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Non lasciamo l'Italia in mano alla ignoranza. Marco Guidarini
 
Una cultura della prevenzione antiquata non risolverà mai un dramma moderno come gli incidenti sulle strade! I politici italiani (...tranne rare eccezioni) hanno come principale obiettivo quello di scaricare le responsabilità delle proprie inadempienze sui sudditi...guardandosi bene da responsabilizzare chi costruisce strade con standard di sicurezza del 1950. Lo scaricabarile è uno sport più difffuso del calcio...(in Italia)...quindi le dimostrazioni si sprecano: "Disegni di legge" senza conoscere minimamente la materia. Se almeno ci fosse l'umiltà di acquisire un minimo di cultura della prevenzione e del risk-management ci sarebbero molte meno vittime, molti meno incoscienti patentati, meno criminali liberi che continuano a guidare ringraziando dei giudici indulgenti e meno professionisti (Medici, Ingegneri, Poliziotti, Carabinieri)...mortificati nella propria professione. Le strade universali (e scientificamente collaudate) per risultati concreti sono sintetizzabili nell' acronimo R.I.S.P.A.C. = Ricerca, Innovazione, Sviluppo (per una viabilità sicura e sostenibile) Preparazione, Allenamento, Controlli. Queste strade sono quelle seguite dalla Scienza (dalla Medicina all'Aeronautica, al Motociclismo professionistico). Stranamente queste voci, da 50 anni ad oggi sono state incoscientemente trascurate da una "politica vecchia" che non ha mai investito nè sulla ricerca scientifica, nè sulla educazione civica nè sulla educazione stradale (indispensabile per diminuire gli incidenti).Così in Italia si pretende di fare prevenzione con il metodo che usava Don Abbondio nei "Promessi Sposi": raccomandazioni, prediche ed omelie. Poi non comprendendo il motivo dei fallimenti (6.000 vittime all'anno e 18.000 invalidi gravi) con "rumorosi sforzi" (di pensiero) si creano i presupposti per disamorare i cittadini verso il proprio Paese, obbligandoli a gettare via i soldi per spenderne altri (tutti coloro che hanno dei caschi jet omologati li dovranno gettare nella discarica..idem per le aziende)...(nel frattempo non si controllano i cinesi che vendono caschi pericolosi, cibi pericolosi, indumenti pericolosi in tutta italia ai danni del made in Italy!) . Ma il cittaddino italiano deve pagare ed acquistare...anche Chi ha buonsenso ed esperienza da vendere perchè in Italia non vale il know-how scientifico, la prevenzione la insegna Topo Gigio...). Così molti dovranno andare in ufficio vestiti come se andassero in circuito al Mugello... perchè se avranno un buon jet (omologato e pagato) un buon paraschiena (al cui utilizzo non è mai stata fatta nessuna campagna di educazioni) ed un sano buon senso (come molti motociclisti hanno)...con i iens saranno sanzionabili! In questo eccesso di prudenza speriamo almeno che lo Stato tuteli anche i propri Operatori (caschi, paraschiena, pantaloni tecnici e giubbetti antiproiettile per polizia e carabinieri) così come per gli scooteristi delle poste Italiane. La C.E. sanzionerà l'Italia per una incosciente politica sulle strade (6.000 vittime all'anno e 18.000 invalidi gravi) ma la colpa viene data sempre al cittadino-suddito. Nel Novembre 2009... io (Marco Guidarini, presidente A.M.I.) insieme al sig. Silvano Levantini (campione italiano di motociclismo...che di risk-management se ne intende) chiedemmo una audizione e quindi, ricevuti in Senato,, facemmo la proposta di ridurre l'importo dell'IVA dal 20% al 10% sull'acquisto delle essenziali protezioni "salvavita" (Casco e paraschiena)...sottolineando che lo Stato in primis doveva investire in educazione e dare anche un buon esempio ai giovanissimi di "percezione del rischio" educandoli e divulgando "una cultura della prevenzione" che insegna a scegliere i comportamenti e le protezioni più adeguate in ogni ambiente, anche sul lavoro. La stessa identica cosa si può dire per gli scarsi investimenti nella educazione alla prevenzione dell'AIDS... iniziando ad abbassare il prezzo dei profilattici, sul quale nè Stato nè Chiesa si degnano di intervenire (prediche ed omelie non fanno prevenzione!) Ippocrate lo sapeva già nel 450 A.C..Quindi, prima ancora che imporre caschi integrali per tutti e pantaloni tecnici per tutti (magari di una precisa marca e con l'IVA al 20%!!! )...lo Stato investa in RISPAC se vuole fare seriamente prevenzione! Noi motociclisti dobbiamo sperare che nessun politico acquisti azioni di aziende di profilattici...altrimenti ci verrà imposto a tutti l'utilizzo di "pofilattici tecnici" (es. profilattici con le bretelle catarifrangenti e con l'airbag posteriore..per evitare i rischi conseguenti ai "tamponamenti", visti i tempi,  tutto con l'IVA al 20%)...questi profilattici saranno obbligatori anche per delle semplici pomiciate! Tornando a RISPAC:insieme agli investimenti su: ricerca, innovazione, sviluppo è necessario