IL RAD1 MAXE
Oggi mi sono portato a casa un bel librone.
In libreria ho appena avuto il tempo di dargli un’occhiata, distratto dalla gente intorno, dalla fretta e dai bambini che mi tiravano la maglietta per farmi vedere qualcosa di importantissimo, ma ho capito subito che valeva senz’altro il prezzo e me lo sono infilato sottobraccio, entusiasta della scoperta. E’ pieno di illustrazioni, di racconti di viaggi, di esperienze, di foto, di facce, di persone interessantissime, di indirizzi internet, numeri di telefono
A casa, quando tutti saranno tranquilli e avrò qualche minuto per me, me lo potrò godere; un po’ per volta, senza tralasciare nulla.
Il mio librone è pieno di tutti i contatti che ho preso al “raduno maxienduro”, delle persone che ho conosciuto, delle loro idee, dei progetti vari ed eventuali in comune, quelli ai quali potrò partecipare e quelli che sarò felice di raccontare.
Avevo già parlato del progetto di Stradanova e del raduno (ma la parola in sé è sbagliata, insufficiente), nato per essere una sorta di chiave di accesso, un “entry level” al mondo del fuoristrada con le grosse moto usate soprattutto per il turismo a largo raggio.
Proprio nell’ottica di ampliare ancora di più le capacità di chi aspira a diventare en-turista (un neologismo, pensate come siamo avanti sul “Kiddo.it”) è stato pensato questo evento, che è diventato con l’aumentare delle adesioni una sorta di happening mediatico, coinvolgendo giornalisti della carta stampata, di programmi televisivi, anche in rete, e un punto di incontro per chi cerca le attrezzature più adatte, l’abbigliamento tecnico, l’organizzazione di viaggi verso le mete più esotiche, i resoconti di gare e la condivisione di esperienze di viaggi già compiuti, oltre alla possibilità di poter provare un fettucciato con la supervisione di istruttori, oppure l’emozione della guida con l’ausilio del road book.
Ovviamente non sono mancate le lezioni di guida in fuoristrada ad opera proprio degli organizzatori, per principianti; giusto un’infarinatura, per approfondire ci saranno i corsi veri e propri. E ancora i tours, in fuoristrada per principianti o avanzato, oppure su asfalto, solo per esplorare le stupende strade del Chianti o con istruttore di guida sicura.
Tutto questo all’interno del grande contenitore del raduno, che concentrava così tutto quello che si può pensare di dedicare alla figura del motociclista completo: quello cosciente di sé, dei suoi limiti, delle sue possibilità; dal momento in cui acquista la moto o decide di metterci le mani, regolando ad esempio le sospensioni, o facendo la regolare manutenzione (corsi anche di questo, ovvio), fino a quando si veste, organizza il percorso, affronta un tratto asfaltato o fuoristrada.
Ogni cosa è stata presa in considerazione, ogni aspetto valutato, ogni domanda avrebbe potuto avere una risposta, anche per merito di quella grande banca dati che erano proprio gli intervenuti al raduno: motociclisti spesso di grande esperienza, che hanno avuto l’occasione di confrontarsi, scambiare opinioni, fare nuove scoperte, elaborare progetti comuni.
Ognuno è tornato senz’altro a casa col suo librone come il mio, avendo avuto la possibilità di partecipare a qualcosa che non solo prima non c’era, ma che non era neanche stato tentato e che inevitabilmente ha risentito di qualche difetto di gioventù (come ad esempio il Potter, uno dell’organizzazione, che se si chiama la gente a far vedere le bellezze della Toscana e poi c’è lui… l’è bell’e finita!), della mancata possibilità di poter provare le gomme da fuoristrada come promesso, dell’eccessiva (secondo alcune testimonianze) difficoltà del tratto destinato ai principianti, complice senz’altro anche il maltempo che ha insistito fino a tutta la mattinata del sabato e che ha fatto diventare la piacevoli strade bianche nei dintorni di Greve impegnative in alcuni tratti.
La vera difficoltà per molti era proprio di riuscire a provare tutto, impresa a dir la verità alquanto ardua; di conseguenza, ognuno non può che avere una visione parziale e soggettiva di tutto ciò che è avvenuto nelle due giornate.
La mia, e qui mi si voleva, lo so, è quella della Guida!
Su strada, certo.
