Visita fra maximotard e dirt-track

La rivista che state leggendo esce circa un mese dopo la chiusura del più importante appuntamento con le novità motociclistiche a livello europeo, ovvero l’EICMA, tenutosi presso la bellissima area fiera di Milano. Il fatto di uscire con un così ampio ritardo, ci porta a diverse considerazioni. Le novità del salone saranno ormai già viste e riviste, qualcuno le avrà anche provate (almeno quelle che non rimarranno solo delle maquettes), se non addirittura già acquistate. Quindi che cosa aggiungere di non detto? Forse il nostro compito a questo punto sarà una più attenta riflessione, un’analisi distaccata dai clamori del momento, dalle luci che hanno mandato nei pazzi la mia povera macchinetta fotografica. Per dire: se esci in ritardo, almeno dì qualcosa di diverso, che valga la pena di essere atteso. Oppure continuerò come sempre a scrivere le solite bischerate.
Dicevamo delle novità: due le più importanti, anzi una: la stupenda Ducati 1098, che stilisticamente ci è sembrato un tirare i remi in barca, in effetti assomiglia tantissimo alla Cagiva Mito del mio vicino di casa. Dopo le futuristiche ambizioni di Terblanche, che effettivamente una moto veramente bella l’ha fatta,
la Hypermotard , che uscirà a primavera, a Borgo Panigale hanno deciso che era l’ora di godere anche quando si scende dalla moto e la si guarda.
L’altra importante novità è sicuramente l’Aprilia Mana. Allora, novità fino ad un certo punto.
Ricordate la prima moto automatica che si vide un paio d’anni fa allo stand Gilera,
la Ferro ?
Fra i lettori di MotorTime, ci sarà anche qualcuno che si ricorderà che qualche annetto fa (sei- sette?) ci fu un altro prototipo derivato da una Caponord spogliata, con cerchi da 17: l’Aprilia aveva inventato la maximotard, segmento adesso gettonatissimo, preso d’assalto da un po’ tutte le case.
Geniale, presentata insieme ad una sorta di Malanca testastretta con motore 1000 bicilindrico, il BlueMarlin. Il suo nome? Mana, ovvio. A Noale non ne fecero nulla, un due-tre anni dopo in Ducati se ne uscirono con
la Multistrada , che, malgrado l’estetica “personale”, ha venduto quello che ha venduto. Quello delle bicilindriche di grossa cilindrata di ispirazione “motard”, ci è sembrato il terreno di scontro di un po’ tutti i produttori (escluso Aprilia). Effettivamente si adattano, a seconda della dotazione, della derivazione, della motorizzazione, a un pubblico vastissimo, dallo smanettone, al turista con zavorra, all’esploratore di percorsi che includono qualche strada bianca. La parola d’ordine è versatilità, non a caso l’ormai vista e rivista Versys 650 si prepara ad essere una delle moto più gettonate dei prossimi anni (come
la Suzuky V-Strom ). In questo caso il progetto, peraltro riuscitissimo, è simile a quello adottato da Yamaha ormai 15 anni fa per la sua TDM, si prende un telaio stradale, si piazzano sospensioni da enduro, e via! Cosa vuoi di più? A 7200 euri ti danno anche l’ABS. Non ti emozioni? Sei uno che vuole sentire tremare i polsi, quelle pedane saldate non ti vanno giù? Guarda che ce le aveva anche il GS 1100 BMW…A proposito di Bmw, non convince davvero la nuova HP2 Megamoto (ragazzi, ma davvero quelli che trovano i nomi pigliano uno stipendio?),
la HP 2 trasformata era più ruspante, più motard…questa è davvero un po’ troppo leccata.
Dicevamo dei bicilindrici, ma la mania parla anche a tre cilindri:
la Benelli TREK , dal vivo ancora più bella (ma un po’ tutti questi clamorosi esercizi di stile, una volta che ci stai davanti, convincono molto di più),
la Triumph Tiger , ci rimandano a turismo di ancor più ampio raggio, a potenze ancora più emozionanti. In tutti e due i casi finiture di altissimo livello, con il bonus, per
la Benelli , di un’estetica assolutamente innovativa. Forse anche troppo. Non c’è infatti nemmeno un particolare, un componente, una linea che faccia riposare l’occhio, che sia già visto da qualche altra parte.
Almeno che qualcuno non lo abbia già copiato.
