• Un unico credo

    by  • 18 agosto 2011 • Gs • 0 Comments

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    Un unico credo, Il Gièsse.


    Ogni felice possessore di qualsiasi genere di moto (della quale può dirsi completamente soddisfatto),  considera la propria amata come l’unica capace di consentirgli le meravigliose sensazioni che riesce a provare. Entrare a far parte di un club monomarca ( o monomodello) rende ancora più labile la sottilissima linea che separa l’avere dall’essere. “Sono” perché “ho”.
    È abbastanza usuale, ascoltando le conversazioni fra appassionati o frequentando i forum in internet, assistere alla denigrazione dei modelli competitor del posseduto, spesso con epiteti poco edificanti, per arrivare alla totale demolizione ( la maggior parte delle volte senza nessun tipo di motivazione a suffragio) dell’odiato antagonista.
    Fra i peggiori, in questo campo, ritengo siano i proprietari del Gièsse.
    Supportati anche dall’inequivocabile verdetto dei numeri di vendita (ne hanno già venduti più di 500.000 !), sono così inesorabilmente convinti delle doti del proprio mezzo che sono disposti a sbilanciarsi sulla superiorità del Gièsse in qualsiasi campo di utilizzo della motocicletta. Semplicemente, non riescono a comprendere come mai qualcuno sia così ottuso da sperperare il proprio denaro nell’acquisto di qualcosa che non è una moto identica alla propria. Anzi, è assolutamente assurdo anche solo che qualcuno possa pensare di produrre un altro modello che non sia il Gièsse. Se il buon Dio ci ha dato la moto perfetta, perché piccarsi di preferire qualcos’altro?
    Capiamoci, io per primo sono convinto che mai il mercato si sia indirizzato su un prodotto così valido e polivalente, capace di incarnare come nessun altro il concetto di moto totale: perfetta per il turismo, la “sparata” sui passi o dalle inaspettate doti in fuoristrada ( ho assistito personalmente agli impressionanti “numeri” di Barbiero in sella ad un Gièsse adv, e posso dire che è davvero il manico, quello che conta). Però devo dire che questa innegabile serie di virtù può portare a pensare di essersi messi in garage non una moto, ma “la” moto.
    Forse perché ce ne sono tante, forse perché effettivamente quelli col Gièsse  sono quelli che girano di più, mi trovo spesso, col mio motardone arancio, a frequentare gruppi di giessisti. Di solito succede che io sono quello che va forte, e loro sono quelli che stanno in fila. Almeno fino a domenica scorsa, quando mi sono trovato intruppato con i ragazzi del Bmw club Firenze.
    Alla fine di un tratto durante il quale ho fatto strada io, mi si avvicina un tipo, che mi domanda sornione:
    “ma secondo te,  fra la tua e il Gièsse quale va meglio sul misto, a parità di pilota?”
    Di solito sono molto diplomatico
    “ma, sai, la mia è un po’ più sportiva, il Gièsse è molto comodo… ho visto fare delle cose fuoristrada…”
    “no, no, ma sul misto stretto. Perché io la tua l’ho provata al Mugello, sono andato fuoripista, ma se avevo il mio Gièsse… “
    “mah, sarà stata sballata di assetto…”
    Lui se ne va scuotendo la testa, per niente convinto. Non esiste che la mia sia meglio in nessun campo. Non in questo universo.
    Mantengo un profilo basso, sono 8 contro 1, e l’intruso sono io.
    A fine giornata, dopo l’ennesima tirata in autostrada, che non facevo così tanto dai tempi delle medie, prendiamo un bel passo su una strada sporchissima di sale, attraversata dalle pozze della neve che si scioglie. L’amico che mi ha invitato a uscire poteva dirmelo che era una riunione di ex piloti bavaresi, perché questi cominciano a tirare come pazzi e fatico a tenere il passo, sentendo il posteriore scivolare. Prima di far partire anche la ruota davanti decido che è sufficiente non perderli di vista, riuscendo ad accodarmi raramente. Ora, io lo so di non essere un gran pilota, ma un paio di loro, i più veloci, mi lasciano indietro come un bischero quando la strada si fa più scorrevole, e alla sosta al bar chiedo la chiave del bagno per nascondermi dalla vergogna.
    Quando mi decido a uscire il mio nuovo amico mi si riavvicina. Ora sono spacciato, penso.
    “no, secondo me il Gièsse va meglio anche nel misto.”
    Durante la pausa caffè i miei compagni di viaggio danno il via alla valanga di commenti prosaici e sguaiati su tutti i maxienduro concorrenti, e io, demoralizzato per non essermeli messi dietro tutti, rimugino sulle possibili cause della mia débacle: le gomme lisce, le sospensioni…
    O forse è vero! E’ proprio lui, il Gièsse, ad essere davvero imbattibile in qualsiasi campo. Sono combattuto se aderire alla vera fede o intraprendere una personale crociata contro tutti i Gièsse. Di sicuro quando ce l’avevo io non andavo così forte. Ora ho capito, in questo caso “avere” significa “essere”. In pratica, sono quelli che non ce l’hanno, che sono delle pippe!

    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

    http://www.ilkiddo.it

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