investire in Preparazione sia degli utenti che dei progettisti di infrastrutture che continuano a disporre ovunque "cause di lesioni" (quali guard-rail ghigliottina e pali metallici nei punti più pericolosi:es. in esterno curva! E' incosciente che un segnale di pericolo generico abbia il maggior pericolo nel palo metallico di sostegno! (Perchè così precisi standard di sicurezza non vengono richiesti anche ad ANAS, Marcegaglia, Tubosider, Fracasso?). Purtroppo (non solo per i giovani ma anche per i genitori e per tutti i cittadini italiani) i nostri politici non hanno la più pallida idea della differenza tra "cause di incidenti e cause di lesioni così come al ministero delle infrasrutture sono sconosciuti i principi ergonomici di risk-analysis e risk-management. (nel motociclismo professionistico i più grandi progressi in sicurezza sono stati fatti limitando ed eliminando le cause di lesioni...non potendo agire sulle principali cause di incidenti come velocità e distanza tra piloti).La importanza della voce Allenamento è basilare per motociclisti ed automobilisti (come per piloti di aerei, forze di Polizia, Chi fa un lavoro a rischio, o uno sport) con la possibilità di allenarsi in appositi spazi e circuiti (utilissimi anche per briefing, esercitazioni di protezione civile e perfino recupero punti), ma in Italia non sono previsti investimenti in preparazione ed allenamento...gli autovelox sono meno impegnativi e rendono molto di più (per chi è ignorante in Economia!).L'allenamento (mai trascurato in Aeronautica, nel Motociclismo professionistico, da Chi fa uno sport o una professione a rischio ) non viene neppure preso in considerazione (in Francia o in Spagna allenarsi in pista costa la metà che in Italia!!!), Le migliori Aeronautiche del mondo investono miliardi di dollari in Preparazione ed allenamento del personale a terra ed in volo (chiamate formazione ed addestramento).Controlli (sia sugli utenti che guidano con imprudenza, sia sui progettisti ed amministratori che lavorano con imperizia e negligenza: C.I.I.N. è il nuovo termine proposto da A.M.I. per gli incidenti: conseguenze di imprudenza, imperizia, negligenza). I legislatori italiani non sanno che una banale scivolata contro un guard-rail ghigliottina a 40 km/h (in Fisica 11 metri/secondo) lascia poche possibilità di salvezza anche con casco, paraschiena e indumenti tecnici (che possono lavorare al 100% per scivolate senza ostacoli ma non altrettanto in caso di impatti contro corpi contundenti anche a basse velocità: per questo il maggior numero di vittime si verifica dove ci sono più ostacoli...non dove ci sono velocità maggiori). I controlli sul territorio e sullo stato psico-fisico (che solo gli agenti di Polizia e Carabinieri possono fare...non certo gli autovelox!!!) in Italia sono 10 volte meno che in Sapagna o in Francia! L' Italia spende per ricerca in sicurezza sulle strade (e per la ricerca scientifica) ovvero in R.I.S.P.A.C.(Ricerca, Innovazione,Sviluppo, Preparazione, Allenamento, Controlli) meno di 60 centesimi all'anno per cittadino (la Francia ne spende 10 volte di più), in Francia ogni per ogni 100 euro che un cittadino dà allo Stato come contributi lo Stato reinveste in prevenzione circa 6 euro... il "povero" cittadino italiano spende 100 euro e lo stato ne reinveste...60 centesimi... Vergogna! E' offensivo per tutti i motociclisti, per tutti i professionisti, per le Forze dell'Ordine ed anche per le aziende. Chi viaggia con prudenza (ad esempio gli amanti delle moto "custom", o gli enduristi) devono poter viaggiare con un buon casco omologato (anche jet), con un paraschiena, ma anche con un paio di jeans, per la bellezza di andare a fare una passeggiata in moto! Se molti vanno in ufficio con la moto (o con lo scooter) è anche perchè gli stessi politici non hanno saputo risolvere il problema del traffico (cosa che invece hanno saputo fare in tutte le altre città europee, diminuendo anche l'inquinamento). La prima regola per la prevenzione è il cervello (ed il buonsenso)...peccato che in Italia (come dimostra anche la politica sulla ricerca scientifica) conti meno dei piedi: un calciatore medio prende mille euro al giorno mentre un ricercatore prende mille euro al mese e deve decidere se scappara all'estero per fare ricerca o rimanere in Italia e prendersi del "bamboccione" da un ministro che prende 20.000 euro al mese e non capisce un "KAIZEN" (termine giapponese che indica "un miglioramento continuo che deve avere un individuo pensante ed una sociatà dinamica per garantire la Salute dello Stato). Per dirla in termini motociclistici: in Italia l'essere umano viene valutato "upside-down" in alto i piedi, in basso il cervello! .
Un tempo credevo che una dittatura fosse la più grande forma di violenza per un cittadino "pensante"...ma da anni sono convinto che l'ignoranza (soprattutto se associata a demagogia) è la peggiore delle dittature!
 
