• La ricetta

    by  • 18 agosto 2011 • Avventure, Itinerari, Motoguida • 0 Comments

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    Il manuale della guida motociclistica


    Fare la guida per motociclisti è come preparare una cena. Tieni conto del numero degli invitati, dei gusti di ognuno, delle intolleranze se ci sono -che vanno dette in anticipo-, del tempo a disposizione. Poi si comincia a pensare al piatto da proporre, si mettono insieme gli ingredienti, scegliendoli come se si fosse al supermercato: un po’ di strada aperta per levare la fregola e la ruggine iniziale, un bel pezzo guidato per stabilire le gerarchie e rompere il ghiaccio, i rifornimenti, i ristori, i posti da guidare e quelli per rilassarsi godendo del paesaggio; una parte tecnica e magari, se gli invitati sono i tipi adatti, un po’ di sterrato, magari leggero che non stucchi e metta in difficoltà, ma emozionante quel tanto che basta. Miscelare bene, aggiustare con disponibilità alle domande più incredibili e servire caldo.
    Di solito gli eccessi e la voglia di stupire eccessivi sono controproducenti, tutti i grandi cuochi sanno che è meglio una ricetta classica ben cucinata che una pisserata troppo azzardata. Guardate il topo di fogna che fa la ratatouille.
    Per un tipo egocentrico, ipersensibile e permaloso come me, il tutto ha più che altro, ogni volta, il sapore di una sfida alla conoscenza dei percorsi e alla capacità di non perdermi-annoiare nessuno.
    Certo, se si conosce bene i partecipanti al giro che si vuole proporre e le moto che hanno, oltre alla preparazione tecnica, tutto può essere molto più facile. Nel caso del secondo raduno del KtmclubItalia, comprendevano motard e maxienduro, tutti mezzi che la mia semplice mente possono fare un po’ tutte le strade, magari anche quelle bianche.
    A mettere un po’ di pepe all’avventura, Andrea Castagna e la sua steady cam, montata sul posteriore di un Ktm 690 mediante un traliccio e tanto di televisore sul cruscotto. A vederlo sembra che debba esplodere tutto da un momento all’altro, invece il nostro eroe può vantare già una notevole esperienza nel campo delle riprese delle moto in movimento. Ci togliamo sempre tanto di cappello per chi riesce, con l’idea giusta e la giusta capacità, a fare un lavoro della propria passione.
    Non guardate me, io ci spendo e basta ļ.

    Il giro che avevo pensato, dal momento che l’anno scorso portammo questi ragazzi sui passi del Muraglione, della Raticosa e del Giogo, voleva essere qualcosa di completamente diverso, ovvero volevo cercare di cucire i monasteri fra Mugello, Casentino e Firenze.
    Il ritrovo è al camping Mugello verde, a San Piero a Sieve, dal quale partiamo verso Ponte a Vicchio per raggiungere attraverso la strada interna che porta Dicomano la Statale verso Londa, dove ci dirigiamo verso il Valico di Croce ai Mori.

    I miei compagni sono già al settimo cielo. È ovvio che per chi non è mai stato in Toscana o non ha mai girato per queste strade senza l’assillo del navigatore o della preoccupazione di aver preso la direzione giusta, l’emozione pura della guida su un percorso del genere è impagabile.
    Prometto ai miei amici che farò la scopa, tranne che nei tratti dove ci sono deviazioni e incroci, ovvio; solo che la voglia di darci il gas è troppa, e con la scusa di far vedere le traiettorie a un ragazzo di Roma, accompagnato dal padre (!!!), mi faccio prendere la mano e prendo la mia andatura “sciolta”. Beh, dopo tutto non è mica un lavoro, potrò godermi anch’io questa prelibatezza.
    Arriviamo a Stia e riprendo la testa del gruppo.
    Per i paesi si va a velocità codice; come fuori, del resto. I 90 km/h consentiti, al 99% delle volte sono molto più che sufficienti per divertirsi su una strada tutta curve. Per il rimanente 1%, si può anche accettare il sacrificio di chiudere un po’ il gas…
    Pratovecchio, rifornimento e prima piccola rinuncia all’integrità del percorso come stava nella mia testa. La pioggia dei giorni precedenti, che ci da respiro per la nostra giornata in sella, ha reso anche gli sterrati più facili decisamente scivolosi e sconsigliabili alle nostre ruote lisce.
    Saliamo così verso l’Eremo di Camaldoli passando da Ponte a Poppi. Altra poesia per tutti i palati. Il panorama, la strada pulita dalle pioggie, i curvoni, i tornanti entrando nel bosco della foresta del Parco di Falterona e Campigna. La moto, il dondolarsi, le traiettorie. Poesia.

