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	<title>Le avventure del Kiddo</title>
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	<description>Diario di esperienze di un motociclista incallito</description>
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		<title>La Furbata!</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 09:01:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Kiddo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Furbata! &#160; Era da una vita che ci pensavo. D&#8217;altronde è abbastanza normale per noi motociclisti incalliti e genitori (ecco, cazzo, ho sbagliato un&#8217;altra volta l&#8217;ordine) conciliare impegni familiari e motociclistico-istituzionali. Soprattutto durante la bella stagione, quando una bella girata in bici o al mare coi pupuzzi viene sacrificata sull&#8217;altare di un imperdibile giro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Furbata!</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000618.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1489" title="WP_000618" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000618-768x1024.jpg" alt="" width="768" height="1024" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Era da una vita che ci pensavo.</p>
<p>D&#8217;altronde è abbastanza normale per noi motociclisti incalliti e genitori (ecco, cazzo, ho sbagliato un&#8217;altra volta l&#8217;ordine) conciliare impegni familiari e motociclistico-istituzionali. Soprattutto durante la bella stagione, quando una bella girata in bici o al mare coi pupuzzi viene sacrificata sull&#8217;altare di un imperdibile giro in fuoristrada in Valdorcia, o quando si deve rinunciare al giro coi Sommeliers d&#8217;Asfalto verso il Monte Nerone per altri impegni familiari. Pensate quanto può essere complicato il tempo libero. Meno male che ce n&#8217;è così poco&#8230;</p>
<p>Come si fa, quindi, a levarsi la voglia di tornare a fare un bel viaggio di media lunghezza, magari una settimana fuori, tanti chilometri, tanti paesaggi che si avvicendano intorno al nostro amato ferro, tanti incontri fortuiti e occasionali, una marea di emozioni da conservare nel cuore e rivivere nei momenti più noiosi del resto dell&#8217;anno e riuscire a stare anche insieme ai proli?</p>
<p>Non mi tirate fuori la cosa del sidecar, per piacere (anche se, lo ammetto, un pensierino ce l&#8217;ho fatto&#8230;).</p>
<p>Signore e signori, ecco a voi la risposta: si combina la Passione del nonno per il camper! Gli si molla i figlioli, si fissa per la strada e si va a Eurodisney! Che passerata, eh?!</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000544.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1490" title="WP_000544" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000544-1024x768.jpg" alt="" width="850" height="637" /></a></p>
<p>Premessa: odio il camper. Anzi, odio TUTTI, i camper! Mi si piazzano davanti sulle stradine di montagna, guidati spesso da autisti inesperti (pericolosissimi sono quelli con la scritta “noleggio”, perchè al volante con ogni probabilità c&#8217;è uno che è la prima volta che guida qualcosa di più grosso di una s.w.) che antepongono l&#8217;incolumità della fiancata della preziosa casa su quattro ruote alla sicurezza di qualsiasi altro utente della strada. Reputo quello del camper un modo per girare il mondo senza dover intaccate le proprie preziose abitudini domestiche, assicurandosi i propri (ma assolutamente insufficienti) servizi igienici, la propria cucina, i propri passatempi, senza aver bisogno di immergersi minimamente nel posto che si visita. Si parcheggia vicino (ma mai all&#8217;interno) del posto che si vuol visitare, si cattura qualche foto, qualche ricordino, si pianta la bandierina sulla nostra immaginaria mappa dei posti conquistati e si torna alla domesticità. Anche prima di tornare a casa, perchè casa mia è parcheggiata nell&#8217;area camper appena fuori città.</p>
<p>Lo so, io la vedo da motociclista, sono costretto a fermarmi spesso per la benzina, a interagire con ristoratori, a dialogare con chi può darmi informazioni di tipo meteorologico o, per me che ho rinunciato volontariamente a navigatori satellitari, a chiedere infinite indicazioni stradali. La sera devo fermarmi presto per non rischiare di non trovare da dormire, anche se riesco sempre a parcheggiare al centro di ogni cittadina, magari per vedere l&#8217;immancabile monumento o bersi una birra ai tavolini di un bar. La sera una doccia in un albeghetto economico ma pulito, quello che da fuori mi sembra più curato dal proprietario che spesso è una persona con cui si scambia due parole in una lingua inventata sul momento, poi si assaggia due porcate del posto, a volte esaltanti, altre felicemente salutate la mattina dopo e poi si riparte col fresco, o con l&#8217;acqua, o col primo tiepido sole che durante il giorno si rivelerà un impietoso compagno di viaggio. Altra benzina, altri incontri, altre strade a volte giuste e trovate con soddisfazione, altre sbagliate, ma che ci fanno scoprire qualcosa di nuovo, di inatteso, e l&#8217;aver sbagliato strada, a volte, è la più grossa fortuna di chi viaggia.</p>
<p>Comunque, ripeto, combinare tutto questo con la vita familiare è pressochè impossibile.</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000606.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1488" title="WP_000606" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000606-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p>Dovete sapere, cari colleghi dueruotemotorizzati, che la Passione per il camper è simile in tutto a quella per la moto!</p>
<p>Non si vede l&#8217;ora di partire, si ama alla follia il proprio mezzo, si sopravvaluta sempre la propria igiene personale.</p>
<p>Per questo l&#8217;avventura ci è parsa degna di essere vissuta, e quando la situazione economica, gli impegni di lavoro e il meteo assolutamente sconsigliavano di partire per una meta così ambiziosa, ci siamo detti: “ma vaffanculo a ogni cosa!” e siamo partiti!</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000506.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1491" title="WP_000506" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000506-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>O meglio, sono partiti i ragazzi coi nonni, che partono sempre la sera per dormire una notte in più fuori. Ve l&#8217;ho detto: sono tutte scuse per vivere la propria passione&#8230; Mentre noi si parte la mattina, autostrada fino a Savona e poi verso Cuneo, destinazione Colle della Maddalena. Telefoniamo il giorno prima ad un numero a caso ad Argentera, ci risponde un&#8217;albergatrice: &#8220;ma il passo è chiuso?&#8221; chiediamo, &#8220;no, ma adesso sta nevischiando&#8230;&#8221;</p>
<p>Infatti il panorama delle Alpi innevate quando usciamo dall&#8217;autostrada non è dei più rassicuranti. Minchia le catene&#8230;</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000508.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1493" title="WP_000508" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000508-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>A Cuneo devi attraversare per forza il centro città.</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000510.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1492" title="WP_000510" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000510-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>In cima al Colle della Maddalena. La temperatura è gradevole, il paesaggio affascinante, panorama pressochè deserto, passa addirittura qualche smanettone.</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000518.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1494" title="WP_000518" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000518-1024x768.jpg" alt="" width="850" height="637" /></a></p>
<p>Sulla strada per Gap, davvero tanti posti meriterebbero di essere visti con molta più calma. Quì per esempio abbiamo ciccato la strada che gira intorno al lago, ma per sera dovevamo arrivare a Lione, per l&#8217;appuntamento coi nonni ma soprattutto coi pupuzzi. Si passa dalla Route des Grands Alpes, bellissima quasi tutta e bella anche da guidare. La strada del Col de la Bonnette, dicasi la più alta d&#8217;Europa era chiuso.</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000519.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1495" title="WP_000519" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000519-768x1024.jpg" alt="" width="768" height="1024" /></a></p>
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<p>Sulla famosissima Route de Napoleon. Almeno per quello che ho visto io, sul tratto da Gap a Grenoble, decisamente sopravvalutata. Immancabili i monumenti al ritorno dell&#8217;Imperatore per i suoi (devastanti) 100 giorni, avventura conclusasi con la battaglia di Waterloo e l&#8217;esilio a Sant&#8217;Elena. Secondo me, uno che non si accontenta di vivere come regnante dell&#8217;Elba, tutto sano non è&#8230;</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000524.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1496" title="WP_000524" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000524-1024x768.jpg" alt="" width="850" height="637" /></a></p>