Dott. Marco Guidarini (Dr. Jekyll) medico Traumatologo presidente A.M.I. (www.motociclisti-incolumi.com) cell.328 3074089
 
----- Original Message -----
E' tempo di cambiamenti per chi fa delle due ruote il proprio mezzo per spostarsi su strada. La Camera dei Deputati infatti, ha approvato il disegno di legge numero 1720, in merito alle modifiche del codice della strada, che per certi versi rivoluzionerà l'utilizzo delle nostre moto.

Un disegno di legge che prevede non solo più l'utilizzo obbligatorio del casco omologato, ma anche del necessario abbigliamento tecnico, come guanti, giubbotto, paraschiena. Questo il testo del disegno di legge:

Art. 171 - (Dotazione di sicurezza per la conduzione di veicoli a due ruote)

1. Durante la marcia, ai conducenti, e agli eventuali passeggeri, di ciclomotori e motoveicoli è fatto obbligo di indossare indumenti e di tenere regolarmente allacciato un casco protettivo di tipo omologato, in conformità con i regolamenti emanati dall'ufficio europeo per le Nazioni Unite - Commissione economica per l'Europa e con la normativa comunitaria.

2. Ai fini di cui al comma 1:
a) per i veicoli fino a 11 Kw è obbligatorio l'utilizzo del casco integrale;
b) per i veicoli da 11 Kw a 25 Kw è obbligatorio l'utilizzo di un casco integrale, di guanti per la protezione delle mani, e di giacca tecnica con protezioni per spalle e gomiti;
c) per i veicoli da 25 Kw a 52 Kw è obbligatorio l'utilizzo di un casco integrale, di guanti per la protezione delle mani, e di giacca tecnica con paraschiena integrale e con protezioni per spalle e gomiti;
d) per i veicoli oltre 52 kw è obbligatorio l'utilizzo di un casco integrale, di guanti per la protezione delle mani e di una tuta tecnica o di una giacca tecnica con paraschiena integrale e con protezioni per spalle e gomiti e di pantaloni tecnici con protezioni per fianchi e ginocchia.

3. Sono esenti dagli obblighi di cui al comma 2, i conducenti e i passeggeri:
a) di ciclomotori e motoveicoli a tre o quattro ruote dotati di carrozzeria chiusa;
b) di ciclomotori e motoveicoli a due o a tre ruote dotati di cellula di sicurezza a prova di crash, nonché di sistemi di ritenuta e di dispositivi atti a garantire l'utilizzo del veicolo in condizioni di sicurezza, secondo le disposizioni del regolamento.

4. Chiunque viola le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 74 a euro 299. Quando il mancato uso degli indumenti e del casco riguarda un minore trasportato, della violazione risponde il conducente.

5. Chiunque importa o produce per la commercializzazione sul territorio nazionale e chi commercializza indumenti e caschi protettivi per motocicli, motocarrozzette o ciclomotori di tipo non omologato è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 779 a euro 3.119.

6. Gli indumenti e i caschi di cui al comma 5, ancorché utilizzati, sono soggetti al sequestro ed alla relativa confisca, ai sensi delle norme di cui al capo I, sezione II, del titolo VI

 
 

 
Di Il Kiddo (del 24/02/2010 @ 22:33:04, in Ospiti, linkato 128 volte)

