• …O facciamo anche questa…

    by  • 10 novembre 2012 • Avventure, Collaborazioni, Motard, Pista • 0 Comments

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    …O FACCIAMO ANCHE QUESTA.

    (stai a vedere che figura di merda, eh..)
    Sicuramente non siamo tutti uguali, abbiamo modi diversi di reagire alle sfide, alle varie strade che ci si pongono dinanzi durante l’esistenza terrena. Personalmente tendo ad accostarmi alle cose quanto più mi mettono soggezione, paura. Credo che sia sempre stato così, oltre che per le arti marziali da combattimento, anche per le moto. Perché fondamentalmente, prima di regalarmi emozioni, divertimento, mi incutono timore. Paura la prima volta che lasci la frizione (emozioni che rivivo adesso da genitore e che subisco più che mai), al primo giro lontano ben 20 chilometri da casa a trovare il vecchio parroco del paese, o la prima volta in una pista da cross o la cavalcata in enduro. Come una falena attratta dalla luce, il meccanismo primario che mi fa accettare una nuova sfida è che devo vincere una paura, una lotta contro me stesso più che una reale voglia di sfidare chicchessia. Anche per questo ho iniziato a frequentare le piste da supermotard, o addirittura i piazzali, dove sgomiti in pochi metri quadri per stare in piedi fra le balle di paglia sparate da tizi infoiati molto più in gamba di me. Gente che ha talmente le gare nel sangue che potrebbero combattere spintonandosi allo stesso modo anche se facessero a gara coi carrelli della Coop. La parola d’ordine, anche quando non si tratta di salire in sella ad una moto, rimane sempre una soltanto: cacciarsi nei guai! Credo che anche formulare un protocollo di guida consapevole della motocicletta e organizzare dei corsi teorici in aula, al di là della sacrosanta missione della sicurezza stradale, sia un modo per mettersi alla prova, riscoprire l’emozione di una nuova insicura strada da percorrere, per provare a me stesso se e che sono capace di farlo.
    Sarà che ormai, dopo un po’ di tempo a correre dietro in piste e piazzali, gare di endurance  e manifestazioni varie a piloti veri di levatura anche internazionale mi ero ripromesso di mollare le racing e darmi esclusivamente alla primigenia passione dei bicilindrici stradali on e off road, che per me la parentesi del supermotard vero poteva anche dirsi conclusa. Chiaramente però gli anni in cui mi ci sono accostato , le esperienze, i ricordi belli o formanti (mai brutti), gli amici! non si cancellano con la vendita della moto da pista e l’esplorazione di nuovi forums. 
    Proprio un paio di questi preziosi amici, che scopri a volte credere nelle tue capacità molto più te, mi hanno quasi portato di peso davanti alla nuova sfida: fare lo speaker per il Campionato Toscano Supermoto.
    Sarò assolutamente sincero: io una gara del Toscano fino all’estate del 2012, quando è venuto come la famosa montagna da Maometto a trovarmi al mare, non l’avevo mai visto! Un po’ per sfuggire alla vita sedentaria della spiaggia, un pò per vedere dal vero i miei pupilli del Sommeliers d’Asfalto Racing Team, già dalle prove del sabato ero a girellare per i paddock salutando vecchi e nuovi amici impegnati nella messa a punto delle moto per le gare del giorno dopo.
    Per spiegare la vita del paddock userò una metafora usata da amici di Alessandro Tidda, un simpaticissimo pilota emergente della classe Expert: “boia, par d’essere a un rave…”
    E infatti più o meno lo spirito è quello, la grandissima professionalità di meccanici e piloti, che spesso sono la stessa persona, si fonde con lo spirito scherzoso, a volte goliardico ma sempre estremamente solidale che permea ogni interazione fra i vari teams. Si è rivali, in pista, pronti anche alla lotta al limite della correttezza, senza esclusione di colpi o alla “vecchia pedata sull’anteriore in partenza”, per esprimermi come Marco Barsanti di Born Out Team, altro pilota. Alla fine della manche si può anche litigare, mandarsi a fare in culo, ma poco dopo ci si ritrova davanti ad un piatto di penne all’arrabbiata cotta sul fornello da campo posizionato accanto alle moto da corsa, contrattando sul prezzo di una rain a mezzo. Una grande famiglia, un bivacco che la sera del sabato si trasforma in aperitivi, grigliate, e poi a nanna presto, che la mattina dalle 8 vanno portate le moto alle verifiche tecniche prima delle prove cronometrate.
