• Crossovering

    by  • 18 agosto 2011 • Avventure, Motoguida, Raduno • 0 Comments

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    CROSSOVERING
    al 3° raduno nazionale di KtmClubItalia.
    Riding Experience tra Chianti e Val d’Orcia.

    Un applauso per il Kiddo.


    Quando un sacco di gente dentro uno stanzone grida il tuo nome e batte le mani, o hai fatto qualcosa di grande, o ti sei appena messo in un guaio più grande di te.
    Io, devo confessare, queste persone le ho usate come cavie per sperimentare, su larga scala e potendo vedere tante moto tutte insieme, per testare la mia nuova invenzione: il “Crossovering”!
    No, tranquilli, non ho intenzione di fondare una religione (anche se a volte mi sono stati fatti i complimenti per gli splendidi paesaggi che abbiamo attraversato e mi sono schernito giurando che non li avevo fatti io. Non da solo, almeno).


    Il crossovering è la disciplina motoristica che impiega al massimo delle potenzialità la maggioranza dei nuovi modelli di moto ispirate in maniera più o meno vaga al motard o enduro strettamente stradali. Di tutto ciò che sta all’incrocio, al crossover di generi. Tutto considerato ci voleva un nome. In principio era il verbo, e avere una parola per dare un senso a qualcosa è tutto. Il crossovering è il modo in cui si organizza un itinerario, che non potrà omettere di includere, oltre alle “consuete” strade meno rettilinee possibile, una buona dose di “stradaccia”, meglio se bianca, meglio ancora se a malapena segnata sulla cartina o assolutamente capace di mettere in crisi il vostro navigatore satellitare. Diciamo che è come mettere un po’ di peperoncino nella minestra. È crossovering.
    Lo so, delle motard stradali c’è chi ha fatto un vero e proprio credo, come il sottoscritto, del resto. E sminuirle al solo ruolo di stradali con le sospensioni lunghe mi deprime; per cui, almeno per come la vedo io, noblesse oblige, l’avete voluta la bicicletta? O pedalate!
    L’occasione perfetta di diffondere il Verbo fra un nutrito gruppo di adepti, troppo ghiotta per resistervi, mi si è presentata organizzando il 3° raduno nazionale di ktmClubItalia. Più che un ritrovo, un ritiro moto-spirituale (sede perfetta l’hotel Villa san Michele, a Monte San Michele, Greve); più che una riunione fra iscritti ad un forum, un goliardico convitto fra amici vecchi e nuovi; più che un giro in moto, una esperienza di guida!
    250 chilometri, di cui 30 circa di strada bianca, partendo da Monte san Michele e attraverso il Chianti, le Crete senesi e la Val d’Orcia.


