in una prestigiosa rivista “vera”, per me il bagaglio di un’esperienza che altrimenti non avrei mai potuto fare: la scadenza mensile di un corsivo da consegnare. Sarebbe stata la fine di MotorTime, la fine cioè del mio biberon di autoimmagine, ma anche la nascita de “ilkiddo.it”.
Probabilmente, passare finalmente una mezza giornata a smotazzare insieme, ci è parso il modo migliore per salutarci.
Mia moglie è stata tassativa: a mezzogiorno a casa!
Non eravamo mai stati in moto insieme, anche perché lui, come tanti altri campioni degli sport motociclistici, non aveva la patente A, e ancora è armato solo del foglio rosa. Io, da parte mia, ho deciso di portarlo a fare un Bignami dell’Appennino, che concentra in poche ore velocità e tecnica di guida, oltre a paesaggi di una bellezza mozzafiato. Con un paio di telefonate raduniamo quasi una decina di altre moto, fra cui un Ducati 1098 nuovo di vetrina (vedi articolo salone di Milano 2006). All’opposto del mondo motard i nostri mezzi: io col KTM Supermoto 950, lui col Beta M4, motorizzato Suzuki 350 del Team Mephisto.
Partiamo dal Parterre di Firenze, anche perché da lì inizia la via Bolognese, che ci porta, passando da Pratolino, verso le Quattro Strade, luogo di abituale sosta per un sacco di gitanti in moto della domenica. Scendiamo nel Mugello per la Faentina , sempre piuttosto trafficata, ma veloce e scorrevole, comunque piacevole. Prima di Borgo San Lorenzo deviamo verso S. Piero a Sieve, per poi arrivare a Scarperia, passando lontano dall’autodromo del Mugello. Qui un paio di dirittoni permettono al mio bestione di sfoderare un po’ di cavalleria, tanto per scaldarsi prima di intraprendere la salita per il Passo del Giogo. Passato Ponzalla, inizia la giostra di curve, anche se il ricordo dei numerosi incidenti avvenuti su quella strada invita alla cautela. Dopo le foto di rito sul passo, Marco mi racconta della redazione, dei nuovi compagni di lavoro, che io conosco per fama.
Sono veramente felice per lui; d’altronde, quando ancora neanche osava sperarci, noi amici eravamo tutti sicuri che sarebbe stato preso.
Scendiamo verso Firenzuola, ma al primo tornante lo scenario di un incidente di una macchina fuori strada, con tanto di eliambulanza, ci toglie la voglia di dar gas. La strada è meravigliosa, a primavera l’asfalto si ripulisce e invita veramente ad una bella andatura. Qualcuno dei ragazzi con noi ci confessa di non aver mai fatto quella strada. Sono veramente giovani, a volte tagliano qualche curva, oppure azzardano qualche sorpasso… penso al corso di Curve&Tornanti di guida sicura (vedi articolo), e a quanto ne avrebbero bisogno…
Io col pensiero torno a mia moglie e al suo ultimatum: sono sicuro che non farò mai in tempo, ma cavolo, sono in moto, sono con gli amici… non puoi chiedermi di abbandonarli. Decido di concludere il giro, Ci dirigiamo verso Coniale (dove in inverno ci troviamo con gli amici di Ultramotard per cercare di farsi prendere dai crampi per il freddo) per poi salire per il passo del Paretaio. Nella prima parte, con velocissimi tornanti, il 1098 ci svernicia, poi riesco a rivederlo dove la strada si fa veramente tortuosa. Guardarlo è veramente uno spettacolo: pennella le curve con la grazia di un pittore, le ricama, mentre io fatico a tenere la ruota davanti attaccata a terra, finchè un po’ di brecciolino gli fa vedere tutti i soldi che ha dovuto sborsare per comprarla come si dice che succeda con i giorni della vita un attimo prima di morire: addirizza la curva, frena, accompagnando infine lo splendido gioiello fuori strada. Peccato, era davvero un piacere guardarlo.
Arrivati sul Paretaio, si ricomincia a scendere in direzione di Palazuolo sul Senio. Qui la strada è stretta, tortuosa, e anche Marco, tanto manico e pochi cavalli, tiene un’ottima andatura. Percorso adattissimo ai motard, un po’ meno alle stradali.
Da Palazuolo risaliamo in direzione della Sambuca. Veloce, tecnica, con un panorama mozzafiato, una sequenza di curve senza respiro, dove io finalmente comincio ad intuire qualcosa su come va interpretata la mia moto, la sua natura bivalente di stradale e motard, a seconda di come vedi la curva, di come ti senti. Libertà di guida pura. Il 1098 mi precede in sourplesse. O è proprio bravo lui, o quella moto vale tutti i soldi che costa. Il tratto prima del Prato all’Albero, dove a gennaio si svolge la Motopancetta (vedi articolo), anche in virtù del brecciolino che c’è in terra, costringe ad un’andatura turistica per la bellezza del bosco.
Scendiamo per il breve tratto che ci fa arrivare al Passo della Colla. Ci fermiamo giusto il tempo per salutarci, anche perché al rientro di sicuro ci frammenteremo. Ognuno deve tornare ai propri impegni: io alla famiglia, lui alla MotoGP. Un abbraccio, “ci sentiamo presto”. E’ strano come a volte si trovino gli amici. Per me è cominciato quando mio figlio minore, Neri, prese una rivistina al Vueffe di Borgo. “Cosa raccatti?”. Poi in sala lettura (al gabinetto), mi accorsi che non era il solito opuscolo di pubblicità. C’era un tipo che faceva tutto da solo: seguiva le gare, faceva le interviste, provava le moto. Ne usciva un giornale vero e proprio, mancava solo quello che mi figurai immediatamente poteva portare uno come me: un po’ di vita in sella alla moto in giro per il mondo.
Lo chiamai, nacque “Le avventure del Kiddo”. Su MotorTime, il giornale motociclistico della Toscana.
Sono arrivato a casa con un’ora di ritardo, mia moglie mi ha lasciato senza mangiare, aveva anche fatto le patate arrosto.
Io ne ho fregata qualcuna di nascosto.

 

 
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