• La Furbata!

    by  • 5 maggio 2012 • Avventure, Dentro al casco.., Enduro, Gs, Itinerari, Lunghe percorrenze • 0 Comments

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    La Furbata!

     

    Era da una vita che ci pensavo.

    D’altronde è abbastanza normale per noi motociclisti incalliti e genitori (ecco, cazzo, ho sbagliato un’altra volta l’ordine) conciliare impegni familiari e motociclistico-istituzionali. Soprattutto durante la bella stagione, quando una bella girata in bici o al mare coi pupuzzi viene sacrificata sull’altare di un imperdibile giro in fuoristrada in Valdorcia, o quando si deve rinunciare al giro coi Sommeliers d’Asfalto verso il Monte Nerone per altri impegni familiari. Pensate quanto può essere complicato il tempo libero. Meno male che ce n’è così poco…

    Come si fa, quindi, a levarsi la voglia di tornare a fare un bel viaggio di media lunghezza, magari una settimana fuori, tanti chilometri, tanti paesaggi che si avvicendano intorno al nostro amato ferro, tanti incontri fortuiti e occasionali, una marea di emozioni da conservare nel cuore e rivivere nei momenti più noiosi del resto dell’anno e riuscire a stare anche insieme ai proli?

    Non mi tirate fuori la cosa del sidecar, per piacere (anche se, lo ammetto, un pensierino ce l’ho fatto…).

    Signore e signori, ecco a voi la risposta: si combina la Passione del nonno per il camper! Gli si molla i figlioli, si fissa per la strada e si va a Eurodisney! Che passerata, eh?!

    Premessa: odio il camper. Anzi, odio TUTTI, i camper! Mi si piazzano davanti sulle stradine di montagna, guidati spesso da autisti inesperti (pericolosissimi sono quelli con la scritta “noleggio”, perchè al volante con ogni probabilità c’è uno che è la prima volta che guida qualcosa di più grosso di una s.w.) che antepongono l’incolumità della fiancata della preziosa casa su quattro ruote alla sicurezza di qualsiasi altro utente della strada. Reputo quello del camper un modo per girare il mondo senza dover intaccate le proprie preziose abitudini domestiche, assicurandosi i propri (ma assolutamente insufficienti) servizi igienici, la propria cucina, i propri passatempi, senza aver bisogno di immergersi minimamente nel posto che si visita. Si parcheggia vicino (ma mai all’interno) del posto che si vuol visitare, si cattura qualche foto, qualche ricordino, si pianta la bandierina sulla nostra immaginaria mappa dei posti conquistati e si torna alla domesticità. Anche prima di tornare a casa, perchè casa mia è parcheggiata nell’area camper appena fuori città.

    Lo so, io la vedo da motociclista, sono costretto a fermarmi spesso per la benzina, a interagire con ristoratori, a dialogare con chi può darmi informazioni di tipo meteorologico o, per me che ho rinunciato volontariamente a navigatori satellitari, a chiedere infinite indicazioni stradali. La sera devo fermarmi presto per non rischiare di non trovare da dormire, anche se riesco sempre a parcheggiare al centro di ogni cittadina, magari per vedere l’immancabile monumento o bersi una birra ai tavolini di un bar. La sera una doccia in un albeghetto economico ma pulito, quello che da fuori mi sembra più curato dal proprietario che spesso è una persona con cui si scambia due parole in una lingua inventata sul momento, poi si assaggia due porcate del posto, a volte esaltanti, altre felicemente salutate la mattina dopo e poi si riparte col fresco, o con l’acqua, o col primo tiepido sole che durante il giorno si rivelerà un impietoso compagno di viaggio. Altra benzina, altri incontri, altre strade a volte giuste e trovate con soddisfazione, altre sbagliate, ma che ci fanno scoprire qualcosa di nuovo, di inatteso, e l’aver sbagliato strada, a volte, è la più grossa fortuna di chi viaggia.

    Comunque, ripeto, combinare tutto questo con la vita familiare è pressochè impossibile.

    Dovete sapere, cari colleghi dueruotemotorizzati, che la Passione per il camper è simile in tutto a quella per la moto!

    Non si vede l’ora di partire, si ama alla follia il proprio mezzo, si sopravvaluta sempre la propria igiene personale.

    Per questo l’avventura ci è parsa degna di essere vissuta, e quando la situazione economica, gli impegni di lavoro e il meteo assolutamente sconsigliavano di partire per una meta così ambiziosa, ci siamo detti: “ma vaffanculo a ogni cosa!” e siamo partiti!

    O meglio, sono partiti i ragazzi coi nonni, che partono sempre la sera per dormire una notte in più fuori. Ve l’ho detto: sono tutte scuse per vivere la propria passione… Mentre noi si parte la mattina, autostrada fino a Savona e poi verso Cuneo, destinazione Colle della Maddalena. Telefoniamo il giorno prima ad un numero a caso ad Argentera, ci risponde un’albergatrice: “ma il passo è chiuso?” chiediamo, “no, ma adesso sta nevischiando…”

    Infatti il panorama delle Alpi innevate quando usciamo dall’autostrada non è dei più rassicuranti. Minchia le catene…

    A Cuneo devi attraversare per forza il centro città.

    In cima al Colle della Maddalena. La temperatura è gradevole, il paesaggio affascinante, panorama pressochè deserto, passa addirittura qualche smanettone.