    A dirla tutta il nome “Riding Experience” non è farina del mio sacco, ma di Mistralk, uno dei moderatori che mi chiedeva informazioni un po’ più dettagliate sulla natura dell’evento che cercavo di proporre sul forum mentre ero impegnato in una partita a Motor Storm con mio figlio minore. Mi piace fare due cose insieme, tipo fumare e mangiare patatine, scalpellare la pietra e cantare musica reggae, organizzare un evento e giocare alla Play.
    “Per come me la immagino io, dovrebbe essere un’esperienza di guida, qualcosa che uno da solo non fa quasi mai, considerando che non è tanto la moto che conta, quanto il motociclista. E quello cresce solo maturando esperienza. Un po’, alla fine, come funziona ogni cosa, ovvero – se non lo sai, sappilo!-“
    Mi pareva che la cosa si adattasse perfettamente allo spirito arancio. E allora eccoci, tre mesi di attesa, un conto alla rovescia ansiogeno nel frontespizio del forum, un migliaio di chilometri di scouting (perlopiù a febbraio, talmente armati di abbigliamento termico da non capire quanto forte fosse il freddo bastardissimo che gelava l’asfalto) e finalmente mi ritrovo seduto sul balcone di Villa san Michele a vedermi sfilare davanti decine e decine (una settantina, alla fine) di persone. Semi o del tutto sconosciuti, coltivati ad aspettativa di qualcosa di bello per forza. Tanti ragazzi giovani, coi mono bombardati, forse alle prime esperienze di grandi raduni; altri, coi mono e coi bicilindrici, tipi che ho visto decine di volte ai raduni, quelli che viaggiano di più, che ne hanno viste tante. Adulti in tutti i sensi, sono quelli con maggiore spirito critico, più autonomi, più capaci di amicizia e di liberare al momento opportuno il bambino che hanno dentro: per me, il vero metro di giudizio.
    Pascolare tutte queste moto può sembrare complicato, e in effetti lo è. In generale vige la legge di Murphy, e malgrado ti continui a ripetere -durante la notte insonne passata a rigirarti al piano di sopra del castello come quando eri a fare il militare vent’anni prima- che hai pensato proprio a tutto e nonostante la lungimiranza che i tuoi improvvisati collaboratori scambiano per paranoia, sai che se qualcosa può andar male, lo farà! A me non mi aiuta a dormire neanche il vino, oltre il fatto di essere fuori casa, ma soprattutto non rispetterò durante la giornata la regola numero uno delle lunghe girate in moto: bevi! Non rispettare questa regola tassativa significa crampi, in più l’alcool disidrata.
    Dopo colazione, intutati e muniti di cartina che farà più danno che altro, riassumiamo con un veloce briefing le regole del come si sta ad annoiarsi dietro i fumi di scarico di uno più lento di noi, di come si dovrebbe aspettare agli incroci la palla dietro che non arriva mai mentre io mi ero preso con quello davanti, di come infine chi ha ruolo di guida può sorpassare e fare il ganzo tutto il tempo mentre se a me mi vedono alzare il culo dalla sella per scoreggiare mi rimproverano di fare rumori inutili. Dall’albergo alla strada asfaltata ci sono circa un cinquecento metri di strada bianca. La comitiva, già in questo tratto riesce a perdere pezzi. Evidentemente qualcuno deve essersi preoccupato maggiormente di stare insieme all’amico che di aspettare che arrivassero quelli dietro di lui, perché un gruppetto proveniente da Roma arriva alla strada principale e non vede nessuno. Interpretano male la cartina, e invece di andare verso Radda girano verso Lucolena. Credo si tratti di un record. Persi nel primo chilometro! Io nel frattempo sto in testa, e se pensi di andare piano in modo che tutta la carovana abbia il tempo di snocciolarsi, non hai fatto ancora bene i tuoi calcoli. A Gaiole qualcuno si perde la targa, e solo a Castelnuovo Berardenga un ragazzo mi avvisa che alcuni suoi amici sono finiti a Castellina in Chianti!!! È la combriccola dei romani. Do loro le indicazioni sul dove dirigersi e, lasciato il comando a Johnny, il cuore di tutto l’evento, mi sparo verso Brolio, dove conto di intercettarli. Almeno in questo modo ho la possibilità di fare il mio passo: sempre vedere il bicchiere mezzo pieno! Finalmente li ritrovo. Sono un gruppetto di amici veramente forti, e alla fine devo confessare che fare il giro con altre sette moto invece che settanta è decisamente uno spasso. Ho addirittura il tempo di dare qualche consiglio a un ragazzo su una splendida SMT. “Non passare la linea di mezzeria”. “Muovi il busto all’interno della curva”. “Cerca di fare le traiettorie che faccio io…” invece di mandarmi a quel paese, alla fine del giro mi ha ringraziato, confessandomi che almeno si era stancato molto meno. Un applauso per il Kiddo.


    Torre a castello, poi sull’Eroica, strada bianca a Monte sante Marie. Tra Asciano e Monte Uliveto sembra di guidare su quelle colline verdi come se fossero state semplicemente asfaltate, e a volte diventa pericolosa la strada perché ai dossi seguono curve strette in contropendenza. Una giostra.
    Buonconvento, Montalcino e infine l’Abbazia di Sant’Antimo, dove raggiungiamo gli altri fermi per pranzo. Una meravigliosa cartolina di Toscana dove finalmente ho modo di vedere in faccia un po’ di gente.


    Lo vedi negli occhi delle persone, se hai acceso qualcosa. Se quella, per loro, sarà una giornata che ricorderanno per tanto tempo. Non importa che ci sia qualcuno che ti da un riconoscimento in denaro o un foglio di carta dove c’è scritto che sei bravo a fare qualcosa, e davvero non te ne importa molto, se riconosci Quella Cosa, negli occhi di chi si è affidato a te.

