• Il Passo del Muraglione

    by  • 26 marzo 2012 • Avventure, Itinerari, Ospiti, Raduno, Sicurezza • 0 Comments

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    I Guardiani del faro 4

    Il Passo del Muraglione

    Pubblicato su “Il Galletto del Mugello”, marzo 2012

    Termina il reportage in quattro parti sui passi dell’Appennino tosco-emiliano e romagnolo. Ringrazio la Redazione del bellissimo settimanale del Mugello per lo spazio che mi hanno concesso e per la bellissima presentazione del mio lavoro , in particolare Serena Pinzani, caporedattore.


    Sarà la crisi economica che ha decimato le moto vendute, saranno i prezzi dei carburanti che scoraggiano il solo accendere i nostri adorati ferri senza una ragione ben precisa o che semplicemente i videogiochi, la realtà virtuale sta allontanando sempre di più i giovani da oggetti che per gli over 40 avevano una valenza mitologica, fatto sta cha sempre più spesso a essere motociclisti ci si sente un po’ animali in via di estinzione, dinosauri rumorosi e inquinanti, retaggio di un epoca ormai passata. Noi che superata la piazza di Dicomano sapevamo che stavamo per affrontare non un Passo, ma una serie di curve, di toponimi formanti un luogo mitologico, rammentato su infinite guide, un riferimento, la Mecca di chi ama le due ruote a motore: il Passo del Muraglione. Non c’è motociclista degno di questo nome che non abbia una foto sotto il cartello marrone impiastricciato di adesivi, magari in jeans e camicia, magari con un Ténéré di vent’anni fa di ritorno da una gita a Rimini, ma quella foto dimenticata in qualche cassetto, vera o immaginaria che sia, ce l’abbiamo tutti. Dalla parte del Mugello è molto bella ma non da riferimento, almeno non quanto quella che sale da San Benedetto sul versante romagnolo, dove si apprezza molto di più il tracciato apneico, l’ininterrotta serie di curve dove il manico vero si riconosce sempre, che costringe a far scorrere la moto per non perdere il ritmo, e che diventa commovente sulle ultime scalette di tornanti, un vero esame di maturità, una poesia dettata dal mulo, o dai tacchini che venivano fatti marciare dalla Romagna per essere venduti nel Mugello. Sul “nostro” versante il tracciato è veramente godibile da San Godendo in poi, ma solo oltre Cavallino si ha una visione panoramica sul versante di Santa Sofia. Poco prima del Passo, volendo, si prosegue proprio su quella vallata per il Valico dei Tre Faggi, meno conosciuto ma altrettanto bello e con meno pendenza, meno panoramico. Le ultime curve per il Passo rammentano storie di sfide all’ultima manciata di gas, dove la strada perde pendenza e ci si sente protagonisti esaminati dallo sguardo attento di chi già si è fermato per un panino da Giovanni.
    Il nostro Guardiano del faro non è un ristoratore, è leggenda. Ci tiene particolarmente ad essere riconosciuto come Giovanni Missirini, “il re dei panini”, ma è come lo scoglio al quale si aggrappano gli innumerevoli gitanti, anche 350-400 i sabati o domeniche del fine settimana, che arrivano sul Passo. Non è uomo di molte parole, e sarebbe presuntuoso il solo pensare di raccontare, o cercare di capire, cinquantacinque anni di storia in pochi minuti che si riesce a rubare a lui e alla signora Ines, la moglie, fra una piadina e un caffè serviti ai due banconi che costituiscono il singolare arredamento del bar. Alle pareti innumerevoli foto di amici, moto, pieghe. Oltre mezzo secolo di storia, modelli, curve, raduni, incontri. Una enciclopedia capace di risvegliare ricordi, emozioni, rimpianti, gioie e dolori. Amici che si ritrovavano e si ritrovano ogni fine settimana sul Passo del Muraglione; come Dino Melandri, babbo di Marco, che viene su quasi ogni sabato per far due chiacchiere con gli amici. Amici che a volte non tornano, che lasciano un vuoto, come cavalieri di una ventura inutile, sacrificatisi ad una passione capace di coinvolgerti come nessuna altra.
    “Tanto quando vu salite in moto un vu capite più nulla…” è il parere della signora Ines. Anche Giovanni, incredibilmente, sembra non essere mai stato coinvolto da questa passione: “Io di moto non ci capisco niente”. Sarà che ne ha viste fin troppe, fin da quando era bambino e abitava qui insieme ai genitori. Eppure sono solo tre anni che sul Muraglione non viene più organizzato il raduno. I nostri ospiti gestiscono insieme l’attività, che comprende anche un albergo con una decina di camere a due stelle, dal 1969, quando si sono sposati. Lui di origine forlivese, lei di San Godendo, rappresentano a perfezione l’unione che si celebra quassù fra Toscana e Romagna.
    Al nostro arrivo sul Passo troviamo un cartello sul portone di ingresso che ci allarma immediatamente, risvegliando quel senso brutto di fine di un epoca: “VENDESI”. Capiamo subito che Giovanni ha intenzione di andare in pensione, lascerà il posto famoso per il grande muro costruito per riparare dal vento le carrozze al cambio dei cavalli, visto che i figli ormai grandi si sono fatti una vita altrove e vengono ad aiutarli solo per la bella stagione, nel fine settimana. Le poche moto che arrivano nel sabato pomeriggio di gennaio, quasi tutte astronavi costosissime che tagliano le ultime cardiopalmiche curve per arrivare prima, e non per il gusto di una bella piega dalla propria parte della linea di mezzeria, stridono con le foto evocative alle pareti del bar, fra tutte quella di una Aprilia AF1 con sopra un ragazzo col ginocchio a terra al centro perfetto della propria corsia, roba che deve scorrere, che non perdonava, un due tempi con pochi cavalli che patisce la salita. Roba da conoscere, da assaporare. E di nuovo quel pensiero: i ragazzi che preferiscono i computers, un pieno che costa una fortuna, e ora, Giovanni che vende…
    Un ragazzo mi scuote dai miei pensieri : “..ma voi siete i Sommeliers d’Asfalto, e te sei il Kiddo?” Due parole, e siamo a scendere il Passo insieme. Il ragazzo mi conosce tramite internet (ovviamente), ha vent’anni, una enorme passione per le moto e un sacco di domande su come ci si muove, dove si mettono le ruote, come funziona tutto il nostro mondo da dinosauri.
    Ecco, non avevo ancora finito di piangermi addosso che arriva un nuovo stimolo, una nuova sfida: usare tutta la mia, la nostra esperienza, la passione, le gioie, i lutti, la storia che portiamo con noi e di cui persone come Giovanni sono custodi per poter insegnare qualcosa a chi viene dopo, ché ne tragga insegnamento. Forse la nostra estinzione non è poi così vicina, ed è il destino solo della specie che non si adatta. Cambiamo, prendiamo coscienza, cresciamo, educhiamo, continuiamo ad amare le moto e i posti che amano accoglierle.

    Il reportage sui 4 passi del Mugello e sulle preziose persone che gestiscono i Rifugi in cima termina qui, e finché ci sarà qualcuno ad accoglierci noi continueremo a raggiungerli. In moto.

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    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

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