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<p>SECONDO GIORNO di viaggio. Cercando di evitare l&#8217;autostrada si rischia di intoppare in interminabili code, semafori, centri commerciali. Troppo tardi si imparano due o tre trucchi per evitarli, come prendere le indicazioni per i camion, che non passano dalla città, o uscire dall&#8217;autostrada subito prima del tratto a&#8217; peàge per l&#8217;indicazione verde. In foto il ponte sul Saone a Macon.</p>
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<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000526.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1497" title="WP_000526" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000526-1024x768.jpg" alt="" width="850" height="637" /></a></p>
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<p>Paesaggio da cartolina in Borgogna: siamo indietrissimo sulla tabella di marcia, se vogliamo arrivare a Parigi nel pomeriggio. Oltretutto comincia a piovere. Ci fermiamo a mangiare in una trattoria e per metterci le tute. Drammatica scoperta: per errore non mi hanno messo nel sacchetto la tuta intera ma solo una giacca impermeabile! Per fortuna i pantaloni in gore-tex e il sottotuta della Tucano fanno il loro lavoro. Gli stivali un pò meno&#8230;</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000538.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1498" title="WP_000538" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000538-1024x768.jpg" alt="" width="850" height="637" /></a></p>
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<p>Ce l&#8217;abbiamo fatta! Costretti a tornare sull&#8217;autostrada, dove ci annoiamo a morte e ci alziamo ogni 10 minuti più per diversivo che per le chiappe, arriviamo all&#8217;ingresso di Eurodisney, che pare un casello dell&#8217;autostrada, alle 6 del pomeriggio deserto, ma che a noi sembra l&#8217;Eldorado.</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000541.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1499" title="WP_000541" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000541-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>La strana coppia. Un letto comodo, una pastasciutta la sera dopo innumerevoli disgustosi carissimi hamburger. Vabbé, diciamolo, se non era per il mi socero, col cavolo che ci s&#8217;andava a Disneyland&#8230;</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_0005441.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1500" title="WP_000544" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_0005441-1024x768.jpg" alt="" width="850" height="637" /></a></p>
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<p>Non mi metto a raccontare del parco, ci vorrebbe un blog apposta. Un unico ricordo, dello spettacolo della sera, quando il castello al centro del parco viene usato come una sorta di schermo. Una ragazza italiana che lavora alla biglietteria vedendoci intenzionati ad andarcene prima di vederlo ci ha praticamente costretti a rientrare, e la ringrazio ancora. Sarà che si era a giro da 13 ore, che a 41 anni credi di averli visti tutti, gli spettacoli, i fuochi d&#8217;artificio, le luci, i suoni, i colori&#8230; ma nonostante si fosse sotto l&#8217;acqua e Neri mi stroncasse le spalle per vedere qualcosa, mi sono quasi commosso&#8230; per il resto è IL parco, ma diversi in Italia hanno poco da invidiargli, anche se per età diverse.</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000556.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1501" title="WP_000556" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000556-768x1024.jpg" alt="" width="768" height="1024" /></a></p>
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<p>Sei a Parigi, come fai a non farti una giratella per gli Champs Eliseés, o lameno un pò il turista?</p>
<p>la vista dalla Tour Eiffel. 3 ore di coda per salire su una impalcatura di ferro. Ma in Italia quando impareremo a volerci bene e a far fruttare tutto quello che abbiamo in opere d&#8217;arte, pensando che la sola cosa giusta da farci sia CONSERVARE?</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000583.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1502" title="WP_000583" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000583-768x1024.jpg" alt="" width="768" height="1024" /></a></p>
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<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000612.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1503" title="WP_000612" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000612-768x1024.jpg" alt="" width="768" height="1024" /></a></p>
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<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000614.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1504" title="WP_000614" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000614-1024x768.jpg" alt="" width="850" height="637" /></a></p>
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<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000622.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1505" title="WP_000622" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000622-768x1024.jpg" alt="" width="768" height="1024" /></a></p>
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<p>Riprendiamo il nostro viaggio, assolutamente senza autostrada, senza volerlo costeggiando la Senna, fin dove nasce da un sacco di ruscelli nei campi, paesaggi bucolici con mucche ed erba verdissima. Provins, Romilly, Troyes, Chatillon sur Seine fino alla terrificante Dijon. Tutte strade dritte, da squadrarci le gomme, a volte con un panorama bellissimo ma sempre campi e paesaggio agreste. Dopo un pò se non ti spari è perchè sei perso a domandarti perchè i francesi amino tanto le motociclette, senza l&#8217;ombra di una cura per decine e decine di chilometri.</p>
<p>Quì siamo a Chatillon, questo torrentello è la Senna.</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000625.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1506" title="WP_000625" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000625-1024x768.jpg" alt="" width="850" height="637" /></a></p>
<p>Sull&#8217;altopiano del Jura, dove si comincia a divertirsi, questo è il panorama dei 4 laghi, vicino a Morez.</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000627.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1507" title="WP_000627" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000627-1024x768.jpg" alt="" width="850" height="637" /></a></p>
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<p>Il mio Tom Tom, peraltro disatteso&#8230; il cupolino è terrificante, lo so, prometto che dedicherò un pezzo alla sua storia, che merita di essere raccontata</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000631.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1508" title="WP_000631" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000631-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
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<p>Oltrepassato il Jura, panorama delle nostre Alpi, sotto le nuvole c&#8217;è Ginevra.</p>
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<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000640.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1510" title="WP_000640" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000640-1024x768.jpg" alt="" width="850" height="637" /></a></p>
<p>In Italia, dopo il salasso del Tunnel del Monte Bianco. Casa è ancora a 6 ore di autostrada.</p>
<p>La mia bambina, il Gs 800, si è dimostrata una vera compagna di viaggio, carica come un mulo, adatta a tutto, comoda in due anche per viaggi lunghi, non toglie la voglia di giocare anche dopo ore fermi in sella. E&#8217; così che si costruisce un legame importante.</p>
<p>La Kidauta ha poche foto xchè nn le vuole, ma senza di lei semplicemente non saprei dove andare&#8230;</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000644.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1511" title="WP_000644" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000644-768x1024.jpg" alt="" width="768" height="1024" /></a></p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000615.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1512" title="WP_000615" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000615-768x1024.jpg" alt="" width="768" height="1024" /></a></p>
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		<title>La prima volta al Mugello</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 06:35:48 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La prima volta</p>
<p>(offrono gli amici)</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000455.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1479" title="kappone mugello" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000455-767x1024.jpg" alt="" width="767" height="1024" /></a></p>
