• Gomme Slick

    by  • 17 agosto 2011 • Avventure, Dentro al casco.. • 0 Comments

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    Piccolo racconto di una brutta esperienza

    Diciamo prima di tutto che ogni motociclista si sente più furbo degli altri.

    Si sentono i pareri, si consiglia, la maggior parte delle volte si denigra, devo ancora capire se è per tentare di affermare la propria opinione e quindi dimostrare di avere carattere o per gestirsi in un complicato mondo che, in base alle nostre scelte e alla dimostrazione certo plateale dei nostri gusti, ci delinea non solo come acquirente, ma soprattutto come persona. Ognuno ha i propri trucchi, le furbate per apparire più fighi, andare più forte e se possibile risparmiare soldi.

    La mia furbata di quando avevo il Ktm 625 smc era montare le slick usate per le sessioni di prova dalle moto da gara, farle intagliare a mano con un disegno simile a quelle stradali e andarci bellamente a giro, nonostante la scritta, in inglese ma fin troppo chiara: “not for highway use”. Mi confessai con un amico poliziotto, la sua risposta fu che lui l’inglese non lo sapeva.

    Tenevano veramente da paura, si scaldavano quasi immediatamente e sinceramente non capivo perché ne venisse vietato l’uso su strada. Ovviamente io la moto l’ho usata da sempre tutti i giorni anche per andarci a lavorare, e anche i pochi km che separano casa dal lavoro erano più che sufficienti per scaldare le gomme, soprattutto se la temperatura ambiente non era troppo bassa.

    Arrivo una mattina di novembre al lavoro, parcheggio la moto che sta ferma per tutto il giorno, finchè verso le sette di sera vado a riprenderla, senza pensare all’escursione termica che quel giorno doveva essere stata veramente notevole, forse una quindicina di gradi. Parto e sento il ballonzolare tipico della gomma bucata, oltretutto la moto non vuol saperne di andare dritta, sembra cascare a ogni curva. Mi fermo sicurissimo di aver forato, ma provo a sentire la gomma posteriore che è dura, di marmo, quindi mi dico “vai cacone, che è un’ impressione tua”.

    Riparto deciso a farmi meno seghe mentali, e alla prima mezza curva dò una manciata di gas per superare ogni timore (si pensa che sia la cura universale, molto spesso è vero), ma la moto mi parte di sotto il sedere, come se la strada fosse ghiacciata e le gomme di vinile, andando a sbattere sul marciapiede dalla parte opposta, mentre io le scivolo dietro. Lei faceva scintille, io mi limavo il culo. La raccolgo constatando che, fra tamponi alle forcelle e salvapedane, lei non aveva nulla, mentre la fornaia si lamentava al posto mio per le mie ferite.

    Torno a casa segnato proprio lì, nell’orgoglio, chiedendomi il perchè di questa brutta esperienza. Cerco di ricostruire:

    Penso che la mattina le gomme si siano scaldate, ammorbidendosi; io ho parcheggiato la moto, la temperatura nelle dodici ore è calata, la gomma si è indurita, deformata.

    Quando sono ripartito pensavo di aver bucato perché col freddo la gomma non riprendeva la forma circolare normale, e ovviamente, dura com’era, non teneva; sensazioni tipiche di quando si è bucato. Dando gas, era ovvio che la moto partisse per la tangente. Da allora, non ho più messo gomme slick, anzi, pensando di snaturare il bombardone con delle normali gomme stradali, ho venduto il mono e ho preso il bicilindrico.

    Perché veramente non sopporto quelli che hanno i mono e non li usano per andarci in pista e usano la moto solo per portare la donna al mare…..

    Oh no, cazzo, ci sono cascato anch’io…

     

     

     

    Il meglio delle Avventure del Kiddo è narrato nel libro, edito da Promoracing Editore, “Strade Traverse”

     

     

     

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    SFIGA….

