Preludio
Strade traverse è una definizione, un marchio che identifica gli itinerari alternativi, le scorciatoie, le vie meno conosciute diverse dai percorsi eccessivamente battuti, celebrati e trafficati, le strade bianche spesso neanche segnate sulle cartine regionali, e più in generale tutte quelle strade secondarie che portano comunque al di là del Passo, alla località.
Il nome richiama ovviamente le supermotard stradali, a me particolarmente care, perché proprio su questi percorsi offrono il massimo del divertimento, ma sono accessibili anche alle crossover, alle moto polivalenti, alle enduro di tutti i tipi, spesso alle naked. Perfetti anche per il giro in coppia, quando alla velocità, alla smanettata, si cerca l’alternativa del paesaggio da scoprire, dell’angolo di paradiso sconosciuto o anche, perché no, della “camporella”.
Il mio è anche un invito a partecipare alla proposta di questo tipo di gite: scrivetemi per invitarmi sulla strada che conoscete solo voi, che volete descrivere per il solo desiderio di allargare la conoscenza di un giro memorabile, o anche per portare su “ilkiddo.it” il vostro gruppo di motociclisti, club o piccola compagnia che sia.

Manifestazione Motoclub Futa, 15 aprile 2007. Gli eventi motociclistici sono come le ciliege, e i motociclisti sono come i bambini. Mi spiego: quando si è cominciato a frequentare manifestazioni organizzate come raduni o incontri con altri appassionati, il casino è riuscire a smettere, dal momento che si conoscono persone, ci si interessa a quello che fanno, si promette di partecipare al prossimo evento. Paolo e io ci siamo conosciuti all’Iron Team (vedi articolo "una volta"), organizzato da Steve di Ultramotard, e abbiamo occupato posizioni “speculari” in classifica: lui secondo, io penultimo. Ci siamo incontrati poi a Pomposa di nuovo a marzo, quando mi ha invitato alla manifestazione del motoclub Futa che si sarebbe tenuta il 15 aprile al Parco nord di Bologna. Io gli ho promesso di fargli conoscere la cugina di mia moglie. Premetto che io mi sono SEMPRE perso sulla tangenziale di Bologna, ma questa volta sono deciso a non trascinare la famiglia a suon di bestemmie a giro per un’autostrada, per cui parto da casa con il percorso studiato. All’uscita della tangenziale chiedo comunque alla casellante, che, incurante della coda che si sta formando dietro di me e invitandomi a fregarmene, si prodiga in esaurienti e dettagliate informazioni. Questa, nell’immaginario di noi toscani, è l’Emilia Romagna. Ma di solito vediamo anche cooperative, associazioni, volontariato. Nel campo motociclistico, alcuni dei più importanti motoclub. Fra questi il motoclub Futa,in realtà un’associazione sportiva dilettantistica fondata nel 2005, che riesce a organizzare una manifestazione in un’area urbana, durante la quale si possono provare diversi tipi di quad della Polaris, le pitbike e i pitquad della Lem, i motard da pista Honda e Suzuki del Team Lux, ma soprattutto si poteva seguire le lezioni di guida e i corsi di primo soccorso tenuti da alcuni dei 186 iscritti. Veniamo ora alla seconda affermazione, cioè che siamo come i bambini. Io mi ero portato da casa la tuta, ovviamente, e questo evento mi ha permesso di godermi il CR del Team Lux per una buona mezz’ora, spassandomela come uno scemo sulla pista di birilli improvvisata per l’occasione. Pensare che per divertirsi col motard basterebbe così poco: un piazzale, qualche birillo… Parecchi hanno provato a cimentarsi e l’eccessiva confidenza con questo tipo di mezzo ha sicuramente preteso il proprio dazio di pantaloni sdruciti, dal momento che ogni poco qualcuno volava in terra. Impeccabile in veste di apripista l’instancabile Steve, col suo bombardone giallo. Certo anche qui non è mancata la signora dall’udito delicato infastidita dal rumore delle moto. Strano perché abitava ad un 500 metri buoni di distanza. I bambini nel frattempo se la stavano spassando col quad della Lem. Sembravano alle macchinine delle giostre e non volevano più scendere, solo che quì le moto erano vere, il percorso imponeva maturità e la sicurezza almeno degli scarponi e del casco obbligatori. Sicuramente un’ottima scuola per bambini e genitori e un modo per avvicinarsi a un mondo che il Motoclub Futa cerca di far scoprire col proprio motto “sicurezza in strada, saponette in pista”. Ossia il balocco è bello, se usato con cervello.
 Proprio come un bambino
Comunque, l’esperienza di mio figlio più grande come pilota in erba, mi è costata la promessa di un quad. In fondo, è proprio da un approccio intelligente che si impara che l’importante, se si accetta di mettere un bambino sopra un mezzo a motore, è avvicinarsi in maniera “sicura”: casco, stivali, magari pettorina, ma soprattutto far capire che la moto non è un balocco. Potrà farci divertire come nessun altra cosa, ma non è un balocco. Non sarebbe male se lo potessero imparare anche tanti ragazzetti che si trovano a guidare una moto sportiva, con la sola esperienza di guida dello scooter. I ragazzi del M.C. Futa, si adoperano proprio per questo.
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