• Il Parco Giochi

    by  • 18 agosto 2011 • Enduro • 0 Comments

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    Foto Emanuele “Tresca” Ciulli, un vero manico! (con la macchina fotografica…)

     

    La verità è che quarant’anni suonano proprio TANTI.
    La verità è che a quarant’anni non ci sono più seghe: ormai sei grande.
    Sembra il crocevia di qualcosa che deve cambiare, che devi decidere. Trovare una stabilità, pensare ai propri doveri, essere meno egoista, operare delle scelte, rinunciare a qualcosa.
    E poi, proprio sulla strada della rinuncia, quando avevi deciso di lasciar perdere la “moto da quindicenni”, che non fa parte del tuo essere motociclista, che vivevi più come un impegno che come uno svago e accetti un baratto sperando di avere una più facile moneta di scambio, ti ritrovi sul furgone qualcosa di veramente nuovo, diverso. Un cross 250, un oggetto che almeno per me ha la familiarità della Kamchatca o di un assorbente interno.
    E come si fa, se gli amici decidono di infilarsi dentro ad una sorta di parco giochi, una fabbrica abbandonata di esplosivi, a resistere alla tentazione di provare quello strano oggetto nei boschi o dentro agli edifici in rovina. Scavalcare le rovine di un muro crollato, che mi sento euforico per aver superato senza aiuti; districare la moto da cespugli o gruppi di alberi; abbandonarsi all’ebbrezza della velocità sulla ghiaia dei viali deserti; sentire il brivido della solitudine al buio, perso senza il conforto di un faro in una galleria piena di oggetti sgretolati, antica via di fuga in caso di scoppio.
    La verità è che poco importa se non sei veloce, o padrone del tutto della situazione e del tuo mezzo. O se quella maledetta scalinata viscida non hai avuto davvero il coraggio di scenderla stando in sella, e si che gli altri sono tutti più grandi di te o con meno esperienza.
    La verità è che senza tutto questo, senza queste emozioni, il trovare qualcosa di nuovo; senza questi stimoli, nuove sfide quasi tutte da perdere o andare al massimo in pareggio, noi appassiamo.
    Gestiamo sensi di colpa per essere arrivati tardi alla festa di carnevale dei bambini, o per i soldi che spendiamo, o per le assenze. Diventare grandi significa ricordarsi che per darsi agli altri abbiamo bisogno di vivere, di soddisfare il bisogno di continuare a giocare.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

    http://www.ilkiddo.it

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