Penso sinceramente che le maxienduro e le maximotard come la mia siano strette parenti, e si rivolgano ad un pubblico abbastanza simile, dal momento che la progressiva stradalizzazione delle prime ha portato a modelli sempre più turistici e meno spartani, per arrivare ad un uso quasi sportivo, o sportivo del tutto.
Da parte di qualcuno degli invitati della stampa mi è stato anche chiesto dell’opportunità di avere una guida per giri su strada ad un raduno del genere, che comunque, chiamandosi “raduno maxienduro”, non presupponeva assolutamente che dovesse rivolgersi esclusivamente a chi voleva cimentarsi nell’off; anzi, personalmente ho visto un notevole interesse da parte di parecchia gente che ha preferito scoprire degli angoli del Chianti altrimenti solitamente nascosti, piuttosto che divertirsi a sommergere nel fango un gioiello da 20.000 euro, convinti dall’amico sicuramente più sgamato e padrone della situazione.
E che poi tanto amico non è rimasto.
Il motard stradale permette inoltre di affrontare tratti sterrati, strade bianche che funzionino da collegamento, nel perfetto intento di “entry level” proprio dello spirito del raduno.
Perfette, per esempio, quelle che portano da Gaiole a Vagliagli a Castellina in Chianti.
Fin dal sabato mattina ho avuto il piacere di collaborare con Marco Guidarini dell’Associazione Motociclisti Incolumi (e sicuramente sarà nel futuro prossimo una pagina del mio librone che vorrò proporre): io stavo davanti, con un passo alquanto svelto, e lui se ne andava avanti e indietro guardando ed eventualmente correggendo chi partecipava al corso.
Sinceramente ho fatto il possibile perché la gente si divertisse, e ne ho avuto la conferma quando una ragazza di Firenze, quindi neanche tanto aliena alle strade del Chianti, mi ha chiesto se “ci sono delle cartine particolari per questo tipo di strade?”.
Centro!
La cosa che mi ha reso più felice in assoluto, e che mi ha fatto dimenticare anche il rimpianto per non aver potuto partecipare, invitato da Motociclismo sotto mia apposita e martellante pressione, a partecipare alla comparativa fra Stelvio, Grampasso e GS, le novità maxienduro tanto attese. Compratelo il mese prossimo e potrete dire “qui doveva esserci un mio amico”… No, eh?!
Un altro fine settimana non c’era? Ma porca puttana…
Anche per gli amici conosciuti, per quelli ritrovati da esperienze passate posso dire che ne è valsa la pena; e poi gli impegni sono impegni, quello che cerco di più sono le nuove esperienze, anche per il gusto di farne parte e poterle raccontare, e sinceramente, alla fine della musica, è con una punta di orgoglio che posso dire, a chi non c’era, peggio per voi!
Ci si vede l’anno prossimo, preparatevi a godere di percorsi su asfalto come non credevate possibile potessero esistere, legati da strade bianche sconosciute.
Non a me, certo… sono pur sempre il Kiddo!..
Le foto su questa link
http://www.radunomaxienduro.it:80/index.php?catid=20&blogid=1
Il meglio delle Avventure del Kiddo è narrato nel libro, edito da Promoracing Editore, “Strade Traverse”
Itinerario nel Chianti in attesa del raduno per maxienduro dal 13 al 15 giugno 2007

La Toscana, motociclisticamente parlando, è un universo a sé stante, straordinario per la varietà di paesaggi, e quindi di percorsi. Offre una diversità eccezionale di possibilità per ogni tipo di mezzo, dalla supersportiva, all’enduro, dal turismo enogastronomico alla pista.
Le strade sterrate sono raramente vietate, e alcuni dei posti più affascinanti sono raggiungibili quasi esclusivamente con strade bianche, quelle godibili soprattutto con le maxienduro.
Il problema è orientarsi, andare a colpo sicuro, riuscire a trovare il posto giusto per mangiare o dormire cercando, ad esempio, di attraversare la Toscana e girare l’Isola d’Elba percorrendo quasi esclusivamente quelle strade.
Con questo intento Erika Mugnai ha creato Stradanova, un’associazione che offre tours guidati e corsi di guida per maxienduro, col ragionevolissimo motto: “L’ottanta per cento delle strade nel mondo sono sterrate”; viene quindi da pensare che il possedere un mezzo che può percorrerle virtualmente tutte, possa giustificare lo sforzo di provare a sfruttarlo davvero!
