• Babbo, me la compri?

    by  • 18 agosto 2011 • Avventure, Motard, Pista • 0 Comments

    • Sharebar

    La scuola motard del M.C. della Futa con Christian Ravaglia.

     

    Accidenti se anche Adria è lontana!
    Almeno partendo da Firenze o dalla Toscana. Chilometri e chilometri di pianura, paesaggio piatto.
    Certo che avere una moto qua non è che lasci molti posti dove andare a divertirti, almeno che non ti possa piacere girare in qualcheduna di queste rotonde…
    Vero che qui hanno le piste, almeno da motard o speedway; non sono il Mugello, però se voglio girare i chilometri me li devo sparare per girare a Pomposa, Ottobiano, Adria o Viterbo.
    Da noi è diverso: basta uscire di casa, e un po’ per tutta la Toscana hai centinaia di chilometri di percorsi dove sfogarti in moto, certo con la dovuta cognizione dei rischi e il dovuto cervello. La necessità della pista la sentiamo meno.. Però il discorso è sempre lo stesso: la strada è pericolosa!
    E se vuoi davvero imparare a guidare la moto, averne la padronanza necessaria, senza un posto dove sperimentare, azzardare, correggerti, sbagliare, la pista è una necessità! Sulla strada non puoi sbagliare: un lungo, tagliare una curva, frenare nel posto sbagliato ti può costare la buccia, mentre in pista al massimo ti fai uno scivolone, butti una leva, un manubrio e ti fai un’abrasione o prendi una bella botta.
    Da noi è un bel pezzo che speriamo nella nascita della pistina di motard accessibile senza dover fare una bella croce sul cinquantino di gasolio e sulle tre ore di macchina, e sembra che l’unica pista nella quale possiamo sperare è quella all’interno dell’autodromo del Mugello.
    Visto che anche noialtri toscani, dopo anni di speranze e falsi allarmi, di annunci e smentite, sembra che potremo finalmente avere un piazzale dove girare, ho pensato che insieme alla pista fosse giusto far partire una scuola di motard, che portasse magari almeno nella forma il nome del gruppo supermotard dei Sommeliers d’Asfalto.

    Varie volte ho menzionato il M.C. della Futa, reso attivo e noto da Paolo Marchioni, Istruttore Federale di guida sicura che svolge da anni e con competenza e professionalità il ruolo di istruttore di corsi di guida di supermotard.
    Per vedere da vicino come il ragazzo lavora però, e per vedere come sarebbe stato possibile impostare un corso, devo andare fino ad Adria, dove nel piazzalone di cemento dell’autodromo, accanto alla pista delle moto “vere” tiene un corso insieme al vicecampione del mondo Christian Ravaglia (!!!).
    Arrivo in ritardo, avendo sottovalutato la distanza, e vedo che hanno iniziato a girare nello sterrato.
    Non ho neanche il tempo di ambientarmi che Paolo mi ha già spiegato la posizione in piedi sullo sterrato: culo indietro, sguardo avanti, moto stretta fra le ginocchia. Comincio a girare sentendomi un po’ un bischero, in quella posizione a “mettetemelo qui” e Christian mi ferma. Ha un bastone in mano.
    “I piedi in punta sulle pedane e stringi meglio con le ginocchia. Non cambiare sullo sterrato dritto, arrivaci con la marcia giusta”.
    Minchia, era Ravaglia!!! Che figata…

     


    Capisco il perché della posizione ridicola. Serve, come a suo tempo mi spiegò Gualini, ad alleggerire l’avantreno e non guidare la moto troppo con le braccia ma con le gambe e coi piedi.
    Io, sono rimasto il solito pirla…
    Ora, so che può sembrare una cazzata, ma se come me vi mettete a guardare sulle riviste la posizione in sella di uno bravo, ho capito che fate bene.
    Solo che non basta cercare di imitarlo, dovete capire perché lo fa, e solo allora imparerete a stare come lui.
    Dopo una dozzina di passaggi sullo sterro passiamo all’asfalto. Una paio di giri di Christian, che mostra un po’ di traiettorie e partiamo. Alcuni ragazzi con le moto proprie sono presenti dal giorno prima, hanno avuto gli istruttori tutti per loro e, rispetto a come li avevo visti girare in altre occasioni, sono già irriconoscibili.

    Possibile che quello con una posizione in sella impeccabile, la pedana a sfiorare il cemento sia proprio Greg? Altri hanno preso la moto a noleggio, per provare cosa significa il motard o per non rischiare la propria stradale.
    Io vengo fermato prima da Paolo, poi da Christian. “tieni il piede a martello, gira più largo, sfiora il cordolo, non mandare quella gamba a spasso, inclina il busto verso l’interno curva, soprattutto in uscita…” oppure “dove li mandi quei ginocchi? Stringi i convogliatori! Devi guidare la moto con le gambe, non con le braccia; non guardare davanti alla ruota, allarga la visuale, gira la testa!”
    Mamma mia quante cose da mettere tutte insieme… e pensare che ero venuto a fare il turista, mica pensavo di farlo davvero il corso…
    Poi mi accorgo che la mia posizione piano piano assomiglia davvero a quella che si vede nelle foto, e ne capisco il motivo. Solo che sono TANTE cose, e in più c’è lo sterrato.
    La pista che non ci ho mai girato, con un grip stranissimo, altissimo. Stacchi al limite e senti le gomme stridere, la gomma parte e riacquista subito aderenza, cosa che stranisce molto. È larghissima, forse troppo, tanto che non riesco a fare due volte la stessa traiettoria. Mi pare di non avere obblighi. Comincio a girare meglio sul solo asfalto e decido di includere lo sterrato. Aiuto! tiro dei dritti paurosi, poi all’ennesimo passaggio da pena capisco di usare il bob in appoggio, Christian mi consiglia dove sedermi per non durare troppa fatica, ritorno sull’asfalto dove è sparsa la sabbia dello sterrato e rifaccio pena anche lì. Che faticaccia, quante cose nella testa… mi ricordo di farne una e mi accorgo che ne ho lasciate altre due.
    Quando sono convinto che posso mettere tutto insieme per fare almeno un giro, se non veloce, almeno corretto come posizione e movimenti, mi prendono i crampi a tutte e due le gambe.


    I crampi??? A me, che quando giro per strada faccio 700 chilometri di passi senza mai fermarmi o che quando giravo al Mugellino mi dovevano sparare per farmi uscire?!
    Mi devo accontentare dei semini che ho messo nelle guance, e aspettare con ansia la prossima volta che posso tornare in pista per riprovare a mettere in pratica il tutto. Poi tornerò a fare un altro corso e vedrò cosa ancora non va.
    Umiltà, la consapevolezza che si ha sempre da imparare, e soprattutto che è possibile farlo. Lo so che tante volte ci si maschera dietro un “tanto io vado per passare una mezza giornata” oppure “ormai quello che so fare è questo”. Invece no, un corso è SEMPRE utile, e quando si capiscono le cose, quando si alza l’asticella di un gradino, c’è sempre una soddisfazione immensa.
    Alla fine e durante la giornata c’è poi l’emozione di fare gruppo con piloti veri come Paolo e Christian, coi quali si scherza, si cazzeggia, si imparano a conoscere più come persone che come manici. Una figata!
    … e io non vedo l’ora che questa cosa sbarchi anche da noi.

    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

    http://www.ilkiddo.it

    Lascia una risposta