Il mio primo quarto di secolo

Perché faccio quello che faccio


Il 17 febbraio 2010 è stata per me una data molto importante, più del giorno prima, quello che mi ricorda il veloce e tristo avvicinarsi degli “anta”.
25 anni prima esatti, il 17 febbraio del 1985 provai per la prima volta, infatti, ad accendere il mio Fantic raider 50. Guidare un motorino con le marce non era una cosa semplice, avendo io scorrazzato abusivamente fino ad allora per il Pian del Mugnone con un betino senza marce, dalla miracolosa progressione in accelerazione ma quasi impossibile da fermare, tanto che ne fu vittima il tubo della grondaia di un vicino, che solo ora ringrazio pubblicamente per l’omertoso silenzio con i miei. Riuscire a familiarizzare con quella che a tutti gli effetti era una moto vera e propria non fu facile. I vari tuboni tipo Fifty o Beta erano più bassi e maneggevoli, la mia aveva posizione di guida e pesi degne delle sorelle maggiori: farsi scappare la frizione poteva avere conseguenze a dir poco imbarazzanti. Fra queste, tirarsela addosso fuori da scuola, mentre le ragazzine che avevano guardato ammirate quello col motorino fino ad un momento prima si sbudellavano a ridere mentre te supplicavi un gentile passante di darti una mano, e i tuoi amici lì a infierire. Bastardi.
In sostanza è da allora che, senza interruzioni, guido abitualmente una moto.
Un quarto di secolo! A vederla così è davvero tanta roba. Un pezzo di storia.
Di solito ho sempre preferito le maxienduro, un po’ perché andavano di moda quando ho cominciato, e poi fare il salto ad altre categorie rimane difficile; un po’ perché la moto per me ha sempre rappresentato il modo di viaggiare, esplorare, conoscere, mettersi alla prova; anche se tante volte questo si traduce in “cacciarsi nei guai”. La priorità è sempre stata quella di accumulare più esperienze possibile, forse anche per carattere o naturale insofferenza alla ripetizione. Sarà anche per questo che ormai da alcuni anni mi sono inventato un avatar, il Kiddo, la cui faccia da culo mando avanti nelle mie apparizioni pubbliche, e che mi ha permesso di improvvisarmi di volta in volta giornalista, organizzatore di eventi, guida, pilota…
Tutto questo con il fermo proposito di fare esperienza. Conoscere persone, luoghi, sfaccettature di un mondo così vasto significa potere, e come ci insegna lo zio Ben, da un grande potere derivano grandi responsabilità.
Spesso mi chiedo se, invece di perder tempo davanti a un computer o in sella alla moto, non sarebbe speso meglio a fare servizio sull’ambulanza, ad aiutare materialmente chi può avere bisogno.
In realtà credo che cercare di diffondere, per quanto possibile, una forma di cultura motociclistica, sia molto più importante che andare a raccattare la gente dopo che si è sfracellata contro un guard rail. Secondo la teoria che prevenire è meglio che curare, o che non sporcare è più facile che pulire, sono fermamente convinto che una costante e infaticabile opera di prevenzione ed educazione sia migliore di qualsiasi restrizione. Il modo più diffuso di lavarsi la coscienza da parte delle amministrazioni pubbliche riguardo ai temi della sicurezza stradale, consiste nel disseminare di autovelox i lati delle sedi stradali di maggior transito, con il solo risultato di far quadrare i bilanci comunali e di distogliere l’attenzione di chi guida.
Fare davvero prevenzione, educare e insegnare quali sono i comportamenti da evitare, sembra che siano argomenti al di fuori della portata del pensiero di qualsiasi amministratore.
Forse, la strada più giusta è quella di mostrare, attraverso una capillare opera di informazione, quante e quali infinite cose si possono fare con due ruote e un motore invece che mettersi una tuta (solo quando le temperature sono fra 17 e 24°C) e spararsi a gas aperto sulle solite due strade, le sole che si conosce.
Organizzare raduni, proporre itinerari sempre diversi, giornate in pista (che rimane il miglior antidoto alla voglia di correre per la strada) è, in quest’ottica, la miglior forma di prevenzione che si possa immaginare se si parla di sicurezza stradale.
Ecco perché mi piace raccontare le mie esperienze, dei posti che scopro, delle persone che conosco o dei guai nei quali mi vado a cacciare. Parlando di me,  racconto le storie di tutti quelli che si adoperano per rendere ancora più affascinante e inesauribilmente nuovo il mondo della motocicletta. A volte con qualche mania di protagonismo, altre cercando inutilmente qualche forma di guadagno. 
Non di rado qualcuno mi chiede - la maggior parte delle volte io stesso - perché faccio quello che faccio; perché mi sono costruito un personaggio, mi sbatto per portare altri appassionati a fare il giro che ho confezionato per loro, o perché spendo di telefono o di tempo per portare gente ad un evento; o perché mi fermo per le foto durante un itinerario, invece di preoccuparmi di godermelo e basta. La risposta è sempre la stessa: perché è una passione troppo bella per godermela da solo.

Carlo Nannini 

 
Di Il Kiddo (del 29/06/2008 @ 22:09:01, in Ospiti, linkato 511 volte)

Marco Guidarini, presidente dell'A.M.I., Associazione Motociclisti Incolumi ospite del Kiddo.it con alcuni preziosi consigli per neofiti e non solo. Medico all'Ortopedico di Chianciano, è un apripista nella teoria della scienza della guida sicura e della casistica dei potenziali incidenti che possono coinvolgere il motociclista. Se la tira perchè è anche pilota di aerei, ma parla davvero troppo! La persona che ogni appassionato di motocicletta si augura di incontrare una volta nella vita, anche perchè potrebbe allungargliela non di poco.