    Sulla strada per Gap, davvero tanti posti meriterebbero di essere visti con molta più calma. Quì per esempio abbiamo ciccato la strada che gira intorno al lago, ma per sera dovevamo arrivare a Lione, per l’appuntamento coi nonni ma soprattutto coi pupuzzi. Si passa dalla Route des Grands Alpes, bellissima quasi tutta e bella anche da guidare. La strada del Col de la Bonnette, dicasi la più alta d’Europa era chiuso.

     

    Sulla famosissima Route de Napoleon. Almeno per quello che ho visto io, sul tratto da Gap a Grenoble, decisamente sopravvalutata. Immancabili i monumenti al ritorno dell’Imperatore per i suoi (devastanti) 100 giorni, avventura conclusasi con la battaglia di Waterloo e l’esilio a Sant’Elena. Secondo me, uno che non si accontenta di vivere come regnante dell’Elba, tutto sano non è…

     

    SECONDO GIORNO di viaggio. Cercando di evitare l’autostrada si rischia di intoppare in interminabili code, semafori, centri commerciali. Troppo tardi si imparano due o tre trucchi per evitarli, come prendere le indicazioni per i camion, che non passano dalla città, o uscire dall’autostrada subito prima del tratto a’ peàge per l’indicazione verde. In foto il ponte sul Saone a Macon.

     

     

    Paesaggio da cartolina in Borgogna: siamo indietrissimo sulla tabella di marcia, se vogliamo arrivare a Parigi nel pomeriggio. Oltretutto comincia a piovere. Ci fermiamo a mangiare in una trattoria e per metterci le tute. Drammatica scoperta: per errore non mi hanno messo nel sacchetto la tuta intera ma solo una giacca impermeabile! Per fortuna i pantaloni in gore-tex e il sottotuta della Tucano fanno il loro lavoro. Gli stivali un pò meno…

     

    Ce l’abbiamo fatta! Costretti a tornare sull’autostrada, dove ci annoiamo a morte e ci alziamo ogni 10 minuti più per diversivo che per le chiappe, arriviamo all’ingresso di Eurodisney, che pare un casello dell’autostrada, alle 6 del pomeriggio deserto, ma che a noi sembra l’Eldorado.

    La strana coppia. Un letto comodo, una pastasciutta la sera dopo innumerevoli disgustosi carissimi hamburger. Vabbé, diciamolo, se non era per il mi socero, col cavolo che ci s’andava a Disneyland…

     

    Non mi metto a raccontare del parco, ci vorrebbe un blog apposta. Un unico ricordo, dello spettacolo della sera, quando il castello al centro del parco viene usato come una sorta di schermo. Una ragazza italiana che lavora alla biglietteria vedendoci intenzionati ad andarcene prima di vederlo ci ha praticamente costretti a rientrare, e la ringrazio ancora. Sarà che si era a giro da 13 ore, che a 41 anni credi di averli visti tutti, gli spettacoli, i fuochi d’artificio, le luci, i suoni, i colori… ma nonostante si fosse sotto l’acqua e Neri mi stroncasse le spalle per vedere qualcosa, mi sono quasi commosso… per il resto è IL parco, ma diversi in Italia hanno poco da invidiargli, anche se per età diverse.

     

    Sei a Parigi, come fai a non farti una giratella per gli Champs Eliseés, o lameno un pò il turista?

    la vista dalla Tour Eiffel. 3 ore di coda per salire su una impalcatura di ferro. Ma in Italia quando impareremo a volerci bene e a far fruttare tutto quello che abbiamo in opere d’arte, pensando che la sola cosa giusta da farci sia CONSERVARE?

     

     

     

     

     

     

     

    Riprendiamo il nostro viaggio, assolutamente senza autostrada, senza volerlo costeggiando la Senna, fin dove nasce da un sacco di ruscelli nei campi, paesaggi bucolici con mucche ed erba verdissima. Provins, Romilly, Troyes, Chatillon sur Seine fino alla terrificante Dijon. Tutte strade dritte, da squadrarci le gomme, a volte con un panorama bellissimo ma sempre campi e paesaggio agreste. Dopo un pò se non ti spari è perchè sei perso a domandarti perchè i francesi amino tanto le motociclette, senza l’ombra di una cura per decine e decine di chilometri.

    Quì siamo a Chatillon, questo torrentello è la Senna.

    Sull’altopiano del Jura, dove si comincia a divertirsi, questo è il panorama dei 4 laghi, vicino a Morez.

     

    Il mio Tom Tom, peraltro disatteso… il cupolino è terrificante, lo so, prometto che dedicherò un pezzo alla sua storia, che merita di essere raccontata

     

    Oltrepassato il Jura, panorama delle nostre Alpi, sotto le nuvole c’è Ginevra.

     

    In Italia, dopo il salasso del Tunnel del Monte Bianco. Casa è ancora a 6 ore di autostrada.

    La mia bambina, il Gs 800, si è dimostrata una vera compagna di viaggio, carica come un mulo, adatta a tutto, comoda in due anche per viaggi lunghi, non toglie la voglia di giocare anche dopo ore fermi in sella. E’ così che si costruisce un legame importante.

    La Kidauta ha poche foto xchè nn le vuole, ma senza di lei semplicemente non saprei dove andare…

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

    http://www.ilkiddo.it

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