    Già alla gara di Follonica, a luglio e in mezzo ad una delle località balneari più famose e affollate della costa ovest, ci si poteva accorgere facilmente di come fosse innaturale la quasi totale assenza di pubblico anche alle gare di domenica. Uno spettacolo bellissimo, avvincente, una battaglia epica e spettacolare… per i pochi che riuscivano a interpretare il dramma che andava in scena all’interno della pista! Il succedersi delle manches viene annunciato solo dal direttore di gara, Maurizio Tavaroli, dedizione, professionalità, simpatia e follia in un’unica persona che al microfono chiama la prossima categoria, sempre con 10 minuti di anticipo per serrare i tempi strettissimi fra una categoria e l’altra, incluse le pit-motard.
    Galvanizzato dalla spettacolarità della competizione, e al contempo deluso per la mancanza totale di una qualsiasi forma di cassa di risonanza prima e durante l’evento, nei giorni successivi chiesi al coordinatore per la FMI del Toscano Supermoto, Pierluigi Valentini, se poteva esserci la possibilità di dare all’evento maggiore visibilità sui social network e, magari, qualcuno che al microfono potesse dare spiegazioni di ciò che succedeva dentro la pista. Una persona che magari conoscesse abbastanza bene i protagonisti di questo mondo, magari l’avesse anche vissuto e che vantasse velleità da giornalista sportivo. L’avrete capito, mi proposi, senza sapere bene neanche cosa poteva significare e in maniera molto superficiale e distratta, per provare a fare lo speaker.
    Solo un paio di mesi dopo, al rientro dalle vacanze, vengo chiamato da Alessio Polidori, un amico che non ringrazierò mai abbastanza. Veterano di piste di velocità e delle pagine di ilkiddo.it, nonché del mio libro “Strade Traverse” (ed Promoracing, 2008).
    “Devi venire a fare lo speaker il 14 settembre a Borgo San Lorenzo!”
    In realtà gli aveva dato buca uno bravo che non conosco perché aveva un impegno con una di queste cosucce di secondo piano, credo si chiami Superbike o roba così, e “alle porte coi sassi”, come si dice a Firenze, e non sapendo più a che santo votarsi, hanno calato il jolly, il Kiddo.
    Io sinceramente non so neanche che cosa possa significare, se posso esserne capace, in cosa consiste o… che figura di merda possa venirne fuori. Mi attirava l’idea che, male che potesse andare, avrei giocato in casa e che qualcuno mi avrebbe detto cosa dire.
    Cerco sin dalla mattina della domenica di assumere un tono professionale, assicurando Massimiliano ferri di Ice Racing Team che si, questa volta mi avrebbero dovuto pagare! e girellando durante le verifiche tecniche per i paddock in modo da raccogliere più dati possibile soprattutto sulle persone che non conosco, dagli organizzatori del M.C. Pegaso ai tecnici Federali, ai piloti. Con mio raccapriccio, mi sembrano una marea. Decine di nomi da ricordare; associare cognomi, numeri di gara, categorie, abbigliamento a quello che c’è scritto sui fogli fornitimi da organizzatori e cronometristi. Anche amici di vecchia data, mascherati con una tuta nuova o dietro occhiali a specchio, tornano dei perfetti sconosciuti, almeno finché il ripetere di nomi associati a numeri non fanno diventare meccanico il riconoscimento, ma lo stesso molte volte faccio confusione, scambio un pilota per un altro o mi interrompo a metà di una cronaca. Tutto sommato però posso dire di aver tenuto botta, e sarà per la pista tirata su in mezzo al paese, la domenica di settembre caldissimo, la musica, si è visto un discreto pubblico assiepato alle balaustre che seguiva la parte del percorso visibile senza difficoltà. Alle 4 del pomeriggio rimango senza voce, e imparo troppo tardi che non è tanto importante urlare nel microfono quanto tenerlo bene accostato e parlare normalmente. Raccolgo dati da piloti, chi è cosa, palmares, titoli, provenienza, età, esperienze, moto, e le riferisco al pubblico. Chi mi era del tutto sconosciuto diventa dopo poco fonte di reiterazioni di annunci, la singolarità di un pilota sessantacinquenne un continuo stimolo di battutacce, due fratelli meno che ventenni un’occasione per raccontare la formatività di questo sport. Senza parlare della categoria “Sport”, dove militano Baldi, Faggi, Leoncini, Barbagli, Cirri, ovvero i “Sommeliers d’Asfalto” che, senza una classifica finale di campionato, ma con prove libere, cronometrate, griglia di partenza e bandiera a scacchi vivono l’emozione della gara facendo una tessera dal costo esiguo e con ogni tipologia di moto. Per chi ha voglia di raccontare questo sport in diretta, una manna!
