• Le Umbrella sono ragazze da sposare

    by  • 18 agosto 2011 • Donne e Motori • 0 Comments

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    In visita al C I V

     

    Desiderate un giudizio inedito, disinteressato e libero da pregiudizi a proposito di un evento qualsiasi?

     

    Portateci un profano!

     

    Così riceverete commenti fuori luogo, idiozie dettate dall’ignoranza e figuracce ogni volta che costui apre bocca mentre lo state accompagnando.

     

    L’ignorante in questione sono io, ovviamente, novello Dante accompagnato da un paziente Virgilio, e imbucato grazie alla Promoracing in visita al Campionato Italiano Velocità all’autodromo del Mugello, alla fine dell’aprile scorso.

     

    In questa occasione il circuito si trasforma, animato dai vari teams, in inferno, purgatorio e paradiso per la moltitudine di moto, piloti, trucks, stands, dei più vari generi: dalle gomme ai ricambi, dagli sponsor alla ristorazione.

     

    Per chi scrive, abituato a vedere le motarde scaricate dal furgone della ditta dai piloti che ne cureranno anche la messa a punto, qui è come il bengodi, un posto dove le macchine parcheggiate sono Porsche o Bugatti, le tute non sono rattoppate col nastro americano e anche il monopattino a motore monta Arrow e Olins (giuro).

     

    Ma soprattutto ci sono loro.

     

    Le Umbrella.

     

    Bellissime ragazze con la funzione fondamentale di reggere l’ombrellino sulla griglia di partenza.

     

    Vere protagoniste del paddock sono la materializzazione, per noi poveri mortali, di veline televisive, soubrette dalla gonna delle dimensioni di una cintura, canottiere con biancheria intima latitante.

     

    “Portami via, non ne voglio vedere più”.

     

    E’ la mia supplica ad un accaldato Polidori che mi porta sul terrazzone a vedere la partenza di una manche del monomarca R 1.

     

    Incrociamo ancora umbrellas, un po’ più grandi, solita tenuta delle meno mature, forse anche più appetibili.

     

    Comincio a pensare che siano una razza a sé, abitanti esclusivamente dei paddock che vengono riposte alla fine delle gare sugli scaffali accanto alle termocoperte.

     

    Sulla griglia di partenza sorridono serene, mentre io mi immagino la concentrazione e la tensione di quello seduto sulla moto con la tuta addosso.

     

    Mi metto al suo posto e penso che sarebbe più facile far passare un cammello da una grondaia che uno spillo dal mio buco del culo.

     

    Al muretto, un’umbrella discute con un pilota del turno successivo, probabilmente il suo ragazzo; ma cosa stanno facendo? Forse bisticciano?!

     

    Disgraziata! Come fa quel poveraccio a concentrarsi?

     

    Lo fa andare sulla griglia incacchiato?

     

    Evidentemente no.

     

    Quella dell’umbrella è una tattica, lui ne aveva certo bisogno, sicuramente così va molto meglio.

     

    L’umbrella, lo sa lei, come si fa!

     

    L’umbrella è uno strumento perfetto, regolato come un controllo di trazione, un ride by wire o una frizione antisaltellamento.

     

    In un mondo dove tutto richiede denaro: le moto, la messa a punto, le gomme, l’abbigliamento, i TIR, i danni che può costare una scivolata, lei fa parte del meccanismo… altro che ombrellino.

     

    All’uscita, restituiamo i pass a Gianluca Rossi della Promo, mentre una bellissima signora sui cinquanta, con mini di ordinanza e scollo su un balconcino dal panorama mozzafiato ci passa accanto.

     

    L’umbrella, rimane umbrella tutta la vita.

     

    Torna verso la macchina, alla guida sicuramente il suo ex pilota.

     

    Compagni nelle gare prima, nella vita poi. L’aspetto più umano e romantico di tutto questo.

     

    Alla fine, come sempre, si rivela solo una bella storia d’amore.

     

     

     

    “Allora Kiddo, come era il CIV?”

     

    “Un cicalaio….”

     

    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

    http://www.ilkiddo.it

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