    Di Il Kiddo (del 18/10/2007 @ 11:39:07, in rodeo ligure, linkato 2158 volte)

     

    Al “rodeo ligure”, 29 09 2007, raduno di motard stradali funestato dalla pioggia e da sfortune varie.

     

    Avete presente quella cosa della fortuna cieca e della sfiga che ci vede benissimo? A volte sembra proprio avere anche una mira eccezionale. E’ dura infatti raccontare di un evento e di quello che doveva essere nelle intenzioni di chi lo organizza, vanificate però dalla pioggia e dai problemi meccanici. Descrivere i percorsi che ci sarebbe piaciuto esplorare accompagnati dalle guide del posto, e raccontare di aver sventolato bandiera bianca dopo poche ore: il passo del Turchino, il passo della Forcella, il Laccio…

    E allora, se c’è così poco da dire, perchè soffermare l’attenzione su un gruppo di sfigati in tuta di pelle costretti a sfidarsi a biliardo piuttosto che sfogare la voglia di smanettare sul passo della Scoffera?

     

    Perché è di un modo tutto particolare di vivere la moto che voglio raccontare, che non è solo turismo ma ti porta a esplorare posti nuovi e strade stupende dove aprire il gas, che non è off road ma ti devi portare la moto col carrello, che non è il club, tantomeno monomarca, ma ti fa conoscere le persone che ti interessano e con le quali condividere le esperienze più esaltanti, e che non è neanche pista ma ti permette di ammirare delle special elaboratissime e sulle quali qualsiasi bipede (anche i polli) sbaverebbe. E’ il nostro mondo, il nostro modo di vivere le due ruote a motore, il VERO supermotard.

     

    So benissimo che con questa affermazione potrei rischiare la gogna pubblica, anzi sento già avvicinare la folla alla mia porta con le torce e i forconi, ma di sicuro sono in buona compagnia.

     

    Ad esempio, è anche il modo di vedere questo sport di Giant, moderatore di Ultramotard e meccanico genovese, nonché organizzatore del “Rodeo”, che almeno una volta o due l’anno richiama brasatori di gomme un po’ da tutto il nord Italia per farli divertire sugli stupendi percorsi dell’Appennino ligure. Più di una volta l’ho sentito dichiarare che anche secondo lui “il vero motard” (con un’enfasi a dir poco minacciosa) è il vecchio enduro trasformato, da noi anche fuorilegge e per questo ancora più affascinante, almeno nella testa di chi ha fatto dell’elaborazione e del ready to race una filosofia di vita.

     

    L’immagine un po’ da bandito di chi gira con questo tipo di moto, poi, ben si accompagna al modo di vivere un evento come questo, a dir poco decisamente maschio. La serata del venerdi e del nostro arrivo passa a tavola, fra esilaranti racconti di sbruffonate, gesta memorabili, pazzi furiosi su motorette inaffidabili, tuning estremi. Veniamo messi a dormire dentro dei bungalow a cinque posti dove latita anche la carta igienica, e a noi che durante il nostro viaggio di avvicinamento in autostrada sognavamo un letto comodo e una doccia calda mentre ci minacciavano i lampi e i tuoni, sembra di essere tornati ai tempi del servizio di leva. Ad ogni modo l’albergatore ci conforta: “i lenzuoli sono tutti lavati”. Meno male… Io dormivo col sottotuta termico, ma un gomito incautamente esposto alle intemperie, forse anche complice la mezza bottiglia di grappa della sera prima, mi farà vedere le stelle per tutta la giornata.

     

    La mattina ci alziamo un po’ rincoglioniti, il meteo dava sereno, ma il cielo nuvoloso non sembra un granchè d’accordo. Noi eravamo a dormire a Creto, appena fuori Genova, e raggiungiamo gli altri partecipanti a Busalla. Il gruppo conta sette toscani, fra i quali io, un nutrito gruppo di liguri e qualche piemontese. Il percorso viene deciso sul momento da Giant, che ci guida verso Voltaggio, nell’alessandrino, per poi risalire per il Passo della Bocchetta.

