• Passeggera per scelta

    by  • 18 agosto 2011 • Donne e Motori • 0 Comments

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    Passeggera per scelta. Di Ilenia Paoletti Pubblicato su “All Broken” marzo 2009


    Partirò da una certezza: io sono una motociclista.

    Ho percorso su una sella di una moto buona parte delle strade dell’Europa, ci ho passato intere giornate, prendendo l’acqua, la neve, il caldo, la polvere. Ho rischiato di dormire su una panchina per una incosciente voglia di avventura che ci impediva di prenotare qualsiasi forma di pernottamento; ho viaggiato per dozzine di ore di fila, per centinaia di chilometri senza fermarmi.

    Ho visto posti che, raggiunti con due ruote e un motore, assumevano tutte le volte il sapore di una vittoria, e riuscivamo così a penetrarne l’essenza, la poesia, il fascino. Durante un viaggio in moto in Germania ho concepito il primo figlio (beh, si, non proprio mentre andavamo, quelle sono cose che lascio al “Kamasutra del motociclista”).

    Penso di poter dire che sono una motociclista. Solo che la mia porzione di sella è quella dietro al guidatore.

    So che partiranno subito gli amorevolissimi consigli e incoraggiamenti da parte di tutte le colleghe che di motocicletta guidano la loro, decise a dimostrarmi quanta parte del divertimento, del senso di libertà e dello spirito di avventura mi perda, ma voglio subito avvisarle: tranquille, io preferisco così!

    Poco dopo la fine della seconda gravidanza (poi basta…) presi la decisione fatidica: prendo la patente, imparo a guidare la moto!

    Il giorno dell’esame pratico ricordo ancora che tornai a casa e trovai mio figlio più grande con indosso le mutande di mio marito, ché non aveva trovato quelle del bambino per cambiarlo.

    Però avevo conquistato il pezzo di carta, nuove e incredibili possibilità mi si aprivano dinanzi.

    Certo, accompagnare i ragazzi all’asilo in moto non potevo, e il tempo per fare qualche giretto si riduceva alla mezza giornata, però quando c’è la passione…

    In pratica, nonostante avessi trovato un Yamaha Tw 125, le mie esperienze di guida si ridussero a un paio di giretti in un piazzale, e la mia moto veniva usata da mio marito per gli spostamenti in città. Quando si presentava l’occasione di una giornata di libertà, preferivo tornare alla mia postazione da passeggera, almeno potevamo fare qualche bella girata…

    Gli anni passano, i ragazzi crescono, prendono le passioni dei genitori, e anche loro cominciano ad assaporare il piacere di cinque minuti a spasso sulla moto del babbo. Da qui, la lucida follia del piano di mio marito: farmi riprendere la mano, e magari, a piccoli passi, cominciare a girare con i figli dietro, uno per ognuno. A me sembra una cretinata, anche pericolosa.

     

    Una sera, dopo una cena con una coppia di amici motociclisti, ho l’ardire di chiedere che moto avesse lei. Dopo dieci giorni il mio consorte si presenta con una Beta M4 praticamente nuova, “un vero affarone” (qualcuno dovrebbe avvertire anche il nostro conto corrente, che mio marito conclude sempre “affaroni”), per il quale aveva venduto la sua Africa Twin (un po’ come Geppetto per l’abecedario).

    Ci riprovo: sella ribassata, forcella sfilata, sospensione posteriore a terra, ricomincio dal cambio che è a sinistra, la prima in giù tutte le altre in su, il freno a destra.

    Mio marito mi incoraggia, mi urla che sono bravissima, prova a mettere anche la seconda, prova a girare anche a destra. Si, dai, ce la posso fare! Faccio qualche giro intorno casa, mentre i bambini mi fanno ciao con la manino dal lunotto posteriore e il loro babbo gli dice guardate quanto è bella la mamma. Mi fermo a uno stop, la moto si spenge. La tengo in piedi, riesco a riaccenderla in un tempo che a me sembra infinito, riparto quasi in preda al panico.

    Affrontando le paure e le brutte esperienze, si acquista sicurezza. Posso guidare la moto, questo è sicuro, però a me non interessa.

    Quando abbiamo la possibilità di un fine settimana di libertà, preferisco tornare alla mia posizione di passeggera. Non è insicurezza, né pigrizia, solo non capisco davvero perché dovrei sostituire il piacere di farmi cullare da una guida che mi da sicurezza, mi permette di guardarmi attorno, di godere del paesaggio e che ci consente di visitare un sacco di posti bellissimi al dannarmi l’anima per portare a spasso un’altra moto.

    Essere passeggera è per me una scelta, e non mi stancherò mai di rivendicarne la dignità.

    Abitare la parte posteriore della sella consente di sentirsi parte di una coppia come poche altre cose e poche altre esperienze. È compenetrazione, intesa, partecipazione ad un progetto comune.

    …in staccata per l’ingresso di curva sento che frena col posteriore per non farmi scivolare in avanti, ci inseriamo in traiettoria, scorriamo con naturalezza, sento la mancanza di peso, come se volassimo. Lui striscia il piede a terra, subito prima della pedana.

    Punto di corda, cominciamo a rialzarci. Una macchina dopo la curva, c’è posto sulla corsia opposta. Mi fa cenno con l’indice sinistro che stiamo per sorpassare, stringo appena le gambe per dirgli che avevo già capito.

    La sua mano sul mio ginocchio. Dove ci fermeremo stasera?

    Andiamo a riprendere i bambini dai nonni, che è meglio!

     

    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

    http://www.ilkiddo.it

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