• Pellegrinaggio

    by  • 18 settembre 2011 • Avventure, Dentro al casco.., Dirt Track, Itinerari • 0 Comments

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    Pellegrinaggio

    Il cielo è grigio, sopra Tavullia.
    Salendo la strada che porta a Tavullia è naturale chiedersi quante volte Valentino abbia fatto quel tratto fra i campi, adesso ingialliti dal sole di luglio. Immaginarsi il nove volte campione del mondo a cavallo di un motorino smarmittato girare a gas aperto quel tornante, scansare la buca, carenare sul rettilineo che arriva all’incrocio che porta in paese: una manciatina di case distesa su una collina dell’entroterra marchigiano quasi al confine con la Romagna, al mare della Riviera, ma comunque isolato. Forse il prototipo della provincia rurale italiana.
    Lungo l’unica strada che attraversa quasi tutto il centro abitato si incrocia il “Bar 46” dalla vistosa colorazione blu con finiture gialle ormai drammaticamente superata, oppure ingenuamente lungimirante e destinata ad essere la sola ad entrare definitivamente, più che nella storia, nel mito del motociclismo.
    Poco più avanti un bastione di mattoni sorregge il palazzo del municipio; turisti scattano foto allo striscione con il puzzle fotografico delle 100 vittorie che vi è appeso. Ci si chiede, a volte, che fine facciano certe memorabilia. Il cartonato di Vale si affaccia dai balconi e ogni muro porta, più o meno sbiadito, il logo del suo numero di gara. Il cielo che non promette niente di buono incoraggia ad entrare nei locali della pizzeria-bar “Dr Rossi”, sede anche del fan club ufficiale. All’interno foto delle gesta ormai entrate nella storia, come il sorpasso su Stoner nella terra di Laguna Seca. Dentro una vetrina, l’occhione azzurro aerografato sul casco dell’ultima gara al Mugello ci osserva mentre freghiamo un menù della pizzeria adeguandoci all’usanza di ogni visitatore, testimoniata dalla pila di quelli completamente nuovi lasciati incustoditi.
    Finalmente apre la segreteria, si può fare la tessera del fan club. “Ne spediamo in tutto il mondo, anche Sud America e Australia”. Una coppia di ragazzi che ha parcheggiato fuori una macchina targata Brescia chiede se di recente hanno visto il campione; sembra che stare in quel posto lo faccia sentire più vicino, poterci in qualche modo parlare, o almeno lasciargli un messaggio sul guest book. “E’ bello poter vivere insieme a te questo momento di storia del motociclismo”.
    La sera si corre Laguna Seca, Vale è settimo nelle prove e ci dicono che è sereno. Mi domando se non li abbia chiamati dagli Stati Uniti. Intanto fuori comincia a piovere, vado a togliere la cartina dal cupolino. Proviamo a ricavare qualche indiscrezione dal supporter con la maglietta “Polleria Osvaldo” su questa Ducati che ancora non da grandi soddisfazioni e che cosa se ne dica in paese. Lui con studiata diplomazia risponde che ci sono sempre i soliti (in paese) che tifano contro comunque, per il gusto di fare dispetto. Fuori continua a piovere, ne approfittiamo per guardare le foto appese. Momenti che rimangono stampati nella memoria, che sembrano già un ricordo lontano e che da tifosi vorremmo continuare a vivere per sempre; di quando agli ultimi giri veniva davvero voglia di saltare in piedi sul divano, ci si emozionava per una battaglia, un sorpasso, una vittoria all’ultima curva. Una impresa impossibile, una scommessa persa in partenza, l’ennesima dimostrazione del genio.
    Per noi sarebbe anche l’ora di ripartire, ci aspettano San Marino e il passo di Viamaggio.
    “Ma smetterà?” Chiede uno degli avventori, forse per solidarietà motociclistica. Per noi fiorentini la risposta è automatica:
    “Queste altre volte ha sempre smesso…”
    Per solidarietà esce quasi subito il sole, possiamo tornare in moto; a curiosare alla casa di Graziano, una bella villetta in ristrutturazione con il campo da tennis. Boh, ci girerà con il flat track…
    La sera Vale parte settimo e arriva settimo, ma almeno io, complici i chilometri in moto, sul divano mi ci sono addormentato. 

    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

    http://www.ilkiddo.it

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