• Da costa a costa

    by  • 18 agosto 2011 • Avventure, Motoguida • 0 Comments

    • Sharebar

    Da costa a costa (e ritorno).

     

    Dedicato alla memoria di Francesco “Potter” Bracci.

     

    Il Presidente mi allunga una decina di fogli, la stampata del percorso che dovremo seguire in giornata.
    “Sono un po’ preoccupato” mi rivela, sapendo che mai riferirei a nessuno una simile confidenza.
    Gli rispondo “ma de che?! Il percorso l’ho fatto io…”
    “no… è che mi sembrano tanti chilometri.”
    Eppure è stato lui a lanciare l’idea, un venerdì sera durante una delle nostre birrette.
    Il “Coast to Coast” col motard. Ha il sapore della scommessa, che si può anche rivelare non così impossibile da perdere. Del resto, l’impegno che richiede qualsiasi viaggio è in relazione al mezzo che si adopera per affrontarlo. E forse è per questo che abbiamo accolto l’idea con entusiasmo e come facciamo qualsiasi cosa: senza starci a pensare troppo.
    Fuori dal nostro alberghino, sul lungomare di Cecina semideserto il fuori stagione, sono già schierati i ferri stradali più leggeri e divertenti che si possa immaginare. Raggiungere Rimini e contando anche l’ovvio ritorno, in totale si tratta di un 650 chilometri circa. Roba da manutenzione straordinaria per una qualsiasi racing, anche se nel nostro gruppo -i “Sommeliers d’Asfalto”- militano anche dual e bicilindriche. In pratica, superiamo appena la media di un cilindro a persona. Ma la nostra è una questione di filosofia: la libertà consiste nel non avere troppe necessità. Non dipendere dalle comodità, da qualsiasi cosa possa filtrare il gusto dell’avventura, della scommessa. Gli amici, qualche etto d’olio e due cose in uno zaino; il massimo del bagaglio che ci possiamo permettere di portare.
    Evitiamo come la peste le strade dritte, raggiungendo Volterra attraverso Montescudaio e Montecatini val di Cecina. Come al solito ci facciamo prendere la mano, anzi il polso destro, e raggiungiamo Colle Val d’Elsa al ritmo di impazienti cavalli da corsa, quando in una occasione del genere sarebbe più intelligente comportarsi come maratoneti, con la consapevolezza che prima del tramonto ci sarà una parte del corpo che chiederà pietà per le lunghe ore su selle da fachiro e sospensioni da pista. Ma solo le persone mature fanno programmi, si gestiscono, pensano davvero alle conseguenze, e di certo non è il nostro caso. Dopo 80 chilometri è tempo per il primo rifornimento, e per cominciare a perdere qualche pezzo. La prima vittima è il cavalletto della moto di BTB. Non sarà un problema, almeno finchè ci sarà un palo al quale appoggiarla.
    Attraversiamo in poche ore la Val d’Elsa, il Chianti, il Valdarno e il Casentino. La Toscana che amiamo girare per le strade che costringono a ritmi da infarto, un continuo di curve, paesaggi meravigliosi che purtroppo non ci soffermiamo quasi mai a osservare e qualche puntata in fuoristrada, dove il nostro percorso a tappe forzate si incrocia con l’Eroica.
    Dopo l’ennesima sosta al benzinaio Sulla Sette Ponti in direzione di Talla, riesce a raggiungerci dalle retrovie Derapage per avvisarci che Greg è rimasto fermo. Ha perso le viti della corona.
    “si, ma quante?”
    “tutte” è la risposta.
    “che moto ha?” chiede Klaudio
    “una GasGas!” gli rispondiamo
    “si, ma che marca!?”
    “una GasGas…”
    Non riesce a credere che ci sia qualcuno che ha dato un nome del genere ad una marca di moto.
    Mentre il gruppetto in compagnia di Greg va a fare shopping di bulloni, noi ce ne andiamo a mangiare, e dopo un paio d’ore, a dispetto delle speranze ormai perse, riusciamo a ripartire.
    Il nostro viaggio prosegue verso Bibbiena, Chiusi della Verna, il valico dello Spino, Pieve Santo Stefano, dove stavano allestendo per la gara in salita. E infine le larghe strade per raggiungere il valico di Viamaggio, dove si riuniscono i motociclisti toscani e romagnoli. Una babele di parlate fra il fiorentino, l’aretino e il romagnolo e di ogni tipo di motocicletta. Dopo l’ultimo tratto apprezzabile per la guida ci attende l’ultima tirata verso la costa romagnola. La parte che sapevamo più noiosa e che mette a dura prova il nostro amore per moto che fanno dell’essenzialità il loro motivo di esistere. Semafori, rotonde, traffico, autovelox. Una noia devastante, che ci fa piombare addosso tutta la giornata in sella. Festeggiamo sul porto di Rimini sotto un cielo che non promette niente di buono, e infatti durante la nottata trascorsa nel nostro ostello, zeppo di studentesse norvegesi e americane, sentiamo arrivare l’acquazzone che temevamo.
    Sulla strada del ritorno che scegliamo più breve possibile e armati di tute antiacqua irrisorie, forse con l’aiuto di Qualcuno che da lassù veglia su di noi, riusciamo a scansare la pioggia. Le temperature si sono abbassate di brutto, e mi illudo che da Forlì, in lontananza, si riesca ad intravedere l’Abetone. Invece le montagne imbiancate sono proprio quelle del Passo del Muraglione: la nostra meta.
    Una ventina di centimetri di neve, ecco cosa troviamo in cima al Passo; e al bar da Giovanni, la tv con la telecronaca della Superbike, prima di salutarci e sparpagliarci per le zone della Toscana dalle quali ognuno di noi proviene.
    Non saremo mai sazi del nostro amore. Della nostra compagnia, dei nostri amici e di un’altra bella storia da raccontare. Pensando a qualcuno che abbiamo portato con noi anche questa volta, dentro al casco, dove stanno le emozioni più belle, i pensieri e i ricordi. Una persona con la quale ci saremmo presi per il culo, scherzato, riso, discusso, mandato a quel paese.
    Una persona speciale, di quelle che lasciano un’impronta profonda in chi le conosce e che ci ha lasciato che ormai è un anno.
    E che, dite quel che volete, aveva una nick veramente brutta: “Bra ra braaaa”…