Anche a Casalecchio hanno ideato una versione sul genere maximotard. E’ così che in MotoMorini, hanno schiaffato il motore (un po’ strozzato a “soli” 125 cv) della Corsaro su un telaio a traliccio, sospensioni alte, per vedere che effetto faceva. L’estetica è un po’ pesantuccia, un po’ ovvia; in MT abbiamo suggerito di alzare il piano di seduta (perché non due selle?) , togliere la plastica e regalarcene una. Sui primi due punti il gentilissimo addetto alle p.r. si è detto interessato, sul terzo ha sorvolato. Chissà se ci inviteranno alla presentazione, comunque
la MotoMorini sta facendo a nostro modesto parere un grandissimo lavoro, in un campo dove la credibilità è tutto, si è presentata con prodotti solidi, mirati magari ad un pubblico maturo, che ama però guidare qualcosa di veramente emozionante. Uscendo dallo stand Morini ci rendiamo conto però che avevamo in pratica descritto
la KTM 950 SUPERMOTO, presentata con nuove grafiche, telaio nero, serbatoio e fianchetti nuovi per la versione R. Forse in questo caso la versatilità ne risente un po’ (assolutamente inesistente infatti un po’ di riparo dall’aria), a scapito di una sportività che verrà forse eguagliata solo dalla Hypermotard. Con un motore che pesa solo 58 kg, per un peso totale del mezzo inferiore ai 200kg, quasi 100 cv, ci sentiamo di sbilanciarci pensando che la vera regina delle maxi-motard sia lei. Non ci impressionerebbe neppure più di tanto qualche straduola bianca, tanto per collegare, che so, Camaldoli ai Mandrioli. Ormai le abbiamo viste tutte, per tutti i gusti e tutte le tasche, aspettiamo solo che i giganti come Yamaha (ma un XTX 900 no, eh?) e Honda dicano la loro, quando in fondo in fondo, persi fra la moltitudine estremo orientale, vediamo svettare dei biondi vichinghi vestiti di giallo e nero. E’ allora che ci sovviene di un prototipo visto qualche anno fa,
la Higland 950 motard. Costruita da un gruppo di tecnici ex Husqvarna e Husaberg, era una sorta di grosso XT, ma con un motore 950 bicilindrico. In mostra non l’avevano portata, ma apprendiamo che ha un motore di cica 35 kg, per un peso totale di soli 165 KG!!!, velocità oltre i 200 km orari. Da paura.
I nordici erano lì per prendere contatti per una futura rete di vendita; per ora si può comperarla, nel posto più vicino, in Svizzera. Per info: www.highland.se.
Nello stesso stand faceva bella mostra di sé una bellissima dirt-track, con la stessa motorizzazione: essenzialità allo stato puro. Ci si domanda, vedendo un mezzo del genere, perché le altre moto hanno tutta quella roba sopra che pesa e costa un sacco di soldi. 2 cilindri a V, scarico a trombetta, carter e testa in magnesio, impianto frenante degno della moto di Van Den Bosch, 130 kg circa, farà 230 all’ora, se si ha il fegato di portarcela. Se si ha il manico giusto si possono fare anche i numeri, sennò si lava, dopo essere stati al bar, si mette in salotto, ci si versa una pinta di Tennents e si passa la serata a guardarla. Tutta gialla e nera, i collettori che girano in maniera improbabile avvinghiando il carter. Una compagna di vita, LA moto. Come disse un mio amico una volta a proposito della 2 CV, “non la comprerò mai, perché voglio che rimanga il sogno della mia vita”.
L’altra grande tendenza del mercato, comunque, sembrano veramente queste motociclette che evocano fortemente i mezzi delle gare su terra battuta degli anni settanta. Esercizi di stile, spesso, fatti per sondare il mercato, derivati da trasformazioni di modelli esistenti o, come nel caso delle maximotard stesse, resi possibili dalla evoluzione della componentistica degli ultimi anni: sospensioni, gomme, freni. La ciclistica di una moto del genere, non più di una dozzina di anni fa, soprattutto con motorizzazioni intorno ai 100 cv, avrebbe dato forma a mezzi impossibili da guidare, addirittura pericolosi. Altro che epoca del traverso. Non sarebbero neanche andate diritte, oltre i 100 km all’ora.
Su questa onda del Dirt-Track, ricordiamo la stessa Derbi Mulachen,
la Triumph Street Tracker, la stupenda Harley XR 1200 (allora anche loro hanno un senso), per non parlare di tutte le altre vicine al mondo scrambler.
Queste a nostro modestissimo parere, e volendo tirare le somme di quello che ci è parso di poter interpretare, le tendenze di un salone che non ha appassionato moltissimo, nonostante le molte novità e gli sforzi soprattutto delle case italiane che, comunque, dimostrano una grandissima vitalità e soprattutto creatività. Un’ultima osservazione per quanto riguarda le case asiatiche. Finchè continueranno a proporsi con prodotti come quelle della foto ( non male il tamburone, eh?), le case europee potranno dormire sonni tranquilli. Da una moto, almeno da queste parti, non si pretende tanto l’economicità nell’acquisto e nella gestione, quanto che sia capace di offrire Emozioni.







Il meglio delle Avventure del Kiddo è narrato nel libro, edito da Promoracing Editore, “Strade Traverse”