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Di Il Kiddo (del 17/07/2009 @ 14:16:51, in moto elettriche, linkato 691 volte)

Il futuro?

Il futuro?

Elettricità.
Vediamo un po’, cosa so di elettricità?
Di solito so attaccare le spine degli elettrodomestici; so cambiare le lampadine, quasi sempre; ah si, una volta ho fatto un attacco per una applique nel bagno: grossa soddisfazione!
Ecco, ecco… mia moglie voleva l’impianto a 5 Kw per mettere il piano cottura non mi ricordo come, ma poi ho capito che se serviva tutta quella potenza, cuocere una frittata mi sarebbe costato come andare a cena fuori.
Ecco tutto quello che so di corrente elettrica, ma del resto, se si parla di moto, non è che ne sappia un gran che neanche di quelle a combustione interna. Oddio, posso arrivare a pulire il filtro, cambiare la candela o smontarmi la ruota (anteriore).
Credo però di poter interpretare, rispetto a questo argomento di così grande e generalizzato interesse, i dubbi e le domande del motociclista medio, di cosa possa significare una così importante alternativa, che ormai ci si potrebbe prefigurare non tanto come tale, ma come una scelta obbligata.
D’altronde, penso che al di là delle nozioni tecniche su come funziona una moto elettrica, credo che siano di un qualche interesse le impressioni di uno che la moto la usa a 360 gradi, sia per utilità, turismo o svago, per capire quale utilizzo possa soddisfare questo tipo di moto.


L’interesse per le elettriche è altissimo; al palasport di Follonica, fin dalla mattina presto di una caldissima domenica d’estate, durante la quale erano in mostra diverse moto della Quantya, in configurazione motard o enduro (tutte doppia omologazione, ovvio), diversi fra curiosi, giornalisti e appassionati si erano già radunati per vederle da vicino, raccogliere informazioni, provarle; cercare di scoprire se una alternativa a mezzi rumorosi e inquinanti è possibile, e se si, quali sono i limiti e i vantaggi.
In sostanza: la moto elettrica c’è! Ma che uso se ne può fare? A quale categoria di motociclisti può offrire una reale alternativa al proprio ferro?
Per capire l’elettrico, dobbiamo resettare il nostro comune senso di intendere la moto, ovvero, una alternativa è possibile ma se si intende usare la moto per spostamenti all’interno della città o per soli fini ludici.


