• La scorciatoia

    by  • 18 agosto 2011 • Itinerari • 0 Comments

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    Come cucire Val d’Elsa, Chianti, Valdarno, Casentino e Mugello in poco più di tre ore


    Ci sono giornate speciali, preziose e irripetibili, in cui uno può davvero credere di aver capito veramente tutto nella vita.
    Mettete una domenica di febbraio, durante un inverno particolarmente freddo e piovoso, per la quale le previsioni avevano promesso sole e temperature in aumento.
    Un gito di telefonate per sentirsi rispondere che “ma no, tanto è umido”, oppure “accompagno il nipote della mì donna al carnevale…” e ritrovarsi da solo, assolutamente certo di essere uno dei pochi, per una volta, ad aver fatto la cosa giusta.
    L’idea mi frullava peiccapo da un po’ di tempo, ed era quella di cercare di riunire più aree geografiche della Toscana nel minor tempo possibile.
    E’ possibile, se si osserva la cartina, procedendo verso nord-est partendo dalla zona della Val d’Elsa, collegandola con il senese, il Chianti, il Valdarno, il Casentino e infine il Mugello. La cosa può sembrare oziosa, stupida e inutile e infatti non ho motivo di sostenere il contrario.
    Credo che sia interessante solo se si pensa a quanta diversità di risorse geografiche, economiche e addirittura linguistiche si possono attraversare in poche ore. Noi toscani siamo quelli che “parlano l’italiano”, anzi ci pregiamo di averlo inventato, ma siamo sempre capaci di distinguere l’enorme differenza fra la parlata di un fiorentino e di un aretino, di un livornese e un carrarino, pur senza avere un dialetto particolare.
    Tutto è ancora più interessante se ci si trova ad attraversare così tante “aree culturali” differenti in così poco tempo. Una vallata può essere separata da un’altra anche solo da una fila di colline, ma questo non ha impedito alla gente del posto di sviluppare una propria distinta personalità e forma di cultura.
    Ma veniamo al gas! Approfittando della clemenza della stagione parto da Colle val d’Elsa in direzione sud, per virare verso ovest sulla bellissima strada che porta ad Abbadia Isola, un piccolo borgo incredibilmente conservato, superato il quale si comincia a intravedere la stupenda fortificazione di Monteriggioni

    Superato il parcheggio dei pullman si gira a sinistra per passare sotto la superstrada, che ovviamente evitiamo come la peste, verso Castellina Scalo. All’ingresso di ogni paese, anche poche case entra dentro il casco, inconfondibile, il profumo della rosticciana suiffoho. Vero stendardo della nostra cucina, il solo odore parla di famiglie riunite a tavola per il pranzo della domenica, di Brunello, di pappardelle al cinghiale e frittelle di riso per il carnevale.
    Ma noi si va in moto, che mi frega di mangiare?
    Anzi, meglio godersi il tepore del mezzogiorno, e accorgersi che se si imbocca la sterrata verso S. Leonino,

    si può arrivare a Castellina percorrendo qualche km in più della strada più bella del mondo, paragonabile solo a quella che ci porterà poi a Radda in Chianti. Una vera giostra, quasi sempre deserta, pulita, tutta da godere stando attenti alle curve in ombra che rimangono bagnate.
    A Radda trovo finalmente traccia di qualche motociclista che, in gruppo di poche Bmw, ritarda l’ingresso in trattoria per mostrare agli amici il filmato scaricato sull’IFone.
    Il Chianti, nei racconti dimmì babbo di quando era bambino, era un luogo di miseria e scarsissime risorse. Vedere quanta fortuna siano riusciti a costruire le persone che lo abitano adesso è stupefacente. Certo, a volte non si intende bene quello che dicono perché magari sono tedeschi, ma tant’è… I paesaggi stupendi, il vino, la qualità della vita hanno richiamato da parecchio tempo un turista sempre più facoltoso, desideroso di accaparrarsi un pezzo del Chiantishire.
    Continuo il mio giro in direzione di Badia a Coltibuono, ma non resisto alla tentazione di raggiungere Gaiole per un tratto dell’Eroica

    che passa da Vertine. Ha piovuto fino a due giorni fa, ha ghiacciato, tornato caldo. Se fosse una sterrata vera non ci sarebbe stato da avvicinarsi. Ma questa è l’Eroica, che ho già raccontato nel mio libro. Non si permette alla vetrina di sporcarsi.

    È ora di muoversi, raggiunta Gaiole si vira a sinistra verso Montevarchi, su una strada guidabile e divertente. Il panorama non è granchè. Meglio, così non distrae dalla guida.
    Scavalcati i Monti del Chianti per arrivare a Cavriglia si scorge, un po’ inquietante, la sagoma del Pratomagno innevato.

    Il Valdarno in sé non offre molti spunti al mototurista, a meno che non ami percorrere le sterrate che lo circondano e delle quali gli abitanti del posto sono piuttosto gelosi. Pianura, case, incroci. Fabbriche, attività commerciali, artigianali. Il paesaggio radicalmente diverso da quello che ci siamo appena lasciati alle spalle non attrae il turismo, né lo straniero. Attraverso in linea quasi retta verso Terranova Bracciolini e poi S.Giustino Valdarno (il paese dimmì nonno, che non ho mai conosciuto) per la Sette Ponti e proseguo poi per Talla.
    La strada torna ad essere meravigliosa, deserta. Si passa dentro al bosco che aggira il Pratomagno sulla parte meridionale e si finisce a Rassina, anticamera del Casentino. Attraverso l’Arno per la seconda volta (la prima era stata a Montevarchi) dove è più giovane e turbolento.
    A sinistra verso Bibbiena. Il Casentino è forse una delle aree della Toscana rimasta più impermeabile alla cultura del grande centro abitato. Linguisticamente vicino ad Arezzo, ha mantenuto anche nelle nuove generazioni una cultura propria, indipendente, fatta di valori antichi.
    Per me il tempo stringe, affronterò il Valico di Croce ai Mori passando da Ponte a Poppi, Campaldino (devo davvero scrivere della battaglia fra Guelfi e Ghibellini?), Pratovecchio e Stia. Sono quasi certo che sulla Consuma troverei neve, e reputo la Croce ai Mori più agibile perché più basso. In parte ho avuto ragione, perché la strada era tutta percorribile, ma sul Valico e dietro qualche curva la neve non mancava

    È una pista battuta dagli smanettoni, lo so, ma certo non oggi. Arrivo a Londa e poi Contea, in bocca al Mugello, in tempo per raggiungere l’autodromo all’inizio della celebrazione dell’anniversario del Motoclub Firenze.

    Il Mugello è un’altra storia ancora: campi coltivati, aziende agricole, allevamenti; il posto dove trovi tutto perché ha imparato a cavarsela da solo, nonostante la vicinanza con la grande città, dalla quale anzi si parte per trovare un po’ di serenità e di aria buona. Tortelli di patate e persone gentili e schiette, amanti delle motociclette. Anche perché sennò, come farebbero a sopportarle così?
    Il mio giro finisce qui: 200 km, tre ore a passo svelto, cinque aree geografiche distinte e diversissime tra loro. Una sezione trasversale di Toscana. Una grande giornata.

    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

    http://www.ilkiddo.it

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