• Iron Team (Parte 2)

    by  • 18 agosto 2011 • Avventure, Pista • 0 Comments

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    La gara

    Prima di tutto voglio mettere in chiaro che io quest’anno all’Iron non ci volevo andare, e neanche i miei compagni di squadra.

    Rispetto a come era nata questa iniziativa, ideata come ritrovo di amici non troppo avvezzi alla pista e che all’inizio doveva addirittura comprendere dei tratti in bici sulla pista da cross accanto a quella di asfalto, questa volta c’era ben poco che poteva rendercela appetibile. Sapevamo che si erano uniti alla competizione dei professionisti, comunque piloti licenziati (almeno la metà in totale),e durante la gara la maggior parte delle tute che si vedevano passare portavano la scritta “trofeo” di qualche marca. Cosa ci facevamo noi a far la parte del piccione da impallinare?

    La classifica finale, per quello che poteva interessarci, prevedeva di dividere “advance” e “open”, come due gare in una, ma anche fra gli amici con i quali l’anno scorso combattevamo ad armi quasi pari, ormai si è visto proliferare le moto racing, e sicuramente un bel po’ di esperienza in più.

    Lodevole senza dubbio l’idea di raccogliere fondi per Nicolas Poudevigne, ma non era forse meglio un’altra occasione? Perché il “nostro” iron team? Perché buttare nella stessa arena Graziano Rispoli con la Suzuki RM-z 450 del Team Lux e il Kiddo col DR 350 Uoky-ancia?


    Gli uomini del Team Lux

     

    Fondamentalmente penso che la risposta sia nel fatto che per noi, come per i piloti “veri”, le occasioni di trovarsi dentro una gara non sono poi molte, o meglio, per un pilota è sempre un modo perfetto per allenarsi, per avere lo stimolo, l’adrenalina della gara, mentre per noi le occasioni di correre sono assolutamente inesistenti, fatta eccezione per qualche festa paesana o qualche pericolosissimo parcheggio.

    Così eccoci, a distanza di un anno, di nuovo alla partenza sulla pista di Pomposa.

    Per la cronaca, il destino beffardo non ha voluto illuderci neanche per un attimo: al sorteggio per la griglia (niente qualifiche) veniamo estratti per partire in ultima fila, e quella rimarrà la nostra posizione fino alla fine della gara, salvo qualche raro momento, dovuto ai problemi meccanici dei nostri diretti avversari in classifica (i penultimi). Sono contento perché il mio ferro vecchio non mi ha tradito neanche questa volta: mentre qualcuno smadonnava per riaccendere il suo mostro, io me ne andavo come chi ha rubato la marmellata, infilandomi nella mischia. D’altronde qualcosa avevo imparato in merito di partenze alla gara di Vaiano…

    Come da pianificazione pregara, che vi risparmierò, io dovevo fare 20 giri, praticamente un martirio, considerando il ritmo da seguire. Passati i primi 3 mi hanno ripreso praticamente tutti quelli che avevo passato alla partenza (ma perché mi sono anche impegnato?), dopo i 5 comincio a venire doppiato. Che emozione… Rispoli… Quello che porta la scritta sulla tuta è già lontano, passato leggero come il peto di una farfalla, mentre subito dopo qualche ragazzetto coi brufoli anche sul casco ritiene indispensabile cercare di pesticciarmi i cerchi, lo mando affanculo, giuro che lo becco ai box!

    Quando sono entrato mio figlio mi ha letto negli occhi la paura, che per fortuna sta passando.

    Comincio a capire che se non mi invento delle traiettorie assurde non corro neanche grossi pericoli, anzi per quanto possibile provo a seguire quelle di quelli bravi, approfittando della loro presenza per imparare qualcosa che neanche un corso accelerato mi avrebbe insegnato. Butto giù la moto dove non pensavo potesse arrivare, trovo il limite delle gomme, distendo la gamba interna; riesco persino a passare, durante il mio secondo turno di venti giri, un paio di avversari. E poi, come sempre nel momento di maggiore tensione, un pensiero illuminante: ma si, in fondo sto facendo la cosa più bella del mondo, sto andando in moto!

    Ai box poi siamo tutti amici, tutti uguali, o quasi.

    Questo è il motard, sport ruvido che predica la glisse, va presa con filosofia.

     

    Alla fine faccio un totale di 55 giri, boia, ma io a lavorare ci andavo domani! La lotta per l’ultimo posto dura fino all’ultimo giro, e la vinciamo noi, nel senso che siamo “le bon dernieres”, come dice il mio compagno di squadra Gino a Nicolas. Chissà quanti se ne sarebbe messi dietro lui, quando era in forma, anche col DR…

     

    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

    http://www.ilkiddo.it

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