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<p>Come si fa a scrivere un pezzo del genere senza tornare con la memoria ai racconti di quelli che per qualcuno fra i lettori saranno padri, per altri nonni, di quando il giorno dopo il raggiungimento della maggiore età si veniva portati quasi per forza alla casa di piacere più vicina per essere “svezzati” da qualche nave scuola del quartiere, da una Luisona o una Franchina testimoni della brutta figura di una prima volta impacciata e tremebonda di generazioni di inesperti novelli amatori.</p>
<p>E quando si affronta una prima volta, si sa, la figuraccia è lì dietro l’angolo. Specie se lei è troppo bella, troppo sognata; in altre parole, se sappiamo che lei è semplicemente “troppo”, per noi.</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000461.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1480" title="WP_000461" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000461-1024x767.jpg" alt="" width="850" height="636" /></a></p>
<p>-“Oh Kiddo, ma te al Mugello non c’hai mai girato?”</p>
<p>No, devo ammetterlo. Sembra incredibile che a 41 anni suonati, di cui quasi 30 passati sopra a due ruote e un motore e 10 da mugellano adottivo non mi sia mai levato la curiosità di farmi un turno di prove al Circuito Internazionale del Mugello. Non avrò mai avuto la moto adatta, che ho scoperto essere fondamentale (e si capisce perfettamente perché non facciano entrare con i vari tipi di motard); forse non l’avevo mai fatto perché volevo preservarmi per un’occasione importante, ma poi, visto che era a gratis… Sicuramente non risultavo negli archivi della Promoracing, che durante i fine settimana e le festività di aprile offre un turno ridotto di prove libere in pista nell’orario della pausa pranzo.</p>
<p>Una iniziativa evidentemente frutto della crisi economica, per invogliare il potenziale pubblico a scoprire il fascino e la sicurezza della ricerca della velocità in circuito. Una cosa intelligente, pensata da chi non si rassegna passivamente a subire il difficile momento ma ne approfitta per tirar fuori idee, occasioni, coraggio.</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000464.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1482" title="WP_000464" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000464-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<p>Salvo poche eccezioni i miei compagni di avventura sono molto più giovani di me, e dall’attenzione con cui seguono le spiegazioni del comportamento in pista, le bandiere, l’ingresso, l’uscita, fornite durante il briefing tenuto da Filippo Chiarelli si capisce che non hanno molta esperienza di circuiti in generale.</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000463.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1481" title="WP_000463" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000463-1024x767.jpg" alt="" width="850" height="636" /></a></p>
<p>Il mio amico Giacca è un neofita assoluto divorato dalla tensione. E si che siamo nella bambagia, in una situazione di sicurezza assoluta visto che ci saremo solo noi e nessun altro a fare prove libere. Nessun rischio di entrare nel mezzo di una traiettoria di qualcuno infinitamente più veloce, o di azzardare manovre strane. Addirittura a gruppi di cinque ci assegnano un istruttore della Promo School, la scuola di guida in pista di Promoracing, che ci mostra le traiettorie da impostare e ci accompagna per il primo giro.</p>
<p>Non c’è niente da fare: ritrovarsi con le ruote a calcare l’asfalto del Mugello è un’emozione impareggiabile. È vero, non ho la tensione tipica di quando entro in una nuova pista dove ci sono tantissimi piloti a girare, ma è soprattutto forte la curiosità di capire perché questo è il circuito più bello del mondo, quello preferito da tutti, il riferimento, la Mecca dei pistaioli.</p>
<p>E lo capisco al primo mezzo giro, quando a distanza di mezza curva vedo sparire il casco della nostra guida dietro un dosso, senza riuscire a capire come impostare le “S” nel bel mezzo di una pendenza. Oppure del senso di velocità assoluta, di libertà che si prova a raccordare le curve che vedo da casa mia: le due “arrabbiate”.</p>
<p>Comunque non sarò io ad avere la presunzione di potervi raccontare le curve del Mugello, né certo come si percorrano. Quello che posso dire è che alla fine del mio turno di prova ho capito che… non ci ho capito nulla! Mi pareva di andare a far funghi tanto andavo a spasso per la pista. Un giro entravo nella San Donato in quarta, quello dopo in terza, le ruote mai due volte nello stesso posto. Vero è che ci vuole una moto adatta, che consenta di affrontare le alte velocità imprescindibili da un circuito del genere. Io la settimana prima con la mia ero a fare i salti in due nello sterrato del Belagaio… E poi va conosciuta: gli scollini, le pendenze che caratterizzano il circuito e che lo rendono così appassionante mi hanno devastato anche nel rettilineo, dove non mi fidavo a tenere aperto fino in fondo. Però che goduria, che sensazione stupenda andare a cercare il cordolo in uscita dall’ultima meravigliosa curva a sinistra in discesa prima del rettilineo più famoso del mondo, dove si mette la sesta quasi ai box.</p>
<p>La bandiera a scacchi segnala la fine del turno; esco, consapevole del fatto che la Multistrada che in rettilineo faceva 240 all’ora e io solo 200 non la riprendo più.</p>
<p>Mi chiedono come è andata. Rispondo che bisognerebbe saperci andare, che può voler dire tutto e nulla, ma la verità è che malgrado tutti gli anni in sella, l’esperienza in altre piste, in piazzali da motard, quella infinita su strada, non avevo mai provato nulla del genere. Il Mugello è una pista che ti chiede di andare forte, ma forte davvero, ed è come aver aperto un mondo tutto nuovo e da scoprire.</p>
<p>Ci regalano anche la foto, dove si vede chiaramente come sono impegnato e palesemente fermo!</p>
<p>Il Giacca è distrutto, nonostante i pochi giri, e mostra orgoglioso le gomme tutte pulite alle figlie.</p>
<p>Una bellissima esperienza, un bellissimo regalo. E poi si sa, la prima volta si fa sempre un po’ figuraccia, no?!</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000465.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1483" title="WP_000465" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000465-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
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<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000459.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1484" title="WP_000459" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/WP_000459-1024x767.jpg" alt="" width="850" height="636" /></a></p>
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		<title>Moto-Tattoo!!!</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 21:06:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Galleria di immagini di tatuaggi a tema motociclistico, da spedire a info@ilkiddo.it, se possibile con una breve didascalia. &#160; Pago io per primo, più che un logo, uno stile di vita. La moto del Kiddo, tatuata nel 2008 in occasione dell&#8217;uscita del mio libro&#8230; diffidate delle imitazioni &#160; &#160; &#160; &#160; Lorenzo, in arte Turbolordo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Galleria di immagini di tatuaggi a tema motociclistico, da spedire a info@ilkiddo.it, se possibile con una breve didascalia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pago io per primo, più che un logo, uno stile di vita. La moto del Kiddo, tatuata nel 2008 in occasione dell&#8217;uscita del mio libro&#8230; diffidate delle imitazioni</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/tatto.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1464" title="tatto" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/tatto-1024x767.jpg" alt="" width="850" height="636" /></a></p>
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<p>Lorenzo, in arte Turbolordo, che mi omaggiò di questa immagine in evidenza sul mio libro.</p>
<p>Paulo Gas in staccata, una icona!</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/Paulo-gas2.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1468" title="Paulo gas" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/Paulo-gas2-1024x680.jpg" alt="" width="850" height="564" /></a></p>
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<p> Quelli del Fonzi: lo so, potevi darsi una potata alla peluria giusto x l&#8217;occasione, ma tant&#8217;è&#8230;</p>
<p> <a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/fonzi-11.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-1473" title="fonzi 1" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/fonzi-11-300x225.jpg" alt="" width="807" height="494" /></a></p>
<p> Ecco il secondo</p>
<p> <a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/fonzi-2.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-1474" title="fonzi 2" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/fonzi-2-300x225.jpg" alt="" width="796" height="720" /></a></p>