Dal libro “una guida per Chi guida di Marco Guidarini

La Primavera del Motociclista Ragazzi attenzione per i primi 3.000 km.!!!

Basta un pò di sole nel fine settimana e si dimenticano le temperature dell’inverno così (soprattutto chi vuole “conoscere” la moto nuova) inizia a programmare uscite primaverili sui curve e tornanti delle strade d’Italia. Un controllo preliminare (livelli liquidi, stato dischi e freni, pneumatici, controllo e lubrificazione della catena prima di partire) poi una leggera pressione sullo starter… e la sentiamo “cantare” .

Un minuto di riscaldamento da fermo (il tempo necessario per controllare se il casco è ben allacciato, le luci accese, stop e frecce funzionanti) poi si può partire con l’accortezza di mantenere il motore a regimi (non règimi come spesso si sente dire) bassi e medi, nei primi 10 minuti (le diverse parti meccaniche devono raggiungere la temperatura ottimale di esercizio gradualmente). Prima di ruotare (con gradualità) la manopola del gas bisogna pensare:

1) Le strade sono a rischio per: cause di incidenti (umidità, ghiaccio, sale, terra, fondo sconnesso)…e cause di lesioni (guard-rail, lampioni, muretti a spigolo, rotatorie, veicoli ecc.).……

2) La moto si comporta in modo “ anomalo” (il freddo, aumentando la densità dei fluidi, rende le sospensioni più rigide mentre in certe condizioni andrebbero ammorbidite come sul bagnato). I pneumatici (soprattutto alcuni “racing”) non entrano in temperatura ottimale e possono perdere aderenza anche senza “avvertire”(la improvvisa perdita di aderenza è un fenomeno insidioso!) soprattutto se manopola del gas e freno anteriore vengono usati come l’interruttore della luce (on-off) anziché con gradualità! In strada è sempre consigliabile una guida “soft” (vedi A.M.I. Riding School) anche viaggiando “allegramente”; un buon pilota ricerca sempre la gradualità in tutte le manovre (accelerazioni, frenate, pieghe e “traiettorie di sicurezza”), utilizza prima il freno posteriore (che avverte precocemente in caso di scarsa aderenza…motocross grande scuola!!!) ed il freno anteriore con molto “tatto” (un buon pilota ha il controllo di trazione nel polso destro, mentre ha l’A.B.S. nel piede destro ma soprattutto nelle dita della mano destra). La “manciata di gas” e la “pinzata” con la perdita di aderenza, rispettivamente del pneumatico posteriore ed anteriore è una delle cause più frequenti di cadute in low- side ed in hig side. E’ diffusa, purtroppo, l’abitudine di utilizzare solo il freno anteriore…un automatismo (o riflesso condizionato) che causa molte scivolate.

Traiettorie di sicurezza: in rettilineo al centro della propria corsia, mai troppo a destra. in curva si entra larghi(per vedere meglio) e si esce al centro della propria corsia. Fin dalle vacanze di Pasqua alcune zone turistiche richiamano visitatori che non conoscendo le strade guidano in modo poco sicuro facendo anche assurde inversioni ad U; e pur di scattare una foto (come se rubassero la Val D’Orcia) posteggiano disinvoltamente auto, camper e quant’altro proprio dietro al tornante che inviterebbe alla piega.

Autocontrollo: anche se noi non lo percepiamo, in inverno perdiamo il feeling con la moto perché la utilizziamo più raramente o soltanto per brevi tratti, perciò perdiamo la precisione dei movimenti più fini, la sensibilità propriocettiva (che ci dà importanti informazioni sul comportamento della moto anche in caso di perdita di aderenza) e quindi la coordinazione per accelerazioni, frenate e pieghe, insomma perdiamo l’occhio, l’orecchio, il tatto (anche se non ci sembra…) proprio come accade ad un atleta o ad un pianista fuori allenamento. I meccanismi fisiologici che regolano la coordinazione necessaria alla guida (soprattutto la guida di una moto) sono complessi e delicati e possono “stararsi” per una influenza, una otite o una insidiosa labirintite e talvolta occorrono mesi per un completo recupero.

Massima attenzione nei primi 3000 km soprattutto se la moto è nuova. Quando si acquista una moto nuova o si riprende la moto, dopo una “astinenza”di alcuni mesi, la voglia di dare gas è talmente “prorompente” che spinge a mollare i freni…compresi quelli del “buon senso” (un noto detto motociclistico è sempre molto attuale: prima di accendere il motore accendere il cervello!).