Dalla creatività instancabile di Erika è nato quasi per naturale evoluzione il Rad1 MaxE, ( www.radunomaxienduro.it ) che a me ci è voluto una buona mezza giornata per capire che voleva dire raduno maxienduro, e che si svolgerà a metà giugno, quando i babbi hanno cacato mogli e figli al mare di già e possono permettersi di andare a godersi “le loro ferie” con gli amici a cercare di impantanare quanto più possibile i loro evolutissimi e mastodontici bicilindrici, per poi tornare al paese col casco jet e gli occhialoni al posto dell’Arai da cross (che era sì costato una mezza mensilità, ma che non fa quel figo-vintage come ci hanno insegnato al raduno), vantandosi di come la loro bimba possa andare veramente dappertutto.
Ho una sorta di rimorso latente nei confronti di Stradanova, dal momento che doveva essere uno dei primi argomenti che avrei voluto trattare, e che per una ragione o per l’altra non sono mai riuscito a raccontare. Sono in contatto quindi con Erika da molto tempo, e lei sa di come, molto spesso, mi ritrovo a fare da guida volontaria a gruppi più o meno nutriti di smanettoni, turisti, coppiette o fermoni, quasi sempre con lo stesso enorme entusiasmo, e quando il raduno era ancora in fase gestazionale, mi contatta per parlarmi a quattr’occhi di “questa cosa eccezionale” nella quale ha deciso di coinvolgermi.
Non vorrà mica vendermi dei saponi…
Io arrivo alla sera della convocazione emozionato come un bambino al primo giorno di scuola: “è la volta che svolto, vuoi vedere che mi manda a portare a giro le sue amighe motociclistE, e magari mi tocca anche qualcosa!?”. Parlo di grano, schifosi.
“Allora c’è questo raduno, così e cosà, il road book fatto da Massimo della TSP, i corsi per l’off, i percorsi con le guide, addirittura il fettucciato (spettacolo!), i banchini, lo spazio espositivo, la tecnica, le sospensioni, il Turchi con le diapo del Faraoni, la Goldentyre, e, come diceva la solita pornostar, chi più ne ha più ne metta”.
A me che già al cosà mi girava la testa e non ascoltavo più, mi si era stampato un sorriso ebete sulla faccia pensando al povero DR BIG reduce dal GS Ride che (come scrive sempre uno dei più grandi maestri del giornalismo motociclistico dei secoli XX° e XXI° , il nostro Gota R. Ungaro) GIRA IL PALETTO alzando terremoti di zolle in aria, per poi spengersi per sempre in un “Piuffh” sussurrato, povera vittima della follia del suo proprietario, amato e veramente troppo sfruttato, glorioso eroe di altre epoche, difesosi fino alla fine e morto come i grandi eroi del passato. Ci stavo per fare la lacrimuccia al solo pensiero, quando mi viene spontanea la domanda: “ma io che ci faccio, la scopa?”.
Lei mi sorride inorridita: “no, è che ci sarebbe anche bisogno di qualcuno che funzioni da accompagnatore per chi non fa fuoristrada e faccia da guida per dei giri SU strada”.
Ecco, ora ho capito.
Le serviva qualcuno che portasse a giro le fidanzate motorizzate, i vecchi e gli impediti.
Fantastico.
È come quando un amico ti dice, “hei, conosco un posto dove si mangia il pesce favoloso, si sta bene e si spende poco”, e te per qualche ragione sei l’unico cretino che ci va per la compagnia, e ti prendi la bistecchina.
Che devo dire, amici impediti, fidanzatine timorose? Meglio di nulla… si andrà a farsi un giretto mentre gli uomini (e le donne) vere sono a maledire il giorno che hanno fatto l’esame per la patente A in giro per qualche bosco, smadonnando a spingere pachidermi…
E invece no!
A questo gioco al massacro io non ci sto!
Ho deciso che la mia vendetta sarà tremenda, meditata e fredda, vedremo chi avrà più cose da raccontare, alla fine del raduno. Vedremo chi sarà più entusiasta, al ritorno a casa; se quello con la carena cucita con le fascette come Rambo o il mio amatissimo impedito, con il cuore ancora gonfio per l’emozione per i paesaggi dei quali avrà goduto, con la testa ancora alle meravigliose strade che portano ad angoli nascosti, a paesi arroccati, agli assaggi di vini e salumi del Chianti, allo stupendo dondolarsi delle sequenze ininterrotte per decine e decine di chilometri di curve, disegnate su crinali aperti da due lati, l’asfalto appena appoggiato come a cercare di non disturbare una pressochè totale armonia di coltivazioni, forme, colori.
