• Navi gatori

    by  • 18 agosto 2011 • Avventure, Dentro al casco.., Motoguida • 0 Comments

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    Navigatori satellitari.

    Pubblicato su Motociclismo Fuoristrada di aprile 2010

    Occhiobello o Bellocchio?

     

    Mi piace parlare del mio amico Claudio. Non solo perché, alla faccia mia, riesce a farsi tutti i giri più belli come quello di 10 giorni in Sicilia, o 3 giorni in Sardegna, per poi lamentarsi che la moglie, dopo un fine settimana sul delta del Po non lo manda a farsi un altro viaggio di 3 giorni sulle Dolomiti; né perché ha un modo di godersi le cose della vita con una leggerezza e un piacere che mi sono sconosciuti, ma soprattutto perché è per me un confronto, un termine di paragone costante.
    Mi spiego meglio: benché riusciamo sempre a trovare una ottima intesa, lui è in pratica il prototipo del motociclista che grazie alla tecnologia, all’optional, all’elettronica riesce, nonostante la non enorme esperienza, a cavarsi d’impaccio e divertirsi in ogni occasione. Anzi, di solito affronta qualsiasi problema con spensieratezza: se piove ha la tuta antipioggia, se fa caldo quella estiva, imposta le coordinate sul garmin che sicuramente lo porterà a destinazione, telefona alla moglie mentre sta andando perché ha il bluetooth dentro il casco, ha controlli elettronici di trazione, delle sospensioni, della pressione delle gomme, autonomie da globetrotter, capacità di carico di una berlina di media cilindrata, stabilità di guida di un treno sulle rotaie. Una filosofia di vita!
    Di contro io sono quello che, forte di una esperienza pluridecennale, e formato in un’epoca in cui telefonini, navigatori satellitari, tute ipertecnologiche non esistevano neanche, e benché ami non sacrificare niente alla sicurezza di solito viaggio, estate e inverno, con la tuta di pelle, casco da cross, un ferro a carburatori che se arrivo a Milano devo rabboccare l’olio e tre volte benzina, il telefonino nella borsa da serbatoio che se piove devo coprire col profilattico (e mia moglie poi s’incazza perché non l’ho chiamata mentre ero sotto il diluvio) e penso di sopperire con il manico acquisito con l’esperienza a quasi tutte le situazioni di strade scivolose, sporche, sterrati. Ovviamente, odio i navigatori satellitari. Non solo perché penso (sbagliando) che vogliano portarti a tutti i costi sulle autostrade, ma soprattutto perché ADORO le cartine. Se imposto una rotta sul navigatore, non saprò mai se sto passando accanto ad un altro posto che potrebbe interessarmi, perdendo così il gusto della deviazione e della scoperta, del collegamento. Mi piace decidere che strada prendere, scegliendo, sapendo dove sono in qualsiasi momento, se sto andando a nord o a est, cosa trovo se devio per una stradina secondaria. Cosa che (e su questo ho ragione) col navigatore perdo: non è possibile una visione panoramica! A meno che non usi il navi come una cartina, e allora risparmio comunque i soldi.
    Di solito, conviene comunque che la decisione del percorso venga affidata O all’uno O all’altro, perché, come nel nostro caso, le conseguenze potrebbero essere disastrose.
    Ingolosito dall’idea del mio amico Claudio di andare a sgranare l’anguilla arrosto sul delta del Po con quelli del forum Aprilia mototour on-off, organiziamo la partenza da Firenze alle 7 di un sabato mattina. “cosa devo cercare sulla cartina?” chiedo io.
    “mah, hanno fissato all’uscita di Occhiobello, Bellocchio, so una sega… comunque ho le coordinate sul navigatore” mi risponde lui.
    Buono, ci penso io. Sfoglio la mia Inaffidabile Michelin, e cerco per primo Bellocchio, che, SFIGA, esiste davvero, ed è una piccolissima località per l’appunto in provincia di Ferrara, sul delta del Po, vicino alla pista di Pomposa, dove sono stato un sacco di volte; una anche in moto via strada normale, non autostrada. Dell’esistenza o meno di un toponimo “Occhiobello” non mi curo neanche. Siccome io sono quello con l’esperienza, vado avanti e decido l’itinerario, nonostante il Navi insistesse a portarci in direzione Bologna, per farci imboccare la Bologna-Padova. “vedi il bastardo!?”, faccio io, “vuole portarci sull’autostrada, e su quella stramaledetta superstrada che devo sorbirmi quando vado in pista fra Ferrara e Comacchio, ma noi gli si va in culo, e si passa da Brisighella e Faenza”.
    Arrivati effettivamente a Faenza dopo un’ora e mezza di curve, chiedo a Claudio di fare strada lui, supponendo che nella mia eroica lotta contro il Navi, lui avesse desistito dal portarci in autostrada e avesse il buonsenso di bypassare i centri cittadini di Faenza e Ravenna, portandoci così belli belli a destinazione. Appena il maledetto capisce che stiamo seguendo i suoi consigli ci riporta, invece che in direzione nord-est, verso nord-ovest, verso Ferrara. Arrivati a Portomaggiore capisco il suo piano, e consigliandomi con un benzinaio, riprendo il comando dirigendomi verso Comacchio. “delinquente, vuole per forza portarci sulla superstrada, ma non mi avrai!”.
    Arrivati quasi a Comacchio, quindi per me praticamente a destinazione, mi passa accanto Claudio che mi fa un cenno esplicito con la mano: “ma dove cazzo si sta andando?”
    “minchia, siamo quasi arrivati!”.
    “ma se prima mi diceva 40 minuti, e ora un’ora e un quarto…”
    Capisco infine che qualcosa non va.
    “ma non avevi fissato a Bellocchio…”
    “Occhiobello!!! Che Bellocchio… porca troia. Dai, seguiamo lui” (il Navi) “guardiamo se ci si mette a cannone si fa in tempo”.
    Odio andare a cannone sulle strade dritte. È quello che predico a tutti di non fare. Amo le curve, le strade di montagna, le traiettorie da impostare e i tornanti. Ma fra l’imbarazzo e il senso di sconfitta sono stato dietro al mio amico, nel silenzio di una manetta spalancata, mentre sono sicuro che il Navi se la spassava un mondo, sogghignando fra un circuito e una scheda al silicio, sulla superstrada che ci riportava a Ferrara e all’uscita autostradale di Belloc… pardon, Occhiobello, punto di partenza ideale per un bel giro sulle strade arginali del Po.
    Da questa storia però ho appreso molto, ovvero che non importa quale sia il mezzo per raggiungere una destinazione, se il classico o il tecnologico, l’importante è non mischiare le due cose. E che soprattutto, se si mette di mezzo la sfiga di due nomi quasi uguali, non c’è Navi che tenga.

    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

    http://www.ilkiddo.it

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