    Ripartiamo verso Bagno Vignoni, sulla strada che attraversa l’Orcia e risale verso Castiglione d’Orcia. Me l’hanno fatto notare proprio nei giorni successivi, sul forum, come sia perfetto lo stato dell’asfalto delle nostre strade. Su questo tratto è completamente nuovo, e il traffico praticamente assente invita a scorrere, gustare la guida affidandosi alla perfezione delle curve, gustando ogni traiettoria pensando a quante sfaccettature possa assumere il nome, dato un po’ goliardicamente, dei Sommeliers d’Asfalto, senza la cui assistenza anche questo evento non avrebbe mai potuto prendere vita.


    A metà strada squilla il telefono. È Winnie, la nostra scopa. Di tutti quelli che potevano perdersi la chiave della moto, è successo proprio a quello che doveva chiudere la fila, cosicché nessuno se n’è accorto. “Ho chiamato la mì mamma, mi porta quella di riserva (da Siena), voi andate…” Penso che non posso farci nulla, per cui raggiungo gli altri a Bagno Vignoni. Nel parcheggio, Pizzi, che è pure moderatore e quindi dovrebbe avere anche un minimo senso di responsabilità e organizzazione, sorride dicendomi di aver trovato una chiave col logo KTM. “Ma come??!! Trovi una chiave per l’appunto di una moto KTM e non dici nulla???” “Ma io l’ho chiesto…” Non gli è venuto in mente di bloccare tutto il gruppo finchè non viene fuori il distratto proprietario. No!, continua come se niente fosse… Ci vuole uno abbastanza veloce che riporti la chiave a Winnie, ma fra i Somms Gianni è agli sgoccioli con la benzina e il Presidente si è perso metà delle viti della corona. Johnny mi fa gli occhioni da cerbiatto, quindi va il più bischero, cioè io.
    A fine giornata conterò cento chilometri precisi in più di ogni altro partecipante. Però devo dire una cosa: se qualcuno ha pensato che io mi fossi “sacrificato” per un amico o per il bene del raduno, deve sapere che mai sacrificio fu meno sofferto. A dirla tutta però, complice la stanchezza, il sonno mancato, la disidratazione dovuta all’alcool della sera prima e la poca acqua da bere, prima dell’Orcia ho dovuto guidare con una gamba distesa a causa dei crampi. Incredibilmente, mentre vado e senza rallentare più di tanto, riesco a farmeli anche passare, e raggiungo la mia scopa a Sant’Antimo mentre prende il sole in mutande, senza essersi accorto che stava per rimanere vittima di una squadra del Ku Klux Klan.


    Raggiunto di nuovo il gruppo, che nel frattempo si è ristorato immerso nelle bellezze di Bagno Vignoni, con la vasca di acque termali e i resti delle antiche terme, arrivo giusto in tempo per sentirmi rimproverare che qualcuno si è annoiato a stare fermo…
    Passiamo accanto a San Quirico d’Orcia e Pienza, pensando a quante belle strade e quanti stupendi posti riusciamo a vedere, ma a quanti altri passiamo accanto e meriterebbero di essere visitati.
    Ci infiliamo nella campagna meno aperta, verso Trequanda, per tornare al centro del nostro 8, ovvero Asciano, dove riprendo il comando dirigendomi verso Arbia.
    Credo sia la strada più bella del mondo. La più bella da guidare, col paesaggio più appagante, dove l’occhio spazia a destra e sinistra per chilometri e chilometri di onde verdi e percorri il crinale delle colline dondolandoti fra le curve che pennellano il paesaggio. Dietro di me ho una settantina di moto arrivate da tutte le parti d’Italia, dal Salento alla Brianza , i miei amici Sommeliers accanto, e si, credo di essere riuscito in qualcosa di veramente bello. Un applauso per il Kiddo.
    Arbia, Monteaperti, Pianella e di nuovo sullo sterrato per lo sforzo finale verso Canonica a Cerreto e Vagliagli.
    Portare altri motociclisti su tipi di strade che di solito non affrontano è una grossa responsabilità. Ci si prende il rischio (sempre avvisando, ovvio) che qualcosa possa andare storto, che qualcuno appoggi la moto in terra e magari ti venga data la colpa. Un azzardo. Che però paga, in termini di soddisfazione. Perché poi vedi che si sono divertiti, che ti ringraziano, e ti dicono “Non c’ero mai stato”, “Non ci avevo mai provato”, “Non credevo di potermi divertire così tanto”.


