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Di Il Kiddo (del 20/09/2006 @ 15:13:15, in curve e tornanti, gssss, linkato 737 volte)

Il corso di guida sicura su strada di Curve&tornanti
Andare in moto, vivere sulla moto, respirare moto, mangiare pane e moto. Quali sono i sentimenti che qualunque appassionato può provare nei confronti di chi ha fatto delle due ruote a motore il proprio lavoro, la propria scelta di vita? Invidia, ammirazione, istintiva amicizia…
Forse non sarà esattamente il sogno di noi tutti, ma sicuramente non si può rimanere indifferenti davanti a persone come lo staff di “Curve e Tornanti”(autori dei celebri volumi-guida degli itinerari su Appennini e Alpi), che sono riusciti con la loro religiosa dedizione al mondo della motocicletta, a creare una struttura trasversale, lontana dal mondo del commercio, dal giornalismo sterile, fatto di dati tecnici uguali per ogni rivista che ci capita tra le mani; ma lontana anche dall’agonismo, dalla prestazione esasperata da maniacali acquisizioni dati, dello stare davanti a…e vicina invece alla passione pura, a un concetto romantico del motociclista esploratore, magari anche della strada a pochi km da casa e della sua storia, grazie a quel mezzo, come ha scritto Stephen King, che ti permette non tanto di osservare un paesaggio attraverso un vetro, ma di diventarne parte.
Fra le iniziative create da Carlo Cianferoni e Gianni Giorgi, con la collaborazione di Leonardo Lumini, al C.T.F. di Polcanto troviamo il “Corso di guida sicura dinamica su strada”, patrocinato dalla F.M.I. che ha ideato a tal fine la figura dell’ “Istruttore Federale”. Si tratta di una vera e propria scuola, che spiega fra teoria in aula ed esperienza su strada, come si può avere una guida dinamica, addirittura sportiva, senza intaccare i margini di sicurezza. Tutto questo grazie ad una semplice regola (si direbbe l’uovo di Colombo): non oltrepassare la linea di mezzeria! Può sembrare banale, ma provate a farci caso, a quanto spesso non rispettiamo questa semplice regola con tutta la moto o anche solo con parte del corpo, ad esempio la testa che in piega è lontana un paio mi metri da dove sono le ruote. Le lezioni in aula prendono in considerazione aspetti fondamentali della conoscenza della moto: si illustrano argomenti come l’abbigliamento, la manutenzione, la guida in due, addirittura la sistemazione del bagaglio, ma anche e soprattutto nozioni che spesso, a dispetto del tanto tempo magari passato in sella, si leggono sulle prove delle riviste ma che non ci sono del tutto chiare: l’interasse, l’avancorsa, gli spostamenti del baricentro e come esso influenza la guida. Tanto per dirne una “la moto sta in equilibrio, solo se la sommatoria delle forze in gioco applicate sul baricentro cade lungo la retta che congiunge l’impronta a terra dei pneumatici”. !.
Dal giovedì mattina i 18 partecipanti vengono divisi in tre classi, a seconda del grado di preparazione, e ognuno degli istruttori assume il controllo di un gruppo diverso ogni giorno. I percorsi sui quali si svolge il corso sono, volutamente, quelle bellissime cartoline del Mugello che ogni mototurista vorrebbe percorrere, ad esempio il Giogo oppure il Muraglione, dato che spesso i partecipanti provengono un po’ da tutta Italia, se non anche dal resto d’Europa. Si va dal signore di Bergamo, neofita e turista, desideroso di conoscere percorsi in Toscana e di una maggior padronanza del mezzo, alla coppia di padovani (lei fogatissima) su Guzzi Griso entrambi, uniti soprattutto dalla passione per l’aquila di Mandello; una ragazza di Firenze è approdata al GSSS tramite “Motocicliste.it”, e ovviamente era molto più contenta di fare una scuola dove le insegnavano come impostare una curva, piuttosto che venir proiettata occasionalmente nella pista di Varano; ma si possono vedere anche BMWisti esperti, gente desiderosa di migliorarsi, che con la giusta umiltà sono tornati a scuola, per far correggere i propri errori da un osservatore esterno. Lo facciamo con gli sci, di prendere occasionalmente il maestro, perché il pensiero non ci sfiora alla guida di un mostro da 150 kg e 140 cv? Proprio come farebbe un maestro di sci, appunto, l’insegnante mostra la traiettoria giusta, la posizione in sella, i movimenti del corpo, fino al momento in cui si trova un punto di sosta su una curva, dal quale osservare le “vasche” degli allievi, in modo da riconoscere e correggere gli eventuali errori. Seguendo le traiettorie pulite, rigorosamente impostate (a volte, è vero, un po’ legnose) di chi ha fatto il corso, non si può fare a meno di fare una seria autocritica sul proprio stile di guida, e alle volte che si taglia una curva cieca e ai rischi che si corrono. “Si, è vero, quella l’ho un po’ tagliata”, “si, ma bastava quella!”.
Alla fine del corso ho visto persone entusiaste che comunque faranno tesoro di quanto hanno imparato, e che hanno avuto la possibilità di passare un po’ di tempo completamente immersi nella teoria e nella pratica della guida della propria moto, ai quali forse non c’è stato il tempo di insegnare tutte quelle nozioni che solo la sana esperienza può dare, ma sicuramente è stata mostrata loro la traiettoria, pardon, la strada giusta da percorrere.

Le moto
Le moto

I partecipanti
I partecipanti

In strada
In strada

Che curve!
Che curve!!

Con il
Con il "Maestro"

 
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