• Uscita di sicurezza, di Franz Ducati

    by  • 18 settembre 2011 • Ospiti • 0 Comments

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    IL PIANO B
    Domenica primaverile, prendo l’Hyper e con un gruppo di hooligans decidiamo di andare a consumar gomme sul Muraglione.
    Siamo una quindicina, dopo un po’ di strada alla garibaldina rallentiamo e ci ricompattiamo a Dicomano, in fondo alla piazza una pattuglia ci guarda da lontano, noi sembriamo pensionati con la Prinz, tutti sottocoppia con un filo di gas, che se quelli decidono di controllarci gli basta prendere quello più in regola per risanare il bilancio del comune.
    I pochi con gli specchietti si guardano alle spalle con una certa apprensione, ma il pericolo pare passato, l’abbiamo fatta franca. Almeno pensavamo. Non avevamo fatto i conti con… Guglielmo Marconi.
    Saliamo spensierati a velocità che il codice della strada manco contempla, i sismografi allertati dallo spostamento d’aria, i gommisti della zona a sfregarsi le mani, peliamo il gas all’entrata di San Godenzo quando in prossimità della piazza ci si para davanti una seconda pattuglia, in mezzo di strada, in assetto antisommossa, coadiuvata dai vigili del paese, tutti con facce e intenzioni poco ma davvero poco amichevoli, un vero e proprio posto di blocco, evidentemente sollecitato da quelli a valle. Grazie eh Guglielmo, proprio la radio dovevi inventare?
    Io sono a metà del gruppo, e cerco di mettere in atto il piano A, quello che in genere adotto se vedo una paletta e davanti ho una macchina: mi accodo a mezzo metro e mentre lui accosta provo il dribbling. Però sono dietro a un’Husqvarna e la vigilessa è agguerrita nonché appassionata di rugby, insomma mi placca con una palettata sul casco intimandomi perentoria di fermarmi. In un attimo realizzo che di lì a poco la mia patente finirà in coriandoli e che se vorrò uscirne senza ipotecare la casa dovrò appellarmi alla clemenza della Corte.
    Troppo rischioso, vediamo se esiste la possibilità di elaborare un piano B.
    Mi fermo, scendo, e spingendo la moto cerco di allontanarmi il più possibile dalla zona calda. “Dove sta andando lei? Venga qua!” ruggisce la vigilessa.
    “Non ho cavalletto, l’appoggio al muro” squittisco io sfoderando la mia migliore faccia di sòla. E in effetti l’appoggio al muro. Accanto alla porta del bar della piazza. La porta laterale. Quella decina di metri più in là.
    Torno sui miei passi mentre tuttintorno l’atmosferà è pesante, “Spengete i motori! Via i caschi! Fuori i documenti!”. Tutti con patenti e libretti in mano, chi si raccomanda alla Madonna, chi chiama la mamma, chi bestemmia in aramaico antico. “Bah, visto che si andrà per le lunghe a questo punto tanto vale prendere un caffè” dico con la faccia di sòla di prima ma elevata al quadrato. Faccio un cenno alle forze dell’ordine, gli mostro che ho già i documenti in mano e entro al bar. E il caffè lo prendo davvero eh, non fosse altro che per aspettare il momento che erano a scrivere i verbali.
    L’epilogo? Ovvio, uscita furtiva dal retro, a spinta fin dietro la curva, broooom, e via! Sparare non mi spararono, e la patente è ancora incredibilmente a punteggio pieno.

    Franz Dukati

    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

    http://www.ilkiddo.it

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