• Mamma mia la Tuono…

    by  • 18 agosto 2011 • Avventure, Motoguida • 0 Comments

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    2 giugno 2011, Aprilia riding test in Raticosa con M.C. della Futa.

    Passo della Futa

    Il bilico della casa varesina arriva un po’ in ritardo, il trasportatore tira giù due moto alla volta. Noialtri arruolati dal Motoclub della Futa le portiamo al gazebo allestito davanti allo Chalet Raticosa, in cima al famoso Passo. All’inizio titubanti e ansiosi, con quella giusta misura di dovuto rispetto tipico del momento di prendere in consegna delle moto nuove di pacca che ti vengono affidate durante un test ride. Dopo un quarto d’ora che traslochiamo moto cominciamo a rallentare il ritmo, sembra non finiscano più e siamo in meno a riceverle.
    Sembra, facile.
    Ti organizzi con un po’ di aziende che portino prodotti da esporre, dai agli intervenuti qualche nozione in merito alla guida sicura, qualcuno che apre la strada durante il test ride delle moto in prova, e l’evento in due parole è fatto! Se poi hai l’intera gamma delle maxi Aprilia a disposizione da far provare, difficile far brutta figura.
    Fra le aziende che partecipano, Sixs. Il suo patron è Marco Dall’Omo, appassionato rallysta. Quando gli chiedo se ha merce da esporre oltre ai volantini mi rassicura: “basta che ci metti una bella bionda con un bello scollo…”. Sembra facile. Sicuramente efficace.
    Mst, ditta quasi artigianale che produce parti speciali per moto, soprattutto Bmw, espone una Hp2 e una Gs 1200 che attirano quasi tanti sguardi quanti la bionda di cui sopra.
    Io sono stato invitato in qualità di “ciliegina sulla torta” e interprete toscano-emiliano in vista della forte affluenza di pubblico del mio versante. I miei compagni di avventura, Giorgia, Paolo, Carlo, Michi, Nico, Axel, alcuni dei membri più attivi del M.C. della Futa, mostrano serietà e professionalità nello svolgere il loro compito di guida. Percorriamo infinite volte il tratto scelto per il test, durante il quale apriamo e chiudiamo la fila dei tester, fra il passo e Monghidoro, già Scaricalasino, paese natale di Gianni Morandi.
    Dopo il necessario modulo da compilare, i partecipanti a gruppi di cinque vengono istruiti con qualche concetto di guida sicura, in pratica un protocollo che comprende diverse domande inerenti la dinamica della moto, la distanza di sicurezza, la manutenzione, la posizione in sella ovvero come si distribuiscono i pesi del corpo. Mi viene affidato addirittura il compito di cominciare questa sorta di interrogazione; e se Paolo riesce a snocciolare i quesiti in questione con una abilità da imbonitore di fiera di paese, io non riesco a contenere le istruzioni del protocollo nei cinque minuti canonici, pensando che avrei preferito argomentare qualcosa di più strumentale all’evento. Ma tant’è, Carlo viene in mio soccorso, e finisce da dove interrompo ogni volta. Mi insegnano in pratica che in occasioni come questa è meglio dare qualche nozione, far sovvenire a che va normalmente in moto qualche dubbio, un po’ di autocritica, piuttosto che strutturare un vero dialogo. Uno dei preconcetti nei quali ci imbattiamo più spesso riguarda la traiettoria da seguire in strada. Molto spesso, magari su consiglio dell’amico pistaiolo e smanettone si preferisce staccare come si farebbe in pista, sacrificando la fluidità, la possibilità di una frenata di emergenza e la visibilità che sono alla base della guida, anche “sciolta”, su strada.
    Da parte mia, preferisco osservare la guida degli occasionali tester e magari scambiare qualche parola a test finito. Si scoprono un sacco di provenienze ed esperienze diverse. Qualcuno assorbe con avidità ogni consiglio, ogni nozione o critica; altri faticano a mettersi in discussione, trovando magari questo o quel difetto nella moto in prova. Tutti comunque uniti dalla stessa curiosità per i nuovi modelli Aprilia, soprattutto Dorsoduro 1200 e Tuono, verso la quale la mia esperienza di motociclista mi incute un certo timore riverenziale.
    Alla fine mi decido, sono troppo curioso di provare a montare una bestia del genere. In fondo sono 6-7 chilometri, faccio la scopa, magari non metto neanche la seconda.
    Fin dai primi metri decido di non darle nessuna confidenza, e invece basta sporgersi appena in curva, sembra di guidare una bicicletta. Piacevolissima anche ad andatura bassissima, di una facilità disarmante. Un vero gioiello, che altrimenti credo non mi sarei mai azzardato a provare. Non è nel mio vissuto una moto così, ma viviamo di passioni, e questo oggetto non può non prendere il cuore di chi ci monta sopra. Torno alla realtà guardando un paio di ragazzi che si fanno un po’ prendere la mano. Staccano al di là della linea di mezzeria, ci danno un paio di manciate di gas, come non capirli? Ma è il momento di tornare al ruolo che mi è stato affidato, a fine prova caziamo adeguatamente. “Ma io la Tuono la devo comprare, come faccio a capire come va a 50 all’ora?” Ovviamente rispondo che non è questo lo spirito della prova (oddio, mi dissero proprio così una volta che impennai un Gs 650 in un test ride Bmw, e io ho riciclato spudoratamente), e che dovrebbe chiedere una prova al suo concessionario. In realtà gli sono nel cuore, sto per suggerirgli di fregarne un paio e andarci a fare un passo del Giogo, quando Paolo mi richiama al dovere: C’è da prendere i documenti di altri cinque.
    Andiamo avanti tutto il giorno, fra un gelato a pranzo e una bevanda energetica, una chiacchiera e una risata con la bionda della Sixs che si arriva all’ora di smontare.
    Sembra facile, quando hai esperienza, professionalità, credibilità, capacità e volontà di gestire una manifestazione del genere forse diventa anche facile. Rimane impegnativo, ma di sicuro non ci si improvvisa.
    A me rimane il ricordo di una bellissima esperienza, di aver sfiorato per pochi minuti qualcosa di così bello, la sensazione che si prova ad essere un insegnante, venire ringraziato per pochi consigli che verranno metabolizzati con l’esperienza futura.
    Ma soprattutto, mamma mia la Tuono…

    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

    http://www.ilkiddo.it

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