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		<title>Il Passo del Muraglione</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 20:33:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Kiddo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I Guardiani del faro 4 Il Passo del Muraglione Pubblicato su &#8220;Il Galletto del Mugello&#8221;, marzo 2012 Termina il reportage in quattro parti sui passi dell&#8217;Appennino tosco-emiliano e romagnolo. Ringrazio la Redazione del bellissimo settimanale del Mugello per lo spazio che mi hanno concesso e per la bellissima presentazione del mio lavoro , in particolare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I Guardiani del faro 4</p>
<p>Il Passo del Muraglione</p>
<p><span style="color: #99cc00;">Pubblicato su &#8220;Il Galletto del Mugello&#8221;, marzo 2012</span></p>
<p>Termina il reportage in quattro parti sui passi dell&#8217;Appennino tosco-emiliano e romagnolo. Ringrazio la Redazione del bellissimo settimanale del Mugello per lo spazio che mi hanno concesso e per la bellissima presentazione del mio lavoro , in particolare Serena Pinzani, caporedattore.</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/muraglione-neve.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1457" title="muraglione neve" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/muraglione-neve-1024x768.jpg" alt="" width="850" height="637" /></a><br />
Sarà la crisi economica che ha decimato le moto vendute, saranno i prezzi dei carburanti che scoraggiano il solo accendere i nostri adorati ferri senza una ragione ben precisa o che semplicemente i videogiochi, la realtà virtuale sta allontanando sempre di più i giovani da oggetti che per gli over 40 avevano una valenza mitologica, fatto sta cha sempre più spesso a essere motociclisti ci si sente un po’ animali in via di estinzione, dinosauri rumorosi e inquinanti, retaggio di un epoca ormai passata. Noi che superata la piazza di Dicomano sapevamo che stavamo per affrontare non un Passo, ma una serie di curve, di toponimi formanti un luogo mitologico, rammentato su infinite guide, un riferimento, la Mecca di chi ama le due ruote a motore: il Passo del Muraglione. Non c’è motociclista degno di questo nome che non abbia una foto sotto il cartello marrone impiastricciato di adesivi, magari in jeans e camicia, magari con un Ténéré di vent’anni fa di ritorno da una gita a Rimini, ma quella foto dimenticata in qualche cassetto, vera o immaginaria che sia, ce l’abbiamo tutti. Dalla parte del Mugello è molto bella ma non da riferimento, almeno non quanto quella che sale da San Benedetto sul versante romagnolo, dove si apprezza molto di più il tracciato apneico, l’ininterrotta serie di curve dove il manico vero si riconosce sempre, che costringe a far scorrere la moto per non perdere il ritmo, e che diventa commovente sulle ultime scalette di tornanti, un vero esame di maturità, una poesia dettata dal mulo, o dai tacchini che venivano fatti marciare dalla Romagna per essere venduti nel Mugello. Sul “nostro” versante il tracciato è veramente godibile da San Godendo in poi, ma solo oltre Cavallino si ha una visione panoramica sul versante di Santa Sofia. Poco prima del Passo, volendo, si prosegue proprio su quella vallata per il Valico dei Tre Faggi, meno conosciuto ma altrettanto bello e con meno pendenza, meno panoramico. Le ultime curve per il Passo rammentano storie di sfide all’ultima manciata di gas, dove la strada perde pendenza e ci si sente protagonisti esaminati dallo sguardo attento di chi già si è fermato per un panino da Giovanni.<br />
Il nostro Guardiano del faro non è un ristoratore, è leggenda. Ci tiene particolarmente ad essere riconosciuto come Giovanni Missirini, “il re dei panini”, ma è come lo scoglio al quale si aggrappano gli innumerevoli gitanti, anche 350-400 i sabati o domeniche del fine settimana, che arrivano sul Passo. Non è uomo di molte parole, e sarebbe presuntuoso il solo pensare di raccontare, o cercare di capire, cinquantacinque anni di storia in pochi minuti che si riesce a rubare a lui e alla signora Ines, la moglie, fra una piadina e un caffè serviti ai due banconi che costituiscono il singolare arredamento del bar. Alle pareti innumerevoli foto di amici, moto, pieghe. Oltre mezzo secolo di storia, modelli, curve, raduni, incontri. Una enciclopedia capace di risvegliare ricordi, emozioni, rimpianti, gioie e dolori. Amici che si ritrovavano e si ritrovano ogni fine settimana sul Passo del Muraglione; come Dino Melandri, babbo di Marco, che viene su quasi ogni sabato per far due chiacchiere con gli amici. Amici che a volte non tornano, che lasciano un vuoto, come cavalieri di una ventura inutile, sacrificatisi ad una passione capace di coinvolgerti come nessuna altra.<br />
“Tanto quando vu salite in moto un vu capite più nulla…” è il parere della signora Ines. Anche Giovanni, incredibilmente, sembra non essere mai stato coinvolto da questa passione: “Io di moto non ci capisco niente”. Sarà che ne ha viste fin troppe, fin da quando era bambino e abitava qui insieme ai genitori. Eppure sono solo tre anni che sul Muraglione non viene più organizzato il raduno. I nostri ospiti gestiscono insieme l’attività, che comprende anche un albergo con una decina di camere a due stelle, dal 1969, quando si sono sposati. Lui di origine forlivese, lei di San Godendo, rappresentano a perfezione l’unione che si celebra quassù fra Toscana e Romagna.<br />
Al nostro arrivo sul Passo troviamo un cartello sul portone di ingresso che ci allarma immediatamente, risvegliando quel senso brutto di fine di un epoca: “VENDESI”. Capiamo subito che Giovanni ha intenzione di andare in pensione, lascerà il posto famoso per il grande muro costruito per riparare dal vento le carrozze al cambio dei cavalli, visto che i figli ormai grandi si sono fatti una vita altrove e vengono ad aiutarli solo per la bella stagione, nel fine settimana. Le poche moto che arrivano nel sabato pomeriggio di gennaio, quasi tutte astronavi costosissime che tagliano le ultime cardiopalmiche curve per arrivare prima, e non per il gusto di una bella piega dalla propria parte della linea di mezzeria, stridono con le foto evocative alle pareti del bar, fra tutte quella di una Aprilia AF1 con sopra un ragazzo col ginocchio a terra al centro perfetto della propria corsia, roba che deve scorrere, che non perdonava, un due tempi con pochi cavalli che patisce la salita. Roba da conoscere, da assaporare. E di nuovo quel pensiero: i ragazzi che preferiscono i computers, un pieno che costa una fortuna, e ora, Giovanni che vende…<br />
Un ragazzo mi scuote dai miei pensieri : “..ma voi siete i Sommeliers d’Asfalto, e te sei il Kiddo?” Due parole, e siamo a scendere il Passo insieme. Il ragazzo mi conosce tramite internet (ovviamente), ha vent’anni, una enorme passione per le moto e un sacco di domande su come ci si muove, dove si mettono le ruote, come funziona tutto il nostro mondo da dinosauri.<br />
Ecco, non avevo ancora finito di piangermi addosso che arriva un nuovo stimolo, una nuova sfida: usare tutta la mia, la nostra esperienza, la passione, le gioie, i lutti, la storia che portiamo con noi e di cui persone come Giovanni sono custodi per poter insegnare qualcosa a chi viene dopo, ché ne tragga insegnamento. Forse la nostra estinzione non è poi così vicina, ed è il destino solo della specie che non si adatta. Cambiamo, prendiamo coscienza, cresciamo, educhiamo, continuiamo ad amare le moto e i posti che amano accoglierle.</p>
<p>Il reportage sui 4 passi del Mugello e sulle preziose persone che gestiscono i Rifugi in cima termina qui, e finché ci sarà qualcuno ad accoglierci noi continueremo a raggiungerli. In moto.</p>
<p>www.ilkiddo.it</p>
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		<title>Il Duka e la Vespa</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 20:10:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Kiddo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ancora una volta il Duka ospite sulle pagine del Kiddo.it &#160; UNA PENNELLATA DI SMALTO La polvere regna sovrana, ragnatele a catturar prede tra il freno e la ruota, gocce d&#8217;olio qua e là per terra quasi fossero lacrime. Ti ho lasciata lì al buio per tanto tempo, quanti anni, dieci? Venti? Forse anche di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #99cc00;">Ancora una volta il Duka ospite sulle pagine del Kiddo.it</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>UNA PENNELLATA DI SMALTO<br />
La polvere regna sovrana, ragnatele a catturar prede tra il freno e la ruota, gocce d&#8217;olio qua e là per terra quasi fossero lacrime. Ti ho lasciata lì al buio per tanto tempo, quanti anni, dieci? Venti? Forse anche di più.<br />
Sulla sella un taglio, ricordo dell&#8217;ultimo volo. La targa sbiadita e rotta, che in un&#8217;impennata l&#8217;avevo mezza strusciata sull&#8217;asfalto. Quei freni approssimativi, con la leva che continua a incastrarsi oggi come allora, e che costringevano il mio angelo custode a fare gli straordinari. La ruggine sta vincendo su alcune saldature fatte alla meglio con una fiamma ossidrica che manca poco quel giorno fo saltare in aria tutto il quartiere.<br />