    Ecco perché lo facciamo, perché si passa le serate al computer e al telefono. A volte veniamo rimproverati che dovremmo chiedere dei soldi, dovremmo guadagnarci. Ma chi lo fa non ha capito che non ci sono soldi, non c’è premio che possa valere quello che si prova a sperimentare la riconoscenza profonda di quelli che per te, fino a qualche ora prima, erano dei semisconosciuti. Una forma di amore universale, o perlomeno per chi ha una passione simile alla tua…
    A Castellina in Chianti ci raduniamo dopo l’inevitabile sparpagliamento dovuto allo sterrato. Moto dalle gomme lisce completamente coperte di polvere, facce con “orsetti” di terra disegnati dagli occhiali da cross, tute da turismo che hanno cambiato colore, virando sul marrone. Sorrisi a trentadue denti, occhi spiritati ed entusiasti, pacche sulle spalle e rapidi resoconti dei (pochissimi) danni, dovuti soprattutto a distanze di sicurezza non rispettate. Gente felice. Un applauso per il Kiddo.


    La sera non mi accorgo, sciolta la tensione sotto la doccia, che sto cazzeggiando a chiacchiera mentre gli altri aspettano per andare a cena. Arrivo nella sala del ristorante, e mi accorgo solo al momento di entrare che mi stanno aspettando per il brindisi e “l’applauso per il Kiddo”. Mi schernisco, odio queste cose, mi mettono in imbarazzo. Però mi dico anche eccheccazzo, lo so anche io che me lo sono meritato. E allora prendilo questo applauso, e zitto. E con me Johnny, Winnie, il Giacca, e tutti i Sommeliers d’Asfalto.
    La sera si tira il fiato, si beve, si scherza, si sparano cazzate. Si sta insieme agli amici. Riusciamo persino ad apprendere i segreti della famosissima “Incucchiarata Marchigiana”, nonché altre prodezze erotiche tipiche di ogni angolo del Paese. Esaurisco la riserva di energie per illustrare come Shakino sia troppo precaricato al posteriore. E finalmente, arrivato al piano di sopra del mio castelluccio, mi sparo una dormita come non facevo da anni, o perlomeno da un paio di giorni.
    La domenica giretto per le eccellenze del Chianti di una trentina di chilometri: Passo del Sugame, Greve, Panzano, Castellina, san Donato in Poggio, e infine arriva il momento di salutarci alla Badia a Passignano. Le ultime indicazioni su dove andare a cercare la strada migliore per il ritorno e un ultimo pezzetto di sterrato fino a Montefioralle e Greve.
    Due giorni di curve, strade bianche, esperienza di guida. Due giorni di Crossovering. Magari avrò scoperto l’acqua calda, o solo dato un nome a quello che faccio da sempre, ma credo di essere contento di aver riconosciuto che è ciò che vorrò continuare a fare da grande.
    Anche se si parla di svago, di cose fatte per pura passione, ci sono alti e bassi, momenti di gioia e soddisfazione e altri in cui si deve accettare il fallimento. A volte stanno così vicini in ordine di tempo che sembrano messi lì apposta per mostrarci qualcosa, darci una lezione. Poco dopo gli applausi per il Kiddo, ho dovuto affrontare la realtà della sconfitta. Ma questa è un’altra storia, che magari racconterò più avanti, sempre se ne avrò voglia, e se ci sarà qualcuno che avrà voglia di leggerla.

     

    Un GRAZIE enorme al forum di KtmClubItalia che continua a darmi fiducia nell’organizzare ogni anno il ritrovo nazionale. Sanno benissimo che servono come cavie per qualcosa che in futuro, chissà…

    …e agli iscritti che mi hanno gentilmente cocesso le foto, grazie ancora ragazzi!

    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

    http://www.ilkiddo.it

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