• Personalità genitoriale

    by  • 8 ottobre 2011 • Avventure, Dentro al casco.., Gs, Sicurezza • 0 Comments

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    Essere motociclista e’ più che altro un atteggiamento mentale. Diventa come sei, come pensi, come vesti, ti muovi. Anche quando in sella non ci sei, quando la tua moto sta lontano e rimane uno dei primi pensieri.

    Comunque, c’è una sorta di cordone ombelicale che ti lega a lei. E senti di far parte di qualcosa, una sorta di specie a sé, una tribù. Un senso di identità che col passare degli anni se possibile cresce insieme all’esperienza, che in sé è un grande potere. Come un supereroe che ha grandi poteri, poi, verso chi ha meno esperienza si sente di avere grandi responsabilità.

    Girare per la città in moto non e’ andare in moto, ma sempre meglio di niente. Per il viale Fratelli Rosselli mi affianca uno con un K690 senza dbkiller; gagliardo, penso, ma se vuole continuare a scorrazzare x la città sarà bene li rimetta. Al semaforo dello Stavini passo avanti al nugolo di motoretti e provo invano a far alzare il becco al GS sullo scollino del sottopasso della fortezza. Dietro mi sento il rimbombo dell’ Akra aperto. In viale Lavagnini incrocio un Betino 50, un ragazzetto alla guida con il casco da cross slacciato. Il K gira verso viale Matteotti. Il betino smotorazza rumorosamente, chissà cosa ci ha combinato…
     Al semaforo di piazza Libertà c’è una splendida Honda Four color oro parcheggiata. Lavoro di restauro fine. Tieni lontano le voglie, pensa al lavoro. Verde, parto a razzo sul viale Don Minzoni, ho la percezione vaga del pischello che mi sfriziona dietro. A metà viale una signora si affaccia alle strisce, e mi fermo per farla passare, ABS e freno motore da 1100. In un lampo nello specchietto vedo il Betino motard rosso che sderapazzando in inchiodata mi si sta per stampare sul posteriore. Il ragazzetto ha gli occhi pallati per lo spavento, la signora ancora non si e’ mossa, assistendo alla scena quasi mortificata di essere la causa di tanto disagio. Una frazione di secondo, prendo la decisione giusta e lascio i freni ripartendo per non farmi tamponare. 50 metri dopo ci affianchiamo al semaforo. “Ma porca puttana- gli urlo sopra il casino del traffico- che mi volevi inculare?”
     “Ma certo anche te ti fermi all’improvviso…”
    ” Certo che mi fermo, c’è una persona sulle strisce.”
    Lui non da l’impressione di essere molto intimorito, e’ un ragazzino, penso che fra qualche anno mio figlio maggiore avrà la sua età . “Se vedi qualcuno sulle strisce, te fermati e fallo passare, proprio perché sei in moto parecchi ti giudicano e pensano male, dimostra di essere migliore e comportati con civiltà. E soprattutto- gli faccio con un colpetto sulla mentoniera- allacciati il casco!”
    Tutto il nostro dialogo nel tempo di aspettare il verde. Riparto, penso che sicuramente mi starà mandando in culo, almeno fra sé e sé. La mia fantasia da salvatore del mondo-supereroe si lancia in considerazioni del tipo fermarlo, chiedere ai genitori il permesso di portarlo a disputare la gara del toscano domenica, prestargli tuta, stivali ecc.. Ma poi, ovviamente, vado per la mia strada; e comunque, sicuramente, mi avrà già mandato in culo. In viale dei mille mi raggiunge al semaforo, riconosco il betino rosso una macchina più in là, e con enorme gioia, vedo il ragazzo allacciarsi finalmente il casco. Andare con la moto per la città non e’ andare in moto, ma a volte, regala enormi soddisfazioni.

     

    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

    http://www.ilkiddo.it

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