Gli adesivi smangiucchiati e sbiaditi, ognuno con una sua storia e un suo significato. E se non c&#8217;erano come li volevo io prendevo vernice e pennelli e pitturavo a modo mio. E quel simbolo mi piaceva così tanto che me lo sono pure tatuato su un braccio.<br />
Ci ho girato mezza Europa, la tenda appoggiata sul pianale e sacco a pelo nello zaino sulle spalle, tutta smarmittata che quel vigile a Innsbruck mi guardava malissimo e poi mi accorsi che ero in piena zona pedonale. E anche ritrovare l&#8217;ostello uscendo dai mega tendoni dell&#8217;Oktoberfest non fu impresa facilissima, che i vialoni a quattro corsie mi parevan tornanti dello Stelvio, e io mi ricordavo solo una parte dell&#8217;indirizzo solo che lì le strade son TUTTE straße. E in Svizzera la faccia della cameriera che avevo conosciuto l&#8217;anno prima, &#8220;prima o poi torno a trovarti e ti porto a fare un giro sul lago&#8221; &#8220;Se se e come mi trovi?&#8221; &#8220;Scommettiamo?&#8221; E ci venne davvero a fare un giro, anche se era un altro lago.<br />
E poi a scuola tutti i giorni, estate e inverno, giubbottino striminzito e casco come optional. E il pomeriggio in piazza Edison a ragionar di carburatori, e a smontarli e rimontarli mille volte per guadagnare quel chilometro all&#8217;ora in più, &#8220;che c&#8217;è un tipo della compagnia del Giuliani che c&#8217;ha messo su il Pinasco e va più forte di te&#8221;. Era vero cazzo, &#8220;I&#8217;<br />
Locomotiva&#8221;, così si chiamava, con la sua Primavera bianca andava come un treno, e faceva tutto il viale su una ruota sola.<br />
La Marty aveva du&#8217; poppe da urlo e unghie laccate, e voleva firmare il faro col pennellino dello smalto. &#8220;Non ti azzardare! Se lo fai ti porto su nel bosco di Vincigliata e ti trombo sulla sella!&#8221; le dissi come fosse una minaccia intanto che pensavo &#8220;dai dai dai!&#8221;. Lo fece. E lo feci pure io. Lo facemmo insomma. Ed era una delle primissime volte. E tra mille graffi e segni del tempo oggi, rivedendo quel che è rimasto di quella minuscola pennellata, lì sul manubrio, un po&#8217; gioco un po&#8217; sfida, ho avuto uno di quegli amarcord che poi rimani lì con la faccia da ebete e la mente a ripercorrere ogni fotogramma del film, e il cuore che sorride.<br />
Pare una celebrazione da funerale. O da demolitore. Invece no, ti riporterò a nuova vita, cara la mia adorata inimitabile Vespa.</p>
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		<title>Il Passo della Colla</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 13:14:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Kiddo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I guardiani del faro 3 Il passo della Colla Pubblicato su &#8220;Il Galletto del Mugello&#8221;, febbraio 2012 “Il vero motociclista va anche d’inverno.” Alcuni, ancora più talebani, sostengono “solo”, d’inverno. E’ una affermazione che può far sorridere, fa venire in mente la famosa sega sassone, quella in cui ti percuoti i genitali con due sassi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I guardiani del faro 3<br />
Il passo della Colla</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/colla.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1450" title="colla" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/colla-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p><span style="color: #00ff00;">Pubblicato su &#8220;Il Galletto del Mugello&#8221;, febbraio 2012</span></p>
<p>“Il vero motociclista va anche d’inverno.”<br />
Alcuni, ancora più talebani, sostengono “solo”, d’inverno. E’ una affermazione che può far sorridere, fa venire in mente la famosa sega sassone, quella in cui ti percuoti i genitali con due sassi e godi quando ti manchi. Sarà per rispettare questa regola da biker duri (quelli coi gilets di pelle con le patacche cucite, per intenderci) che la famosa Motopancetta si tiene il primo fine settimana di gennaio in località Prato all’albero, a due passi dal Passo della Colla. Nata nel 2000, per celebrare un incontro fra sconosciuti che si fermarono per caso in quel posto e che misero in comunione chi il fornellino da campo, altri della pancetta rimasta dal concludente viaggio all’Isola d’Elba. Soddisfatti dell’esperienza motociclistico-conviviale, si decise di ripeterla in inverno. Da allora è un rito che Fred e Daniela celebrano con costanza.<br />
Il mio amico Alessio, che mi accompagna in questa gita fuori stagione per conoscere i gestori della Locanda della Colla, non è molto convinto che l’asfalto umido e il freddo alle mani siano la condizione migliore per divertirsi alla guida della moto, ma sulla Colla non c’era mai stato, ed ha colto l’occasione. C’è da dire che è giovane, e la strada sul valico che unisce Borgo san Lorenzo e la valle della Sieve alla valle del Lamone e Marradi non ha la notorietà dei più blasonati Futa o Muraglione: è forse la prima a sporcarsi d’autunno e l’ultima a ripulirsi a primavera. Poco segnalata dai cartelli del fondovalle, spesso umida, coperta dalla vegetazione ed incredibilmente (e meravigliosamente) tortuosa, almeno dalla parte Toscana, non consente distrazioni e mette a dura prova le capacità di guida di chi la affronta. Proprio per queste sue caratteristiche il Passo della Colla è un po’ meno frequentato dagli smanettoni della domenica, ma venerato da un minor numero di estimatori. È un percorso per motociclisti “veri”, che già sui rettilinei dopo Panicaglia diverte con un inevitabile “salto” sul passaggio a livello, e dopo aver attraversato quasi interamente il paese di Ronta si immerge nella stretta valle scavata nella roccia dal torrente Ensa, che costeggia la strada e incanta con piccoli bacini e cascatelle. Chi va in moto sarà anche più incantato dai numerosi tornanti che accompagnano fino al paese di Razzuolo, l’ultima frazione prima del tratto che ci porterà in cima all’Appennino e che ci immaginiamo conviva con una certa difficoltà con i numerosi centauri che troppo spesso si scordano di chiudere il gas mentre si attraversa un centro abitato.<br />
Per chi scrive, è ancora memorabile l’episodio in cui, avendo “alleggerito” il gas, subii un sorpasso in pieno centro del paese, salvo poi ritrovare il mio “rivale” affettuosamente abbracciato ad un guard rail sul lato opposto della carreggiata nella prima difficile curva a destra prima del cimitero. Poco danno, per fortuna, solo la sana soddisfazione di potergli dare del bischero!<br />
A svolgere il ruolo di Guardiane del faro, con enorme gioia, troviamo una squadra di donne che tengono testa abitualmente ai numerosi motociclisti che affollano il ristorante soprattutto nella bella stagione. “Basta saper rispondere a tono alle provocazioni”, ci confida Maddalena Hoxha, proprietaria della Locanda dal 2008 insieme alla sorella Nina, “ma di solito i nostri clienti sono bikers romagnoli che arrivano apposta per la cucina Toscana e il rapporto è ottimo”. Anche Marco Simoncelli, ritratto in diverse foto orgogliosamente esposte alle pareti insieme a proprietarie e cameriere, era un amante del posto e del ristorante, che offre in realtà una inedita mescolanza di specialità toscane e romagnole. Convivono infatti i cappelletti con i tortelli alla mugellana, tutti rigorosamente fatti in casa a mano, la tagliata alla fiorentina con le (mi si dice famose) patate di Marradi fritte. La Locanda ha anche una trentina di posti letto, una stella, ultraeconomici, ma che non cambiano prezzo in occasione del Motomondiale, dove i consueti amanti della pace dell’Appennino e dei percorsi di trekking vengono sostituiti dagli spettatori del più grande show che si svolge all’Autodromo del Mugello.<br />
Alessio è giovane, scalpita per tornare in sella, la stagione non invita in realtà a proseguire verso Palazzuolo sul Senio dove la strada entra dentro al bosco, è stata appena riasfaltata ma rimane quasi sempre sporca e pericolosa; si tramuta nel sogno ad occhi aperti per chiunque ami la bella guida e il panorama è da pelle d’oca appena attraversato il Passo della Sambuca.<br />
Prendendo la direzione per Marradi, invece, le curve sono aperte e veloci, tutte da guidare, da pennellare, si incrocia spesso il tracciato della ferrovia Faentina fino al centro abitato, quasi al centro del quale troviamo la deviazione per il Passo dell’Eremo, decisamente isolato e poco conosciuto, anche dai motociclisti che spesso lo bollano come stradello di collegamento. In alcuni tratti è davvero stretto o sporco, ma offre dalla parte di San Benedetto una stupenda visuale sulla Valle dell’Inferno, famosa per le cascate dell’Acqua Cheta. Deviando a destra si arriva al Muraglione, l’ultima tappa del nostro viaggio per i 4 Passi, dove ci aspetta il mitico Giovanni!</p>
