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    by  • 10 agosto 2012 • Avventure, Motard, Pista • 0 Comments

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    Pubblicato su Motociclismo Fuoristrada di agosto 2012

     

    DOH!

    Autogufata

     

    Se guardate con un po’ d’attenzione questa foto vi accorgerete che sotto la moto c’è uno. Sono io. Mi si riconosce dal boccolo biondo che spunta dal casco. In questo momento sto finendo di scivolare con la moto addosso dopo un volo a 100 all’ora; prego che in pista stiano sventolando le bandiere rosse terrorizzato che qualcuno possa bocciarmi, sono assolutamente certo che il mio adorato Kappone compagno di tante avventure sia completamente distrutto e penso sinceramente che non la racconterò.

    Come ha giustamente commentato poi il mio clone, Neri, in questo momento sto dicendo: “DOH!”

    Il commissario mi leva la moto di dosso dopo pochi secondi, e sorprendo tutti, per primo me stesso, cercando di alzarmi. Mi sembra che qualcuno, avvicinandosi, abbia anche chiesto “si muove ancora?”

    Dopo la barella a cucchiaio, il collare che ti strozza, l’ambulanza, le plafoniere di alluminio degne di una serie medicale, io me la sono cavata con un ginocchio gonfio; il Kappone, dopo un carpiato con il quale ha invertito il senso di marcia è scivolato pian piano sul morbido (me) e ha riportato qualche graffio e un paramano ustionato.

     

    “Ma sei sicuro che ti facciano entrare con quel coso sul manubrio?” chiedo al Prate, l’amico che divide con me questa giornata di prove libere al circuito di Magione, trainer del neonato Motoclebbe PVM.

    “Certo, anzi poi ce la passiamo!”

    “Mah, non vorrei essere lì se si dovesse staccare”. Ecco, tecnicamente questa si chiama “Autogufata”, ovvero quando ti porti merda da solo, anche perché alla staccata in fondo al rettilineo dei box eravamo in quattro col coltello fra i denti e sulla telecamera appena caduta al Prate c’ho frenato solo io. Lo sterzo mi si è chiuso e io mi sono ritrovato col Kappone come copertina.

    Da quando la foto ha cominciato a girare su Facebook un sacco di amici preoccupati hanno chiesto notizie sulla mia salute, ma posso dire che le voci sulla mia morte sono da considerarsi oltremodo esagerate. Certo la cosa mi porta a un sacco di considerazioni in merito alla dogmatica certezza che la pista è l’unico posto che permetta di sfogarsi in sicurezza, dove puoi azzardare, cercare il limite, correre liberamente senza la preoccupazione degli ostacoli fissi o dei pericoli di una strada aperta al traffico, per non parlare del codice. A dirla tutta, io ho assaggiato l’asfalto diverse volte quasi esclusivamente da quando ho cominciato a frequentare i circuiti, forse perché su strada ho decenni di esperienza che mi ha fatto sviluppare una sorta di sesto senso per le cagate che mi possono capitare; mantengo sempre le regole di riserva di sicurezza e gradualità, mentre quando sono in pista non riesco a controllare tutti i fattori che mi possono far andare in terra. Tipo trovarmi una telecamera con buccia antiurto sotto la ruota in staccata. Ovviamente, se la cosa fosse successa su strada le conseguenze non si sarebbero limitate ad una scivolata ma avrebbero potute essere ben più gravi: invece della via di fuga potevo impattare un paletto o peggio un guard rail, invece di un commissario solerte potevo rimanere sotto qualche mezz’ora, invece dell’ambulanza dopo pochi istanti poteva arrivare una macchina in senso contrario.

    Il mio carissimo amico è mortificato, mi telefona come una fidanzata chiedendomi se ho messo il ghiaccio e mi brontola se gli confesso che sono andato a Cala Violina in bici, rimane comunque la domanda che continuo a pormi da quando sono caduto: ma nel luogo deputato alla sicurezza di chi vuole dare sfogo alla voglia di correre in moto, perché nessuno ha detto al Prate di togliere quell’orpello dal manubrio?

     

     

    Il ricavato della vendita di questo articolo sarà interamente devoluto all’acquisto di una nuova fiancatina destra del Ktm 950 Sm (Kappone)

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

    http://www.ilkiddo.it

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