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    by  • 18 agosto 2011 • Motard, Pista, Sicurezza • 0 Comments

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    Un corso di supermotard al Mugellino.

     


    “Muoversi muoversi, lo stiamo perdendo”
    “defibrillatore, 20 cc di anfetamina, glucosinasi, enterogermina…”
    No, non è una scena di uno dei tanti polpettoni di serie medicali che offre di continuo la nostra tivù, piuttosto è quello che si sente dire a proposito del supermotard praticamente da quando è nato come folle esperimento; ovvero, che sta per morire.
    I vantaggi di soddisfare la voglia di sfogarsi dentro una pista, piuttosto che per i passi, è stato più volte sottolineato e non sarò oggetto di quanto state leggendo, diciamo soltanto che il neonato circuito del “Mugellino” all’interno dell’autodromo del Mugello è stato fortemente desiderato ed è nato in una zona dove per forza di cose c’era già una forte presenza di supermotard, abituati a girare per i passi appenninici, con le note problematiche riguardanti la sicurezza stradale.
    La naturale conseguenza della disponibilità di una pista vicino casa, è stata la domanda e l’offerta di un corso per apprendere le tecniche di guida. A fare da istruttore per un giorno di corso, dal costo anche economico -80 euro per la giornata, ingresso in pista compreso-, si è offerto Christian Romano, neocampione toscano classe sport, assistito per la parte tecnica e meccanica da Massimiliano Ferri dell’Ice Racing Team.


    Al contrario di quanto si possa credere, ad aderire immediatamente e con enorme entusiasmo all’iniziativa, non sono stati giovani smanettoni o future promesso della specialità, ma un gruppo di veterani del gruppo supermotard toscano dei “Sommeliers d’Asfalto”, che con la giusta umiltà e voglia di imparare si sono trasformati in perfetti scolaretti partecipando al corso con le loro moto stradali.


    Dopo un rapido briefing iniziale, durante il quale Christian sottolinea l’importanza dell’abbigliamento tecnico e delle protezioni, si passa ad un sommario controllo dell’assetto delle moto, della posizione dei comandi e della posizione in sella.


    “Palle sul serbatoio, si tira le leve con un dito per una maggiore presa sulle manopole”.
    I mezzi più stradali non vengono stravolti più di tanto, mentre quelli con vocazione più racing sono sottoposti alla gogna di una decisa ripassata da parte del meccanico. “Hai ancora la catena del cross, non vedi quanto è bassa ‘sta moto?” “Sfiliamo la forcella, induriamo qui, alziamo questo, abbassiamo quest’altro”… e nell’arco di una decina di giri i tempi si abbassano vistosamente e aumenta la confidenza.

    Per un corso del genere, la presenza di un meccanico che ti vede e ti “sente” girare, è fondamentale, almeno quanto quella del pilota che, dopo aver mostrato la traiettoria, la marcia da tenere e il punto di staccata, posiziona i birilli dentro la pista, e funge esso stesso da birillo vivente, berciando “apri”, oppure “piega” verso il malcapitato di turno.

    Riuscire a staccare dove vuole lui, tenendo aperto fin dove dice lui, equivale per chi pilota non è, a puntarsi una pistola alla testa e tirare il grilletto ripetendosi “tranquillo, è scarica”. Dopo i primi giri da vertigine, dove ci si trova improvvisamente catapultati dentro una giostra troppo veloce, si comincia a capire il meccanismo, accorgendosi che la differenza di tempo si fa soprattutto tenendoci aperto anche quando il buon senso o l’esperienza direbbero che è inutile, o riuscire a far diventare una pista piena di chicane e curvine strettissime, sempre più dritta. Se all’inizio gli allievi si dondolavano fra una curva e l’altra, alla fine sembrano percorrere delle traiettorie che tengono la moto o in piedi, o sdraiata.

    Appena il tempo di ristorarsi all’interno della struttura del Mugello, dove si può addirittura respirare tutto il mondo dell’eccellenza del motociclismo italiano, che si riparte per affrontare a blocchi la sequenze di curve, per capire come vanno raccordate. Qualche capitombolo, qualche rivoluzione, alcune fondamentali rivelazioni, che i primi crampi ci avvisano che è l’ora di fare cartella, e tornare, sfatti ma felici, alla routine quotidiana.
    “Io la targa alla mia non gliela rimetto mica…”


    La nostra nuova Mecca, la pista del Mugellino, fra poco chiuderà per un ampliamento, che dovrebbero portare gli attuali 660 metri a 1000 circa, facendola diventare un circuito capace di soddisfare le esigenze anche dei piloti più smaliziati, migliorando oltretutto la sicurezza che in alcune parti è a dire il vero un po’ carente, a causa degli spazi di fuga ridotti.
    E chissà se magari potrà servire davvero come quel defibrillatore che chiedevamo all’inizio, per dare una scossa al cuore, anche geografico del Paese, ad uno sport che intorno al Mugello ha davvero senso di esistere, e grosse potenzialità di sviluppo.

     

    Il meno peggio delle avventure del Kiddo, almeno fino al momento della sua pubblicazione, è raccolta nel libro “Strade Traverse”, edito da Promoracing edizioni e in vendita anche (guarda che combinazione) alla segreteria del Mugellino. Non fate i pidocchi, se ancora il Kddo non ve l’ha regalato, spendetele du lire…

    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

    http://www.ilkiddo.it

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