• Il Pistone

    by  • 18 agosto 2011 • Motard, Pista • 0 Comments

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    Tutta la verità sulle prove omologate alla pista di Follonica

    “Mi scusi, ma qui a Follonica so che c’è una pista di motard, lei ne sa niente?”

    Il commerciante di moto si stringe nelle spalle.

    “Mah, so che ci sono dei ragazzi che girano intorno al palazzetto, ogni tanto… forse quelli del motoclub… non penso che ci si possa andare…”

    Ma come girano intorno al palazzetto!? Che vuol dire? O c’è una pista, allora vado a vederla, oppure non si metteranno mica davvero a girare coi motard per un piazzale… lo puoi fare una volta, ma comunque dopo dieci minuti finisci in manette!

     

    Per me che vado in vacanza a Follonica ormai da una dozzina di anni, quella della pista fantasma era diventata un’ossessione. Nessuno sapeva dirmi niente di preciso, e a me sembrava impensabile che nel pieno centro di una delle località turistiche più belle della Toscana, affollata e vacanziera, venisse permesso di disturbare la quiete dei villeggianti con delle motorazze smarmittate.

     

    Si sa, la risposta a qualsiasi domanda oggigiorno si trova consultando lo schermo di un computer collegato alla rete, e non è stato difficile rintracciare un certo Pite, membro del Motoclub Follonica, che con incredibile determinazione riesce con cadenza quasi mensile a ottenere i permessi dal comune di tracciare un percorso dentro l’area chiusa del palazzetto: in pratica un grosso parcheggio, una strada che gli gira intorno, un paio di aree “verdi”, costituite prevalentemente da boschetti di rovi, aiuole di blocchetti di tufo con degli olivi al centro. Ci hanno anche disputato delle prove del campionato toscano.

     

    Comunque sono troppo curioso, voglio andare a provarla per vedere cosa combinano.

     

    Pite è stato tassativo: le prove libere sono SILENZIATE, vuol dire db killers per tutti, niente furbi, altrimenti non girano. Il motivo è ovvio, si corre in mezzo alle case. Anzi, per adesso, nel periodo invernale, c’è un po’ più di tranquillità, perché le abitazioni nel circondario sono perlopiù frequentate nel periodo estivo.

    Quando arriviamo, alle dieci di mattina, gli organizzatori ancora non ci sono, andiamo bene…

    Osservando l’area, non si capisce davvero come sia possibile disegnare una pista lì dentro, parcheggiamo davanti al palazzetto, una macchina si ferma accanto a noi: “E’ qui la partita di basket?”

    “No, veramente dovremmo girare con le moto…”

    Ok, non si potrà fare il giro intorno allo stabile, cosa che, ho scoperto poi, avrebbe reso il tracciato veramente veloce e divertente. Ci dovremo accontentare del percorso corto, circa 750 metri.

    Alle dieci e mezzo si cominciano a sistemare i paletti, le fettucce, i copertoni. Noi restiamo ancora increduli, ma dove siamo capitati? Possibile che nessuno si faccia male? Io due giri ormai li faccio, ma se è troppo pericolosa rimetto la moto sul camion!

    La ruspa che sta realizzando la parte nuova del “circuito” ha imbrattato di fango i due curvoni veloci all’uscita dello sterrato, quindi chi c’era già stato si mette all’opera con pale e ramazze. Noi restiamo a guardare come ospiti; solo dopo, quando ho focalizzato meglio tutta la situazione, avrei voluto essere andato a dare una mano (sarà per la prossima volta).

    Nel frattempo cominciano ad arrivare le vere protagoniste della giornata: le motard omologate, alcune specificamente stradali: Beta M4, KTM 690, Husky 610, Suzuki DRZ 400, persino un Honda FMX. La pista è nata infatti con lo scopo dichiarato di “levare dalla strada” un po’ di ragazzi che se ne vanno smanettando pericolosamente a giro, dargli una valvola di sfogo dove potersi misurare, con se stessi o con l’amico col quale si è soliti prendersi, arrivando a pericolose quanto mai dichiarate sfide. Molti sono ragazzi giovani, venuti col 125, ed è proprio a loro che iniziative del genere insegnano quali sono i posti giusti per aprire veramente il gas, il “quìsipuò” dove, se si è capaci, si può cercare il limite, osare quello che sulla strada è bene non fare. In quest’ottica, anche la decisione dell’amministrazione comunale di una città come Follonica di concedere l’area per farne un circuito ci sembra veramente intelligente, soprattutto in un’epoca in cui il vietare sempre e comunque è considerato l’unico mezzo per ogni tipo di prevenzione degli infortuni stradali.