     

     

     

     

     

    Partenza dal lungomare di Cecina. Per la cronaca, chiuso al traffico.

    Il bagagliaio.

    Colle Val d’ Elsa: la prima vittima, il cavalletto della moto del presidente. Meglio così, un peso in meno!

    Monteriggioni in lontananza. Fermarcisi no…

    Castellina in Chianti: ritrovo con i ringamboni che fanno solo qualche chilometro.

    Sull’Eroica.

    Vertine, sull’Eroica.

    Riparazione di fortuna per Greg. Ci tengo a far notare che una comodissima e ampia e sicura piazzola di sosta -peraltro rarissima su strade di collina secondarie- si trova a soli dieci metri dal punto in cui si sono fermati questi disgraziati, ovvero nel bel mezzo di una curva. Si può vedere la mia moto comodamente parcheggiata in tutta sicurezza, mentre non solo Greg che aveva effettivamente la ruota piantata si era fermato per ben due ore in quel punto, ma anche altri 4 deficienti.

    Notare la tacca sul forcellone di alluminio…

     

    Sosta a Bibbiena, in attesa per l’ennesima sosta al benzinaio (una ogni 80 km circa).

    Klaudio, col Gièsse col navigatore e il posto per ilk passeggero, era la nostra ciambella di salvataggio; ha fatto benzina solo due volte. Greg 8.

    Il valico dello Spino, scansando un posto di blocco dopo l’altro.

    Un gran bell’esemplare di masculus motardis. Arancio anche nei capelli. Il numero di telefono è 33349939… per le ultime cifre fate un versamento di 200 euro sul mio c/c.

    Sul Viamaggio, seguiranno gli ultimi Chilometri veramente belli, e poi strade dritte e noiose.

    La Kidauta. Non so cosa significhi, ma a lei piace…

    L’arrivo a Rimini. Finchè c’è un palo per appoggiare la moto, c’è speranza.

    Ma che moto l’è?

    La spiaggia accanto al porto di Rimini. Finalmente il Coast to coast è fatto!

    Ora non rimane che tornare a casa.

    Nel nostro ostello. 20 euri a notte, asciugamani a parte, internet, colazione e studentesse comprese…

    Il meglio non l’ho potuto fotografare, sennò la Kidauta mi stroncava i ginocchini.

    …Bè mì ventanni…

    Sfigati e infreddoliti a spasso per Rimini. Un giubbotto nello zaino non ci entrava…

    Relax

     

    Sul Muraglione, le mani mi si stanno per staccare.

    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

    http://www.ilkiddo.it

    Lascia una risposta