• Peccare di ingenuità

    by  • 18 agosto 2011 • Dentro al casco.., Motoguida, Sicurezza • 0 Comments

    • Sharebar

    A proposito della mia non idoneità come istruttore federale di guida sicura su strada.
    Solo di recente, da fonte nazional popolare ovvero un quiz di Gerry Scotti, ho scoperto che la parola “blog” deriva dalla contrazione di web+log, ovvero un diario in rete: esattamente quello che faccio io!
    L’ignoranza è davvero una cosa fantastica: ti permette di scoprire sempre cose nuove.
    Questo è un diario, quindi, di una parte ben definita del mio vissuto, che come ogni altro ha alti e bassi, momenti esaltanti e tragici, grandi speranze, successi e amare delusioni, che a volte sono più preziose degli importanti traguardi raggiunti, perché permettono di fare un passo indietro e fare due conti con se stessi e i nostri errori.
    Come molti altri in qualsiasi ambiente che comporti impegno e passione, ovviamente anch’io ho fatto molte esperienze, tanto da pensare spesse volte che da questo cumulo di conoscenze, tecniche, personali, di comunicazione potesse un giorno arrivare L’occasione, ovvero entrare a far parte di Qualcosa di importante. Un riconoscimento, insomma, magari anche economico perché no da parte di qualcuno che rappresenti un’autorità riconosciuta. Voglio dire: ho fatto davvero di tutto ma non sono mai stato niente, se non un freelance occasionalissimo.
    È così che mi sono rivolto a quella che considero la massima autorità nel mondo del motociclismo italiano, ovvero la Federazione, rappresentata dal team GSSS (vedi articolo in fondo alla pag. iniziale “Tutti a scuola”). Avevo deciso cosa avrei fatto da grande: l’Istruttore di Guida Sicura Su Strada! Il fatto che a causa della mia “proverbiale insistenza” fossi stato addirittura invitato da uno degli istruttori formatori mi dava anche una spinta ulteriore a dare il meglio per fare bella figura.
    Sinceramente avevo riposto un sacco di speranze in questa cosa: passare al di là della cattedra, vedere i miei sforzi finalmente riconosciuti, diventare Maestro di Moto!
    Passo i mesi prima dell’atteso corso di formazione investendo tutta la mia ansia e concentrazione, studiando geometrie, sospensioni, tecnica di guida, contenuti del corso nella speranza di figurare al meglio, e solo ora mi rendo conto di quanta apprensione posso aver maturato nei mesi di attesa dell’anelato riconoscimento. Finalmente, da ottobre, verso la metà di marzo mi arriva la comunicazione per email dal Settore Tecnico, senza neanche una richiesta di conferma di lettura (saprò poi che qualcuno non l’ha mai vista).
    Comincio ad avvisare al lavoro che probabilmente sarei mancato i giorni del corso e, nel caso di idoneità, anche diverse altre giornate in primavera. Ma questa era la mia grande Occasione, e per niente al mondo me la sarei lasciata scappare.
    Finalmente arriva il momento di presentarsi al centro tecnico di Polcanto, ormai più che altro curioso sui contenuti del corso, gli esami ai quali saremmo stati sottoposti, le prove di abilità che avremmo dovuto superare.
    In realtà, più che un esame di qualsiasi tipo, si è trattato di una due giorni dove si seguono indicazioni su come si dovrà comportare un istruttore, quale atteggiamento tenere, come può funzionare l’apprendimento dell’allievo. Sia in aula che in strada, non viene mai neanche accennato ai contenuti del corso, ne viene chiesta una qualsiasi preparazione tecnica o di guida, salvo in casi palesi di evidenti mancanze del candidato. Solo in rari casi viene fatto notare (magari a plurititolati campioni di qualche specialità motociclistica) che dovrebbero evitare di tagliare le curve, muoversi di più in sella o non tenere i piedi a papera. Salvo sentirsi rispondere che per strada, loro, non ci vanno mai o non ci sono mai andati. Vengo rimproverato di andare troppo forte (forse perché ho seminato sul passo della Colla dopo una curva il tecnico federale, visto che gli altri allungavano davanti, ma poi l’ho aspettato!), ma credo che il giorno dopo, per accentuare il movimento in sella “al rallentatore” qualcuno si lamenta che rischia di cadere perché vado troppo piano…
    Solo alla fine del secondo giorno, quando siamo ormai tutti bolliti, viene data ad ognuno l’occasione dei cinque minuti di popolarità, dove ci caliamo nella parte dell’insegnante, ci presentiamo e parliamo di un argomento tecnico a piacere. Quindi, test a risposta multipla, del quale (credo ma non lo saprò mai) non sbaglio neanche una risposta, avendo studiato un sacco di tutto: dall’effetto deportante del bauletto alla distanza di sicurezza al funzionamento delle valvole desmodromiche. Per finire, autovalutazione da 1 a 4 delle conoscenze e capacità personali, in pseudo colloquio ultrarapido con istruttori dimezzati in numero.
    Vado via sinceramente sereno, sicuro di aver fatto del mio meglio e perché no, di essere realmente capace.
    La sorpresa, ovvero la comunicazione della mia “non idoneità”, non mi arriva da nessuna email della Federazione, pur anche senza richiesta di conferma di lettura, ma dall’istruttore formatore che formalmente mi aveva invitato.
    A distanza di alcuni mesi da quella missiva privata, che mi astengo ovviamente dal riportare (ma che aveva tanto il sapore del più classico “se le interessa il posto ci sarebbe da fare un corso, ovviamente a sue spese”; e io che nella mia ingenuità credevo nella meritocrazia…) ancora aspetto una comunicazione ufficiale, continuando a domandarmi le reali motivazioni della mia non idoneità dal momento che non vedo in che modo si possa essere stati esaminati, se non con una blanda conoscenza personale. Nell’arco dei due giorni, ne io ne altri candidati abbiamo avuto l’occasione di scambiare più di due parole col tecnico federale presente, o che ci fossero rivolte domande sul nostro vissuto motociclistico, le capacità di comunicazione, le potenzialità come insegnante o le nostre conoscenze tecniche.
    Spero sinceramente, anche perché si tratta di formare persone che insegneranno in merito alla “guida sicura su strada”, che i candidati prescelti abbiano migliori capacità di quelle che potrei aver avuto io o gli altri “non idonei” come me, e non mancherò mai di rinnovare la mia stima più profonda nei confronti del GSSS team, che include alcuni amici veri, che sono riusciti a far diventare un lavoro qualcosa che, fatto il dovuto passo indietro, mi vedo a continuare a praticare solo per hobby.
    Per questo, continuerò a fare il solito Kiddo di prima, che ai raduni da consigli sulla tecnica di guida, che viene invitato da altri istruttori federali non appartenenti al GSSS Team per fare affiancamento, come ad esempio del M.C. della Futa durante i test ride, o da A.M.I., sempre con funzione di guida o istruttore. Magari come al solito senza richiedere compensi, ma solo per riconoscimento delle capacità personali o nella speranza, fosse anche per una persona sola, una volta sola, di riuscire a rendere la guida davvero più sicura, a evitare una caduta o perché no, a salvare la pelle a qualcuno.
    In fondo si tratta solo di questo, no?!

    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

    http://www.ilkiddo.it

    Lascia una risposta