     

    Dopo una mezz’ora di preparativi si dà fuoco alle polveri, comunque sempre molto scettici e con estrema prudenza: l’asfalto sarà ancora sporco, le gomme fredde e soprattutto ci saranno senz’altro molti punti pericolosissimi, con marciapiedi di cemento o aiuole.

     

    Dal parcheggio delle macchine si entra nell’unico pezzo dritto, un paio di signore con una macchina cercano di procedermi dentro la pista, incuranti di tutta quella gente ferma con gruppi elettrogeni, carrelli, tute, taniche e termocoperte ai lati della strada: loro dovevano andare dall’altra parte, eccheddiamine…Io urlo come un pazzo per richiamare l’attenzione di chi è più vicino all’”ingresso”, e finalmente le signore vengono avvertite che un 520 potrebbe spararsi dentro la loro portiera.

    Dal rettilineo di un’ottantina di metri si entra nello sterrato, di traverso e sollevando un polverone per la curva a sinistra, di solito non ci si accorge della velocità effettiva finchè non si vede i pioppi avvicinarsi pericolosamente. Lo sterrato è ottenuto passando a zig zag con la ruspa dentro al boschetto di rovi, non ha salti (veramente difficili da mantenere e da realizzare anche per la natura del terreno, di sabbiolina rossa che conosco fin troppo bene per i miei giri in bici nell’entroterra vicino), ma è veramente divertentissimo: si procede direzionando il posteriore che sbanda ora da una parte ora dall’altra, alla ricerca della velocità, impossibile da trovare per via della trazione inesistente. L’importante è scordarsi i freni: il fondo è durissimo, ma cosparso da un alto strato di sabbia e sembra cerchi in tutti i modi di farti cadere.

    Molto spesso infatti ci è riuscito.


     

     

     

     

     

    Usciti dallo sterrato si descrive un tornante di difficile interpretazione, per entrare in un curvone che se fosse stato pulito c’era anche da rischiare la terza, piede a terra, moto schiacciata, muso dentro e palle nel ghiaccio. In realtà l’asfalto era sporchissimo, e solo nel pomeriggio una traiettoria da seguire col rasoio si era liberata. Si entra poi nella parte “lenta”, dove si fa lo slalom fra le aiuole con gli olivi, alternando prima e seconda e che si conclude con un tornante che, giuro, ho rischiato di andare in terra almeno per TUTTE le prime dieci volte che l’ho girato, esibendomi in sbandoni da “oddiol’horipresaanchestavolta”. Poi Pite l’ha ripulito e ha provveduto a birillarlo per farlo girare più stretto. Rischio eliminato.

     

    Superato lo scetticismo iniziale, ci si accorge che il tracciato, in realtà, è preparato senza improvvisazione, e anzi la velocità nell’intervenire nei punti “critici” dimostra una estrema competenza delle persone che l’hanno realizzato, anche tenendo conto del fatto che la pista viene riallestita tutte le volte da capo. Oltretutto girando, e valutando le vie di fuga, ci si accorge che l’unico punto realmente pericoloso è nella parte più lenta in assoluto, quando si passa con il corpo troppo vicini ad un olivo, che comunque non è nella tangente della curva, e che Pite ha promesso di far togliere (questa comunque la vedo difficile).

     

    Quello che la mattina appariva come un parcheggio, un boschetto di rovi, un intrico di marciapiedi, col passare della giornata si è trasformato in traiettorie da arrotondare, staccate al limite, ostacoli da evitare, adrenalina e ricerca costante del miglioramento; una pista che insegna moltissimo, come una scuola; qui non ci sono cazzi, non conta neanche la moto che hai, i cavalli che hai sotto il culo; conta solo il manico, l’abilità vera. Con il plus dello sterro, che ritengo imprescindibile da un percorso di motard. In sostanza una pista completa, merce decisamente rara, e veramente divertente, non vedo l’ora che venga fissato il prossimo appuntamento!

     

    La costanza e la determinazione di chi si sbatte per permettere a un branco di amici e sconosciuti in egual numero di passare una giornata così divertente è senz’altro la cosa che impressiona di più, soprattutto se si pensa che stanno realmente riuscendo, un passettino minuscolo alla volta, a realizzare il sogno di costruire una pista di motard in una regione orfana di una simile opportunità. Mi auguro che Pite e compagni riescano nell’impresa, ma già così hanno dimostrato cosa si può ottenere mettendoci tutta la passione possibile.

     

    …e pensare che qualcuno se n’è anche andato senza pagare la somma irrisoria che timidamente ci hanno richiesto…

    Il meglio delle Avventure del Kiddo è narrato nel libro, edito da Promoracing Editore, “Strade Traverse”

    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

    http://www.ilkiddo.it

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