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		<title>Il Passo del Giogo</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 21:32:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Kiddo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I Guardiani del faro 2 Il Passo del Giogo Pubblicato su &#8220;Il Galletto&#8221; del Mugello gennaio 2012 Avevamo concluso la prima parte de “I Guardiani del faro” con la promessa di spiegare perché il Passo del Giogo si chiamasse così. In realtà dalle mie poche Fonti non sono riuscito a ricavare granché. Lo stesso Raffaele [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I Guardiani del faro 2</p>
<p>Il Passo del Giogo</p>
<p><span style="color: #00ff00;">Pubblicato su &#8220;Il Galletto&#8221; del Mugello gennaio 2012</span></p>
<p>Avevamo concluso la prima parte de “I Guardiani del faro” con la promessa di spiegare perché il Passo del Giogo si chiamasse così. In realtà dalle mie poche Fonti non sono riuscito a ricavare granché. Lo stesso Raffaele Basciani, che gestisce il ristorante in cima al Passo mi ha potuto soltanto dare delle informazioni abbastanza vaghe a proposito della forma che si può riconoscere “a bruzzico”dalle montagne vicine che ricordano la sagoma armoniosa di un giogo, appunto.<br />
Raffaele e la sua famiglia sono proprietari del bar-ristorante-albergo dal millennio scorso, ovvero dal 1999, e crediamo rappresentino il vero anello di congiunzione fra il Mugello e la vallata di Firenzuola, famosa per l’estrazione e l’indotto della pietra serena. Sebbene sia un amante delle moto, ma di quelle tassellate che vanno per il bosco, Basciani conosce bene la realtà dei centauri che affollano il suo ristorante e che vengono spesso dalla Romagna. Il “raduno” come si intendeva un tempo, di fissare in gruppo in un posto e poi eventualmente partire, ha lasciato il posto a forme di ritrovo dettate dai forum su internet, e come ci dice Raffaele, spesso i gruppi che arrivano sul Giogo sono parte di un raduno che sta viaggiando e organizza la sosta in quel punto, che ha assunto nella mitologia motociclistica una valenza pari ai Passi di Futa o Muraglione. Anche per facilitare i gruppi e le loro esigenze di rimettersi in sella, si ricorre spesso a un menu prefissato dove non deve mai mancare la Fiorentina, vero emblema della nostra cucina! Per suggellare l’unione col popolo in casco e tuta di pelle, la famiglia Basciani organizza fra l’altro anche il “Giogoraduno”, del quale avevamo già avuto modo di parlare a ottobre scorso, un modo per riunire alcune delle belle e importanti realtà del motociclismo mugellano e non solo. “Non ci sarebbe neanche bisogno dell’evento, tanto i motociclisti vengono lo stesso…” ci confessa Raffaele. Si, però per noi che partecipiamo, è come celebrare un amore che si rinnova ogni volta che facciamo queste strade.<br />
Per chi va n moto, il passo del Giogo è forse una tesi di laurea, una sintesi di quanto di più emozionante si possa trovare da guidare. Il succedersi senza tregua alcuna delle bellissime e strette curve da raccordare è pari solo alla straordinaria maestosità di un paesaggio che da Ponzalla in poi, dalla parte mugellana, lascia ai (pochi) contemplativi la possibilità di cullarsi in sella entrando a far parte di un ambiente che incanta, stupisce, evoca. Evoca fra l’altro le battaglie della seconda guerra mondiale, che proprio in prossimità del Passo hanno visto l’avanzata e i bombardamenti dell’esercito americano e l’opposizione di quello tedesco schierato lungo la Linea Gotica.<br />
Le nostre “battaglie” domenicali per chi arriva prima in cima sono invece ben più modeste; il Passo congiunge in pratica il Mugello con l’abitato di Firenzuola, famosa per l’estrazione della pietra serena e anche se il traffico è sempre abbastanza scarso, lo scambiare una strada aperta al pubblico per un circuito chiuso è spesso causa delle peggiori disgrazie. Sebbene il fenomeno si sia per cause molto drammatiche inevitabilmente attenuato, proprio per la natura “chiusa” di questo percorso si vedevano purtroppo dei gruppi di motociclisti percorrerlo avanti e indietro come una pista. La cosa ha generato fra l’altro aneddoti a volte tragici e veritieri; altri, se non fantasiosi, decisamente splatter e tutti da verificare, dove fantomatici raiders specializzati sulle curve del Passo attirano ignari giovani inesperti sfidandoli alla guida. Sicuramente la presenza di (a volte assurdi) ostacoli fissi, guard rail, pali di ferro e muretti, nonché dei piccoli centri abitati, consigliano a chiunque abbia dei forti pruriti al polso destro di andarli a sfogare al vicino Circuito del Mugello, dove peraltro il 27 e 28 febbraio prossimi si terrà l’ormai consueto Motor Fest e si avrà la possibilità di provare gratuitamente le moto messe a disposizione dalle Case.<br />
Scendendo dalla parte di Firenzuola si può costeggiare il Santerno per una decina di chilometri, per deviare a destra in località Coniale per il valico del Paretaio, che ci porterà per una incomprensibile strada ora larga e panoramica, ora stretta e sporca fino a Palazzolo sul Senio, dove risaliremo verso il desolato e meraviglioso Passo della Sambuca e poi al Prato all’albero, dove si tiene il primo fine settimana di gennaio ormai da diversi anni e con sorti alterne uno dei ritrovi più originali: la Motopancetta!!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Voglio una gita spericolata</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 11:33:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Kiddo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pellegrinaggio 2 Voglio una Gita spericolata Trecento chilometri di curve tra Firenze e Zocca, paese natale di Vasco Premessa Se pensate di arrivare a Zocca e trovare una sorta di altare, una raccolta spontanea di memorabilia o una statua equestre del Blasco o nella posa di accasciarsi dietro la batteria durante un concerto rimarrete delusi. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pellegrinaggio 2</p>
<p>Voglio una Gita spericolata<br />
Trecento chilometri di curve tra Firenze e Zocca, paese natale di Vasco</p>
<p>Premessa</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/IMG_4653.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1428" title="IMG_4653" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/IMG_4653-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Se pensate di arrivare a Zocca e trovare una sorta di altare, una raccolta spontanea di memorabilia o una statua equestre del Blasco o nella posa di accasciarsi dietro la batteria durante un concerto rimarrete delusi. Fra i pochi indizi che si scovano non senza un certo impegno ci sono solo le firme pennarellate sul cartello di ingresso al piccolo paesino della provincia modenese dove si scorge l’allettante invito di cui sopra e del soffitto di un bar del corso dove innumerevoli fans hanno dato sfogo alla propria vena poetica. Un tentativo di accostarsi al proprio idolo, di voler sentire che per l’appunto in quel momento non è in casa, ma gli sono andato vicino. Nessuna traccia del Blasco neanche al forno dove farciscono memorabili crescentine -e la cosa ci lascia davvero increduli-, mentre nel bar del piccolo cinema la ragazza al bancone sta informando un ragazzo che ci ha preceduto nella serie di domande. Si, a volte Vasco viene in paese e si ferma proprio in quel bar. Abitava appena fuori, in campagna.</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/IMG_4633.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1432" title="IMG_4633" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/IMG_4633-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><br />
E noi ce lo immaginiamo trent’anni fa barcollare “nell’unica sala, la discoteca…” oppure raccontare che “…ma fuori c’è la festa del paese vado a fare un giro…”. Altri tempi, forse, quando avere vent’anni in un piccolo paese poteva dire sentirsi ingessati in un posto, anni in cui le droghe hanno visto la loro massima diffusione. Gli anni settanta. Per noi era una sorta di fratello maggiore sbandato, quello che era andato a Sanremo e si era messo il microfono in tasca, che ci faceva urlare “Vasco libero” ai concerti di tutti gli altri, che ti accompagnava da dentro il mangiacassette di un amico fino all’alba sulla spiaggia di Viserba di Rimini. Te briaco fradicio, ovvio. Vasco legittimava; si era già rovinato molto più di quanto non saresti riuscito a fare te, cantava un senso di appartenenza a un qualche tipo di tribù incompresa o l’amore vero solo se neanche confessato. Blues vero, poetica minimale. Vasco.</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/IMG_4650.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1429" title="IMG_4650" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/IMG_4650-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/IMG_4640.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1434" title="IMG_4640" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/IMG_4640-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>A ottobre Zocca si anima davvero della decantata festa del paese, quella delle castagne, che vengono bruciate in padelloni giganteschi il cui fuoco affumica paesani e turisti. Una scusa come altre per includerla, con una piccola deviazione, in un itinerario che parte e torna nel Mugello di 300 km circa dove si ha la nettissima sensazione di non avere mai la moto dritta.<br />