    L’ultimo tratto prima di arrivare all’Eremo è sempre stretto, freddo e scivoloso. Si rimane rapiti dal bosco, dai torrenti gonfiati dalla pioggia, dai rami caduti e dagli estemporanei billabong dove galleggiano foglie e uccelli. Silenzio, motori che borbottano, chiedendo il permesso di entrare in quel paradiso in punta di piedi.
    Una cicca, e arriva il momento di avvisare qualche timoroso che dovremmo affrontare un tratto di strada bianca: il Passo dei Fangacci. Provo a dare qualche consiglio ad una ragazza: stai in piedi, fai curvare la moto spostando il peso sulle pedane… ma poi mi schernisco, in fondo chi sono per insegnarle a guidare la moto?

    In cima al Passo, un adventuroso mi affianca e mi suggerisce la sosta per il pranzo a sacco. Fantastico, e io non ci avevo neanche pensato. Panchine, natura, risate, chiacchiere.
    “Kiddo, ma l’anno scorso non avevamo fatto più strada?”
    AAAArgh! Una coltellata al mio amor proprio, che io prendo subito come una provocazione! Mo’ ti concio io. Vuoi fare più strada? Ti faccio venire le emorroidi, ti faccio…
    “Kiddo, ma uno di quegli sterrati sul crinale con il panorama…”
    “Eh , ma io le strade non le dipingo mica…”
    Poi rimugino, penso, mischio gli ingredienti. A questi piace il peperoncino.
    Scendiamo a Badia Prataglia, rifornimento e poi… volevi fare più strada? E io vi porto nella Val della Meta, dalla quale risaliamo verso Chiusi della Verna. A volte penso che certe strade le conosco solo io. Come tutti i motociclisti, credo. Ma questa è davvero sempre deserta, e per panorama e guida ha pochi rivali. Forse a causa della neve invernale, però, è spesso sporca.

    Altra sosta in ammirazione della vallata del Casentino, che si stende sotto di noi, e siamo pronti a ripartire verso Bibbiena.
    Attraversiamo la Piana di Campaldino e raggiungiamo Castel san Niccolò. La voglia di proporre qualcosa di veramente memorabile mi impone di prendermi il rischio di portare i ragazzi sul Pratomagno, dove troveremo qualcosa di veramente simile a quello che mi era stato chiesto: lo sterrato sul crinale panoramico che raggiunge la Secchieta, passando da Cetica.
    Prima di avventurarmi, mi preoccupo che quelli non entusiasti o timorosi nell’affrontare lo sterrato non preferiscano prendere un percorso alternativo.
    “Il discorso è questo: se di fare lo sterro non vi frega assolutamente niente, vivete benissimo lo stesso senza, e anzi se vi ci porto mi mandate anche a quel paese, allora facciamo l’altra strada. Ma se invece avete soltanto un po’ di timore ma la cosa vi piacerebbe, allora proviamo. Al limite torniamo indietro.”
    Convinco fra gli altri Claudio, un amico di Bologna con un 690 Smr. Passato Bagno di Cetica comincia lo sterrato, neanche tanto facile con le ruote lisce, ma tutti sono entusiasti, e fra ex crossisti di vecchia data e nuovi supermotarder nessuno si fa tanti problemi. La ragazza col 990 Smr si fa strada senza problemi, nonostante le paure iniziali, e per lei è la prima esperienza.

    Chi non risica non rosica, e per me la ricompensa enorme è di assistere ai commenti entusiasti dei miei amici, vedere i sorrisi, guardarli mentre fotografano le moto infangate.

    Peccato che dello stupendo paesaggio non si siano goduti assolutamente niente a causa della fittissima nebbia dalla quale sbucavano all’improvviso mucche e vitelli.


    Scendiamo verso il monastero di Vallombrosa per scendere verso Pelago, Pontassieve e le Sieci, dove risaliamo per l’Olmo di Fiesole e scendiamo infine per la faentina in direzione di san Piero a Sieve. Sosta di rito davanti all’autodromo del Mugello e doccia.

    La sera, davanti ad un piatto di tortelli di patate alla mugellana, affido il compito di portare a spasso i nostri ospiti al resto del gruppo dei fiorentini: il giorno dopo, mi aspetta una giornata di decespugliatore. Derapage, il più affidabile, mi chiede qualche istruzione.
    “Pensavo di fare il lungolago, oppure salire la Raticosa dalla militare e scendere a Firenzuola” mi dice.
    Gli rispondo “bello, magari potresti salire i tornanti fino alla Badia di Moscheta…”
    “Eh, aspetta, non so mica dov’è di preciso…”
    “Te non ti preoccupare, non importa dove vai. L’importante è che ti fai vedere sempre convinto. E se qualcuno ti dice ‘Hei, ma quì è una merda!’ Te rispondigli: ‘Si, ma è esattamente dove volevo andare!’ ” .

     

     

    Un ringraziamento infinito a Andrea Castagna per le riprese video. Per usufruire dei suoi servigi
    388.19.54.467
    www.castrolvideo.webnode.com

    Se volete una guida per le strade della Toscana
    info@ilkiddo.it
    393 0065601
    Le foto sono dei ragazzi di www.ktmclubitalia.it

    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

    http://www.ilkiddo.it

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