• Quelli che il Gs…

    by  • 18 agosto 2011 • Gs • 0 Comments

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    Quelli che il Gs…

    Al GSR Toskana ’09 in compagnia dei Gs riders

    Ci sono degli oggetti, delle motociclette, che caratterizzano il tempo a cui appartengono.
    Decisamente, la nostra è l’epoca del Bmw Gs. Non solo perché, a dispetto del fatto che di sicuro non te la regalano, è la moto più venduta in assoluto, ma soprattutto perché rispecchia una ricerca di affidabilità e sicurezza, di versatilità e comodità che probabilmente sintetizza come nessun altro prodotto le esigenze del consumatore moderno. Il Gs nelle sue varie versioni, ma soprattutto con il granitico motore boxer bicilindrico raffreddato ad aria, è diventato col tempo un’autentica icona, una meta da raggiungere con i risparmi di una vita per alcuni, uno status symbol per altri; per tutti il miglior modo di spendere soldi su due ruote e un motore per la sensazione di sicurezza che riesce a trasmettere, dovuta certo in parte ad un’estetica imponente ma non “plasticosa” a dispetto di una insospettabile maneggevolezza, dovuta soprattutto all’effetto giroscopico dei cilindri orizzontali contrapposti.
    In un momento in cui le altre case sembrano riuscire a proporre come ricetta per cercare di contrastare il “fenomeno Gs” soltanto il solito +plastica, +cavalli, +elettronica, il pubblico sembra apprezzare maggiormente una moto che ha costantemente rinnovato un progetto che potremmo definire “antico” senza mai snaturarlo completamente, puntando più sul cercare di allargare lo spettro di destinazioni di uso che non di esasperarne alcune a discapito di altre. In questo modo, non è difficile vedere Gs 1200 inseguire supersportive sui passi di montagna, o partecipare a corsi di off-road o a cavalcate. Un mezzo che include quindi le giuste parti degli ingredienti: storia, prestazioni (non esasperate, che non intimoriscono), affidabilità, capacità e praticità di carico, comodità soprattutto in due e per lunghi spostamenti, versatilità, tecnologia…
    Non c’è quindi da sorprendersi se, nonostante il prezzo, sia la motocicletta più venduta in assoluto.

    Gli amanti del modello ne fanno un autentico stile di vita; più che un oggetto di distinzione (che ti vuoi distinguere, hanno tutti quella…), un vero e proprio strumento per affrontare qualsiasi tipo di viaggio: dal tragitto fino all’ufficio o il giro del mondo, dall’autostrada con moglie e bagagli alla Transappenninica. Non potevano quindi mancare dei forum dedicati, dove riunirsi, scambiarsi consigli, racconti di viaggio e proposte per ritrovarsi. Fra questi, uno dei più importanti e dall’impostazione piacevolmente “familiare” è quello dei gsriders ( www.gsriders.org ), che hanno organizzato il GSR Toskana, un’occasione di ritrovo per gli iscritti al forum, ma anche per tutti gli amanti della scoperta di nuovi percorsi da assaporare in compagnia, sulle strade di una regione che sembra una inesauribile fonte di emozioni e paesaggi mozzafiato. Tutto questo con la competenza di un piccolo tour operator.

    Nonostante la sigla G S stia per gelande strasse, vale a dire letteralmente “strade sporche”, e con essa si intenda la maxienduro per eccellenza, di regola i proprietari di queste moto amano trattarsi più che bene, ed è per questo che il ritrovo è fissato a Braccagni, provincia di Grosseto, al Resort Guadalupe ( www.guadaluperesort.it  , badatemi che robina…), dal quale si muovono alle 9,30 in perfetto orario, con una guida ad aprire il gruppo con tanto di giubbino arancio con logo “gsriders”, radiolina per collegamento fra le guide; uomo di collegamento al centro che si ferma agli incroci per segnalare la svolta, sempre con giubbino arancio con logo, e che poi riacquista la posizione al centro del convoglio; scopa per raccattare i ritardatari (che ogni tanto umanamente sclera e A) si fa una sparata a caso B) comincia a sparare bischerate nella radiolina), ma soprattutto, e qui so che mi prendo del bugiardo, ma ho le foto: furgone di assistenza!!! messo a disposizione dal concessionario Bmw di Grosseto.