Partiamo da Barberino di Mugello salendo verso il valico della Raticosa per la Militare di Barberino che ho sentito chiamare coloritamente anche “centocurve”. Tornati sulla regionale per la Futa, uno dei paesi che incontreremo prima del valico, dopo un breve tratto aperto dal quale si può godere  della veduta del lago del Bilancino ci lasciamo sulla destra il bivio per Panna, nota per la famosa sorgente. Poco dopo Monte di Fo ci inerpichiamo per le “scalette”, una piccola serie di tornanti da pennellare, spesso scivolosi poiché molto ombreggiati.</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/futa.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1430" title="futa" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/futa-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Sul tratto toscano del valico attraversiamo i paesi della Traversa e Pietramala, mentre una volta oltrepassato il Passo della Raticosa si arriva a Monghidoro subito dopo una serie di un paio di curve in contropendenza ormai famose nel mondo come “ottovolante”. Il percorso si fa emozionante scendendo verso Loiano: curve dall’asfalto nuovo, spesso con una buona visuale. Una gioia per i motociclisti, che però non è niente se paragonato ai 10 chilometri che ci attendono svoltando a sinistra prima del paese di Loiano. Un tratto che sembra disegnato apposta per divertirsi alla guida della moto: prima una serie di curve in discesa “da pelo”, intorno solo il verde dei campi senza l’ombra di un temibile guard rail pronto a punire nel peggiore dei modi anche una banale scivolata a velocità codice; poi, nel tratto finale che sale fino all’abitato di Monzuno, una serie (giuro, tutte le volte che ci passo ho provato a contarli e ho perso sempre il conto) di tornanti su asfalto ad alta aderenza. Roba da non ci credere. Per noi, è “il pistino di Monzuno”.<br />
Una rapida sosta per un caffè nel bar della piazzetta del paese, e si riparte verso Rioveggio: un tratto di 8 chilometri panoramico, aperto, bellissimo, da fare magari in primavera o estate, quando le strade sono pulite e il traffico rimane, come sempre, quasi inesistente. A Rioveggio si ha la possibilità di fare rifornimento, cosa abbastanza difficile se si ha l’abitudine di percorrere strade così isolate dai grossi centri abitati.<br />
Costeggiamo l’autostrada per poco più di 3 chilometri verso sud, e questo piccolo tratto ci sembra un inferno dopo i paradisi che abbiamo appena visitato, ma svoltiamo a destra verso Grizzana Morandi sul Ponte Locatelo. All’inizio l’asfalto, nonostante le  belle curve che disegna, è bozzoloso e sporco, ma poi lo spettacolo e il panorama di Grizzana ci ripaga ampiamente, anche se meriterebbe una migliore pulizia delle piante sulla strada principale del paese.<br />
Ma noi vogliamo la nostra “gita spericolata”, siamo sulla pista che ci condurrà al paese del nostro idolo, non abbiamo tempo per fermarci!<br />
E allora via, giù per la discesa verso Vergato. Ancora asfalto ad alta aderenza, ancora curvoni da pennellare: ampi, con ottima visuale, zero macchine, gioia pura. Non c’è da sorprendersi se il vostro passeggero, all’incrocio con la Porrettana dove svolteremo a sinistra per entrare in paese, avrà la necessità di sciogliere un po’ le braccia indolenzite per le staccate furibonde. Per fortuna a Vergato ci sono ben duecento metri di dritto, e anche un semaforo. Beh, ma siete venuti per fare le curve o per riposarvi? Forza, che Vasco ci aspetta, mi hanno detto che a volte torna in paese…<br />
Dentro il paese di Vergato c’è il cartello per Zocca, anche se mancano ancora una venticinquina di chilometri buoni, e noi abbiamo fatto tanta strada quasi esclusivamente per i tornanti che salgono verso Cereglio. Disegnati più dal mulo che dall’ingegnere, sono una bellezza anche solo da guardare dall’alto. Ma forse è un’impressione della nostra mente deformata. Mi viene in mente una professoressa che mi dava ripetizioni di matematica che dopo aver risolto una difficile equazione si soffermava ad ammirarne la bellezza estetica. Mah..<br />
Più coperte, meno piacevoli dopo esserci tanto viziati, le curve fino a Bocca dei Ravari, che ci separa di una decina di chilometri dalla metà, o dalla mèta, del nostro percorso.<br />
Una crescentina al volo, un paio di castagne alla festa del paese, e siamo pronti a ripartire.</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/WP_000057.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1431" title="WP_000057" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/WP_000057-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a><br />
Torniamo indietro per una decina di chilometri all’ultimo incrocio conosciuto per proseguire dritto, destinazione Castel d’Aiano. Siamo vicini al Cimone, alle piste da sci, e la discesa fino a Gaggio Montano e Porretta ricorda davvero una bella discesa sulla neve.<br />
Porretta è famosa come stazione turistica e per le acque termali che si dice abbiano guarito un bue malato. Altrettanto medicamentoso per le nostre povere membra maltrattate dai cavalli delle moto sarà il ristorarsi con una bella bibita analcolica nella piazza della stazione, ritrovo modaiolo e punto di contatto per coppiettine al primo appuntamento provenienti da Pistoia, Modena e Bologna. Il secondo appuntamento sarà pizza e cinema, poi videocassetta e…<br />
Bisogna stare attenti, quando si torna sulla Porrettana in direzione Pistoia, perché dopo pochi chilometri si arriva al ponte alla Venturina e appena oltrepassato il ponte, dove c’è un piccolo supermercato, dobbiamo svoltare a sinistra. È un bivio di una certa importanza perché conduce ai laghi di Suviana e Brasimone, ma non è segnalato in nessun modo. Saliamo verso Badi e scendiamo poi verso il lago di Suviana.</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/IMG_4079.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1435" title="IMG_4079" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/IMG_4079-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p> Belle curve su asfalto ad alta aderenza, giuste per rilassarsi e, in estate, ammirare la passerella delle bagnanti. Baretti, camper, il paesaggio della villeggiatura di lago, che attraversiamo sulla diga, per la strada che conduce al lago Brasimone e che in alcuni tratti è un meraviglioso toboga di cavatappi, ideali per il motard, piede giù, pedana a terra, gas spalancato. Più distesa e ombreggiata il tragitto fino a Castiglion de’ Pepoli, dove svolteremo a destra sulla regionale del Vernio, che avevamo lasciato poco dopo Rioveggio. A Montepiano le chiappe chiedono decisamente pietà, il passeggero ha smesso ormai da tempo, è diventato nichilista, ma lo possiamo destare dal torpore promettendogli la scoperta di un luco, un sentiero boschivo uscito da un racconto di Tolkien che ci incanta per la sua bellezza. Perché non approfittarne per dare il gas rimasto sul tortuoso percorso fino a Mangona e svegliare elfi e troll?</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/IMG_4393.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1433" title="IMG_4393" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/IMG_4393-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><br />
A Barberino di Mugello il contakm segna 280, le gomme sono a punta; il sorriso copre lo spazio della visiera, tanto che sembra bianca; il culo, quello è decisamente a pezzi. Il passeggero, amico o fidanzata, metterà in seria discussione il nostro rapporto.<br />
“Dai amore, era un giro un po’ largo per portarti all’outlet…”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/Photo_B2839E59-195A-FD5C-AAE4-BB0C522925CE.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1436" title="Photo_B2839E59-195A-FD5C-AAE4-BB0C522925CE" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/Photo_B2839E59-195A-FD5C-AAE4-BB0C522925CE-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/IMG_4632.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1437" title="IMG_4632" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/IMG_4632-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
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		<title>Passo della Raticosa</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 11:04:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Kiddo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I Guardiani del faro 1 Il passo della Raticosa pubblicato su &#8220;Il Galletto del Mugello&#8221; gen 2012 Ci sono solo due modi di percorrere una strada aperta al pubblico in moto. Uno è quello al quale siamo costretti ad assistere troppo spesso nei fine settimana di primavera e inizio estate, ovvero di sciami di smanettoni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I Guardiani del faro 1</p>
<p>Il passo della Raticosa</p>
