I Sommeliers d’Asfalto alla scoperta della pista del Sagittario

Un gruppo di amici, lo zoccolo duro di un gruppo di toscani innamorati del supermotard che si fan chiamare “Sommeliers d’Asfalto”.

Il riferimento ai vini è assolutamente fuori luogo: il nome è dovuto ad una insana quanto pericolosa tendenza dei membri ad assaggiare fin troppo spesso con la pelle delle tute, a volte con quella delle natiche, il manto stradale. Nei Somms saranno passate, da circa tre anni che si sono formati, almeno una cinquantina di persone, ma penso ormai che seguano il principio di indeterminazione, non si sa mai se uno continuerà ad esserlo, e al momento che lo si osserva si influenza la sua possibilità di continuità. Insicurezza, quasi sempre, quasi su tutto: sull’affidabilità delle moto come sulla stabilità mentale di chi le usa. Solo una decina di persone in tutto hanno mantenuto una discreta continuità.
Direi le più adatte alla precarietà di equilibrio. Forse è per questo che conservano, come le motarde, un enorme fascino. In Toscana è famosa la pista del Mugello, chiaramente non adatte alle nostre moto. Per noi un mito è sempre stata quella di Latina, da ciò deriva la nostra determinazione a visitarla, prima o poi.
Tre ore e mezza di autostrada separano Firenze da Latina, senza contare il caricare-scaricare la moto dai carrelli o dai monovolume e il traffico.
Andrea, in arte BTB, si mette in testa di organizzare un raduno di Husqvarna proprio al Sagittario, per cercare di coinvolgere gente da tutta Italia, e noi, i suoi amici, che per dargli man forte ci uniamo con le nostre moto.

Alla fine le uniche Usky del raduno saranno la sua, quella di un romano che poi romperà la frizione, e la mia motosega, che è elettrica e arancione.

Gli altri che avevano promesso di venire si sono dileguati strada facendo, qualcuno bloccato dalla neve caduta proprio il giorno prima, qualcuno forse intimorito dalla distanza da percorrere.
E si che la pista ha valso la pena del viaggio , la spesa e la fatica. Larga, veloce, con un rettilineo da bombardoni (a loro agio i CRF 450, le LC4, le Aprilia MXV), con curve ampie, bellissima da guidare. Memorabile sicuramente la sequenza delle tre curve a sinistra prima dei paddock, da raccordare come una sola, seduti sul lato della sella e con la pedana a terra. Ci sarebbe anche lo sterrato, ma per le prove libere non lo fanno usare, anche perché i turni vengono divisi in venti minuti per i motard, venti per le stradali. Ai box sin dalla mattina si vede un po’ di tutto.

La pista è sicuramente sovradimensionata per un vecchio DR 350 come il mio, ma mette veramente a dura prova il talento nella guida. Talento che non manca sicuramente a Ghigno.
Si potrà non crederci, ma il vecchio Dr si è messo dietro anche un bombardone preparato per le gare: il 525 del Potter.

La Toscana è forse una delle regioni con la più alta densità di motard stradali, forse per i percorsi dell’Appennino, veramente godibili con le nostre moto e che permettono di fare giri di centinaia di chilometri di curve e itinerari da raccordare con strade bianche. La pista difficilmente, quindi, è il terreno abituale dove siamo soliti sfogarci. Ciò non toglie che alcuni di noi, prima di misurarsi con le stradali nel pomeriggio, si siano dati battaglia la mattina.

Altri due protagonisti della nostra giornata, altri due modi di intendere questo sport:
Paolino, che alla soglia dei 62000 km in sella al suo amatissimo Duke può farci ormai praticamente di tutto (peccato solo che rompa tanto perché non prende mai l’iniziativa di pensare da solo al proprio trasporto)

e il Frankye, che in foto è bellissimo, ma ha talmente troppo messo le mani sul suo 640 da riuscire a sciuparlo, ad esempio abbassandolo di circa 6-7 cm. Ci credo che sta con la moto spalmata e la pedana a terra, ma se col Potter c’era stata almeno un po’ di battaglia (3-4 giri), lui l’ho passato alla prima curva dopo il rettilineo.

Che dire, una giornata memorabile, alla fine un sacco di esperienza in più, la soddisfazione di aver realizzato un sogno, un raduno che non c’è stato, le pedane segnate a dovere,

un paio di cadute senza danni (il motard è bello anche per questo, oltre ai costi ridicoli in confronto alle sportive stradali),

Tanta stanchezza, soprattutto per chi è veramente troppo teso alla guida…

Cosa manca? Donne niente, mi dispiace più che a voi…
Minchia, già, la cosa più importante: il narratore!
Per me solo foto brutte, vatti a fidare degli amici, per fortuna che sono tanto bello da me…



