• Il Duka e la Vespa

    by  • 26 marzo 2012 • Ospiti • 0 Comments

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    Ancora una volta il Duka ospite sulle pagine del Kiddo.it

     

    UNA PENNELLATA DI SMALTO
    La polvere regna sovrana, ragnatele a catturar prede tra il freno e la ruota, gocce d’olio qua e là per terra quasi fossero lacrime. Ti ho lasciata lì al buio per tanto tempo, quanti anni, dieci? Venti? Forse anche di più.
    Sulla sella un taglio, ricordo dell’ultimo volo. La targa sbiadita e rotta, che in un’impennata l’avevo mezza strusciata sull’asfalto. Quei freni approssimativi, con la leva che continua a incastrarsi oggi come allora, e che costringevano il mio angelo custode a fare gli straordinari. La ruggine sta vincendo su alcune saldature fatte alla meglio con una fiamma ossidrica che manca poco quel giorno fo saltare in aria tutto il quartiere.
    Gli adesivi smangiucchiati e sbiaditi, ognuno con una sua storia e un suo significato. E se non c’erano come li volevo io prendevo vernice e pennelli e pitturavo a modo mio. E quel simbolo mi piaceva così tanto che me lo sono pure tatuato su un braccio.
    Ci ho girato mezza Europa, la tenda appoggiata sul pianale e sacco a pelo nello zaino sulle spalle, tutta smarmittata che quel vigile a Innsbruck mi guardava malissimo e poi mi accorsi che ero in piena zona pedonale. E anche ritrovare l’ostello uscendo dai mega tendoni dell’Oktoberfest non fu impresa facilissima, che i vialoni a quattro corsie mi parevan tornanti dello Stelvio, e io mi ricordavo solo una parte dell’indirizzo solo che lì le strade son TUTTE straße. E in Svizzera la faccia della cameriera che avevo conosciuto l’anno prima, “prima o poi torno a trovarti e ti porto a fare un giro sul lago” “Se se e come mi trovi?” “Scommettiamo?” E ci venne davvero a fare un giro, anche se era un altro lago.
    E poi a scuola tutti i giorni, estate e inverno, giubbottino striminzito e casco come optional. E il pomeriggio in piazza Edison a ragionar di carburatori, e a smontarli e rimontarli mille volte per guadagnare quel chilometro all’ora in più, “che c’è un tipo della compagnia del Giuliani che c’ha messo su il Pinasco e va più forte di te”. Era vero cazzo, “I’
    Locomotiva”, così si chiamava, con la sua Primavera bianca andava come un treno, e faceva tutto il viale su una ruota sola.
    La Marty aveva du’ poppe da urlo e unghie laccate, e voleva firmare il faro col pennellino dello smalto. “Non ti azzardare! Se lo fai ti porto su nel bosco di Vincigliata e ti trombo sulla sella!” le dissi come fosse una minaccia intanto che pensavo “dai dai dai!”. Lo fece. E lo feci pure io. Lo facemmo insomma. Ed era una delle primissime volte. E tra mille graffi e segni del tempo oggi, rivedendo quel che è rimasto di quella minuscola pennellata, lì sul manubrio, un po’ gioco un po’ sfida, ho avuto uno di quegli amarcord che poi rimani lì con la faccia da ebete e la mente a ripercorrere ogni fotogramma del film, e il cuore che sorride.
    Pare una celebrazione da funerale. O da demolitore. Invece no, ti riporterò a nuova vita, cara la mia adorata inimitabile Vespa.

    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

    http://www.ilkiddo.it

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