Cercare di descrivere tutta la bellezza che possono offrire questi percorsi, e quanto si possono imprimere negli occhi di chi ne può godere penso sia sinceramente impossibile, e forse non saranno di grande aiuto neanche le foto, fatte a febbraio in una giornata straordinariamente grigia, ma che prometto di aggiornare (…). Cercate solo di immaginare gli stessi paesaggi in una esplosione di colori, luce e fioriture.
Non c’è un grandangolo grande quanto il cuore di chi guarda.
Boia, potete tatuarvi anche questa! Devo smetterla con l’Holborn, mi sa che ci metton dentro qualcosa…
E poi, cara Erika, un’ultima considerazione:
scusa, eh, sarà anche vero che l’ottanta per cento delle strade nel mondo sono sterrate…
.. ma nel mondo! Mica da noi!
…epporcavacca…
Uno dei possibili percorsi ai quali potremo dedicarci, incontra quasi subito l’asfalto appena lasciata la location del raduno, a Monte S.Michele
e prosegue in direzione di Radda in Chianti, passando vicinissimo a Cavriglia, con una strada bellissima, dove anche i pezzi dritti sono un autentico piacere di guida,
e l’asfalto rispetta i percorsi disegnati dalle bestie che servivano per la coltivazione dei campi nel corso dei secoli.
Arrivati a Radda si prosegue per Castellina in Chianti,
dietro ogni curva di una strada veramente poco frequentata si ha l’occasione di scoprire una deviazione su strada bianca (che comunque mi è stata vietata, per cui venite anche con lo Speed Triple), oppure un cartello ci indica un punto di sosta, dove è possibile assaggiare vini, formaggi, miele oppure olio,

o semplicemente annotare un angolo di paradiso scoperto con la propria cavalcatura motorizzata, meditando l’eventualità di abbandonarla momentaneamente, per dedicarsi ad un’altra.
Il nostro giro prosegue invece per S.Donato, e prima di arrivare a scorgere l’abitato, si gode come tarantole sugli scollini di una dozzina di chilometri all’insegna del divertimento puro, o dell’incanto per un paesaggio mozzafiato, che veramente non sono riuscito a descrivere con uno scatto.
Per esorcizzare la possibilità che qualcuno intenzionato a seguire i giri su strada in occasione del raduno si sia sentito offeso a sentirsi chiamare “impedito”, voglio proporre però un’altra colorita e simpatica immagine dello humour toscano, tanto per chiarire quanto noi fiorentini siamo capaci di sacrificare in nome della battuta.
Da S.Donato scendiamo in direzione di Bargino, in una bruttissima area industriale (da qualche parte le si dovevano mettere, no?!) per poi risalire su una stradina stretta verso Badia a Passignano,
Un borgo attualmente di proprietà della famiglia Antinori, anticamente un convento.
Vale la pena una sosta, magari un altro assaggio dei preziosi vini di questa zona, un giretto a piedi per smaltire (siamo sempre in moto, meglio non fare tanto i bischeri) prima di rimontare in sella e raggiungere, con una strada asfaltata “a singhiozzi”, l’abitato di Monte Fioralle

Scendiamo infine a Greve, dal cui centro abitato risaliamo per una sterrata lunga una decina di chilometri (che probabilmente avrete già fatto al vostro arrivo, e che ho scelto come foto di apertura del pezzo) per arrivare al nostro punto di partenza.
Ovviamente ho preso come pretesto un giro a caso fra quelli possibili nei dintorni, lungo un centinaio di chilometri, e forse neanche dei più belli, se mettiamo in conto il piacere di guida puro, quello capace di soddisfare anche le velleità dei più smanettoni,

per presentare un’iniziativa che sin da subito, scherzi a parte, ho trovato esaltante; un uovo di colombo come tutte le idee veramente valide. Riunire in un’unica occasione tante persone che per passione o per lavoro dedicano buona parte della loro vita alle motociclette, a guidare o a insegnare agli altri, o semplicemente a raccontare la vita sulle due ruote a motore potrebbe diventare un’esperienza memorabile, e ci stiamo impegnando perché lo diventi davvero.
…speriamo bene…