    L’autista, lui si, c’è da capirlo che si sia rotto le scatole, e viene da domandarsi il perché di tanta malcelata ansia nel fare un pur tranquillo giretto per la campagna fra Grosseto e Siena, soprattutto a bordo di mezzi che fanno dell’affidabilità il loro punto di forza. Quando facciamo i giri con le motard, a volte anche di 2-300 km in un giorno siamo certi di un guasto o un incidente con una media matematica di uno ogni 10 moto partecipanti. Forse dovremmo allertare la protezione civile…
    Il percorso, con una ricetta magistralmente cucinata dallo Scuro, persona disponibilissima e dall’enciclopedica cultura delle strade della regione, tanto da costringerci ad un continuo e involontario confronto delle nostre competenze in materia, ci porta in direzione di Roccastrada,

    per poi deviare per Roccatederighi e sulla veloce strada, deserta e pianeggiante, che conduce al Gabellino, punto di ritrovo per gli smanettoni e i vacanzieri diretti sulla costa per la sS 441, detta “di Prata”. Costeggiamo per un breve tratto le irreali forme delle colline metallifere e imbocchiamo i 5 chilometri che ci portano fino a Montieri. La salita, teatro di una prova speciale di rally, diventa il luogo dove alcuni Gs si staccano dal gruppo e possono finalmente esprimere doti di guida sportiva di tutto rispetto.
    Ecco un’anima di questa moto che non smette mai di stupirmi. La possibilità che dà ad ognuno di esprimere ciò che sente più vicino al proprio sentire la motocicletta
    Ritorniamo sulla 441 per approdare all’Abbazia di San Galgano, per continuare per Monticiano e arrivare alla Siena-Grosseto per la meravigliosa strada “degli abeti”.
    Deviamo per la stupenda panoramica che passa da Fontazzi e Lupompesi, incrociando l’Eroica, la sterrata che ho già raccontato sul mio libro. Perché annoiarvi? Sono soltanto curioso di vedere le Gs in quello che dovrebbe essere il loro habitat naturale ma lo Scuro arrivato a Buonconvento ci fa deviare verso Asciano, e solo oltrepassato San Giovanni d’Asso entriamo sull’Eroica, che seguiamo per una decina di chilometri.
    Qui li volevo: polvere, tantissima; 40 km all’ora, uno dietro l’altro. Roba da battere il casco contro il cupolino regolabile. Con la scusa delle foto vado avanti, e sicuramente mi salvo dal tremendo bagno di polvere, entusiasta come un bambino, con la felicità che solo uno sterratone veloce può regalare. Chissà come se la caveranno i Gs, in ordinata fila…
    Finalmente li vedo emergere dalla polvere, qualcuno entusiasta quanto me per l’esperienza, altri raccolti in un mutismo preoccupante. Soltanto alla sosta per il pranzo a San Quirico d’Orcia capisco la ragione: alcuni non hanno gradito la deviazione “fuori programma”, anche se gli organizzatori mi hanno assicurato che era assolutamente prevista, reputandola una sorta di “dispetto”, capace solo di impolverare la moto (questo è poco ma sicuro) e far correre dei rischi inutili ad alcuni assolutamente digiuni anche delle più facili strade bianche. Quello che non riesco a capire è il perché della polemica: il percorso era assolutamente nello spirito “Gelande strasse”, e anzi in occasioni come queste si approfitta per lanciarsi in nuove esperienze, quelle che di solito da soli non si affrontano, e si sfrutta la compagnia e la disponibilità di aiuto da parte degli altri per acquisire sicurezza. Oltretutto in questo caso c’era anche il furgone di assistenza…
    La carovana si dirige nel pomeriggio verso Pienza,  ma i giochi sono fatti e la stanchezza comincia a farsi sentire, nonostante l’abitabilità delle muccone. I Gsriders tornano al Guadalupe Resort. Il giorno dopo giro in direzione delle terme di Saturnia e Pitigliano.
    La strada  dei Gsriders non finisce certo qui, d’altronde sappiamo bene che estate o inverno che sia, quasi sempre, quello che si riconosce anche da lontano nella sagoma della moto che ci viene incontro è il becco di una Gs.

    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

    http://www.ilkiddo.it

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