• La “sgambatina”

    by  • 18 agosto 2011 • Avventure, Itinerari • 0 Comments

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    Un assaggio di Maremma in compagnia del Cinghiale.


    Qualsiasi sport amiate, uno dei metodi migliori per mettersi alla prova e confrontarsi è quello di aggregarsi ad un amico che si allena per una gara, magari importante. Di solito, a meno che non pratichiate ad alto livello, per lui si tratterà di una sgambatina defaticante, per voi sarà un’ottima opportunità di confronto e di vedere da vicino com’è che si allena uno che “fa sul serio”.
    Nel mondo del motorally ho un amico, Stefano Turchi detto “il Cinghiale”, che si appresta ad affrontare per la quarta volta il Rally dei Faraoni e che ho avuto modo di osservare in azione durante la manifestazione organizzata dal Team Ingrippo di Roccastrada (Gr). Pensata come una piccola cavalcata, erano previsti tre tipi di percorso per enduro racing, quads e bicilindriche, ognuno con accompagnatore.

    La filosofia stessa dell’enduro che Stefano ama, ovvero quella delle strade scorrevoli, bianche, gli ha permesso di disegnare un percorso veramente bello e divertente anche per chi, come me, è praticamente a digiuno di fuoristrada “vero” ma che, almeno nella mia immaginazione, rispecchia un po’ le caratteristiche delle gare africane.


    E’ una concezione del fuoristrada che deriva dalla passione conservata fin da ragazzo per le gesta degli eroi della Dakar, che portavano sul Lago Rosa le derivate dalle moto di serie, grossi mono come il mio Xt 600.
    Oggi, in effetti, fare fuoristrada consiste effettivamente nell’infilarsi nei boschi o su pietraie con quelli che lui chiama “motorini” (ma che ovviamente usa per allenarsi) ovvero le racing che sono diventate le vere moto da enduro. Una moto pronto gara come la sua meravigliosa Ktm 690 Rally, secondo lui, è la diretta discendente delle vecchie mono da enduro.
    Ovviamente a vederle accanto viene un po’ da sorridere, ma stiamo parlando di una evoluzione di un quarto di secolo di tecnologia!

    Effettivamente, però, almeno una finalità di utilizzo in comune la possiamo senz’altro identificare: per me la giornata in moto parte alle sette di mattina, quando parto da Firenze prendendo la superstrada verso Siena. 160 km e sono a Roccastrada, un bellissimo paese dell’entroterra grossetano arroccato in collina. In mattinata percorriamo 120 km, di cui la metà di sterrato, e alla sera torno a Firenze per altri 160 km di curve e superstrada (dove, sparato come un proiettile, mi sono perso il dado del pignone). Questa, in sostanza, la filosofia alla quale accennavo: quella della moto con cui fare tutto, anche bersagliare chi ti sta dietro con un dado del 30.

    Stefano ci aveva promesso un assaggio di Maremma, che a dire il vero mi ha lasciato un enorme appetito. Lasciamo Roccastrada in direzione di Sassofortino e Roccatederighi su asfalto, per iniziare il fuoristrada attraversando il fiume Merse e girando intorno a Boccheggiano, per arrivare in località Gabellino. Le sterrate non mantenute periodicamente si disfanno sotto l’azione dell’acqua piovana che scava solchi anche profondi: per noi, le uniche difficoltà degne di nota, dove però il mio amico Claudio appoggia rovinosamente la sua muccona a terra.

    Poco danno, per fortuna, solo un gran groppo per me che per filosofia non tiro e non mollo mai nessuno, ma che non gli ho impedito di accompagnarmi in questa ennesima avventura.
    Torniamo su asfalto sotto Chiusdino, dove si trova il Mulino Bianco, quello usato per gli infiniti spot pubblicitari degli anni ’90 con la famiglia felice che si frantuma di carboidrati.

    Un po’ di chiacchiere e balocchi sul greto del fiume, incantandoci ad ammirare la moto che sta per essere imbarcata e poi stradone bianco che passa da Luriano e arriva a Scalvaia. Ci sarò passato accanto un milione di volte, andando o tornando dal mare, e mai mi sarei immaginato una simile giostra per qualsiasi moto con anche mezzo cromosoma di disposizione all’off come questa. Curve in contropendenza, dossi da saltare, salite col cartello “inserire la prima marcia”. Certo è comunque una strada pubblica, si rischia di incrociare macchine, bici o trattori e si passa accanto alle fattorie, per cui un po’ di cervello tocca lasciarlo acceso. Recuperiamo per due km di asfalto e poi ancora sterrato un po’ più impegnativo fino a Lesa, dove Stefano, tanto per concludere nel migliore dei modi la giornata di allenamento, buca l’anteriore. Si fa cronometrare mentre appoggia la moto sulla ceppa di un albero tagliato, smonta la ruota, scalza la gomma, sostituisce la camera d’aria, richiude, gonfia, rimonta la ruota: 10 minuti in tutto. Quando devo cambiare le slick al motard, a me ci va mezza giornata…

    Poi, stiamo fermi altri 20 minuti a cercare di ripulire il bauletto di Claudio dalla composta di peperoni che si è aperta mentre andavamo.

    Asfalto fino a Casal di Pari, passando per il Petriolo e ultima, infinita, larga, velocissima sterrata a cavallo sul crinale fino al castello di Belgaio.

    Una di quelle cose dove ti costringi a rallentare e guardare il panorama anche per far posare un po’ della polvere di chi ti sta davanti, perché l’istinto sarebbe quello di aprire la manetta del gas e darglielo davvero tutto. Come ci verrebbe bene una sorta di Pike’s Peak all’italiana!
    Riprendiamo l’asfalto fino a Roccastrada sul velocissimo misto dove sfogo la propensione della mia dual alla voglia di spararmi due pieghe; salvo poi constatare, vedendo l’anteriore completamente pulito, quanto ho rischiato una sonora boccata in terra.
    Alla festa del paese pranziamo fra risate e racconti di motociclette, programmi e valutazioni sul mondo di chi corre, anche solo per hobby.
    Fra pochi giorni il 690 verrà imbarcato, Stefano farà la sua gara. Dopo una giornatina rilassante trascorsa a spasso con gli amici, tornerà a crescere l’adrenalina, la concentrazione e la voglia di dare il massimo per fare bene.
    La speranza di noi che lo seguiremo da casa sui giornali o su internet è che porti con sé, dentro il casco, un po’ del ricordo di una bella giornata passata insieme, e che gli dia nei momenti più duri un po’ di serenità, e la voglia di andare avanti.
    Sempre col gas aperto!

    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

    http://www.ilkiddo.it

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