L’euforia primaverile” non deve far dimenticare i fattori di rischio sopra elencati ai quali si aggiunge la scarsa conoscenza di una moto nuova che influirà in caso di manovre di emergenza (come una brusca frenata). L’idea confortante di avere di fronte la primavera, l’estate e l’autunno, per conoscere la moto, viaggiando sulle strade più belle d’Italia o all’estero, aiuterà a ruotare il polso da piloti (con entusiasmo cosciente) e la voglia prorompente di dare gas”…(che tutti abbiamo!!!) potrà essere sfogata al momento opportuno e nel posto opportuno…un autodromo dove vi è una “riserva di sicurezza”…al contrario delle strade italiane che sono senza riserva di sicurezza (“No forgiving roads”). Se invece l’esuberanza prevale sul buon senso, si rischia di passare la “bella stagione”,ogatafrangibile, infrangibile, reno anteriore).riore vengono con il meccanico o con il carrozziere …quando và bene!

4) L’abbigliamento deve proteggere dal freddo e da eventuali cadute: è consigliabile un abbigliamento invernale con protezioni (paraschiena, para gomiti, ecc.) oppure la tuta di pelle con paraschiena, una tuta impermeabile e, ovviamente guanti e calzature adeguate. 5) Un utile accorgimento è quello di assicurarsi prima una buona idratazione generale, con assunzione di bevande calde (non alcoliche) anche nelle soste. L’organismo per mantenere costante la temperatura interna (nucleo omeotermico) utilizza vari meccanismi, fra cui la vasodilatazione cutanea e la sudorazione quando è caldo e la vasocostrizione cutanea quando è freddo; L’alcoolemia massima tollerata dal codice della strada è di 50 mg /100ml di sangue. In una persona di 70 kg. questo livello viene raggiunto con due bicchierini di superalcolici, 2 bicchieri di vino, una birra grande (soprattutto se a digiuno). L’alcool, oltre ad influire negativamente sulle capacità di guida e dare una eccessiva sicurezza, dà una sensazione soggettiva di caldo, mentre in realtà inducendo una vasodilatazione cutanea aumenta la dispersione di calore dell’ organismo, provocando un “raffreddamento interno” fino (in casi estremi) alla ipotermia. Quindi se l’organismo è esposto al freddo è necessario mantenere una vasocostrizione cutanea per limitare la dispersione di calore ed apportare calore all’interno con bevande calde (non alcoliche).

 Molti avranno notato (con qualche preoccupazion) che dopo alcune ore in moto con temperature rigide, andando al bagno, vi sono serie difficoltà a trovarlo!!!… niente paura è sempre un effetto della vasocostrizione! Passato il freddo, tutto tornerà in condizioni normali! La primavera è uno dei periodi più belli per il motociclista, ma più che mai è necessario usare la testa anche per coloro che non la usano!

Marco Guidarini (Dr. Jekyll)

www.motociclisti-incolumi.com

un corso di pilotaggio aiuta a guadagnare secondi in pista…anni su strada!

 
Di Il Kiddo (del 23/06/2008 @ 22:44:24, in Ospiti, linkato 933 volte)

Sono orgoglioso di iniziare un nuovo progetto su "il Kiddo.it": le collaborazioni con amici motociclisti conosciuti durante le mie "avventure", per voi, ad inaugurare questa nuova sezione,

B T B e la pista di motard in Toscana.

Di Andrea Leone 

E’ naturale per me andare in moto, anzi è una necessità, ci vado da quando sono riuscito ad andare in bici.

A 14 anni ho preso il vespino 50 special ereditato dai miei fratelloni, poi a 16 anni ho preso l’aletta rossa ereditata dai miei fratelloni, finchè poi i miei fratelloni hanno preso l’auto e io sono rimasto in moto. Non ricordo più nemmeno quante ne ho avute fra enduro, naked, custom, stradali, posso dire di esser stato fortunato e di averle provate un po’ tutte. Il mio più grande amore però è sempre stato l’enduro, ho iniziato con una aprilia 125 (il mitico tuareg rally prima serie) che avevo trasformato in cross e ci andavo al campetto sul fiume bisenzio perché era vicino casa, poi piano piano mi sono avvicinato all’enduro vero, ho partecipato a vari edizioni della Transcalvana orgnaizzata dal motoclub Pegaso con varie moto: Yamaha TT 600, Husqvarna 510, Kawasaki KX 125. Poi per un periodo sono passato alle stradali, Kawa GPZ 600, Kawa ZZR 600, sono andato in viaggio di nozze con un Suzuki SRAD 600 e mi sono (pardon ci siamo io e quella santa di mia moglie Chiara) fatti quasi 4.000 km per fare il periplo della Francia . . . poi cel’hanno rubata . . . poi l’hanno ritrovata in un fiume . . . che storia . . . quante storie . . .

