• La Pagella

    by  • 3 settembre 2012 • Avventure, Gs, Itinerari, Maxi Enduro • 0 Comments

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    LA PAGELLA

    11 Passi fra Toscana, Emilia e Liguria

    C’è poco da fare. C’è motociclista e motociclista. Ci sono quelli che escono perché sanno che a metà strada troveranno il posticino dove fermarsi a mangiare, che sanno unire la bella guida alla buona tavola. Le due cose paiono imprescindibili, tanto che un buon resoconto di viaggio in moto non è considerato tale se non si consiglia la sosta per gustare  qualche specialità gastronomica.
    E poi, ci sono quelli che non si fermerebbero mai, che preferiscono volentieri il panino al volo per poter fare qualche chilometro in più, un’altra bella strada, o scoprire una nuova meta o un tesoro artistico nascosto.
    Personalmente, si sa, appartengo alla seconda categoria. Sarà per questo che mi si rimprovera sempre di non fare dei resoconti di viaggio completi perché non ci ho messo la trattoria con la specialità tipica, ma solo un sacco di bellissime strade cucite da paesaggi ininterrottamente rimarchevoli.
    Quindi, se avete voglia di fare 400 km in una giornata partendo da Sarzana e ritorno, o spezzare il percorso con una sosta a Santo Stefano d’Aveto questo è un bellissimo itinerario tutto da scoprire. Anzi, poiché fondamentalmente ci interessano le curve e il piacere di guida, sintetiziamo dando un voto ai passi che abbiamo incontrato.

    Partiamo da Aulla, dirigendoci verso Licciana Nardi e seguendo le indicazioni per il Passo del Lagastrello che, nonostante avessimo sentito nominare svariate volte non ci ha entusiasmato, anche per la qualità dell’asfalto. Memorabili le ultime curve prima del Passo, troviamo in cima un rifugio. Scendendo verso Monchio delle Corti la bella strada panoramica diventa sempre più stretta, a tratti pericolosa. Voto, 6,5


    Passo di Ticchiano: molto chiuso dalla vegetazione, il paesaggio è rurale di montagna, non memorabile per la guida. Voto, 6 stiracchiato.

     


    Passato il delizioso paese di Grammatica, si arriva a Corniglio e da Bosco si dèvia per il Passo di Sillara: scorrevole, deserto e su strada secondaria, belle curve. Non conosciuto perché, presumiamo, soffre la vicinanza con la celeberrima Cisa. Voto, 7


    Arriviamo così a Berceto, dove ci prendiamo il tempo per un panino e montando finalmente in sella per affrontare il Passo della Cisa. Che dire, è IL Passo. Bellissimo sul versante emiliano con guard rail di legno e asfalto quasi perfetto, meno panoramico che su quello toscano dove esalta per la maestosità del paesaggio, la variabilità del tracciato e la lunghezza che mette a dura prova resistenza fisica e manico. Proibito distrarsi o calare d’attenzione. Voto, 9,5


    Appena terminata la discesa della Cisa, e prima di entrare in Pontremoli si gira a destra verso il passo del Brattello, che ci riporterà nuovamente in Emilia. Decisamente da dimenticare sul lato Toscano, dove si è portati a pensare di aver sbagliato strada, si rifà ampiamente sulla parte emiliana, dove è bello e scorrevole. Voto, 5,5. Non va bene studiare solo il secondo quadrimestre… 


    Percorriamo la valle del Taro fino a Bedonia per raggiungere il Passo di Montevaccà al quale daremo un voto Non Classificato,

     dal momento che del Passo non ha veramente nulla e da qui verso Casalporino per iniziare la salita verso il Passo del Tomarlo. Lo crediamo misconosciuto perché in mezzo al niente, e malgrado l’abbiamo fatto sotto l’acqua bellissimo. Circondato da paesi deliziosi, parco giochi per mountain bikers e trialisti, presenta sul lato emiliano tornanti larghi separati da rettilinei lunghissimi, scendendo sul lato ligure un panorama mozzafiato e bellissime curve a non finire. Voto, 9.  


    La prima parte del nostro itinerario si conclude con la visita a Santo Stefano d’Aveto, che ha celebrato nel luglio 2012 il proprio amore per il trial portando fin qua la prova del mondiale.

     

     

    Effettivamente si tratta di località lontane un po’ da tutto: sia dai grandi centri urbani che dalle località turistiche, ma proprio per questo conservano il fascino della scoperta.
    Bellissima la panoramica che passa da Villa e Rezzoaglio, con alcune soste quasi obbligatorie prima di raggiungere Parazzuolo.

    Panoramicissima La Forcella , Voto 7, anche se verso Borzonasca la strada diventa sempre più tortuosa e decisamente poco godibile.

     Da Borgonovo deviamo per arrivare a uno dei Passi clou del nostro giro puramente esplorativo di mete mai raggiunte prima, ovvero il Bocco. Potrà essere interessante, forse panoramico, ma decisamente trascurabile dal punto di vista del motociclista. Si costeggiano muri di cemento in stradine tortuose tipiche dell’entroterra ligure, si attraversano paesini arroccati passando accanto a file ininterrotte di macchine parcheggiate, ma quasi sempre senza nessun tipo di piacere di guida. Voto, 5.

     Non torniamo in Emilia perché caliamo verso Varese Ligure e la strada, benché non pulitissima, concede qualcosa di più a chi gode viaggiando in moto. Da Varese ci concediamo una deviazione un po’ forzosa e solo per percorrere il celebre Passo di Cento Croci fino al confine emiliano. Molto bello, panoramico e divertente, almeno la parte che abbiamo visto. Certo non concede tantissimo alle alte velocità o a chi ama le curve da raccordare magari con una stradale, ma rimane godibile. Voto, 7.


     Torniamo in giù, direzione Sestri Levante passando da S.Pietro Vara e Castiglione Chiavarese


     
    Da Sestri imbocchiamo non senza fatica l’Aurelia per raggiungere finalmente il famosissimo Passo del Bracco. L’asfalto preannuncia da subito che ci troviamo su una strada veloce, importante, già bella da guidare, ma è solo all’uscita di una curva in cui la strada si affaccia finalmente sul mare che si rimane senza fiato per la bellezza e la vertigine che non ci lascerà per diversi chilometri.

     Si capisce perché questo Passo sia considerato la meta degli smanettoni: velocissimo, pulito, divertente, emozionante. In alcuni punti, come in cima, anche se le pendenze non sono mai considerevoli, l’affaccio sul mare porta a distrarsi; cosa da non fare assolutamente, anche perché il fine settimana il percorso si popola fin troppo di improvvisati piloti che vengono qui a sfogarsi, tanto che ci era stato decisamente sconsigliato passarci di giorno festivo.

     

    Il nostro itinerario si conclude a La Spezia, dove torneremo, magari presto, per un bel giro delle Cinque terre. I Passi che abbiamo affrontato sono molti e molto diversi fra loro, da quelli come la Cisa, il Bracco e il Tomarlo adatti anche alle quattro cilindri stradali, o quelli troppo stretti anche per un motard come il Bocco o il Brattello. Rappresentano così cuciti un modo per conoscere tre regioni molto diverse e per vedere concentrata una bellissima parte d’Italia poco conosciuta e poco battuta dalle normali rotte turistiche. Ma noi siamo motociclisti, siamo abituati a farci guidare dal manico, più che da ogni altra cosa. 

     
     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

    http://www.ilkiddo.it

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