• Iron Team (Parte 1)

    by  • 18 agosto 2011 • Avventure • 0 Comments

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    Per Nicolas Poudevigne

    Nicolas sorride. Nicolas mi guarda.

    Nicolas corre con le pit-bike, scherza con Thoman Chareyre, fa freestyle con un trial, si esibisce in traversi da manuale, nel video che ripercorre la sua breve e splendida carriera. Il pubblico urla “Poud-gaz, Poud-gaz”.

    Nicolas è su una sedia a rotelle.

    Nicolas ci guarda correre, durante la manifestazione che è stata organizzata dal Team Lux per lui, con il pretesto della raccolta fondi per beneficenza, ma con quello molto più intimo, e molto più importante, di far sentire quante persone gli sono vicine, adesso che non può più correre, adesso che la sua gara, la sua battaglia, è per cercare di riacquistare una vita “normale”.

    L’evento si chiama “Iron Team”, in pratica è una gara di endurance di supermotard per 32 squadre di tre piloti che devono percorrere 150 giri della pista di Pomposa, ed è stato ideato da Stefano Gramigna, in arte Steve, moderatore di Ultramotard. All’edizione di quest’anno si sono aggregati anche gli utenti di un altro sito di motardari, ovvero Bike and furious, ma rimane comunque un modo di ritrovarsi per amici divisi da centinaia di chilometri di distanza, uniti dalla stessa passione. Questa volta però, c’è un motivo in più per stare insieme, per ritrovarsi.

    Difficile definire il rapporto che si crea fra un pilota, un astro nascente, e il pubblico. Quanto si è disposti a seguire, a idealizzare una persona, e cosa ci si aspetta da lui. Il pilota, il campione, diventa per noi un simbolo, un ideale, un modello da seguire e si pensa quanto ci piacerebbe riuscire a guidare così, a intraversare la moto in due tempi come faceva Nicolas.

     

     

     

    Ci sono volte in cui il giocattolo si rompe, l’infortunio non si risolve con un “ma come faranno a tornare in sella con un polso rotto il giorno dopo?!”, ma è qualcosa di grosso, che non è facile per i dottori risolvere, che richiede mesi di coma farmacologico.

     

    Nel nostro caso, da tifosi, o almeno da appassionati, ci è stato concesso di poter fare qualcosa per chi ci faceva, o ci avrebbe potuto far sognare. Il nostro modo di dimostrargli che gli siamo vicini, anche adesso che non è un balocco da usare per identificarci con lui, è quello di correre, di dare gas, come gli abbiamo visto fare durante il giro d’onore, portato in sella da Graziano Rispoli, mentre gli amici gli gridavano “forza Nicolas”, come quando correva.

    Per qualche minuto, abbiamo visto Nicolas sorridere.

     

    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

    http://www.ilkiddo.it

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