 Poi sono arrivato alla soglia dei quarantanni, ho conosciuto un gruppo di scalmanati chiamati Sommeliers D’Asfalto . . . tutti col motard, io con una xtx 660, sono caduto e diventato subito membro, addirittura mi chiamano il Presidente (forse perché quando c’è da organizzare e coinvolgere sono il primo a mettermi al lavoro), ma il mio nick è BTB . . Born To Bike. Con loro e grazie a loro mi è riaffiorata una passione che avevo dimenticato ed ora il desiderio di viverla è più maturo e consapevole . . . ora posso viverla come piace a me . . . e soprattutto senza dover chiedere le chiavi a miei fratelloni . In realtà non vorrei solo vivere la mia passione per le moto, ma viverci dentro, farla diventare la prima cosa che faccio quando mi alzo e l’ultima quando vado a letto, per questo ho pensato di provare a raggiungere un sogno . . . ed ho progettato una pista da motard. Se c’è una cosa che non capisco delle persone è quando si lamentano di qualcosa e non fanno nulla per cambiarlo. Io vivo in Toscana, terra di motori si dice, ma se parti un attimo di traverso ti fermano per eccesso di velocità inerziale dela ruota posteriore e ti mettono ai domiciliari . Tempo fa ho preso una multa per la taga troppo orizzontale (un classico) il vigile ha scritto “la targa risulta parallela al piano stradale” . . . 180 € di multa. Non c’è più gusto a far nulla.

Allora ho detto va bene, è giusto per strada si fa per bene, ma dov’è che si può sfogare l’istinto animale ? . . . dice vai in pista . . . dove . . . noi si va spesso a Pomposa (FE), 250 km andare e 250 km a tornare . . . perché le piste in Toscana non ci sono . . . perché il Mondiale lo fanno dove gli pare ma il Campionato Toscano lo fanno nei piazzali delle fabbriche . . . allora ci provo io a far la pista. Sono un geometra e sono un appassionato, ho trovato un terreno ideale, ho trovato una location ideale, ho trovato la volontà politica ideale, ho presentato un progetto di massima per avere un parere preventivo, ho coinvolto le persone giuste, un amico architetto, un amico ingegnere economico (il suo nick è Potter ma chiamatelo project manager per favore), insieme abbiamo preso contatti con alcuni sponsor, insieme stiamo mettendo su qualcosa che si avvicina ad un sogno . . . poi magari non se ne fa niente . . . poi magari lo fa qualcun altro . . . poi magari ci riusciamo davvero. Ma se io non provavo ad andare in bici ora mica ci andavo in moto . Fare una pista è un’impresa titanica, ma non è detto che una volta fatta sia finita li, devi riuscire a tenerla aperta, a tirarci dentro gente, a coprire le spese iniziali, a non rompere i maroni ai verdi, ai neri, ai rossi a tutti. Devi riuscire a fare una cosa che stia bene a tutti e prima di tutti a chi ci vive intorno, perché una pista non è come un campo di gioco dove devi riuscire a fregare l’avversario. . . in pista il tuo peggiore avversario sei te stesso.

Penso che per fare una pista serva tanta passione e magari un po’ di esperienza di chi la pista un po’ la conosce, sa l’emozione che può dare. Quella cosa che quando metti in moto il motore sai che stai per cercare il tuo limite contro una cosa che è senz’altro più avanti di te e senti l’adrenalina scorrere come un treno dentro e allora dai gas e freni e pieghi e appoggi il piede e cerchi di capire fin dove puoi osare combattendo contro il tuo istinto che ti dice che sei solo un uomo comune . . . succede che pensi di aver iniziato un ottimo giro di essere veloce . . . e quando imposti la staccata e freni e senti che la moto è tutta imbizzarrita e che il posteriore comincia finalmente quella cazza di derapata che forse è la prima volta che la fai bene è allora che . . . arriva un fulmine alle spalle che con violenza rompe il tuo attimo di gloria e ti chiede strada urlandoti nel casco op op op op op ooooh . . . è lo stronzetto che in pista ci va da una vita e ti passa all’interno come tu fossi un birillo da evitare beato lui . . . poi al box ti fa i complimenti perché con quella cazza di XTX diesel con le slick intagliate sotto una pioggia battente stavi andando alla grande . . . sei uno di loro. Meno male che tanto c’è quel tuo amico col Kappone da gara che va peggio di te e alla staccata tira lungo e tu lo passi col ghigno fra i denti . . . e ridi nel casco e magari ti vien di gridargli op op op . . . è l’attimo di follia in cui ti senti come lo stronzetto e sai che un limite bene o male lo hai già passato . . . Questa è la pista . Chi ha provato da neofita come me sa cosa dico.

 Di fatto la pista non è altro che una striscia di asfalto quindi tecnicamente non è molto difficile mettere giù un progetto, prendi l’annesso X della Sezione Supermoto pubblicato dalla F.M.I. e lo adatti alla realtà locale, poi ci metti tutto il contorno e cerchi di tirar fuori una cosetta carina. Credo molto nel progetto perché ho coinvolto prima di tutti il Comune, se vi dico che il Sindaco girava in Kart a Siena ci credete ?? va bo vorrei dirvi di più ma poi il project manager mi uccide. Riuscire a mettere insieme la fattibilità tecnica è già il 50% dell’opera, poi c’è la fattibilità economica, cioè chi ci mette i soldi e vuol sapere quanto ci guadagna, una cosetta come la mia che se tutto va bene ci fai un campionato motard a norma F.M.I. almeno di 2° categoria, comporta un investimento di almeno un milione di euro.