     

    Formiamo un convoglio tutto sommato anche piuttosto lento, cosa che mi dà modo di apprezzare la guida “all’americana” del sanremese davanti a me; sono affascinato dal modo in cui appiattisce il suo Ktm 640 ad ogni curva buttandosi dalla parte opposta, complici anche sospensioni vistosamente molli. Gli chiederò poi se usa la stessa moto anche per fare enduro, magari cambiandoci i cerchi. Mi risponde che ci ha fatto anche la speciale della tappa del mondiale enduro di Sanremo, ma con i cerchi da 17” ! Solo che Merriman la faceva in 8 minuti, lui in 25.

     

    Rimango curioso di quanto avrebbe potuto metterci il pluricampione del mondo con un LC4 coi cerchi da strada. Sul Passo sosta di rito e poi di nuovo giù, in direzione Pontedecimo. In sostanza partivamo da Genova e siamo tornati…a Genova. Già sul passo l’LC4 di un pistoiese comincia ad accusare qualche noia, cosa che ad un ritrovo di motard è assolutamente normale, se non fosse che a Campo Morone, durante una delle consuete e continue soste per la benzina, il kappone decide di non volerne più sapere di ripartire: testa crettata, giro terminato per il povero Frankye. Un po’ abbattuti per la perdita, torniamo a Busalla attraverso il passo dei Giovi, una bellissima strada aperta e ben asfaltata, che invita a sfogare l’esuberante cavalleria dei bombardoni. Confesso che in più di una curva mi sono visto dare battaglia ai 100 cv del mio bicilindrico da un’Aprilia 125, tanto che arrivati a Busalla mi sono dovuto accertare che non avesse sotto il 450. Un gran manico, mi domando cosa non farebbe con una race.

     

    Il giro intanto mi ha un po’ deluso, capisco che siamo un gruppo di motarde, inaffidabili e scomode, ma girare tutta la mattina in un raggio di 20 km dal punto di partenza mi sembra eccessivo!

    Torniamo ancora a Montoggio per poi salire verso Boasi, ma ci fermiamo nei pressi di un ristorante. La sosta si prolunga il tempo necessario perché le nuvole comincino ad addensarsi, ne approfittiamo per mangiare anche perché nessuno sembra interessato a muoversi, comincia a piovere, rinunciamo alla speranza di trovare un po’ di asfalto asciutto. Noi che eravamo arrivati la sera prima col buio e col freddo, desiderosi di non ripetere l’esperienza, perdipiù con la pioggia, ci imbacucchiamo ben bene e, dopo aver atteso invano che almeno diminuisse un po’, battiamo in ritirata in direzione autostrada, lasciando i nostri compagni al simpatico divertimento di staccare la vernice della galleria con lo spostamento d’aria dello scarico.

     

    Che delusione, che sfiga! E dire che la compagnia era ottima, le moto viste veramente stupende. Il diluvio ci accompagna mentre attraversiamo per la quarta volta in 24 ore Busalla e fino a Sestri Levante. In autostrada, seguendo il coraggioso TTR che ci precede, ho il tempo di rimuginare su cosa mai potrò tirar fuori dal mio cappello a cilindro raccontando questo evento. Potrei parlare di un modo di vivere la moto che non è paragonabile a nessun altro.

     

    Andare a caccia delle strade più belle, trovandosi insieme a gente che ha la passione per gli stessi ferracci inaffidabili, cattivi, rumorosi, adrenalinici.. e bellissimi.

     

    Il nostro modo di vivere la moto.

    Il nostro modo di essere supermotard.

     

    Il meglio delle Avventure del Kiddo è narrato nel libro, edito da Promoracing Editore, “Strade Traverse”

    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

    http://www.ilkiddo.it

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