Una moto come la Quantya costa, su strada, e col caricabatteria “rapido”, in optional ma quasi obbligatorio per ridurre i tempi completi di ricarica a un’ora e mezzo circa in luogo delle due e mezza, 10.000 euro circa. Il costo è determinato principalmente dall’unità che letteralmente “fa” la moto, ovvero la batteria.
La batteria carica consente un’autonomia di circa 40 km se usata “a manetta”. Una maggiore autonomia si può avere semplicemente aumentando il numero di batterie, ma salirebbe il costo di migliaia di euro  proporzionalmente all’autonomia offerta. Ad esempio, se volessi una moto capace di percorrere 160 km, dovrebbe avere un pacco di 4 batterie, e costerebbe circa 30.000 euro. Un mezzo grande come un Gs potrebbe fare… 400 km, ma quanto costerebbe?
Certo, anche le prime motociclette del’900, costavano l’equivalente di un elicottero di adesso…
Durante l’ultimo TT è stata usata una moto stradale con la carena zeppa di batterie, ma costava circa 60.000 euro.
Se si pensa che convenga aspettare qualche tempo per vedere l’evoluzione di questa tipologia di mezzi, perché possano diventare realmente competitivi, e sperare di potersi fermare in un futuro prossimo a fare il pieno di corrente come si fa con la benza, non si è fatto il conto col fatto che anche aumentando la capacità delle batterie, rimane il problema della ricarica, ovvero difficilmente nelle utenze domestiche si supera i 3 Kw di potenza, e quindi il tempo di ricarica difficilmente potrà scendere in maniera notevole. Ovvero, si potrebbe anche, ipoteticamente, ricaricare la batteria in 20 minuti, ma servirebbe una potenza di 7 Kw. Alla faccia del piano cottura di mia moglie! A complicare ulteriormente le situazione, bisogna tener conto del fatto che la società elvetica, in realtà, non ha dei reali concorrenti: i tipi di batterie che anche le altre case utilizzano sono praticamente identiche, e spesso i grandi marchi annunciano l’uscita di mezzi che poi in realtà non hanno nessun seguito commerciale. Una reale concorrenza di qualsiasi altra azienda è sinceramente auspicata dai tecnici Quantya, ma al momento davvero non c’è!
Una batteria ha, come tempo di vita totale, 40.000 km circa, dopodichè deve essere smaltita, ma al contrario di quello che si sente dire spesso il processo non sarebbe inquinante, essendo composta principalmente da metalli riciclabili, cobalto e sali; dicono che qualcuno li abbia usati per condire l’insalata (sono pazzi, questi svizzeri!).
Altro punto topico: l’inquinamento. A differenza di quanto avviene con il petrolio, le fonti di energia per produrre elettricità sono tantissime, e la maggior parte rinnovabile e non inquinante. Alla domanda se inquina di più, a parità di chilometri una tradizionale o una elettrica, la risposta dei tecnici Quantya è stata un po’ paracula: “Dipende da come viene prodotta l’elettricità”. Certo, in un sistema nel quale il fotovoltaico o l’eolico fossero fra i principali sistemi di approvvigionamento di energia elettrica, i mezzi di locomozione potrebbero avere un impatto ambientale vicino allo zero
Fatte queste considerazioni, torniamo al punto iniziale: ok, ho una motociclettina che pesa 85 kg, mi fa andare per 40 minuti alla volta, e poi devo star fermo un’ora e mezzo, oppure vado 20 minuti e poi ricarico (anche con mezza carica, non si sciupa nulla) per un 40 minuti.
Beh, la risposta viene spontanea: ci vado a lavorare la mattina!
Ma no!!! Lo vedi che non sei un vero motociclista? Sei vecchio dentro! Ci faccio un cross, oppure un motard! È perfetta, almeno sulla carta. Faccio 20 giri a Pomposa, riprendo fiato mezz’ora, altri 20 giri, riposo, altri 20 giri… echi sei, Gozzini?! Vai a mangiare il pesce e poi riparti. E infatti, a noi l’hanno fatta provare su una pista di motard.


Va detto che la confidenza è immediata, meglio che su una bicicletta, perfetta distribuzione dei pesi, manubrio un po’ basso per me che sono uno e ottantatre. Si gira la chiave e non succede nulla, si gira il gas e la moto parte, solo un lieve ronzio di sottofondo. Ovviamente non ci si aspetta che ti parta di sotto il culo impennando, però su una pistina corta la prontezza della spinta permette di divertirsi davvero. Diciamo che il modello standard che ho provato va circa come il mio Dr 350, senza quel fracasso infernale, e “murando” però quasi subito senza un allungo degno di questo nome. Ma per noi questo non è un problema, perché c’è già da affrontare la prossima curva, e allora staccata al limite, ma già dopo mezzo giro si impara a usare tantissimo il freno dietro, non avendo a disposizione quello motore, e proprio da questo si stabilisce un feeling incredibile, andando a ripescare nel bagaglio della guida della bici. Posso azzardare che la moto elettrica, più che una moto senza motore, è una bici senza pedali, ma proprio per questo, io mi ci sono divertito come un bambino! Più che cercare di accostare la Quantya ad un ottantino due tempi, o a un 125 a quattro, la moto elettrica potrebbe definire non solo una categoria a sé, quanto uno sport a sé vero e proprio. È vero che la spesa è elevata, ma stiamo parlando di uno sport “motoristico” che si può fare dentro al parcheggio sotterraneo del supermercato, o in un centro storico, o nel praticello dietro casa, di notte, mentre il vicino sta addormentando il figliolo. Senza sensi di colpa, senza far casino; godere semplicemente di quel contorto meccanismo che porta noi motociclisti a cercare la velocità in sella a qualsiasi oggetto possa illuderci, anche per una frazione di secondo, di poterci muovere senza peso. Adoperare un mezzo meccanico per il semplice bisogno di poterci giocare.


Non so se questo sarà il futuro, e se davvero per i nostri figli potrà rappresentare la norma, ma un primo importante passo è stato fatto. Probabilmente, si ricorderanno di quando il babbo li portava su quegli affari che andavano come missili e che facevano un casino mostruoso, oltre a scottarli con le marmitte. Però, quante storie avevano da raccontare…


 Il meglio delle avventure del Kiddo è raccolto nello stupendo best seller "Strade Traverse", edito da Promoracing editore

 
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