• Dentro e fuori dal tunnel

    by  • 13 ottobre 2012 • Avventure, Donne e Motori, Enduro, Gs, Itinerari, Maxi Enduro, Raduno • 0 Comments

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    Pubblicato su Motociclismo Fuoristrada dicembre 2012

    Con gli amici di M&T onoffroad sulle tracce della ferrovia abbandonata Civitavecchia-Orte

    Sarà che noi italiani, abituati agli abusi e agli inutili sperperi dei nostri amministratori pubblici e politici siamo talmente disgustati di quanto la cronaca ci mostra quotidianamente, che toccare con mano uno di questi colossali sperperi di denaro pubblico ci lascia sempre un profondo senso di amarezza. La dimostrazione pratica di quanto il nostro lavoro e il sacrificio versato in contributi venga immancabilmente gettato al vento
    La stessa palpabile sensazione che ci ha tenuto compagnia percorrendo in sella alla nostra maxienduro la strada bianca battuta sullo spazio lasciato libero dalle rotaie della ferrovia nel tratto Civitavecchia-Orte, diventata nel corso degli anni, e finché le strutture in cemento armato reggeranno all’abbandono, una sorta di parco per chi vuole seguire il tracciato; a piedi, in bici o, appunto, in moto.
    In realtà, per la cronaca, la ferrovia inaugurata nel 1928 per il sesto anniversario della Marcia su Roma (chettelodicoaffare) per unire le acciaierie di Terni al porto di Civitavecchia ha una storia di sfighe non comuni. Già dagli anni ’30 si preferisce portare le merci a Roma e da lì a Civitavecchia perchè su linea più lunga ma con meno pendenza e già elettrificata. Nel ’42 si avvia l’elettrificazione, ma nel ’43 viene bombardata insieme a Civitavecchia. Nel dopoguerra viene riavviata senza elettricità, fino al disuso e alla chiusura nel ’61 per una frana presso Mole del Mignone, vicino all’Aurelia.

    Proprio da Mole del Mignone parte il nostro viaggio, dove possiamo subito vedere una delle stazioni abbandonate e pericolanti. Sono un bell’esempio di architettura Liberty, ma sinceramente noi siamo più attratti dal senso di avventura della galleria che a breve ci ingoierà.


    Polvere umida che si appiccica, rimbombo degli scarichi delle moto davanti e dietro, un viottolo da seguire interrotto da pozzoni sul cemento viscido. Tocca scegliere se stare a destra o sinistra, nel mezzo le lastre di cemento, a volte assenti,che tappano una buca larga mezzo metro e profonda altrettanto. Stai rilassato, proibito sbagliare.

    Il percorso è in pratica una lunghissima e drittissima strada bianca che a volte diventa un viottolo fiancheggiato da arbusti, il secco ha aperto degli spacchi sul fondo, a volte ciò che sembra troppo facile può nascondere delle brutte trappole, specie se affrontato con mezzi dall’indubbio fascino ma dalla dubbia funzionalità. Alessandro di Triumph Grosseto ci dimostra invece che anche la sua bellissima Scrambler se la cava egregiamente.

    Una galleria piena d’acqua ci costringe ad abbandonare la ferrovia sulla sterrata che ne segue il percorso, fino all’inevitabile asfalto.

    Il nostro percorso si snoda, guidati dalle bravissime guide Giulia ed Enrico

     

     

    attraverso i paesi di Civitella Cesi, Barbarano, passiamo vicinissimi al Parco Marturanum, un paradiso di vegetazione, pascoli e bestiame

     

     

    fino a Vejano e all’affascinante abitato di Capranica.

    Torniamo poi in direzione del mare entrando e uscendo dal tracciato della ferrovia e passando accanto a Blera e Monte Romano, dove arriviamo al viadotto sul Torrente Mignone.


    Meta di numerosi escursionisti, è stato recentemente ristrutturato e messo in sicurezza. Dopo tanta strada e un ultimo tratto di ghiaia mangia anteriore è dura digerire lo smacco di quella che io chiamo “Sindrome della Panda 30”. Si verifica detta condizione dopo una buona giornata di fatica e sudore preferibilmente misto ad una temperatura esterna ben al di sotto dello zero, quando smadonnando e sudando arrivi finalmente in cima ad una vetta con la moto da fuoristrada o con la bici contento in fondo con te stesso per aver raggiunto quella méta, quando ti accorgi che parcheggiata sotto un castagno c’è lì ad aspettarti una Panda 30 scassata, meglio se rosso mattone e con un breton che scodinzola dentro la cassetta di legno nel bagagliaio. In questo caso c’era una macchinetta 50, in proporzione alla difficoltà del percorso.

    La ferrovia Civitavecchia-Orte è definita “temporaneamente chiusa al traffico”. Strano pensare che invece di sperperare denaro pubblico in inutili cementificazioni, una lunga e confortevole strada bianca non accessibile alle autovetture venga sfruttata e goduta da tanti utenti in moltissimi modi. Chissà che non possa essere un modo molto più intelligente di spendere. E chissà, forse di uscire da questo brutto tunnel della crisi economica.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

    http://www.ilkiddo.it

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