• La prima volta al Mugello

    by  • 5 maggio 2012 • Avventure, Collaborazioni, Motard, Pista • 0 Comments

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    La prima volta

    (offrono gli amici)

     

    Come si fa a scrivere un pezzo del genere senza tornare con la memoria ai racconti di quelli che per qualcuno fra i lettori saranno padri, per altri nonni, di quando il giorno dopo il raggiungimento della maggiore età si veniva portati quasi per forza alla casa di piacere più vicina per essere “svezzati” da qualche nave scuola del quartiere, da una Luisona o una Franchina testimoni della brutta figura di una prima volta impacciata e tremebonda di generazioni di inesperti novelli amatori.

    E quando si affronta una prima volta, si sa, la figuraccia è lì dietro l’angolo. Specie se lei è troppo bella, troppo sognata; in altre parole, se sappiamo che lei è semplicemente “troppo”, per noi.

    -“Oh Kiddo, ma te al Mugello non c’hai mai girato?”

    No, devo ammetterlo. Sembra incredibile che a 41 anni suonati, di cui quasi 30 passati sopra a due ruote e un motore e 10 da mugellano adottivo non mi sia mai levato la curiosità di farmi un turno di prove al Circuito Internazionale del Mugello. Non avrò mai avuto la moto adatta, che ho scoperto essere fondamentale (e si capisce perfettamente perché non facciano entrare con i vari tipi di motard); forse non l’avevo mai fatto perché volevo preservarmi per un’occasione importante, ma poi, visto che era a gratis… Sicuramente non risultavo negli archivi della Promoracing, che durante i fine settimana e le festività di aprile offre un turno ridotto di prove libere in pista nell’orario della pausa pranzo.

    Una iniziativa evidentemente frutto della crisi economica, per invogliare il potenziale pubblico a scoprire il fascino e la sicurezza della ricerca della velocità in circuito. Una cosa intelligente, pensata da chi non si rassegna passivamente a subire il difficile momento ma ne approfitta per tirar fuori idee, occasioni, coraggio.

    Salvo poche eccezioni i miei compagni di avventura sono molto più giovani di me, e dall’attenzione con cui seguono le spiegazioni del comportamento in pista, le bandiere, l’ingresso, l’uscita, fornite durante il briefing tenuto da Filippo Chiarelli si capisce che non hanno molta esperienza di circuiti in generale.

    Il mio amico Giacca è un neofita assoluto divorato dalla tensione. E si che siamo nella bambagia, in una situazione di sicurezza assoluta visto che ci saremo solo noi e nessun altro a fare prove libere. Nessun rischio di entrare nel mezzo di una traiettoria di qualcuno infinitamente più veloce, o di azzardare manovre strane. Addirittura a gruppi di cinque ci assegnano un istruttore della Promo School, la scuola di guida in pista di Promoracing, che ci mostra le traiettorie da impostare e ci accompagna per il primo giro.

    Non c’è niente da fare: ritrovarsi con le ruote a calcare l’asfalto del Mugello è un’emozione impareggiabile. È vero, non ho la tensione tipica di quando entro in una nuova pista dove ci sono tantissimi piloti a girare, ma è soprattutto forte la curiosità di capire perché questo è il circuito più bello del mondo, quello preferito da tutti, il riferimento, la Mecca dei pistaioli.

    E lo capisco al primo mezzo giro, quando a distanza di mezza curva vedo sparire il casco della nostra guida dietro un dosso, senza riuscire a capire come impostare le “S” nel bel mezzo di una pendenza. Oppure del senso di velocità assoluta, di libertà che si prova a raccordare le curve che vedo da casa mia: le due “arrabbiate”.

    Comunque non sarò io ad avere la presunzione di potervi raccontare le curve del Mugello, né certo come si percorrano. Quello che posso dire è che alla fine del mio turno di prova ho capito che… non ci ho capito nulla! Mi pareva di andare a far funghi tanto andavo a spasso per la pista. Un giro entravo nella San Donato in quarta, quello dopo in terza, le ruote mai due volte nello stesso posto. Vero è che ci vuole una moto adatta, che consenta di affrontare le alte velocità imprescindibili da un circuito del genere. Io la settimana prima con la mia ero a fare i salti in due nello sterrato del Belagaio… E poi va conosciuta: gli scollini, le pendenze che caratterizzano il circuito e che lo rendono così appassionante mi hanno devastato anche nel rettilineo, dove non mi fidavo a tenere aperto fino in fondo. Però che goduria, che sensazione stupenda andare a cercare il cordolo in uscita dall’ultima meravigliosa curva a sinistra in discesa prima del rettilineo più famoso del mondo, dove si mette la sesta quasi ai box.

    La bandiera a scacchi segnala la fine del turno; esco, consapevole del fatto che la Multistrada che in rettilineo faceva 240 all’ora e io solo 200 non la riprendo più.

    Mi chiedono come è andata. Rispondo che bisognerebbe saperci andare, che può voler dire tutto e nulla, ma la verità è che malgrado tutti gli anni in sella, l’esperienza in altre piste, in piazzali da motard, quella infinita su strada, non avevo mai provato nulla del genere. Il Mugello è una pista che ti chiede di andare forte, ma forte davvero, ed è come aver aperto un mondo tutto nuovo e da scoprire.

    Ci regalano anche la foto, dove si vede chiaramente come sono impegnato e palesemente fermo!

    Il Giacca è distrutto, nonostante i pochi giri, e mostra orgoglioso le gomme tutte pulite alle figlie.

    Una bellissima esperienza, un bellissimo regalo. E poi si sa, la prima volta si fa sempre un po’ figuraccia, no?!

     

     

    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

    http://www.ilkiddo.it

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