    Arrivo alle 6 del pomeriggio bollito e senza voce, ma contento anche per i complimenti e gli incoraggiamenti di tutti. Le ultime bischerate al microfono per superare l’empasse dell’attesa dei nomi dei premiandi, le premiazioni e finalmente a casa, dove sui social network si rinnova nei giorni successivi l’entusiasmo per lo spettacolo al quale anche io, nel mio piccolo, ho contribuito a dare vita.
    Ma si sa, “la prima è dei ragazzi”, come si dice per spiegare la fortuna dei principianti. Un mese dopo, il 14 ottobre, a Prato, ho l’occasione di verificare finalmente se il mio discreto esordio è stato un caso oppure se ho davvero la capacità e la faccia di bronzo per stare tutto il giorno a dire cavolate nel microfono, presentare chi sta correndo, la manifestazione, fare lo Show! Ed è di questo che in effetti si è parlato tanto nell’ultimo mese all’interno dei social network: dell’importanza di trasformare il Toscano in un bello spettacolo. Perché in fondo le corse sono questo, al di là del divertimento di chi corre e la soddisfazione per chi ci lavora, la gente viene a vederti perché la manifestazione è interessante. Se c’è show c’è pubblico, quindi visibilità quindi sponsor quindi crescita. L’importante è iniziare il circolo virtuoso, il primo passo lo dobbiamo fare noi che ci “lavoriamo”. La musica e il bischero che racconta la gara e spiega cosa succede ci sono, i piloti e pilotoni anche. Prima del giro di prova sono schierati con le ombrelline accanto. Qualcuno chiede all’amica, i più portano la ragazza. Lo show offerto dal motard è fuori discussione: piloti del calibro di Valentini, Carapelli, Romano, Lorenzini, Massandrini, Lapini, Polidori, Vitelli, Marchioni, Gazzarri (e come fai a metterli tutti?!) la dicono lunga sull’emozione che si può provare a descrivere al pubblico in diretta cosa succede dentro la pista. E i ricordi indelebili per me sono quei momenti in cui si aiuta il pubblico a mettere a fuoco una bagarre fra due o tre conduttori anche in posizioni intermedie, avviene qualcosa di importante come un sorpasso o una scivolata, e ti accorgi dal grido che sale che stavano guardando tutti quello che stavi descrivendo! Il giovanissimo Giacomo Cortigiani si rende protagonista in S3 di una rimonta pazzesca dopo una caduta che sembra aver compromesso la sua gara. Continuo a descrivere al microfono la sua battaglia per la terza posizione, perché attacca con una determinazione impressionante l’avversario e solo all’ultima curva si infila di forza, conquistando il podio. Io mi esalto, il pubblico con me, gli applausi sono tutti per il cuore di questo pilota, ma sono felice perché ho contribuito a focalizzare l’attenzione su quello che stava facendo. Per il resto è come fare il presentatore di qualsiasi spettacolo. Chiedi impressioni al pubblico, fai battute, racconti il mondo del supermotard, spieghi come sia importante riuscire a fare delle piste così da dei piazzali cittadini; portare la naturale voglia di sfogare l’istinto alla velocità ai fini della sicurezza stradale.  
    Uno dei piloti del Chris Action Team, Daniele Rosi, mi chiede un minuto di silenzio in ricordo della sorella, impegnata come sponsor del Team e recentemente scomparsa. Spero di aver detto bene, di non aver tradito la fiducia che ha riposto in me chiedendomi qualcosa che mi ha commosso nonostante lo sguardo del pubblico. Ed è l’occasione per rendermi conto di che responsabilità ho nei confronti di tutte queste persone, del fatto che mi hanno affidato di essere portavoce della loro immagine, del loro impegno, di ciò che amano, dei loro stessi sentimenti e affetti. Probabilmente, per me, il modo più giusto per continuare a stare in questo mondo che amo così tanto.
    Grazie a tutti per la pazienza
     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    About

    Ho sempre considerato me stesso come il prototipo del motociclista. Desideroso di fare nuove scoperte e capace, mi dicono, di raccontarle. Così, dopo oltre vent'anni di vita in sella e ricco della poca esperienza di pseudogiornalista, mi sono inventato questo blog, un punto di raccolta e di riflessione per chi, come me, è malato di moto, e spera di non guarire mai.

    http://www.ilkiddo.it

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