<p><span style="color: #00ff00;">pubblicato su &#8220;Il Galletto del Mugello&#8221; gen 2012<a href="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/futa-2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1425" title="futa 2" src="http://www.ilkiddo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/futa-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></span></p>
<p>Ci sono solo due modi di percorrere una strada aperta al pubblico in moto. Uno è quello al quale siamo costretti ad assistere troppo spesso nei fine settimana di primavera e inizio estate, ovvero di sciami di smanettoni che si sparano per le solite due o tre strade dei Passi incuranti di qualsiasi norma anche più elementare di buon senso; l’altro è quello operato probabilmente dalla minoranza silenziosa, che da meno nell’occhio, che vuoi per giusto approccio alla moto, per inesperienza o solo perché non tutti si sentono dei superuomini porta a guidare con la giusta conoscenza di sé, dei propri limiti, del mezzo o semplicemente delle condizioni ambientali, mantenendo sempre una Riserva di Sicurezza, ovvero un margine di errore per ognuno di questi tre fattori.   <br />
I passi dei nostri Appennini e le strade che vi arrivano possono essere considerate come delle piste da sci. C’è la via principale, quella segnata e scorrevole dove trovi un po’ di tutto, lo stradello di collegamento, se si vuole il fuoripista &#8211; lo sterrato &#8211; ma soprattutto, in cima c’è il rifugio!<br />
Forse quello più conosciuto insieme al passo del Muraglione, dove si ritrovano spesso fiorentini e romagnoli, è decisamente il Passo della Raticosa, o della Futa come dicono gli emiliani per il nome di uno dei paesi più prossimi al valico.<br />
A metà strada infatti tra Firenze e Bologna, è il punto di ritrovo del fine settimana e colonna d’Ercole ideale per i numerosi motociclisti che si fermano per quattro chiacchiere, un caffè o semplicemente per far ammirare il nuovo acquisto. Non c’è infatti miglior modo per vedere dal vivo un modello appena uscito che recarsi il sabato pomeriggio sulla Raticosa. Vi si accede dalla parte emiliana della SP 65 o della Futa dal paese di Pianoro per salire sul meraviglioso tratto che passa da Loiano e poi Monghidoro, famoso per i natali al cantante Gianni Morandi o anche di più per l’”ottovolante”, una sequenza di un paio di curve in contropendenza prima dell’ingresso in paese.<br />
Dalla parte toscana, invece la strada è regionale, ed è più interessante per il paesaggio che offre che non per il percorso, interrotto dai numerosi paesi ma sempre in grado di regalare delle bellissime sensazioni a chi ama la guida pulita e il piacevole dondolarsi tra le curve. Bellissime le “scalette” presso Monte di Fo o la misconosciuta stradella che passa da Piancaldoli e Carburaccia, un Bignami di tutte le condizioni di percorso possibili in una decina di chilometri.<br />
In cima al Passo della Raticosa troviamo il signor Bruno Paolini , proprietario del celeberrimo Chalet dal 2001, neanche a dirlo appassionato motociclista. Anche se non avessimo dovuto fare uno slalom fra le moto per entrare, dentro si respira aria di passione per le due ruote a motore, a partire dalla bacheca con gli annunci di compro-vendo, alle riviste, fanzines, libri (c’è anche il mio, un po’ nascosto ma c’è), volantini di raduni prossimi o appena passati, maglie di motoclub amici come quello Della Futa, appunto, che qui organizza eventi anche molto importanti come il test ride per Aprilia. E poi le foto dei ritrovi, la tivù sul retro che incredibilmente trasmette sempre una manches di Superbike, le crostate fatte in casa, vera panacea del motociclista affaticato.<br />
Paolini mantiene la sua missione di guardiano del faro – è questa l’immagine che ci viene naturale, soprattutto in una fredda giornata di nebbia – nonostante un recente lutto, e ci espone la sua teoria sugli smanettoni e sui posti di blocco che compiono vere e proprie retate a danno dei motociclisti colpevoli spesso anche solo di transitare con un particolare appena non regolare.<br />
La sua Honda Hornet, sostiene Paolini è una moto più che sufficiente per divertirsi e fare una bella guida. Spesso dalla sua posizione privilegiata vede un sacco di gente con mezzi all’ultimo grido, ultrasofisticati e che poi non sono in grado di guidare, o che hanno comportamenti sbagliati soprattutto all’interno dei paesi. Oppure moto modificate, scarichi aperti, quando per divertirsi basterebbe molto meno.<br />
E come dargli torto? Scendiamo dal passo metitando sulle parole del nostro guardiano del faro.  Giriamo verso Pagliana in direzione Firenzuola e Passo del Giogo, che si chiama così perché… vabbé, ma questa è un’altra storia, di altri custodi del Passo, di altre mete di scorribande motociclistiche.</p>
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		<title>Motobenedizione 2012, di Franz Ducati</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 16:50:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Kiddo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160;   Ritorna Franz, amico del Kiddo.it e ormai ospite fisso x un commento sulla Mtobenedizione a Montesenario (Fi). Rinnovo l&#8217;invito a chiunque volesse mandarmi del materiale a spedire a info@ilkiddo.it i racconti, aneddoti o qualsiasi sfogo da motociclista possa venirvi in mente. la parola a Franz Ducati: La motobenedizione di capodanno a Montesenario più [...]]]></description>
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<p>  Ritorna Franz, amico del Kiddo.it e ormai ospite fisso x un commento sulla Mtobenedizione a Montesenario (Fi). Rinnovo l&#8217;invito a chiunque volesse mandarmi del materiale a spedire a <a href="mailto:info@ilkiddo.it">info@ilkiddo.it</a> i racconti, aneddoti o qualsiasi sfogo da motociclista possa venirvi in mente. la parola a Franz Ducati:</p>
<p>La motobenedizione di capodanno a Montesenario più che una tradizione, è un rito. Che poi a un mangiapreti come me l&#8217;acqua benedetta dovrebbe provocare ustioni, invece via, tutto sommato è sopportabile. Anzi, è proprio accettabile, tant&#8217;è che tutti gli anni verso l&#8217;ora di pranzo mi vesto a strati di lana e vado su per la collina, oggi poi la giornata era freddina ma al sole si riusciva anche ad apprezzare un bel teporino. Che poi oh, a dirla proprio tutta, io alle benedizioni e tutte quelle cose lì non ci credo. Però. Lascia stare. Male non fa. E poi &#8216;un si sa mai.<br />
Non è un raduno, è un ritrovo di amici, non hai appuntamento con nessuno in particolare ma sai che qualcuno che ti dirà &#8220;Bah&#8221; Guarda ci c&#8217;è!&#8221; lo trovi di sicuro. E sono strette di mano, pacche sulle spalle, racconti di bagordi della sera prima, (si svolge il 1° dell&#8217;anno, NDR) e resoconti di pieghe e di viaggi da un anno all&#8217;altro.<br />
Trovi lo smanettone in tuta di pelle e ginocchiere alla frutta che sporge il culo dalla sella anche per mettere la GSXYZZR sul cavalletto e che racconta dell&#8217;ultima volta al Mugello che se non era per il chattering stracciava il record di Stoner, trovi l&#8217;harleysta che di solito fa l&#8217;incravattatissimo impiegato di banca e per l&#8217;occasione sfoggia il giubbottaccio pieno di spille e patacche, trovi il ragazzino col Ciao e la su&#8217; mamma tutta orgogliosa che il Ciao era il suo di quand&#8217;era ragazzina, trovi il signore con una spettacolare Terrot del &#8217;25 e ancor più spettacolari calzettoni a losanghe e scarpe con le ghette, trovi il guzzista col cappello da cowboy il giubbotto con le frange e i pantaloni di gabardina con la piega fresca di stiratura, trovi l&#8217;espertone che si accovaccia accanto a ogni moto tutto assorto in contemplazione di chissà quale particolare, trovi quello con casco e abbigliamento fuori dal tempo che mette in moto il tre cilindri Kawasaki con la pedivella, trovi una MV America che ne devono aver vendute tre in tutto e quella pare uscita ieri dalla concessionaria, trovi uno che chiede a un altro se gli fa sentire il rombo del suo mezzo e l&#8217;altro si schernisce ma gli brillano gli occhi dalla gioia di poterlo condividere e spiegare e raccontare, e non riesco a immaginare quanto gli sorrida il cuore.<br />
E io gironzolo tra ferrivecchi e personaggi da fumetto, gioielli e amici, e gli anni passano ma il primodellanno son sempre lì, magari con un maglione in più, ma con la stessa aria del bambino nel paese dei balocchi.<br />
Ci rivediamo tra 364 giorni. Garantito.</p>
<p>PS: siccome queste righe mi paiono un po&#8217; troppo melense vediamo di raccontarla tutta fino in fondo e di renderle un po&#8217; meno politically correct: che insomma, sulla via del ritorno la strada è di quelle che la potrei fare a occhi bendati come Tony Binarelli, e a un certo punto mi passano alla garibaldina delle truppe cammellate (leggasi BMW GS, non me ne voglia il Kiddo). Diobono, sarò invecchiato ma c&#8217;ho sempre il culo su un attrezzo rosso con su scritto &#8220;Campione del Mondo Superbike&#8221; e sul manubrio c&#8217;ho tutta una miriade di bottoncini che pare lo Shuttle, e sfruttiamola &#8216;sta mappatura ingnorante! Gas e via. Ciao ragazzi, vi aspetto all&#8217;oasi!<br />
 </p>
<p>&nbsp;</p>
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