Animati dal proposito suicida di tentare di mettere le ruote sullo sterrato e affascinati dall’affratellante mondo dell’enduro, gli sprovveduti come il sottoscritto decidono che è l’ora di provare a fare una cavalcata.

Spesso, acquistato un ferro di quarta mano nuovo dieci anni fa, ci si sente dire dall’amico col wr 400
“dai, vieni con noi, ti si aspetta, ci diamo una mano” : niente di più falso.
Di solito, fatti i primi metri, gli si chiude la vena e l’unico intento di un endurista è di passare quello davanti; quindi ognuno per sé e Dio per tutti, e te che valuti ogni buchetta davanti alla ruota, tremi al pensiero di dover superare il prossimo passaggio tecnico, la pietraia, il gradone in discesa. E allora?
Allora, sicuramente il metodo migliore di iniziare a fare le cavalcate, è cominciare da quelle veramente facili.
Per questo, e per soddisfare le esigenze dei possessori di bisonti come Africa Twin o GS 1200, pensiamo che sia stata inventata la TSP, o Transappenninica (così chiamata perché, passando l’appennino unisce Toscana ed Emilia), una cavalcata che permette di farsi mollare dalla donna se ci si è messi in testa che l’enduro col passeggero è una cosa possibile.
Il percorso, soprattutto nella prima metà, è da paura; sia per il paesaggio mozzafiato, sia per la qualità delle strade: bianche, da guida in piedi, quasi sempre curvando di gas, con la mucca che avete portato al pascolo che sfodera i cento cavalli con la dolcezza che solo un bicilindrico può avere.
Oppure in mezzo la bosco, con fondo mai fangoso, canali per l’acqua da saltare, e che mentre intraversi il bestione su uno zompo, pensi “al miracolo”; tu, che il mese prossimo con la stessa moto devi partire , donna e borse installati, per un viaggio di 4000 km in Normandia.
Io cento cavalli sotto il culo, a dire la verità, non ce li avevo.
Per due soldi, non ho comprato un topolino, bensì un elefante: un vecchio DR BIG 800, a detta del mio meccanico praticamente un malato terminale, che però mi ha servito egregiamente, portandomi anche nella parte tecnica del percorso (facoltativa) dove però qualcuno col KTM ADVENTURE per poco non mi montava in capo!
Ma torniamo al percorso. Dopo la sosta, il tracciato diventava maggiormente asfaltato, passando accanto al lago di Suviana e concludendosi poi con la suddetta variante Hard. Questa, per ricordarsi che si era comunque a fare enduro, una disciplina per la quale ci vuole un minimo di preparazione.
Affascinante il metodo di navigazione. Al posto delle solite bandierine veniva fornito alla partenza un mucchietto di fogli, attaccati dai partecipanti in modi spesso irriferibili al proprio mezzo (si andava dalla stecca di avvolgibile con fascette alla cilingomma sul serbatoio) con il chilometraggio e la deviazione, preciso alla decina di metri.
Ti sentivi veramente ad un rally, con tanto di punzonatura lungo il percorso.
Per concludere, un bellissimo giro per tutti, che riuniva chi era venuto da Venezia con l’Africa twin, alla ragazza sul cinquantino o col Beta Alp, allo scriteriato col Supermotard, e che per una volta ci ha dato l’illusione di essere capaci nel fuoristrada.

Il ritrovo

Si parte

Sembra facile

Il "Tom Tom"

Alcuni partecipanti

Alcuni partecipanti

Alcuni partecipanti

Alcuni partecipanti
Un bel panorama
In sosta
In sosta
Gruppo

Nel bosco
Il meglio delle Avventure del Kiddo è narrato nel libro, edito da Promoracing Editore, “Strade Traverse”