Un mio amico napoletano direbbe . . . nu malione pa fa brum brum, ma ttu si tutt scem .

Il meglio delle Avventure del Kiddo è narrato nel libro, edito da Promoracing Editore, “Strade Traverse”

 

 
Di Il Kiddo (del 28/06/2007 @ 13:34:22, in Ospiti, linkato 557 volte)

Ci sono persone che nonostante un aspetto pacato e tranquillo nascondono una determinazione e una forza di volontà invidiabili.

Penso sia senz’altro il caso di Alessandro Dinon, per me Alexd da quando l’ho conosciuto in occasione delle scorribande sui passi dolomitici lo scorso anno. Alexd è un motociclista incallito e fino ad ora ha girato un po’ dappertutto, per svago o per lavoro, con grosse BMW.
Ad ottobre mi accennò che qualcosa stava friggendogli in testa, ma solo un paio di settimane fa, al telefono, mi travolge con l’entusiasmo di un torrente in piena raccontandomi in una ventina di minuti di monologo (io ero rimasto a bocca spalancata) che aveva deciso di battere il record del Guinnes dei primati del giro del mondo in solitaria in moto che è di 20 giorni, tentando di compierlo in 19.

Ha anche cercato di motivare questa sua decisione con una sorta di insofferenza legata all’età
“Sai –mi dice- arrivato ai 35, ti accorgi che puoi fare qualcosa di importante, rivoluzionare la tua vita”.
Certo, cosa di più naturale che cercare di battere un record del Guinnes?
A questo proposito ho fatto un piccolo sondaggio che mi ha rivelato che la maggior parte dei 35enni cerca effettivamente di stravolgere la propria esistenza fondamentalmente in due modi: sposarsi se ancora non l’hanno fatto, mettere le corna alla moglie se non l’hanno fatto da sempre. Io ho messo sù “ilkiddo.it”, lui ha deciso di cercare gli sponsor per compiere l’impresa, ripensando così tutta la sua attività professionale in funzione di questo scopo.

Sicuramente è il coraggio che più gli invidiamo, la lucida follia di mollare il lavoro, la sicurezza, per affrontare un’impresa rischiosa sotto molti punti di vista, perché i pericoli per le strade sono tanti (il mondo, cazzo!), perché gli imprevisti organizzativi si possono presentare quando meno te li aspetti, perché di uno che arriva secondo non gliene frega niente a nessuno.

La sola cosa importante da tenere presente è che questa non è la romantica esplorazione di angoli di paradiso sconosciuti, questa signore e signori è una GARA e come tale comporta al ricerca di sponsor che finanzino l’impresa, soprattutto i passaggi aerei, che fanno lievitare il costo a quasi 70.000 euro.
Ma si sa, i soldi non crescono sugli alberi e un eventuale main sponsor disposto a metter mano al portadenari deve esser sicuro di scommettere sul cavallo vincente. Per questo Alexd ha deciso di intraprendere un’altra impresa: dimostrare che può farcela imitando una delle tappe più dure del suo Across the world, quella prevista da Ancorage a Toronto toccando in una settimana i punti più estremi del Continente Europeo: Capo Nord e Gibilterra partendo da Jesolo. Questa impresa è stata portata a termine da Alessandro domenica 24 giugno in 206 ore (traghetti compresi) con una media giornaliera di 1500 km per un totale di 11913 km.
Alla sua BMW 1200 GS Adventure Bombardata Come Poche è stato sufficiente un solo cambio gomme in Germania e NESSUN rabbocco di olio. Alexd ha dormito una media di 4 ore per notte, a volte riposando in un autogrill. Come racconta nel suo report, non sono mancati i momenti di sconforto, soprattutto in occasione di problemi di navigazione che hanno causato non poco ritardo, o quando la stanchezza ha preso il sopravvento, tenendo conto di quanto stress deve aver subito, nella solitudine del casco. In sostanza, un pazzo furioso.

Penso in tutta sincerità che se fossi l’amministratore delegato di una grossa società, i soldi per finanziarlo non glieli darei per non averlo sulla coscienza.
Nel caso siate arrivati alla trentacinquina, il mio consiglio è quello di cominciare a guardare con interesse alla biondina del piano di sotto, senza che vostra moglie se ne accorga. Lasciate stare i record.

Per chi fosse incuriosito dal progetto di Alexd può andarselo a vedere su www.rtwride.com lì troverà delle informazioni più dettagliate.

 
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